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in archivio dal 23 mag 2012

Felix Adado

12 febbraio 1980, Lomè - Togo
Mi descrivo così: nero, sorridente

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  • 23 maggio 2012 alle ore 11:11
    Siamo battiti d'amore

    Rumori risucchiati da cuori frantumati.
    Brusio sepolto nel silenzio soleggiato.
    Urli d’aiuto naufragati nel tentativo di salvezza;
    chi potrà sentire nel suo umile dovere di dare una mano.
    Chi oserà scendere dal suo cielo,
    per queste anime abbandonate qui sulla costa
    dalle sadiche onde che per una volta
    sono state vesti di salvezza.
    Chi dormirà con noi alla stazione questa notte,
    chi mi porterà nella sua dimora per fuggire da questo buio.
    La colpa nostra è che siamo nati a un punto debole,
    che siamo alla coda di una fila che il temporale sta per
    bruciare;
    Pero i nostri cuori fanno i loro battiti insieme
    Mentre le nostre anime marciano per la libertà da una vita
    i nostri plantari sbattono per l’oceano invece che per terra
    e mentre cantiamo nella nostra cultura
    facciamo un rumore bagnato che a questo mondo
    è inedito.
    Noi porteremo a galla da questo naufragio
    un coraggio che nessuno conosce,
    così potremo dedicarci questa melodia,
    che siamo anime azzurre
    e insieme facciamo una marea di gente.

     
  • 23 maggio 2012 alle ore 11:09
    Chi pulisce le ferite

    Batuffolo di vita
    sospeso nell’aria,
    costretto a vivere in bilico,
    senza fiato.
    Batuffolo di colore,
    pieno di onore
    raccolto sul terreno
    oltre al fiume
    raggiungibile solo a piedi.
    Batuffolo prodotto
    da uomini sotto randelli,
    con il futuro
    annientato dall’odio,
    tu non ti vendicherai:
    sei stato trattato così
    ma i tuoi assassini
    hanno bisogno di una ripulita,
    di una vita migliore,
    tu sarai il loro medico.

     
  • 23 maggio 2012 alle ore 10:58
    Il mio canto di grazia

    Libere notti fragili
    nascoste nel buio
    fra il ritmo scandito del mio cuore
    mentre il tempo cammina
    per un viaggio a senso unico
    verso giorni di gioia,
    con un sole senza crucci
    allestito nell’alba candida
    trascinandosi via
    crepuscoli e tramonti
    dolori e angosce
    paure e lamentele
    logorii e tristezze
    pianti e lacrime
    che questo bimbo nero
    ha sempre covato nel suo cielo.
    E quando piove la vita
    sopra il tetto di zinco
    nel suo sogno appare
    l’incubo.
    Meno male
    che il futuro ora è passato.
    Il canto delle gocce
    sopra la mia mente
    rimerà.
    E mentre accordo
    questa nuova vita,
    tu che ora mio sei
    Amico,
    veri sorrisi mi fai,
    con mille occhi accesi
    per guidarmi
    in un destino sicuro
    come facevano
    le mille stelle celesti
    che in quelle notti strangolate
    mi hanno tenuto vivo.
    Per questo oggi
    a conoscere te
    che di me ancora saprai.
    Intanto insieme,
    ti prego
    anima innocente,
    abbassa la voce
    per udire il canto del mio cuore
    che gli uccelli migratori
    mi hanno insegnato
    nel coro
    della terra lontana.

     
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