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Poesie di Fabio Campailla

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  • 13 febbraio 2012 alle ore 11:55
    Genitori

    Voi che invitaste
    Al mio funerale
    Tutti quelli che neanche in vita potevo soffrire

    Per buona norma.

    Mi tocca fissarli
    Dal basso della mia sepoltura

    Mentre una voce noiosa,

    una beffarda cantilena,

    recita salmi d’un credo
    che in vita volli non seguire

    Io mi uccisi
    e voi mi riuccideste.

  • 13 febbraio 2012 alle ore 11:54
    Tu, prostituta

    consapevole della tua forza sfidi il mio cuore coi tuoi occhi affilati e pieni di peccaminosa passione,

    ti aggiri come una bestia felina: sensuale e minacciosa.

    Adibisci al tuo dovere e tu sola mantieni segrete le vergogne e le speranze di una vita,

    mi lasci del tutto all’oscuro di te stessa, mi rendi partecipe eppure mi tieni lontano,

    che pezzo di idiota mi fai sentire.

    Ma, che? Al mio sguardo,
    che ricerca in te quella traccia d’umanità e di dolcezza che, so per certo, deve essere immensa in tutta quella miseria,

    fuggi.

    I tuoi occhi fanno un giro e si ritrovano dall’altra parte

    e tutta ti fai scudo dalle mie insinuazioni.

    I fluenti capelli, le magre mani, la nuda schiena

    e siamo nuovamente lontani un’infinità di chilometri.