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Felice Domenico

14 settembre 1947, Abruzzo

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  • 28 febbraio 2013 alle ore 7:09
    Chari-Oscuri

    Domenico Felice

    CHIARI-OSCURI

    Parte I

    CHIARI

    I

    E poi
    sei venuta tu,
    bimba vestita di sole
    che guardi nella direzione del vento,
    anemone infinita.

    II

    Una lama di fuoco
    incendia
    i confini del cielo.

    Tu esisti
    in ardore.

    III

    Ho guardato un cielo di rondini:
    Sfavillio di voli
    Dov’eri tu la regina.

    IV

    Ovunque volgo lo sguardo
    ci sei tu,
    ninfea immortale.

    V

    Di astro in astro
    Per sempre noi vivremo
    Sterminata eco
    Di un bacio infinito.

    VI

    Vorrei essere l’aria che respiri
    per perdermi nel tuoi alveoli,
    mirabile plasma,
    animula infinita!

    VII

    Tu vestita di sole
    e io di vento
    per sempre vivremo
    mirabili creature
    di uno spazio senza fine

    VIII

    Stupefatta la notte entrava nel giorno e
    il giorno entrava nella notte  stupefatta
    con l’urlo congelato alla gola.

    Destati, amore: è l’ora.
    Viviamo questo tempo che non è
    né il giorno né la notte,
    ma quello del sogno e della conoscenza.

    IX

    Altrove – non qui –
    Parleremo il linguaggio dei fiori
    Comprenderemo le voci di tutti gli esseri
    Della terra e del cielo
    Percepiremo gli echi degli astri
    Senza più confini né tempo
    Come luce pura
    Negli spazi infiniti
    Natura nella natura

    X

    Io sono il mio presente
    Un frantume di fuoco
    In un gorgo di stelle

    Parte II

    OSCURI

    Data sunt ispis quoque fata sepulcris
    Giovenale

    I

    Qui
    Non c’è altro che vento
    Vento del nord
    Vento del sud
    Vento dell’ovest
    Vento dell’est
    E nulla
    Proprio nulla
    Che riveli tracce
    Di esseri viventi

    Solo
    Polvere e vento
    Vento e polvere
    Vento

    II

    Il tempo,
    che tutto consuma,
    corroderà anche queste rovine.

    Tutto,
    anche il vento che le traversa,
    sarà consumato.

    Resterà solo
    un irreale terrore:
    un silenzio nudo.

    III

    Noi siamo nel vicolo dei sorci,
    dove abita Squallore.
    Eppure,
    se c’interroghi,
    ti diciamo che non è Squallore che ci opprime,
    ma questa grancassa di denti
    che ci rodono le ossa.

    IV

    Ovunque
    volgi lo sguardo,
    gli orizzonti si chiudono.
    Tu sei solo,
    accanto al tuo respiro.

    V

    Sparire
    Dietro i sorrisi e le labbra
    Sparire
    Cancellando gli addii

    VI

    Fuoco di vento
    Vento di fuoco
    Vento
    Fuoco

    E niente acqua
    Acqua

    Solo
    Roccia
    Interminata roccia

    Irreale terrore

    VII

    I cannibali

    Ciò che il melograno disse alla magnolia:
    Fame di vento
    È la tua immagine chiara.

    Ciò che la magnolia disse al melograno:
    Fame di fuoco
    È la tua linfa scura.

    Ciò che disse il vento:
    Sete di fuoco
    È la tua dissolvenza.

    Ciò che disse il fuoco:
    Sete di vento
    È la tua trasparenza.

    Fuoco.
    Vento.

    Ora lo sai:
    Anche la desolazione ha la sua fine.

    VIII

    I criminali

    Sono vissuto
    in un tempo in cui
    l’unico evento umano
    era la morte.

    Eppure, a onore del vero,
    anche su quella
    l’inumanità era totale.

    IX

    Contro l’orrore
    In te mi dissolvo
    Chiarità essenziale

    APPENDICE

    A mia madre

    Eri tu la migliore
    Perché parlavi il linguaggio dei fiori
    E conoscevi tutti i nomi del dono

    *
    Ti porterò doni
    Come quando
    Eri ancora bambina
    E toccavi il cielo con le dita

    A mio padre

    Né più mai saprai
    L’odore verde del rosmarino
    Il sapore giallo della vite
    La brezza azzurra del mare

    Né più mai dirai
    Versi di volo e
    Di frante primavere

    Né più mai coglierai
    Assolate asparagine
    Abbrunati pungitopo
    O ferrigne lumache

    Eppure io vedo la tua voce
    E ascolto il tuo sguardo
    Addossato a questa collina
    Dove sussurrano gli ulivi
    E odora la ginestra

     
  • Qui, da noi,
    non c'è tempo neppure
    per morire.
    Siamo talmente indaffarati
    nei nostri affari
    che non ci rendiamo conto neppure
    di sparire.
    Eppure,
    se ci guardi bene,
    vedi solo ciò che siamo:
    un Pronto Contro Termine.