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Racconti di Fede B

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  • 15 giugno 2010
    Per grazia ricevuta

    Come comincia: Quando il cane saltando abbaiò sei volte ad una popputa signora, mi accorsi che lo stava facendo a ragion veduta: per l’appunto stavo proprio uscendo dal mio alloggio, un modesto e desueto albergo rosa.
    La città si mostrò meno timida del solito, e si lasciò toccare da tutto il sole del mattino. Sbattendo contro una ragazza indiana, cominciai a sentire i primi morsi della fame… era tempo di fare colazione.
    Bar di fronte.
    Mentre attraversavo la strada, il cane di prima mi corse di fianco e mi superò spaventato. Mi voltai e vidi un animale estinto ormai da secoli, un tirannosauro blu, specie rarissima, soprattutto tra i pupazzi di stoffa.
    Funghi, tonno e pomodori, salsa rosa; mi ricordo che sono quasi morto per del tonno avariato o forse era la maionese; in ogni modo non è detto che prendendo l’aperitivo una qualche nocciolina non vi soffochi.
    Neanche al bagno.
    Non ho mai voluto portare la democrazia da nessuna parte.
    Un giorno provai ad afferrarla ed a rinchiuderla in valigia, una piccola ventiquattrore, ma arrivato a destinazione per mostrarla ad alcuni, questi si misero a ridere perché dentro non c’era niente. Provai a spiegare che non era la valigia vuota, ma le loro menti.
    Era un caso come gli altri.
    Noioso e sbrigativo, ma al momento il mio baffuto albergatore si stava spulciando quella grassa quantità di ciccia che chiamava pancia. Stava anche pensando di sbattermi fuori. Non ci sarebbe riuscito ovviamente, ma pareva felice mentre si spulciava e dopotutto… era lo scopo del mio lavoro.
    Vediamo… donna di trentatré anni, separata, bionda con un criceto di nome Gabriel.
    Problema… ricerca di una relazione stabile dopo alcune saltuarie che l’avevano fatta soffrire…
    Sempre informazioni inutili… vediamo ancora… ah adora i film horror e un miscuglio di succo di banana vodka e succo di mirtillo…
    Dovevo concentrarmi di più, forse ancora un paio di gin lemon - ottimi a Giugno di tarda mattina- e sarebbe arrivata una buona idea.
    Le sigarette… sì, non aveva ancora smesso di fumare!
    Dovrei avere ancora quel depliant.” Pensi di non riuscirci? Noi ne siamo sicuri! ”
    Solo al Centro la tua vita cambierà.
    Appartamento ultimo piano.
    Signorina Gloria?
    Sì?
    Sono del Centro… stiamo facendo una campagna a domicilio, vorrei proporle un’offerta per risolvere il suo problema, posso salire?
    Va bene, è l’interno sei.
    Tutto come previsto, la prossima settimana incontrerà Paolo, un proprietario di un’azienda di succo di mirtillo che vuole smettere di fumare.
    Dato che lui sta lavorando ad una bibita leggermente alcolica da lanciare sul mercato, dovrebbe essere semplice…
    Che arroganza!
    Allora…mi manca ancora una visita e sono a posto.
    Il baffone grassone è ancora lì.
    Schiocco le dita e un bell’infarto è servito.
    Suo figlio mi dovrebbe ringraziare, ma non ho certo scelto questo mestiere per la gloria.
    La sera passo dall’albergo rosa a ritirare le mie cose.
    Sento delle voci.
    Il figlio sta giocando a poker con gli amici.
    Sua madre da qualche parte, finite le lacrime, sta già pensando ad un bel funerale.

  • 20 gennaio 2009
    U.S.

    Come comincia: Otto e trenta.
    Stiamo aspettando.
    La quinta di campionato.
    Ancora non abbiamo risolto il dramma che si nasconde dentro le nostre azioni.
    Se la fisica non è dalla nostra e ci rimanda da una sponda all’altra, la morale è sepolta sopra una strato di gesso.
    Come posso contare e non valere, lo sbaglio è nella testa o nel braccio, la virtù innocente ormai era scaduta, rancida di illusioni e sospiri di bravura.
    L’ultima steccata.
    Quando il cuoio ceruleo si posò sulla morta sfera lattea che distanziava di un diamante dalla vittoria, lo sguardo che opprimente si posava sulla compagna sanguigna, si librò alle luci.
    La palla impattò la fulva gemella, e dopo un breve smarrirsi si adagiò sulla verde sponda corta, quasi dove s’incrociava la lunga.
    Di contro, l’altra così sollecitata se ne fuggì violenta in contraria rotta e passò per ben tre volte senza cerimonie sulla residenza del re, disperdendo le fondamenta e il fulcro, pensare che solo un alfiere restò saldo, uno più esterno.
    Ciò non sembrò impensierire la bionda che dopo la sua corsa violenta e decisa, senza accusar sforzo si ritirò ben volentieri, quasi colta da timidezza dietro la terza sorella; come a dire che se la bianca avesse voluto toccarla di nuovo avrebbe avuto da penare e non poco.

  • 15 dicembre 2008
    Risoluzione / Preludio

    Come comincia: Solo quando il tonfo delle lacrime, cadute sui dorsi delle mani poggiate sul tavolo, arrivarono alle mie orecchie, mi resi conto.
    Come piombo fuso, caduto in una piccola bacinella di acqua ghiacciata, le ferite profonde, cicatrizzandosi formavano nuovi dolori e la memoria sanguinava facendo fluire getti di pensieri che non avevo più come cose mie, ma per questo ancora più lancinanti.
    Stavo abbandonando il luogo della fumosa infanzia e quello della sofferta adolescenza; non avrei permesso agli anni a venire di confrontarsi con cose e situazioni per me ora così lontane.
    Non era stata la decisione istintiva a farmi ragionare, ma un piccolo castello di nebbie, formatosi negli anni di pura apatia e rabbiosa solitudine, una struttura che dopo avermi accolto ignaro mi obbligava ad un lungo esilio, il più lungo possibile.
    Davanti agli occhi si stendeva fragile la pianura, soffocata dalle piccole gocce di brina che come una volta mi permettevano solo una vista parziale. Così attesi, e così iniziai il primo cammino, prima che tutto sparisse.
    Nondimeno i miei pensieri erano nebbiosi. Come avrei iniziato la ricerca, da dove sarei partito…sì, soprattutto come avrei fatto a trovare ciò che mi era più caro.
    La ricerca spasmodica della verità, questo avevo appreso in tutti quegli anni? Era forse vero che anch’io, illuminato novizio mi ero fatto travolgere dall’aridità di vane illusioni?
    Il ritorno alla mia vecchia dimora non aveva sicuramente facilitato il compito.
    Tutto era già di per sé grottesco, perché allora mi ero spinto fino alla terra che forse odiavo più dei miei stessi nemici.
    Un luogo che mi aveva privato di ogni umore, di ogni forza e che mi aveva tolto la mia unica fonte di luce.
    Possa allora il tempo guarire dalle richieste malate che gli avevo fatto.
    Questo era finalmente chiaro, le uniche risposte potevano sgorgare dall’infinito ruscello di sapere che il Signore del Tempo conosceva.
    L’insieme di pietre, che robuste si alternavano sotto i miei piedi, mi comunicavano incertezza.
    Alcune avevano la forma di continenti, altre di pezzi di pane, ormai secco, senza vita.
    Non c’era nessuna speranza che diventassi così fermo, inamovibile. Tutto quello che posso dire, è che cercavo di andare in una direzione, senza percorrerne una.
    Iniziai a concentrare il pensiero su ciò che avevo intorno, trattenni il respiro per il massimo che mi era concesso, forse sarebbe servito…
    Un’ esistenza mi sfiorò, e solo in quel momento mi accorsi che le cose erano diventate chiare, manifeste.
    Di fronte a me, a diverse ore di cammino si poteva distinguere una costruzione di robusta fattura e di forma quadrata o così era l’impressione immediata che avevo avuto. Un cubo di colore ocra.
    Ricorda che ogni cosa che si mostrerà ai tuoi occhi è soltanto quello che la volontà vorrà.
    Intorno a me solo delle distese di roccia o sabbia, era come camminare sopra la schiena di un enorme mostro. Distinguevo i muscoli di quel terreno, le sue giunture e ogni suo nervo, ma tutto sapeva di morto, di qualcosa che una volta aveva avuto un gran vigore ma che forse ora, si stava riposando da tempi ancora più lunghi di ZOC.
    Mi soffermai per raccogliere un qualcosa che si era scontrato con la mia caviglia.
    Era un foglio di stoffa molto fine, come quelli usati per scrivere anni fa o forse così mi ricordavo.
    Mentre lo raccolsi, il vento che lo aveva fatto arrivare ai miei piedi si placò di colpo.
    Gettai il mio sguardo verso la costruzione. Era scomparsa. Mi girai su me stesso, forse non era la giusta direzione, ma ora che il vento era cessato e la sabbia si era posata, non avrei avuto problemi a ritrovarlo.
    Da ogni parte il cielo aveva assunto una tiepida tonalità di grigio, ma del cubo nessuna traccia. Dissolto.
    Osservai con attenzione quella stoffa. Niente.
    Il vento improvvisamente riprese a soffiare e i detriti del terreno si alzarono in cielo come sciami d’insetti, in formazione di mulinelli.
    Ora potevo leggere alcune cose sulla stoffa: la direzione è quella del pensiero
    Una volta è sempre la prima
    Due frasi che non mi erano sconosciute ma che apparivano lontane, ormai dimenticate.
    Il colore del cielo era di nuovo cambiato. Rosso sangue. Pensai di essere dentro un’enorme arteria, qualcosa di familiare.
    Mi girai di scatto come impaurito. Quello che vidi aumentò i miei timori.
    A pochi centimetri da me il cubo, non più ocra, ma rosa e bianco.
    Forse quella era la dimora del signore del tempo.
    Dimenticandomi di me stesso…
    Camici bianchi
    Un bambino che gioca con le costruzioni.
    Ecco cosa vidi entrando.