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in archivio dal 07 nov 2011

Filippo Gigante

10 febbraio 1983, Alberobello (BA) - Italia
Segni particolari: Ciuffo bianco naturale tra i miei capelli neri.
Mi descrivo così: Nato ad Alberobello (BA) nel 1983. Le mie passioni si diramano nella Comunicazione Digitale, nell'Editoria Libraria e Multimediale, Social Media, Cinema e Teatro. Scrivo canzoni, poesie e romanzi. Autore di BIANCO E NERO (Lettere Animate, 2014) e LA PISCINA DELLE MAMME (Lettere Animate, 2013).
Mi trovi anche su:

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  • 16 gennaio alle ore 16:19
    Per ogni

    Per ogni scelta, una consapevolezza.
    IO SCELGO TE.
    Per ogni errore, una soluzione. 
    PERDONAMI.
    Per ogni caduta, un sostegno.
    ABBRACCIAMI.
    Per ogni volta che ci sono.
    TI VOGLIO BENE.

     
  • 07 gennaio alle ore 17:36
    Cade la neve

    Cade la neve in questa notte di pensieri
    Cade dove la mente litiga col cuore
    dove la musica non ha più bisogno di parole.
    Cade la neve sulle fotografie
    che catturano i momenti
    di una storia senza fine
    perché il per sempre vive soltanto
    nelle verità dell'amore.
    Cade dove si ha cura del vento che sa accarezzare
    dove un tramonto può ancora far sognare
    e un sorriso semplice... meravigliare.
    Cade la neve con la sua purezza
    dove anche i silenzi sanno parlare.

     
  • 23 agosto 2015 alle ore 16:01
    Nel tutto

    Sedevi accanto senza fiatare
    sorridevi e guardavi il mare.
    Mi davi retta nei silenzi
    e con i tuoi occhi
    chiedevi di amarti...
    E mentre il sole ci accarezzava 
    il nostro pensiero più grande aspettava.
    Battito nel battito
    suono nel suono
    vento nel vento
    e poi tu... 
    nel tutto.

     
  • 21 giugno 2015 alle ore 17:30
    Occhi di stelle

    Son forse i tuoi quegli occhi tristi tra la gente?
    Sei forse tu che cerchi risposte tra le stelle?
    Nei tuoi sorrisi non smetti di sognare
    e poi guardi avanti ricominciando a recitare.

     
  • 17 dicembre 2014 alle ore 16:12
    C'è stato un tempo in cui

    C'è stato un tempo in cui
    vivevo in un guscio
    sognando a metà.
    La paura era parte di me
    e la fine era vicina ormai.
    Quel bambino che dentro sentivo piangere
    cresciuto solo da tutti i miei ieri
    e che a stento respirava
    non era altro che l'ombra di cattivi pensieri.
    E adesso che mi guardo
    vedo solo cenere del passato
    che in un soffio vola via
    perché quel che resta adesso è solo amore...
    amore che gioca tra le mie dita.
    Ho dovuto scegliere il mio gioco
    per trovare un riparo da ogni dubbio
    cercando di invertire ogni regola maestra
    guardando qualche parte nel profondo
    e conoscendo la bellezza.
    C'è un tempo nuovo che si crea
    lasciando le tristezze in un cassetto 
    ...adesso ho perso la sua chiave
    ora ho imparato anche a volare.

     
  • 06 ottobre 2014 alle ore 23:15
    Cosa c'è che fa male?

    Cosa c'è che fa male? 
    L'odio che risponde ad altrettanto odio. 
    L'indifferenza. 
    La rabbia. 
    E poi, a guardar le stelle, spesso ci si accorge di poter fare un salto nel passato tra i momenti trascorsi e condivisi con quelle persone che oggi non ci sono più, perché lontane dal cuore o perché fin troppe vicine al Cielo. 
    La brezza del vento. 
    Una foglia che cade. 
    Sono i particolari a renderci imperfetti, diversi, consapevoli di poter cambiare le cose intorno e seppur impossibilitati a far qualcosa per gli altri, dovremmo imparare a mobilitare il cuore.
    Tutto è nero.
    Tutto è bianco.
    E la vita continua tra le sfumature degli istanti. 
    E si continua a sognare... a sperare.
    Cosa c'è che fa male? 
    L'innocenza degli errori.
    Le passioni soppresse.
    La mancata cura dei dettagli.
    Ritorna la notte. La luna è presente.
    Un altro giro di giostra, un altro giorno che inizia...

     
  • 24 settembre 2014 alle ore 16:56
    SCAPPA

    La prossima volta sarai in grado di fare la scelta più giusta
    la prossima volta sarai in grado di comprendere tutto ciò che ti è sfuggito 
    dalla mente e dalle mani... da uno sguardo e da quell'istante maledetto.
    La prossima volta scappa, scappa finché sei in tempo
    e risparmierai alle tue lacrime
    di bagnare le tue guance
    che cercan solo un po' di tempo
    per accogliere un sorriso
    o quel bacio ormai smarrito.
    La prossima volta scappa, scappa finché sei in tempo
    e non guardarti indietro... non guardarti indietro
    perché lo sai che non si torna
    dove si è già stati bene
    dove il buio non ha casa
    dove una scelta non si ripete.
    La prossima volta scappa, scappa finché sei in tempo...
    O almeno fai la scelta giusta.

     
  • 04 giugno 2014 alle ore 18:46
    Fragranza

    Vorrei guardarti negli occhi 
    per perdermi nell'amore 
    che non sa più aspettare.
    Vorrei perdermi in un tempo
    di cose buone 
    come nella fragranza del pane.
    Vorrei ritornare su quella riva del mare
    che ha cullato i respiri nudi 
    ora ricordi del nostro passato.

     
  • 04 giugno 2014 alle ore 18:45
    APE

    Seguo il volo di un'ape cieca
    nei miei occhi la sua scia
    e tra le mani 
    custodisco
    le parole di una poesia
    che diventa musica 
    nel gioco di un momento
    dove trova tutto il suo buon alimento.
    Sento i suoi ronzii 
    parole
    storie
    che si trasformano in favole
    o sogni di bubbole.
    Ape che voli, ape che sai
    adesso dimmi dove tu vai...
    Adesso sono il tuo polline 
    compagno
    rimorso
    sentiero
    pensiero
    così da perdermi nel vento.
    E come un canto libero 
    saprò seguirti come vuoi
    e raggiungere mete
    superare distanze
    far mangiare la gente
    di valori rubati
    di noi
    e di quegli sguardi 
    liberi
    da pezzenti malinconie
    da emozioni fragili.
    Ape che sei, ape che sai
    nel mio universo tu resterai
    anche se un domani 
    lontana
    tu
    volerai.

     
  • 09 aprile 2013 alle ore 19:01
    Col tuo nome

    Desideravo trovarti e comprenderti
    volevo lasciarti crescere nel silenzio
    e tra il chiasso dei giorni,
    desideravo dipingerti e cantarti
    tra i mari e i monti
    tra le strade del mondo
    e i muri della mia stanza.
    Volevo urlare il tuo nome
    e lasciarti perdere e poi sfogarti
    nella mia stessa vita
    senza accorgermi di averti tenuta
    fin dal primo istante con me.
    E poi ti ho vista crescere
    tra tutti i miei pensieri
    tra le dita delle mie mani
    tra la musica e le parole
    nelle notti più fredde
    come l'eco più sentito delle mie preghiere
    nella forte sensazione di averti,
    di custodirti
    di crederti e chiamarti... fede.

     
  • 16 marzo 2013 alle ore 14:56
    Anime

    Siamo anime che vagano tra le lacrime del mondo
    siamo ragni che costruiscono ragnatele di progetti
    siamo ladri di sogni  e prigionieri di emozioni
    siamo perle che si perdono tra le nebbie
    siamo petali di un fiore e pagine di un libro
    siamo come stelle che brillano o buchi neri nello spazio
    siamo come siamo tra le tante maschere del mondo.

     
  • 20 febbraio 2013 alle ore 19:11
    VIVO D'AMORE

    Vorrei vivere con te
    come fossimo insieme in un'aurora
    nei riflessi di una lacrima
    nell'armonia di una stessa anima
    tra le foglie degli alberi
    e la poesia di un tramonto
    mentre continuo a scrivere il nostro racconto
    la mia strada con i suoi perché
    il mio cuore sa cos'è
    questo battito più forte tra me e te
    e cresce questa dolce sensazione
    desiderando di avvolgerti
    tra le lenzuola, nel vento di ogni stagione
    con le parole e i gesti
    di questa nostra travolgente emozione
    che è l'amore
    che è per noi un unico respiro
    che è per noi così importante.
    Adesso mi sento davvero vivo.

     
  • 14 novembre 2012 alle ore 21:00
    Alla fine del poi

    E quando ti accorgi di aver amato,
    riconosci il sapore di tutte quelle lacrime versate di notte...
    poi alzi il tuo sguardo verso il cielo,
    cercando di ritrovare
    quella stessa stella che ti parlava di poesia e di cose mai dette,
    quella stessa stella amica alla luna che sapeva leggere i tuoi silenzi
    che anche a lunghe distanze,
    qualcuno sapeva cogliere, ascoltare e comprendere.
    Poi torna il sonno che incontra il gioco dei sogni
    e muore il pensiero di quel che è stato,
    di quel che credevo.

     
  • 29 marzo 2012 alle ore 20:10
    La brezza del vento

    Mi sveglierò in riva al mare
    lontano dalla musica di sempre
    che riempie la mia mente

    e, mentre il sole mi suggerisce
    la via per la gioia,
    seguo un gabbiano lasciando,
    nelle impronte sulla sabbia,
    tutte le tristezze che alloggiavano nel cuore.

    E come se mi preparassi
    per un viaggio senza meta
    lascio che questo vento sulla pelle
    allontani le ferite e tutte quelle parole

    e tra la brezza il passato mi confessa
    segreti che in realtà mi appartengono
    così ricordando trovo la forza
    di affrontare nuove sfide
    come le onde del mare continuamente
    affrontano la battigia che mi bagna.

     
  • 29 marzo 2012 alle ore 20:07
    La follia dell'amore

    Cos'è questo luccichio che leggo nei tuoi occhi
    se non la nascita di una lacrima che non sopporti
    E si ripete la stessa storia del tuo dolore
    che sempre ritorna con le amare parole
    come quelle che ispirano una canzone triste
    come quelle che fanno male
    più di ogni altro gesto o discussione...
    Cos'è questo silenzio che attorno si espande
    come se fossimo stati sommersi nelle profondità
    di un oceano appena mosso dai nostri piccoli errori ?
    E questa improvvisa musica che sembra provenire
    da un pianoforte impazzito
    che non tenta a fermarsi
    è forse la risposta ai tuoi silenzi?
    Non leggo che rancore nel tuo cuore
    non sento che poesia nel tuo animo
    che tace, attende e sospetta la nostra stessa follia
    che vuol provare a comprendere tutta la vita
    in poche briciole di tempo
    senza sosta
    senza riflettere nemmeno per un momento.
    E poi sorridi senza motivo
    e mi rendo conto di poter continuare a sognare
    restando a guardarti senza parlare
    e sarà forse l'essenza del mio amore
    che mi sconvolge restandoti vicino...
    sarà sempre la solita follia di voler tentare
    sempre e comunque... semplicemente ad amare.

     
  • 29 marzo 2012 alle ore 20:03
    Oltre ciò che sento | Testo canzone

    Arriva da lontano un suono che mi cattura
    e che sembra giungere
    da qualche forza della natura
    ...ed improvvisamente un silenzio
    pervade l'anima e mi fa star meglio...
    e poi mi accorgo di poter ancora amare
    e di poter ancora sognare
    come quando mi soffermavo ad osservare il mare...
    E come non poter ricordare
    quando seguendo il volo di un gabbiano
    lasciavo cadere una lacrima sul mio viso
    nata da una strana ed umana sensazione
    tra quello stare bene e il voler ancora sperare
    che un giorno o l'altro tutto potrà passare
    anche se spesso non so resistere
    e non trovo la forza e il coraggio di gridare
    io so di certo che tutto ciò che è stato donato
    non si perda (mai) nel cuore di chi ha ascoltato
    non si perda (mai)
    perchè nascosto soltanto in qualche parte del creato.
    Eppure canto, canto... canto
    mentre sento piangere lontano
    qualcuno che cerca di capire
    come una vita possa finire
    e poi lo vedo domandarsi
    come poter ricominciare tutto
    senza più sbagliare...
    andare... andare... andare
    andare avanti è la soluzione
    senza fermarsi troppo a pensare
    altrimenti si rischia di affogare
    in una mente che affoga tra milioni di pensieri.
    Dimenticare no (mai)
    Continuare sì (sempre)
    ... e arriva da lontano un suono nuovo
    che portato dal vento mi donerà parole
    senza più ferite... adesso vedo sorgere il sole.

     
  • 29 marzo 2012 alle ore 19:49
    Dietro ad un sorriso

    Sorrido come se fossi l'uomo più felice
    e non mi sorprendo quando c'è qualcuno
    che spontaneamente me lo dice.
    Adesso però tace quell'effimera presenza
    che mi lascia uscire senza accorgermi la sera
    di quel battito che mi fa male ancora
    ma che in un silenzio maledetto... resta.
    Vorrei che spesso questa mia testa
    si svuotasse di tutti quei pensieri tristi
    che fanno male al cuore
    e che fanno dimenticare l'amore con il suo forte rumore.
    Vorrei che dietro ad un sorriso
    ci fosse l'accortezza di una semplice occasione
    che se fosse possibile riscoprire in ciò che riesce a muovere...
    a muovere la vita con tutte le emozioni
    che nel tempo diventano ricordi
    tra milioni di parole
    tra milioni di colori, visi, feste ed altre mille situazioni.
    Vorrei... vorrei... vorrei che dietro ad un sorriso
    fosse letta la verità
    fosse letta quella realtà
    che come può far male, può anche curare...
    può... anche curare.

     
  • 29 marzo 2012 alle ore 19:45
    Alla deriva

    Cerco alla deriva
    l'invero del mondo
    il mormorio delle stagioni
    e quel colle cavo della livrea terra.
    Quel preludio di ameni ricordi
    che si frantuma in una fievole spiaggia
    di desideri profondi.
    Alla deriva,
    al di là del bene e del male
    tra gli stormi selvaggi di guerra
    cerco il lusinghevole vanto del peccato
    che vagheggia ingannevole
    ai confini del giorno.

    FILIPPO GIGANTE

     
  • 29 marzo 2012 alle ore 19:44
    Respiro di Madre

    Guarda c'è l'aurora...
    con me è ogni giorno.
    E' nei miei sguardi
    che si confondono
    tra i tuoi.
    Sei l'aurora
    della mia vita
    e con essa
    rimarrai.
    Asciugherò le tue lacrime
    e le tue sofferenze,
    leggerò i tuoi pensieri
    e i tuoi sorrisi
    anche tra i tuoi capelli bianchi.
    Guarda l'acqua del mare
    tra le rocce
    e quella conchiglia...
    ha la tua voce.
    La prenderò per me
    per sentire per sempre
    il tuo respiro di vita,
    il tuo respiro di madre.

    FILIPPO GIGANTE

    "Intima la lirica, quasi ci fa respirare il profumo del mare mescolato a quello soave della Madonna"
    (Ludovica Mazzuccato, poetessa e Responsabile del periodico FINESTRE APERTE)

     
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  • 26 maggio 2016 alle ore 11:11
    Lettera ad un sogno prezioso

    Come comincia: Caro sogno prezioso, 
    vorrei portarti con me su ogni strada per lasciarti un po' sporcare con la polvere di tutta quella vita respirata dall'asfalto, dai prati, dai palazzi e da tutta quella gente che percorre un cammino nell'assordante imbrunire delle stagioni che passano... 
    Vorrei vederti crescere con quella giusta dose di sacrificio, rinascita e coraggio che servono per tramutarti in realtà. Vorrei vederti accogliere i miei sorrisi e nutrirti con la stessa essenza materna che concede, al mondo intero, la possibilità e la forza di credere ancora in una miriade di altri sogni.

     
  • 15 dicembre 2015 alle ore 18:59
    Come pioggia sulle labbra

    Come comincia: Ed eccomi per le strade del mio paese nell’attesa di un momento. Aspetto in silenzio che piova, mentre la gente che mi passa accanto, osservandomi, si chiede cosa stia facendo così fermo col viso rivolto al cielo. Mi importa poco del loro giudizio perché in fondo in un mondo sacro e disinvolto davanti alla comprensione della così tanto cercata essenza delle piccole cose, ci sarà sempre qualcuno solo interessato all’aspetto esteriore.
    Ho letto milioni di frasi sul mondo e sul suo possibile miglioramento, ma le parole sembrano restare ferme sulla carta ed è così che mi son cercato un amico: il vino.
    Vedo tanti sguardi persi, così tristi e malcontenti che mi portano a trovare in quel fragile calice di vino rosso del pranzo di ogni giorno, un modo diverso di vedere il mio tempo.
    In quella corposità così intensa e nello stesso istante raffinata sento il bisogno di cercare delle sostanziali risposte, dei motivi per restare bene.
    Attendo ogni giorno di bere da quel calice per assaporare quel vino così vivo da sentirmi talmente preso da pensare di poter far tutto.  È un sorso onesto, senza falsi compromessi, che mi porta una sensazione di piacere e serenità. È  il movimento della mia mano che pian piano avvicina quel calice di vetro alle mie labbra racchiudendo, in pochi gesti, i miei ultimi momenti della mattinata. Sento quel sorso di vino come una delle più sentite preghiere della sera e in quell’attimo ringrazio il mio buon Dio di avermi donato tutto ciò che ho. Ed è il ricordo di quel sorso quotidiano che mi fa star bene anche adesso, mentre cade la prima goccia di pioggia sulle mie labbra.
    La gente non mi osserva più e corre… corre a ripararsi dalla pioggia che cade più forte sulla strada.

     
  • 09 aprile 2013 alle ore 19:12
    Il figlio del mare

    Come comincia:   Questa è la storia di un uomo e di una donna, di un figlio e di una madre e del loro forte legame che nonostante tutto, resta inalterato nel tempo.
      Era una sera di agosto, uno di quei momenti in cui si fermenta il forte desiderio di uscire con qualcuno, con quella strana sensazione di fuga dal solito caos… Era una di quelle sere in cui, Maurizio aveva una gran voglia di staccare dal quotidiano, dal lavoro e da tutto il resto.
      L’importante era godersi quel frammento del suo tempo, ma pur sempre accompagnato da qualcuno che doveva in lui, far radicare un senso di serenità interiore. Non ebbe un attimo di titubanza nella scelta della sua accompagnatrice.
      Scelse con cura e sicurezza e non esitò altro tempo nell’invitare sua madre ad una passeggiata sulla spiaggia. Desiderava da molto tempo, trovare uno spazio tutto per loro e l’invito rivolto alla madre fu come quello che si rivolge ad una principessa… con eleganza e delicata maestria, con rispetto e un pizzico di vergogna che fa sempre più sentito e vero uno di questi momenti.
      Giunti in spiaggia, dopo aver attraversato la vecchia stradina di campagna, per arrivare prima e, dopo aver scambiato qualche chiacchiera al volo durante il breve tragitto, scesero dall’auto parcheggiata nei pressi di una strada alberata.
      Le luci del giorno avevano già abbandonato il paesaggio, tutto davanti a loro luccicava con una luce più tenue, ciò che più brillava erano i loro occhi. Il mare li invitava a sedersi sulla sabbia e loro, dopo aver appoggiato un telo bianco con strisce arancione, acconsentirono l’invito del mare.
      Di fronte a loro c’era l’inizio di un meraviglioso tramonto, il sole fu presto stanco di osservarli, ma il cielo sempre interessato cercava di farli sentire sicuri. Anche il leggero respiro del vento, li trattava bene, non voleva essere scortese e toccava i loro visi, come una carezza materna.
      Maurizio si sentiva già molto rilassato e iniziò a parlare con la madre del suo lavoro, di come procedesse il suo tempo e di come fosse alla continua ricerca di una dolce metà. Aveva alle spalle i suoi ancora giovani ventisette anni e davanti a sé una gran parte di giorni da vivere in compagnia di mille e più eventi.
      La terra intera sembrava raccolta intorno a loro e le leggere carezze del vento sembravano interessate al discorso. Lo sguardo della madre osservava il proprio figlio con profonda ammirazione e cercava di non perdere alcuna parola. Ogni singola parola era come un pezzo di cornice che andava a circondare con un certo stile tutto quel momento.
      Venne svelato un piccolo segreto e la buona madre ne rivelò un altro. La conversazione si prolungava e man, mano ci si confidava sempre più restando fedeli e rispettosi alla propria natura di madre e di figlio.
      Le delicate onde del mare ormai giacevano, nel silenzio della notte, curiose anche loro ad ascoltare. La brezza divenne più pungente, ma non diede fastidio ai due corpi seduti sulla sabbia. Era come se ogni granello di sabbia si fosse più unito agli altri, era come se nessuno dovesse più soffrire in silenzio…
      La gioia era veder sorridere uno dei due, il bello era aver ritrovato reciprocamente, nel gioco di un momento, un riflesso dell’altro nei propri sguardi. Era come essere l’uno l’essenza dell’altro, come se tutto il paesaggio rappresentasse la vita, come se in quell’attimo di tempo tutti potessero sostenere, almeno una volta, di essere stati anche in una sola notte figli dello stesso mare.

     
  • 09 aprile 2013 alle ore 19:09
    Il riflesso perduto

    Come comincia:   Tra gli svariati appunti, le sue matite ridotte a piccoli bozzoli di legno e quella sua vecchia lampada da tavola dalla fioca luce c’era spazio anche per il suo tesoro: montagne smisurate di libri rendevano inospitale, per qualsiasi altra cosa, quella sua antica scrivania di legno di faggio.
      Non c’erano lettere d’amore, né estratti conto nei suoi tiretti e le persiane delle finestre della sua oscura camera erano sempre chiuse.
      Sembrava non dare importanza a quelle poche cartoline impolverate gettate sul grande tappeto persiano… erano lì già da molto tempo e d’altrettanti giorni non sembrava aver cambiato i suoi pregiudizi col resto del mondo.
      Non vi erano specchi, né bottiglie di vetro e neanche altri tipi di oggetti che permettessero a chiunque entrasse di vedere un riflesso del proprio corpo. Ogni stanza della sua casa era buia o a malapena illuminata, ogni suo pensiero era privo di altri interessi.
      Erano passati molti anni dall’ultima visita e ormai non conosceva più nessuno che si permetteva di andarlo a trovare.
      Per l’anziano professore lo studio, il sapere, la voglia inarrestabile di conoscenza erano tutta la sua vita, il riflesso della sua identità.
      Tutto restò invariato, fino ad una fredda mattina d’inverno. La neve si posava leggera sulla strada che l’attempato professore percorreva ogni mattina al nascere del sole, per raggiungere il cassonetto dei rifiuti e cercare qualche vecchia rivista o libro mal ridotto dal tempo, che qualcuno aveva deciso “inconsciamente” di buttare via.
      Un sole che quella mattina sembrava essere più pallido del solito, una mattina più fredda delle altre. Mentre i bianchi fiocchi di neve coprivano, uno alla volta, le poche impronte della gente e lasciavano silenzi tra i secchi rami degli alberi, accadde qualcosa, forse una delle cose più semplici e dimenticate o forse così incomprensibili ed evidenti da essere forzosamente notate.
      Per quanto si sforzasse a negare ciò che effettivamente vedeva davanti a sé, non riusciva a dare una logica spiegazione a quel… riflesso!
      Tra tutte quelle sporche buste di plastica, cenci di stoffa e vecchi pezzi di qualche elettrodomestico usato… c’erano dei frammenti di specchio che insieme avevano ricostruito il suo corpo, il suo viso pallido e i suoi occhi azzurri incavati e spaventati.
      L’anziano professore aveva davanti a sé il suo stesso riflesso, osservava in silenzio e nella sordità del suo mondo iniziava a compromettersi qualcosa. Non riusciva a reagire, poteva allontanare con un piede tutti quei frammenti, ma qualcosa più grande di lui non gli permetteva di rispondere a quella visione.
      Passarono ancora molti minuti, prima che il suo corpo perdesse completamente i sensi, ancor prima che tutto ciò che aveva letto e studiato nel corso dei suoi lunghi anni iniziasse ad essere soppresso da un unico senso, da un’unica conoscenza, da un’unica verità… da un unico e ormai incatenato Io.
      Aveva dedicato tutto se stesso ai libri, senza aver mai sfogliato le pagine di un volume che poteva dar spazio alle emozioni più belle, ai sogni più desiderati, al rispetto, agli abbracci e ai baci più cercati, ai tramonti e alle albe del tempo, alla luce, al buio, al silenzio e alla musica dei giorni. Non aveva dato importanza al libro più importante… quello della sua vita.
      Cadde a terra ascoltando probabilmente il suono più poetico che potesse mai aver ascoltato… quello del suo cuore prosciugato dalle sue prime e, da tempo, trattenute lacrime.
      Le nuvole lasciarono spazio ai primi raggi di un sole più caldo, più protettivo che asciugò le lacrime di un uomo che aveva, probabilmente, cercato se stesso nei libri e nella solitudine del tempo. Il cercare se stessi, il cercare il meglio di noi stessi sono la ricerca stessa della felicità… ma non tutto ciò che si sceglie di seguire può rispondere alle nostre domande, ma è sempre meglio provare a poter cambiare, prima che sia troppo tardi.
      Quel vecchio uomo, quel professore, quell’uomo avrebbe potuto amare la sua vita nella sua profondità, scoprirne il senso più vero. Avrebbe imparato a vivere delle piccole cose, e poi sarebbe stato in grado di potersi avvicinare alle cose più grandi scoprendo, prima della sua stessa morte, la sua vera identità… il suo riflesso perduto.

     
  • 29 marzo 2012 alle ore 20:01
    SOLI ALLA DERIVA

    Come comincia: Il mare è calmo. Un’anziana signora siede sulla sabbia e cerca con lo sguardo qualcosa alla deriva. C’è silenzio. Ed è proprio da questo sordo rumore che le si animano pensieri e le si confondono i ricordi. La donna è lì accarezzata dal vento, sola a pensare, a cercare una sola e indispensabile risposta.

    Perché l’avevano abbandonata ? In fondo lei non era un cane e anche se lo fosse stato…bè non lo avrebbe trovato divertente. Il tempo passa come un mendico senza meta e lei aspetta, aspetta quando si accorge di non essere sola. A fianco a lei, sta per sedersi un uomo della sua stessa età, i due si guardano nel buio della notte. Tra le ceneri di un rimpianto le onde dei loro sguardi bagnano le coste dei loro occhi e insieme continuano a cercare una risposta ai confini del giorno.

     
  • 29 marzo 2012 alle ore 19:57
    A SCUOLA DI VITA | Articolo

    Come comincia: “Io penso che un uomo che non conosce se stesso, non potrà mai essere chiamato saggio. Anzi, direi che la massima sapienza consiste proprio nel conoscere se stessi”. Il pensiero di Platone racchiude probabilmente ciò che ogni uomo, durante la propria crescita fisica e morale punta a raggiungere: la pienezza e la conoscenza di se stesso. Ci si impegna a trovare un senso alla vita senza accorgerci che ciò che ci renderebbe davvero felici, è proprio l’essenziale che è davanti ai nostri stessi occhi. Purtroppo, molti più giovani cercano risposte invano, in luoghi e situazioni che sanno di buono, ma che nascondono spesso un retrogusto aspro ed amaro. Eppure basterebbe dare loro più ascolto e più attenzioni, educarli fin da piccoli alla condivisione delle proprie gioie e delle proprie debolezze, abituarli al confronto e non alla ribellione, considerare le loro opinioni parte delle numerose possibilità di vedere e vivere una qualunque situazione.
    Non è sempre colpa di una mancata educazione familiare, se spesso ci si ritrova a leggere storie di ragazzi difficili, abbandonati alle proprie speranze e forse ancora in cerca di un aiuto.
    Tutto, nel quotidiano, sembra dare più importanza a cose futili e meschine, ad una sorta di materialismo mediatico che punta ad evidenziare il danno, l’errore del giovane e quasi mai la possibilità di un recupero, di una spiegazione o di un qualsiasi modo per affrontare davvero il problema che è alla radice di tutto.
    E se allora, il resto del mondo, potrà continuare a parlare e discutere di altro, toccherà prima o poi, ad ogni giovane doversi rimboccare le maniche ed iniziare una ricerca, un esame sulle proprie azioni. Dovremmo caricarci sulle nostre spalle la metà del peso della sofferenza dei nostri amici, impegnarci a portare avanti il meglio di noi stessi, leggendo il nostro cuore e maturando così un destino eterno nel tempo. Un pensiero positivo che sappia radicare in noi e in tutti coloro che ci sono attorno. Un pensiero forte che deve riuscire a mobilitarci a non nascondere nulla di ciò che pensiamo e di ciò che vorremmo mostrare, ma che per timori ed incertezze fermiamo e chiudiamo in una gabbia immaginaria. Bisogna avere il coraggio di ricominciare, di rinascere dalle proprie ceneri come fossimo una fenice e solo quando, inizieremo a seminare e a respirare nuova linfa ci accorgeremo che non siamo e non saremo mai soli, perché c’è sempre un Cielo sopra di noi… perché la gioia di amare e la gioia di essere amati possano diventare la vita stessa.

    "A SCUOLA DI VITA" Articolo di Filippo Gigante, pubblicato sul numero 8 di "Il Saio 24 ore" (Mensile della Gioventù Francescana di Cerignola)

     
  • 29 marzo 2012 alle ore 19:56
    IL CUORE BATTE PER TUTTA LA BELLEZZA DEL MONDO

    Come comincia: A volte il cuore mi si riempie di così tante emozioni che quasi sembra scoppiarmi... spesso, potrei starmene in silenzio e smettere di cercare una ragione per ogni cosa che mi accade, ma è difficile dare a tutto una spiegazione, così inizio a rilassarmi e ad ascoltare un po' di musica... Rileggo alcune lettere e alcuni vecchi messaggi e mi commuovo un po' e poi tutto mi scorre nelle vene, facendomi comprendere che tutto ciò che vivo è parte di me e che nessuno può cancellare nemmeno un singolo frammento vissuto. Nella mia mente ci sono tutti gli istanti, le parole dette e ascoltate, i film visti con gli amici, le strade percorse, i baci donati e quegli abbracci intensi ed interminabili... le lacrime delle mie numerose commozioni e quelle del dolore, i sorrisi di piacere e quelli della gioia dello stare insieme... Il cuore batte sempre più forte, quando osserva e ricorda tali bellezze vissute... ed ora son quì che attendo ancora di vivere altre novità, altre esperienze, altri istanti di vita.

     
  • 29 marzo 2012 alle ore 19:53
    Stralci tratti dal mio romanzo BIANCO E NERO

    Come comincia: Ricomincio a pensare alla parola "fine" e si intrecciano, legati ad un lontano confine, quei ricordi amari che sembrano ferirti ripetutamente quando meno te lo aspetti. Se la mente ritorna a pensarci è perché il cuore ha salde le radici del tempo. Poi fa eco nell'aria la parola "inizio" e tutto, davanti a te, sembra far largo a qualcosa di nuovo, di diverso ma che prende esempio e sostegno dallo stesso passato di cui si nutrono le ferite dell'anima. E lì, dove saluti tra un inizio ed una fine, inizi a respirare l'essenza della parola "rinnovamento". ▌BIANCO E NERO di Filippo Gigante ▌

    ‎"Sai dirmi qual è il giorno più bello della tua vita?" - FORSE QUELLO DELLA MIA NASCITA... O QUELLO DI UN VECCHIO NATALE TRASCORSO ANCHE CON I MIEI AMICI... DAVVERO, NON SAPREI COSA DIRTI... - "Eheheeh... sta sereno, siediti un momento e ascoltami con attenzione (...) il giorno più bello di ognuno di noi è quello che raccoglie tutti i frammenti che collezioniamo durante tutto il nostro percorso. Ogni gesto, ogni istante racchiude in sé quel pezzettino che unito a tutti quei miliardi e miliardi di altri pezzettini crea la delicata bellezza di ogni tempo (...)" ▌BIANCO E NERO ▌

    Vorrei sapere se fosse possibile distruggere, in un attimo, i tanti castelli costruiti in aria e se fosse giusto agire con pazzia... bruciando tutto ciò che ostacola le storie di chi vuol solo amarsi e scappare via da questa stupida quotidianità... Vorrei sapere così tante cose a cui questa realtà non può risponderci, vorrei sapere se ci sei mio Dio... vorrei sapere se adesso sei in ascolto.... perché ho paura di questo mio tremolio improvviso... Vorrei vivere la delicatezza di ogni momento, vorrei amare senza più una bugia che fa capolino per distruggere tutto. E se chiedo troppo, adesso non chiedo più scusa a nessuno... qualcosa di bello, me la merito anch'io!  ▌BIANCO E NERO di Filippo Gigante ▌

    La mia vita continua a donarmi sempre qualcosa di speciale, oltrepasso i cattivi momenti e vado avanti a testa alta con la mia fede e la mia salda volontà di voler trasmettere, a chi mi vive accanto, la massima positività delle cose. Mi piace consigliare ed essere consigliato, ma sono contrario al comando e alla costrizione. Ognuno è libero di agire nel rispetto dell'altro. Smettiamola di lamentarci per qualsiasi cosa, dobbiamo imparare ad osservare e vivere pienamente la bellezza di ogni momento trascorso con le persone più care.
    ▌BIANCO E NERO di Filippo Gigante  ▌www.filippogigante.it 

     
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  • "Ogni angelo è tremendo" è il romanzo di Susanna Tamaro che si legge con la forte sensazione di avere di fronte la stessa autrice. E' come se si seguisse il percorso di un'anima che traccia tra le pagine la crescita fisica, ma soprattutto intellettuale di una bambina che diventa una donna con alle spalle un passato che le ha trasmesso il dolore, la consapevolezza e la ricchezza dell'essere umano attraverso l'evoluzione di una scrittura che fa eco alla poesia, alla ragione e alla sofferenza che diventa lievito di una profonda ricerca interiore che "un'antenna con i fili scoperti", come la stessa Tamaro si definisce, è in grado di trasmettere piacevolmente ai suoi lettori. Un viaggio coinvolgente che inizia nella fredda bora triestina e che si dirama tra le pagine più intime e coraggiose della vita dell'autrice. In attesa, da grande stimatore, di leggere al più presto l'inedito Illmitz vi consiglio vivamente la lettura di quest'ultima opera.

    [... continua]

  • E' una delle più grandi scrittrici del nostro panorama letterario italiano, ha raccolto premi e numerosi elogi e critiche da diversi fronti. In questo suo lavoro, Susanna Tamaro, esprime a pieno un modo umile e sincero di vedere l'esistenza dell'uomo. Un'evoluzione che ha seminato pregi e molti difetti nel corso del tempo, dove "ogni parola è un seme", dove da ogni seme può far nascere e germogliare un cammino, una storia, un evento sempre diverso. Un libro che fa riflettere sul modo di vivere, su tutto ciò che si mostra e su tutto quello che siamo o che siamo costretti a mostrare. Le parole, i sensi.

    [... continua]