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Autore

Filippo Gigante

in archivio dal 07 nov 2011

10 febbraio 1983, Alberobello (BA) - Italia

segni particolari:
Ciuffo bianco naturale tra i miei capelli neri.

mi descrivo così:
Nato ad Alberobello (BA) nel 1983. Le mie passioni si diramano nella Comunicazione Digitale, nell'Editoria Libraria e Multimediale, Social Media, Cinema e Teatro. Scrivo canzoni, poesie e romanzi. Autore di BIANCO E NERO (Lettere Animate, 2014) e LA PISCINA DELLE MAMME (Lettere Animate, 2013).

09 aprile 2013 alle ore 19:09

Il riflesso perduto

Intro: (Racconto pubblicato in BIANCO E NERO, edito da Lettere Animate, 2014 - www.filippogigante.it)

Il racconto

  Tra gli svariati appunti, le sue matite ridotte a piccoli bozzoli di legno e quella sua vecchia lampada da tavola dalla fioca luce c’era spazio anche per il suo tesoro: montagne smisurate di libri rendevano inospitale, per qualsiasi altra cosa, quella sua antica scrivania di legno di faggio.
  Non c’erano lettere d’amore, né estratti conto nei suoi tiretti e le persiane delle finestre della sua oscura camera erano sempre chiuse.
  Sembrava non dare importanza a quelle poche cartoline impolverate gettate sul grande tappeto persiano… erano lì già da molto tempo e d’altrettanti giorni non sembrava aver cambiato i suoi pregiudizi col resto del mondo.
  Non vi erano specchi, né bottiglie di vetro e neanche altri tipi di oggetti che permettessero a chiunque entrasse di vedere un riflesso del proprio corpo. Ogni stanza della sua casa era buia o a malapena illuminata, ogni suo pensiero era privo di altri interessi.
  Erano passati molti anni dall’ultima visita e ormai non conosceva più nessuno che si permetteva di andarlo a trovare.
  Per l’anziano professore lo studio, il sapere, la voglia inarrestabile di conoscenza erano tutta la sua vita, il riflesso della sua identità.
  Tutto restò invariato, fino ad una fredda mattina d’inverno. La neve si posava leggera sulla strada che l’attempato professore percorreva ogni mattina al nascere del sole, per raggiungere il cassonetto dei rifiuti e cercare qualche vecchia rivista o libro mal ridotto dal tempo, che qualcuno aveva deciso “inconsciamente” di buttare via.
  Un sole che quella mattina sembrava essere più pallido del solito, una mattina più fredda delle altre. Mentre i bianchi fiocchi di neve coprivano, uno alla volta, le poche impronte della gente e lasciavano silenzi tra i secchi rami degli alberi, accadde qualcosa, forse una delle cose più semplici e dimenticate o forse così incomprensibili ed evidenti da essere forzosamente notate.
  Per quanto si sforzasse a negare ciò che effettivamente vedeva davanti a sé, non riusciva a dare una logica spiegazione a quel… riflesso!
  Tra tutte quelle sporche buste di plastica, cenci di stoffa e vecchi pezzi di qualche elettrodomestico usato… c’erano dei frammenti di specchio che insieme avevano ricostruito il suo corpo, il suo viso pallido e i suoi occhi azzurri incavati e spaventati.
  L’anziano professore aveva davanti a sé il suo stesso riflesso, osservava in silenzio e nella sordità del suo mondo iniziava a compromettersi qualcosa. Non riusciva a reagire, poteva allontanare con un piede tutti quei frammenti, ma qualcosa più grande di lui non gli permetteva di rispondere a quella visione.
  Passarono ancora molti minuti, prima che il suo corpo perdesse completamente i sensi, ancor prima che tutto ciò che aveva letto e studiato nel corso dei suoi lunghi anni iniziasse ad essere soppresso da un unico senso, da un’unica conoscenza, da un’unica verità… da un unico e ormai incatenato Io.
  Aveva dedicato tutto se stesso ai libri, senza aver mai sfogliato le pagine di un volume che poteva dar spazio alle emozioni più belle, ai sogni più desiderati, al rispetto, agli abbracci e ai baci più cercati, ai tramonti e alle albe del tempo, alla luce, al buio, al silenzio e alla musica dei giorni. Non aveva dato importanza al libro più importante… quello della sua vita.
  Cadde a terra ascoltando probabilmente il suono più poetico che potesse mai aver ascoltato… quello del suo cuore prosciugato dalle sue prime e, da tempo, trattenute lacrime.
  Le nuvole lasciarono spazio ai primi raggi di un sole più caldo, più protettivo che asciugò le lacrime di un uomo che aveva, probabilmente, cercato se stesso nei libri e nella solitudine del tempo. Il cercare se stessi, il cercare il meglio di noi stessi sono la ricerca stessa della felicità… ma non tutto ciò che si sceglie di seguire può rispondere alle nostre domande, ma è sempre meglio provare a poter cambiare, prima che sia troppo tardi.
  Quel vecchio uomo, quel professore, quell’uomo avrebbe potuto amare la sua vita nella sua profondità, scoprirne il senso più vero. Avrebbe imparato a vivere delle piccole cose, e poi sarebbe stato in grado di potersi avvicinare alle cose più grandi scoprendo, prima della sua stessa morte, la sua vera identità… il suo riflesso perduto.

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