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Autore

Filippo Gigante

in archivio dal 07 nov 2011

10 febbraio 1983, Alberobello (BA) - Italia

segni particolari:
Ciuffo bianco naturale tra i miei capelli neri.

mi descrivo così:
Nato ad Alberobello (BA) nel 1983. Le mie passioni si diramano nella Comunicazione Digitale, nell'Editoria Libraria e Multimediale, Social Media, Cinema e Teatro. Scrivo canzoni, poesie e romanzi. Autore di BIANCO E NERO (Lettere Animate, 2014) e LA PISCINA DELLE MAMME (Lettere Animate, 2013).

09 aprile 2013 alle ore 19:12

Il figlio del mare

Intro: E se fossimo anche noi dei figli del mare?

Il racconto

  Questa è la storia di un uomo e di una donna, di un figlio e di una madre e del loro forte legame che nonostante tutto, resta inalterato nel tempo.
  Era una sera di agosto, uno di quei momenti in cui si fermenta il forte desiderio di uscire con qualcuno, con quella strana sensazione di fuga dal solito caos… Era una di quelle sere in cui, Maurizio aveva una gran voglia di staccare dal quotidiano, dal lavoro e da tutto il resto.
  L’importante era godersi quel frammento del suo tempo, ma pur sempre accompagnato da qualcuno che doveva in lui, far radicare un senso di serenità interiore. Non ebbe un attimo di titubanza nella scelta della sua accompagnatrice.
  Scelse con cura e sicurezza e non esitò altro tempo nell’invitare sua madre ad una passeggiata sulla spiaggia. Desiderava da molto tempo, trovare uno spazio tutto per loro e l’invito rivolto alla madre fu come quello che si rivolge ad una principessa… con eleganza e delicata maestria, con rispetto e un pizzico di vergogna che fa sempre più sentito e vero uno di questi momenti.
  Giunti in spiaggia, dopo aver attraversato la vecchia stradina di campagna, per arrivare prima e, dopo aver scambiato qualche chiacchiera al volo durante il breve tragitto, scesero dall’auto parcheggiata nei pressi di una strada alberata.
  Le luci del giorno avevano già abbandonato il paesaggio, tutto davanti a loro luccicava con una luce più tenue, ciò che più brillava erano i loro occhi. Il mare li invitava a sedersi sulla sabbia e loro, dopo aver appoggiato un telo bianco con strisce arancione, acconsentirono l’invito del mare.
  Di fronte a loro c’era l’inizio di un meraviglioso tramonto, il sole fu presto stanco di osservarli, ma il cielo sempre interessato cercava di farli sentire sicuri. Anche il leggero respiro del vento, li trattava bene, non voleva essere scortese e toccava i loro visi, come una carezza materna.
  Maurizio si sentiva già molto rilassato e iniziò a parlare con la madre del suo lavoro, di come procedesse il suo tempo e di come fosse alla continua ricerca di una dolce metà. Aveva alle spalle i suoi ancora giovani ventisette anni e davanti a sé una gran parte di giorni da vivere in compagnia di mille e più eventi.
  La terra intera sembrava raccolta intorno a loro e le leggere carezze del vento sembravano interessate al discorso. Lo sguardo della madre osservava il proprio figlio con profonda ammirazione e cercava di non perdere alcuna parola. Ogni singola parola era come un pezzo di cornice che andava a circondare con un certo stile tutto quel momento.
  Venne svelato un piccolo segreto e la buona madre ne rivelò un altro. La conversazione si prolungava e man, mano ci si confidava sempre più restando fedeli e rispettosi alla propria natura di madre e di figlio.
  Le delicate onde del mare ormai giacevano, nel silenzio della notte, curiose anche loro ad ascoltare. La brezza divenne più pungente, ma non diede fastidio ai due corpi seduti sulla sabbia. Era come se ogni granello di sabbia si fosse più unito agli altri, era come se nessuno dovesse più soffrire in silenzio…
  La gioia era veder sorridere uno dei due, il bello era aver ritrovato reciprocamente, nel gioco di un momento, un riflesso dell’altro nei propri sguardi. Era come essere l’uno l’essenza dell’altro, come se tutto il paesaggio rappresentasse la vita, come se in quell’attimo di tempo tutti potessero sostenere, almeno una volta, di essere stati anche in una sola notte figli dello stesso mare.

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