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Autore

Federico Basso Zaffagno

in archivio dal 01 gen 2013

09 settembre 1980, Savona

31 gennaio 2013 alle ore 7:41

Il re del proprio mondo

di Federico Basso Zaffagno

editore: Genesi

pagine: 120

prezzo: 10,20 €

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"Ciò che è gratuito è stato pagato da un altro"
Questo aforisma, tratto dall'opera "Il re del proprio mondo" di Federico Basso Zaffagno mi ha emozionato e sconvolto per la sua semplicità e al contempo importanza. Appena incontrato nella lettura, a sua volta ricca di massime e riflessioni acute e raffinate, non ho potuto fare a meno di fermarmi, rileggere e rileggere ancora, chiudere il libro e riflettere.
"Ciò che è gratuito è stato pagato da un altro". In questo aforisma è rappresentato il senso pieno del nostro vivere "moderno", il vivere di noi uomini che sempre più spesso crediamo che tutto ci sia dovuto, che esistere non costi sacrificio e che la nostra felicità non debba tener conto della vita degli altri. In realtà, quello che questo aforisma sembra voler dire è proprio l'opposto, cioè che la nostra felicità inizia dove inizia quella dell'altro, che quello che oggi siamo e abbiamo la fortuna di poter essere, le parole che possiamo pronunciare, le opinioni che possiamo esprimere sono state pagate a caro prezzo da chi, prima di noi, ha lottato sacrificando la propria vita per conquista diritti oggi sviliti, derisi, dati per scontato o ancora peggio, rifiutati. Il diritto di voto, ad esempio, il diritto di pretendere il riconoscimento del diritto alla libertà di amare, il diritto ad un lavoro o il diritto all'espressione del pensiero sono il dono più grande che ci è stato fatto, dono dunque gratuito per noi ma pagato pesantemente da altri. Ogni aforisma dell'opera di Federico Bassi Zaffagno offre al lettore un nuovo spunto di riflessione e lo fa in modo sagace, critico, talvolta ironico, talvolta lirico.
Le parole si inseguono, si incontrano e con esse i pensieri, le riflessioni, così che ogni aforisma finisce per diventare una piccola finestra sul mondo e sull'essere umano. Essere umano colto nel suo poliedrico essere e divenire, nei suoi vizi, pregiudizi, paure, incertezze e bellezze.
"Durante la vita tante persone e avvenimenti si dimenticano involontariamente, perché il tempo costruisce nuovi visi e palcoscenici, ma questo non corrisponde a dimenticare se stessi".
"Nei rapporti umani, più di tutto, rallenta la diffidenza, che è ben diverso dal riporre una fiducia gratuita. Ad ascoltare non c'è nulla da perdere, rivelare può essere una scommessa premiata, ma chiudere alle somiglianze lascia al punto di partenza"
"Se un qualunque essere umano potesse provare un minuto della felicità che si accumula dentro da quando impari a riconoscerla, invece che ricercarla, allora potrebbe tranquillamente morire all'istante".
Questi e tanti altri sono gli aforismi che compongono "Il re del proprio mondo", opera che decide di parlare al lettore con il linguaggio antico ma estremamente attuale della massima che, immediata e veloce, riesce a giungere a destinazione per colpire, incuriosire e commuovere. Un'opera da sorseggiare e da usare come spunto di riflessione sui diversi temi della realtà e i diversi modi di essere della vita.

recensione di Claudio Volpe

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