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in archivio dal 30 ago 2011

Federica Giordano

06 ottobre 1989, Napoli - Italia

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  • 21 settembre 2011 alle ore 14:44
    Il tempo del tuo ascolto

    Il tempo del tuo ascolto

    Il vicolo stendeva il suo braccio
    a zittire le gole,
    lasciare voce
    alle corde della luna.

    Sul letto raccolto
    una piccola donna
    prestava orecchio
    al tuo falsetto,
    ascoltava il tuo non voler cantare,
    una linea dentro il pugno
    su quella trama sottointesa,
    una fibra di tessuto,
    già un filo di polvere sopra quel  riposo.

    Requie e confessione, spazio
    nel padiglione auricolare.
    Cavità segreta dei discorsi,
    pescare nella profondità dovuta
    e toccare l’estremo tuo timpano acceso.
    Già risuona nei miei spazi vuoti
    il tempo pieno del tuo ascolto.

     
  • 21 settembre 2011 alle ore 14:42
    Portali

    Anche tu che aspetti
    davanti al portale nel buio,
    che sai farti guardare
    senza vincere la resistenza del varco,
    anche tu sai di farti male.
    E chi ti ha spiato
    ha pensato alle sue corse,
    ai suoi miseri momenti di passaggio,
    ha desiderato una qualsiasi metafora
    che giustificasse le colpe.

    Ma a noi, qui sotto la luna,
    non serve altro che il suolo
    per scivolare insieme,
    sotto l'ingresso del destino.

     
  • 21 settembre 2011 alle ore 14:29
    Sotto il salice

    Sotto il salice
    guardo in alto,
    conto i secondi
    che mi separano dal sole.
    E sono sola e assoluta
    con i miei pruriti endemici,
    come una macchia d'olio in un bicchiere d'acqua,
    come un grumo di catrame
    sulla riva bianca di sale.
    Ma nessuno intuisce,
    nessuna pacca sulla spalla,
    i denti stretti fanno male,
    sanguina la lingua,
    ma ho la forza di ingoiare,
    il salice mi porge le sue fronde cadenti,
    come l'offesa dietro l’uscio.

     
  • 30 agosto 2011 alle ore 13:32
    Oltre il Vesuvio

    Aderisco agli scogli,

    passi di granchio sulle pietre.

    Poi l’immersione dovuta,

    intimo rito battesimale,

    storie del passato sulla bocca.

    Gocce lungo le linee del tempo,

    a galla sulle tue spalle,

    come la leggenda dei giganti,

    oltre il Vesuvio guardo l’oltre dei popoli.

    La bocca di terra

    sputa sentenze sulle attese,

    capelli bagnati come gli anni,

    tutti oltre la piega di una carezza.

     
  • 30 agosto 2011 alle ore 13:30
    Lanterne a Via Caracciolo

    Che i sogni potessero volare in alto

    nel loro luccichio ascensionale,

    sulla spinta dolce e segreta

    di una traiettoria verticale!

    Raggiungere le altezze senza vertigine

    che le ingoi, restare a guardare

    le distanze minime perdendosi nelle misure.

    Potessero rispondere alle attrazioni eteree,

    pensieri come lanterne affidate all’atmosfera,

    per posarsi ai piedi

    di chi è troppo lontano.

    Utopie non deluse,

    non c’è caduta e peso.

    Candele tenui le lanterne,

    ceri per collegamenti silenziosi,

    preghiere mute rivolte ai cieli bui

    ognuna col suo voto e la sua dedica

    nel tempo dell’ascolto,

    specchio luminoso sopra il mare.

     
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