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in archivio dal 21 feb 2007

Federico Garcia Lorca

05 giugno 1898, Fuente Vaqueros - Spagna
19 agosto 1936, Viznar - Spagna
Segni particolari: Apertamente a favore delle forze repubblicane, scoppiata la Guerra civile spagnola venni per questo ucciso dai falangisti seguaci di Francisco Franco.
Mi descrivo così: Sono stato un famoso poeta e drammaturgo spagnolo appartenente alla cosiddetta generazione del '27, un gruppo di scrittori che affrontò le Avanguardie europee con risultati eccellenti, tanto che la prima metà del Novecento viene definita la "Edad de Plata" della letteratura spagnola.

elementi per pagina
  • 07 febbraio 2012 alle ore 17:50
    Il tuo sguardo

    Il tuo sguardo ha acceso nel mio cuore
    quel raggio pieno di presentimenti,per ammonirmi ogni ora
    che sono in tuo possesso.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 18:12
    Sonetto del dolce lamento

    Temo di perdere la meraviglia
    dei tuoi occhi di statua e la cadenza
    che di notte mi posa sulla guancia
    la rosa solitaria del respiro.

    Temo di essere lungo questa riva
    un tronco spoglio, e quel che più m'accora
    è non avere fiore, polpa, argilla
    per il verme di questa sofferenza.

    Se sei tu il mio tesoro seppellito,
    la mia croce e il mio fradicio dolore,
    se io sono il cane e tu il padrone mio

    non farmi perdere ciò che ho raggiunto
    e guarisci le acque del tuo fiume
    con foghe dell'Autunno mio impazzito.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 18:09
    Pioggia

    La pioggia ha un vago segreto di tenerezza
    una sonnolenza rassegnata e amabile,
    una musica umile si sveglia con lei
    e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio.

    È un bacio azzurro che riceve la Terra,
    il mito primitivo che si rinnova.
    Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
    con una pace da lunghe sere.

    È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
    e ci unge con lo spirito santo dei mari.
    Quella che sparge la vita sui seminati
    e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.

    La nostalgia terribile di una vita perduta,
    il fatale sentimento di esser nati tardi,
    o l'illusione inquieta di un domani impossibile
    con l'inquietudine vicina del color della carne.

    L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
    il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
    ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
    nel contemplare le gocce morte sui vetri.

    E son le gocce: occhi d'infinito che guardano
    il bianco infinito che le generò.

    Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
    e vi lascia divine ferite di diamante.
    Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano
    ciò che la folla dei fiumi ignora.

    O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
    pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
    pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
    quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

    O pioggia francescana che porti in ogni goccia
    anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
    Quando scendi sui campi lentamente
    le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

    Il canto primitivo che dici al silenzio
    e la storia sonora che racconti ai rami
    il mio cuore deserto li commenta
    in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

    La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
    tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
    ho all'orizzonte una stella accesa
    e il cuore mi impedisce di contemplarla.

    O pioggia silenziosa che gli alberi amano
    e sei al piano dolcezza emozionante:
    da' all'anima le stesse nebbie e risonanze
    che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 18:07
    Il canto vuole essere luce

    Il canto vuole essere luce.
    Nel buio ha il canto
    fili di fosforo e di luna.
    La luce non sa che cosa vuole.
    Nei suoi limiti opalini,
    incontra se stessa
    e se ne va.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 18:04
    Il cozzo e la morte

    Alle cinque della sera.
    Eran le cinque in punto della sera.
    Un bambino portò il lenzuolo bianco
    alle cinque della sera.
    Una sporta di calce già pronta
    alle cinque della sera.
    Il resto era morte e solo morte
    alle cinque della sera.
    Il vento portò via i cotoni
    alle cinque della sera.
    E l' ossido seminò cristallo e nichel
    alle cinque della sera.
    Già combatton la colomba e il leopardo
    alle cinque della sera.
    E una coscia con un corno desolato
    alle cinque della sera.
    Cominciarono i suoni di bordone
    alle cinque della sera.
    Le campane d' arsenico e il fumo
    alle cinque della sera.
    Negli angoli gruppi di silenzio
    alle cinque della sera.
    Solo il toro ha il cuore in alto!
    alle cinque della sera.
    Quando venne il sudore di neve
    alle cinque della sera,
    quando l' arena si coperse di iodio
    alle cinque della sera,
    la morte pose le uova nella ferita
    alle cinque della sera.
    Alle cinque della sera.
    Alle cinque in punto della sera.

    Una bara con ruote è il letto
    alle cinque della sera.
    Ossa e flauti suonano nelle sue orecchie
    alle cinque della sera.
    Il toro già mugghiava dalla fronte
    alle cinque della sera.
    La stanza s' iridava d' agonia
    alle cinque della sera.
    Da lontano già viene la cancrena
    alle cinque della sera.
    Tromba di giglio per i verdi inguini
    alle cinque della sera.
    Le ferite bruciavan come soli
    alle cinque della sera.
    E la folla rompeva le finestre
    alle cinque della sera.
    Alle cinque della sera.
    Ah, che terribili cinque della sera!
    Eran le cinque a tutti gli orologi!
    Eran le cinque in ombra della sera!

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 18:02
    Il silenzio

    Ascolta, figlio, il silenzio.
    È un silenzio ondulato,
    un silenzio,
    dove scivolano valli ed echi
    e che piega le fronti
    al suolo.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 18:00
    Processione

    Lungo la strada vanno
    strani unicorni.
    Da quale campo,
    da quale selva mitologica?
    Da vicino
    sembrano astrronomi,
    fantastici Maghi Merlini
    e l'Ecce Homo,
    Durandarte incantato,
    Orlando furioso.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:58
    Api d'oro

    Api d'oro
    cercavano il miele.
    Dove starà il miele?
    È nell'azzurro
    di un fiorellino,
    sopra un bocciolo
    di rosmarino.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:52
    La notte non vuole venire

    La notte non vuole venire
    perché tu non venga
    e io non possa andare.

    Ma io andrò
    benché un sole di scorpioni mi mangi la testa.

    Ma tu verrai
    con la lingua bruciata dalla pioggia di sale.

    Il giorno non vuole venire
    perché tu non venga
    e io non possa andare.

    Ma io andrò
    portando ai rospi il mio garofano morsicato.

    Ma tu verrai
    nelle cupe cloache dell'oscurità.

    Né la notte né il giorno non vogliono venire
    perché io muoia per te
    e tu per me.

     
  • 21 febbraio 2007
    All'orecchio di una ragazza

    Non volli.
    Non volli dirti nulla.
    Vidi nei tuoi occhi
    due alberelli folli.

    Di brezza, di riso e d'oro.
    Oscillavano.
    Non volli.
    Non volli dirti nulla.

     
  • Nella mattina verde,
    volevo essere cuore.
    Cuore.

    E nella sera matura
    volevo essere usignolo.
    Usignolo.

    (Cuore, diventa color arancio.
    Cuore,
    diventa color d'amore.)

    Nella mattina viva,
    volevo essere io.
    Cuore.

    E nella sera tramontata
    volevo essere la mia voce.
    Usignolo.

    Cuore, diventa color d'arancio!
    Cuore,
    diventa color d'amore!

     
  • 21 febbraio 2007
    Canzone castana

    Mi perderei
    nel tuo paese castano,
    Maria del Carmen.

    Mi perderei
    nei tuoi occhi disabitati,
    suonando la tastiera
    della tua ineffabile bocca.

    Nel tuo abbraccio perpetuo
    sarebbe castano il vento
    e avrebbe la brezza
    il velluto del tuo volto.

    Mi perderei
    nei tuoi seni palpitanti,
    nelle profonde oscurità
    del tuo corpo soave.

    Mi perderei
    nel tuo paese castano,
    Maria del Carmen.

     
  • 21 febbraio 2007
    Casida della donna distesa

    Vederti nuda è rievocare la terra.
    La terra piana e priva di cavalli.
    La terra senza un giunco, forma pura
    chiusa al futuro: confine d'argento.

    Vederti nuda è comprendere l'ansia
    della pioggia che cerca fragili fianchi,
    o la febbre del mare dal volto immenso
    che non trova la luce della sua guancia.

    Il sangue risuonerà nelle alcove
    e verrà con spada di folgore,
    ma tu non saprai dove si celano
    il cuore di rospo o la violetta.

    Il tuo ventre è uno scontro di radici,
    le tue labbra un'alba senza profilo,
    e sotto le tiepide rose del letto gemono
    i morti, in attesa del loro turno.

     
  • 21 febbraio 2007
    Cuore nuovo

    Il mio cuore come una serpe
    si è spogliato della sua pelle
    e la tengo fra le mie dita
    piena di ferite e di miele.

    I pensieri annidati
    nelle tue rughe, dove sono?
    Dove le rose che profumavano
    di Gesù Cristo e di Satana?

    Povero involucro che opprimevi
    la mia stella fantastica!
    Grigia pergamena indolenzita
    di ciò che volli e ora non amo più.

    Vedo in te embrioni di scienze,
    mummie di versi e scheletri
    di antiche mie innocenze
    e di miei romantici segreti.

    Ti appenderò ai muri
    del mio museo sentimentale,
    vicino ai gelidi e oscuri
    gigli dormienti del muio male?

    O ti metterò sopra i pini
    libro dolente del mio amore
    perché tu conosca i trilli
    dell'usignolo all'alba?

     
  • 21 febbraio 2007
    Desiderio

    Solo il tuo cuore ardente
    e niente più.
    Il mio paradiso un campo
    senza usignolo
    né lire,
    con un fiume discreto
    e una fontanella.

    Senza lo sprone del vento
    sopra le fronde
    né la stella che vuole
    essere foglia.
    Una grandissima luce
    che fosse
    lucciola
    di un'altra,
    in un campo di
    sguardi viziosi.

    Un riposo chiaro
    e lì i nostri baci,
    nèi sonori
    dell'eco,
    si aprirebbero molto lontano.
    Il tuo cuore ardente,
    niente più.

     
  • 21 febbraio 2007
    E dopo

    I labirinti
    creati dal tempo
    svaniscono.

    (Rimane solo
    il deserto.)

    Il cuore,
    fonte del desiderio,
    svanisce.

    (Rimane solo
    il deserto.)

    L'illusione dell'aurora
    e i baci
    svaniscono.

    Rimane solo
    il deserto;
    l'onduloso
    deserto.

     
  • 21 febbraio 2007
    È vero

    Ahi, che fatica mi costa
    amarti come ti amo!
    Per il tuo amore mi duole l'aria,
    il cuore
    e il cappello.

    Chi mi compra
    questo nastrino
    e questa tristezza di filo
    bianco, per tessere fazzoletti?
    Ahi, che fatica mi costa
    amarti come ti amo!

     
  • 21 febbraio 2007
    Fidanzamento

    Buttate quest'anello
    nell'acqua.

    (L'ombra appoggia le sue dita
    sulla mia spalla.)

    Buttate quest'anello. Ho
    più di cent'anni. Silenzio!

    Non chiedetemi nulla!

    Buttate quest'anello
    nell'acqua.

     
  • La notte non vuole venire
    perché tu non venga
    e io non possa andare.

    Ma io andrò
    benché un sole di scorpioni mi mangi la testa.
    Ma tu verrai
    con la lingua bruciata dalla pioggia di sale.
    Il giorno non vuole venire
    perché tu non venga
    e io non possa andare.

    Ma io andrò
    portando ai rospi il mio garofano morsicato.
    Ma tu verrai
    nelle cupe cloache dell'oscurità.

    Né la notte né il giorno non vogliono venire
    perché io muoia per te
    e tu per me.

     
  • Con tutto il gesso
    dei campi malvagi,
    eri giunco d'amore, gelsomino bagnato.
    Con austro e fiamma
    dei cieli malvagi
    eri brusio di neve dentro il mio petto.

    Cieli e campi
    stringevano catene alle mie mani.
    Campi e cieli
    frustavano le piaghe del mio corpo.

     
  • 21 febbraio 2007
    Gazzella del ricordo d'amore

    Non portar via il tuo ricordo.
    Lascialo solo nel mio cuore,
    tremore di bianco ciliegio
    nel martirio di gennaio.

    Mi separa dai morti
    un muro di brutti sogni.
    Soffro pene di giglio fresco
    per un cuore di gesso.

    Tutta la notte nell'orto
    i miei occhi come due cani.
    Tutta la notte, mangiando
    le cotogne di veleno.

    A volte il vento
    è un tulipano di paura.
    È un tulipano malato
    l'alba d'inverno.

    Un muro di brutti sogni
    mi separa dai morti.
    L'erba copre in silenzio
    la valle grigia del tuo corpo.

     
  • 21 febbraio 2007
    Il canto del miele

    Il miele è la parola di Cristo,
    l'oro colato del suo amore.
    Il meglio del nettare,
    la mummia della luce di paradiso.

    L'alveare è una stella pura,
    pozzo d'ambra che alimenta il ritmo
    delle api. Seno dei campi
    tremulo d'aromi e di ronzii.

    Il miele è l'epopea dell'amore,
    la materialità dell'infinito.
    Anima e sangue dolente di fiori
    condensati attraverso un altro spirito.

    (Così il miele dell'uomo è la poesia
    che emana dal suo petto addolorato,
    da un favo con la cera del ricordo
    creato dall'ape nell'intimità.)

    Il miele è la bucolica lontana
    del pastore, la zampogna e l'olivo,
    fratello del latte e delle ghiande,
    regine supreme dell'età dell'oro.

    Il miele è come il sole del mattino,
    con tutta la grazia dell'estate
    e il fresco antico dell'autunno.
    È la foglia appassita ed è il frumento.

    Oh divino liquore dell'umiltà,
    sereno come un verso primitivo!
    Tu sei l'armonia incarnata,
    lo spirito geniale di liricità.

    In te dorme la malinconia,
    il segreto del bacio e del grido.
    Dolcissimo. Dolce.
    Questo è il tuo aggettivo.

    Dolce come il ventre di una donna.
    Dolce come gli occhi dei bimbi.
    Dolce come le ombre della notte.
    Dolce come una voce.

    O come un giglio.
    Per chi ha in sè la pena e la lira
    tu sei il sole che illumina il cammino.
    Equivali a tutte le bellezze, al colore, alla luce, ai suoni.

    Oh liquore divino della speranza,
    dove anima e materia unite
    trovano il perfetto equilibrio
    come nell'ostia corpo e luce di Cristo.

    È la superiore anima dei fiori.
    Oh liquore che hai unito queste anime!
    Chi ti gusta non sa che inghiotte
    lo spirito d'oro di liricità.

     
  • 21 febbraio 2007
    Il mare

    Il mare
    è il Lucifero dell'azzurro.
    Il cielo caduto
    per voler essere la luce.
    Povero mare condannato
    a eterno movimento
    dopo aver conosciuto
    la calma del firmamento!

    Ma nella tua amarezza
    ti redense l'amore.
    Partoristi Venere pura
    e la tua profondità
    restò vergine, senza dolore.
    Le tue tristezze sono belle,
    mare di spasimi gloriosi.
    Ma oggi invece di stelle
    hai verdi polipi.

    Sopporta la tua sofferenza,
    formidabile Satana.
    Cristo camminò sopra di te
    e lo fece anche Pan.
    La stella Venere è
    l'armonia del mondo.
    Taccia l'Ecclesiaste!

    Venere è il profondo
    dell'anima...
    ...E l'uomo miserabile
    è un angelo caduto.
    La terra è il probabile
    Paradiso perduto.

     
  • Amor delle mie viscere, viva morte,
    invano aspetto tue parole scritte
    e penso, con il fiore che appassisce,
    che se vivo senza di me voglio perderti.

    Il vento è immortale. La pietra inerte
    non conosce l'ombra né la vita.
    Cuore interiore non ha bisogno
    del miele gelato che la luna versa.

    Ma ti ho sopportato. Tagliai le mie vene,
    tigre e colomba sulla mia cintura
    in un duello di morsi e di gigli.

    Calma, dunque, con parole la mia follia
    o lasciami vivere nella mia serena
    notte dell'anima ormai per sempre oscura.

     
  • 21 febbraio 2007
    Incontro

    Né tu né io
    siamo pronti
    a incontraci.
    Tu... per quello che sai.
    L'ho amata tanto!

    Segui quella stradina.
    Nelle mani
    ho i buchi
    dei chiodi.
    Non vedi come
    mi dissanguo?

    Non guardare mai indietro.
    Vai adagio
    e prega con me
    San Gaetano
    che né tu né io
    siamo pronti
    ad incontrarci.