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in archivio dal 05 mar 2011

Francesca Lo Bue

Lercara Friddi - Italia
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  • 26 aprile alle ore 18:20
    Romasola

    Romasola
     Rimane,
    come il tempo che non va da nessuna  parte.
    È il tempo di tutti!
    Nessuno s’è ne andato,
    Ognuno possiede tutti gli altri.
    Si sfuse nella fiumana petrea il respiro degli altri,
    nell’oscurità del ricordo,
    nell’oblio dimenticato.
     
    Murata nel sogno di una grazia che non ci perdona,
    appari, piena di luce,
    nel brusio dell’autunno.
    Una la vita,
    specchio argentato che ti guarda dagli istanti del dopo,
    negli istanti che non so se furono.

    Moiras Ed. Scienze e Lettere Roma 2012

     

     
  • 09 dicembre 2013 alle ore 15:11
    il Sigillo Bianco

    Il sigillo bianco
     Aleggia l’angelo grigiastro nella infinita notte bianca.
    Qualcosa rimase,
    qualcosa lasció nella notte infinita.
    Mistero dell’alba,
    abisso bieco,
    speranza soffocata,
    verde appassito,
    radice calpestata, ‘’
    cuore aperto che piange…
    per gli altri, per il dopo, inseguendo lontananze.
    Guizza livida l’ira,
    si ammantó la stella caduta,
    festeggiarono perfino le sue illusioni…
    gli sottrassero l’allegria.
     
    Dammi, Signore, l’invisibile tua spada di pietra,
    stupore del mio cuore macchiato di un sigillo calcinato.
     
     
    El sello 
     
    Aletea el ángel grisáseo en la sin fin noche blanca.
    Algo se quedó, algo dejó en la infinita noche.
    Misterio de la alborada,
    estrujo de esperanza,
    verde marchito,
    raíz machacada.
    Lividez temblorosa.
    Corazón abierto que llora...
    por los otros, por el después, timoneando lejanías.
    Serpentea violácea la ira,
    se cobijó la estrella caída,
    hasta se le agasajó su desvarío ilusorio...
    Le sustrajeron la alegría.
     
    Dame, Señor, tu invisible espada de piedra,
    asombro de mi corazón manchado por un sello calcinado.
     
     
    Francesca Lo Bue
     da “Moiras” Edizioni Scienze e Lettere - Roma 2012 -
     
     
     

     
  • 03 novembre 2013 alle ore 8:41
    Non te ne sei andato No te has ido

    Non te ne sei andato

    Sono venuti, mi hanno offerto
    un libro.
    Nel libro c’era tutto il segreto,
    nel libro c’era la vita recuperata.
    C’erano i volti vivi, le sembianze.
    Il libro grigio, nebbia nella notte,
    aveva i fogli piegati, secchi, bruciacchiati.
    Si poteva leggere.
    C’era scritto il nuovo, la vita, la presenza,
    il biancore fulgido della permanenza!
    Era luminoso, potevi leggerlo tutto.
    Ti potevi vedere, toccare, ti potevi vedere vivendo!
    Continuavi a vivere,
    continuavi a esserci, a starci.
    Ti rivedrai. Non sarai più nessuno.
    Non sarai più traccia leggera,
    non sarai foglia pallida, smarrita,
    pagina bianca e vuota che si confonde e annulla nel tempo diafano,
    nell’eternità delle nubi fuggenti.
    adesso so che la vita ti sarà riconsegnata.
    È ripresa.
    adesso so che non ti sei allontanato, che non te ne sei andato,
    che niente fu dimenticato, che niente si è perduto.

    Luminescenza di fiori bianchi,
    serene, nel mattino radioso.

    No te has ido

    Han venido, me han ofrecido
    Un libro.
    En el libro estaba todo el secreto.
    En el libro estaba la vida recuperada.
    Estaban los rostros vivos y las siluetas.
    El libro gris, niebla en la noche,
    tenía las hojas dobladas, secas, chamuscadas.
    Se podía leer.
    Traía escrito el nuevo, la vida, la presencia,
    ¡ el blancor de la permanencia!
    Era luminoso, podías leerlo todo.
    Te podías ver, tocar, ¡te podías ver viviendo!
    Continuabas a vivir.
    Continuabas a ser, a estar.
    Te volverás a ver. No serás más ninguno.
    No serás más trazo liviano,
    no serás hoja pálida, perdida,
    hoja blanca y vacía que se confunde y anula en el tiempo blanco,
    en la eternidad de la nube suelta.
    ahora sé que la vida te será consignada.
    Está recobrada.
    ahora sé que no te alejaste, que no te fuiste,
    que no se olvidó nada, que no se perdió nada.

    Efusión de flores blancas,
    serenas en la mañana plena.
     

     
  • 02 ottobre 2013 alle ore 16:04
    L'essenza millenaria

    L’essenza millenaria

    Bianche garze nel diafano infi nito
    cercano il nido negli incavi del cielo,
    nei limiti della luce, nelle acque di fuoco delle nuvole.
    Il bisbigliare delle saett e, il bagliore delle gemme!
    Scendono verso la nott e del cielo
    mormorando la millenaria essenza.
    Aleggiano nella luce delle sabbie annerite,
    con il sogno che si slava nel terrore delle ore…
    Grazia si schiude nel crepuscolo dei giorni.

    Il fuoco zoppicante dalle spighe sparse,
    un sogno ardente scurisce dai papaveri.
    Dove ti aspett a, rabdomante, la pietra-luce?

     
  • 02 ottobre 2013 alle ore 16:00
    Conoscere

    Conoscere

    Conoscere è intuizione di Oscurità,
    è stupore inappagato.
    Arriva nell’alba dei gigli, con la sua aria di tenerezza,
    con l’affl izione della sua assenza.
    Con la passione brumosa di una sera che declina.
    Scendo verso il declivio dei cerchi,
    aspett ando nella speranza che fugge
    con la benedizione dei morti.
    Scendo verso le ombre spezzate dalle madreselve.

    Un aleggiare d’eternità
    romperà la congiura,
    svelerà il passo della notte.
    E apparirà il sole del matt ino
    nelle soglie dello specchio.

     
  • 14 maggio 2013 alle ore 20:04
    Il Passato

    El pasado solo

    Soledad inmóvil,
    como el sueño y la distancia,
    el espejo de agua,
    y la retama de oro.
    Soledad muda y blanda,
    como el corazón de la casa antigua
    y la cruz de hierro del camino.
    Soledad quieta y olvidada,
    como las voces del tiempo ido
    y las brisas penumbrosas del árbol amigo.
    Siempre hay una llamada,
    siempre un esperar,
    siempre algo llega,
    siempre corretea un trino, un reflejo,
    un brote, un abrazo de colores.

    Il passato

    Solitudine immobile
    come il sogno e la distanza,
    lo specchio d’acqua,
    e la ginestra d’oro.
    Solitudine muta e blanda
    come il cuore della casa antica
    e la croce di ferro del cammino.
    Solitudine quieta e dimenticata
    come le voci del tempo andato
    e le brezze umbratili dell’albero amico.
    Sempre c’è una chiamata,
    sempre s’aspetta
    sempre qualcosa arriva
    sempre si scorge un trillo, un riflesso,
    un bocciolo, un abbraccio di colori.

     
  • 19 aprile 2013 alle ore 15:47
    Coppa che sogna

    Càliz que sueña

    Por Roma pasò, Roma olvidò, 
    en olvido yace, al olvido lleva,
    al olvido que aguarda entre amapolas amarillas...
    misterio de brumas nuevas.
    El pasado obsesionado sueña...

    Agujereas el tiempo blanco.
    Cantos hieràticos sostienen tu mensaje remoto,
    Roma, unicidad que se queda,
    voz sola del tiempo 
    Roma, piedra dibujada, piedra herida.

    Copa de espejo inmòvil,
    en la paz de tu agua gris llama una llave roja.
    El abismo de tu onda quieta se desvanece en un fuego de silencio.

    Coppa che sogna

    Da Roma è passato, Roma ha già dimenticato.
    Giace in oblio, all’oblio porta,
    all’oblio che aspetta fra gialli papaveri.
    Mistero di brume nuove.
    Il passato ossessivo sogna...

    Incidi il tempo bianco.
    canti ieratici sostengono il tuo messaggio remoto,
    Roma, unicità  che  rimani.
    Voce sola del tempo, 
    Roma, pietra disegnata, pietra ferita.

    Coppa di specchio immobile,
    nella tua pace d’acqua chiama una chiave rossa,
    dal tuo abisso e dalla tua onda quieta
    che svanisce in un fuoco di silenzio.

    Francesca Lo Bue
    Da “Moiras” Ed. Scienze e lettere –Roma 2013 – pagg.62,63.

     
  • 18 aprile 2013 alle ore 8:39
    Nullaè perso, nulla è finito...

    Nada se ha perdido, nada se ha acabado...

    Dardos del tiempo que va acabando,
    Brasas cenicientas,
    ¡Son estelas breves y azules de la mañana!
    Abren una sonrisa, horizontes impetuosos estallan rojos,
    Un manantial, nùmeros, geometrìas y alfabetos,
    Y transcurrires, pesares y un acabar.
    Es y ya se apagò, se secò, se helò.
    No es, no està, no fuè. Ya es ido.
    ¿Fuè resplandor, fuè rayo, fuè rescoldo?
    ¿Fuè visiòn, fuè rosa escarlata de vida, pasiòn, congoja?
    ¿Fuè azul de sueño y ternura?
    ¿Fuè odiosa enemistad?
    Fueron vidas y horas fenecidas.
    Fuè todo y no fuè nada. Y ni eso, recuerdo verdeazul,
    Ni tibio aroma gris, ni soplo hueco,
    Ni tiempo transcurrido, ni estatua de sal,
    Ni nostalgia frìa, ni escalofrìo de caricias olvidadas.
    No fuè, ni estàn,
    Pero estaràn siempre, llegaràn aùn.
    Nunca se fueron, nunca se acabaron;
    Oro de naranjos,
    Blanco de camelias,
    Vibrante nube que llora,
    Ecos sobresaltados.
    Caballeros enjutos
    Con espadas de hielo.

    Nulla è perso, nulla è finito..

    Frecce di tempo che va finendo,
    brace cenerina,
    sono le scie brevi e azzurre del mattino!
    Aprono un sorriso… impetuosi orizzonti scoppiettanti di rosso,
    un ruscello, e numeri, e geometrie, e alfabeti…
    E trascorsi spenti, dolenti.
    È, si spense, s’asciugò, ghiacciò,
    non è, non c’è, non fu. È già andato via,
    fu riflesso, fu raggio, fu scintilla,
    fu visione, fu rosa scarlatta di vita, passione, gemito…
    fu azzurro di sogno e tenerezza,
    fu odio nemico,
    furono vite e ore finite…
    fu tutto, non fu niente e nemmeno ricordo verdazzurro.
    Né fragranza grigia, tiepida, né soffio vuoto,
    né tempo trascorso, né statua di sale,
    né nostalgia fredda, né brivido di carezze dimenticate,
    non fu, non ci sono.
    Ma ci saranno sempre, arriveranno ancora,
    mai se ne sono andate, mai finirono.
    Oro d’aranceti,
    bianco di camelie,
    vibrante nuvola che piange,
    echi sussultanti,
    Cavalieri scarni
    con spade di ghiaccio!

    Francesca Lo Bue

     
  • 18 gennaio 2013 alle ore 23:13
    Ricerche

    Ricerche

    Si scava, si scava con le parole della supplica
    per cercare nel cuore nero della terra
    il segreto,
    l’idea,
    i segnali,
    la scintilla enigmatica,
    vuoti morbidi nel vuoto tenace,
    luce rossa nell’abisso tondo della roccia,
    perchè il rotondo vuoto morbido, illuminato dalle voci bisbiglianti
    si riempia d’eternità.
    Custodiscono le voci, nel cuore morto della rocca,
    il sentiero fulgido del cuore di Dio.
    Portano verso il cuore nero della terra di radici di pietra.
    Si scavano, si scavano le gallerie trasparenti di Dio.
    Sole sepolto.

     
  • 18 gennaio 2013 alle ore 21:07
    Las rosas del camino

    ¿Y la brisa tenue de la rosa, en el tiempo huida
    Caìda en el camino mustio de su tiempo
    [traicionado,
    Para morir en una acera de hierro?
    ¿Tiempo para ser voz entre postigos cerrados,
    Soñando un ramo blanco en el aire grande sin
    [horizontes rojos?
    ¿Y porquè la calle en cruz,
    Y el àrbol desposeìdo en el sol nublado?
    ¡Para què! si el grito està solo,
    Y no llega, no llega
    La vida plena, la vida larga,
    Si tiembla oscura el agua quieta en el verdegris de
    [cuarzo...
    Es asombro plúmbeo y nada màs.
    Gloria frìa del crepùsculo.

     
  • 13 gennaio 2013 alle ore 10:17
    Santa Lucia

    Santa Lucia

    Lucia veglia i suoi occhi ciechi nella penombra del balcone tranquillo.
    I gerani aspettano, nella sete della notte senza stelle,
    l’acqua di Lucifero addormentato.
    In lontananza, verso Sud, l’ululato della lupa affamata,
    lontananza purpurea, la  notte dei gerani ansimanti.
    Coltelli nella carne bianca,  notte avara della luna bianca.
    E Lucia vede nei suoi occhi rossi il desiderio dei gigli,
    nella notte del Sud, fra gerani senz’alba.

    Santa Lucìa

    Lucìa vela sus ojos ciegos en la penumbra del balcòn tranquilo,
    los geranios esperan en la sed de la noche sin estrellas,
    el agua de Lucifer adormecido.
    En la lejanìa del sur, aùlla la loba hambrienta,
    lejaìa  purpùrea, la noche de los geranios anhelantes.
    Cuchillos en la carne blanca, la noche avara de la luna blanca.
    Y Lucìa ve en sus ojos rojos el deseo de la carne de los lirios,
    en la noche del sur, entre geranios sin alba.

     
  • 25 gennaio 2012 alle ore 17:57
    un nome poesia per lamemoria

    A Susanna, Anna Marìa , Gloria.. : la lunga spina di uno strale trasparente, che non vuole disfarsi come colline soavi che ondeggiano nella ingenuità cieca del aria vorace.
    Destino di vittime,
    gigli nel fango turbolento
    denti bianchi, che chiedono al mistero.

    T’aspettavano.
    Aspettava la storia la tua innocenza
    …fiore dolce di luce di stelle!
    E pagasti con l’innocenza offesa!
    Fugacità candida che cammina instancabile,
    la nostra storia di montagne e canali rumorosi!
    Il tuo dolore immenso ha il gemito del mistero!
    T’aspettava la Storia
    per il suo progetto strano,
    fra i pioppi millenari,
    là, nel nostro tempo di vittime e umiliati
    perchè gli altri fossero e brillassero,
    e noi gli esclusi e smarriti.
    Ma sei, sei sempre un sì, segno azzurro,
    col tuo gesto e il tuo nome,
    col tuo viso disegnato nel pensiero che vibra,
    nel pensiero come le brezze di colline addormentate.

     
  • 15 novembre 2011 alle ore 18:49
    Verso il nord

    VERSO IL  NORD

    Il viaggio dei neri, il viaggio del sogno.
    Cuore rosso in un’anima triste,
    cuore nero di un’anima tenace e laboriosa,
    viaggio nero dalle sabbie ardenti,
    pellegrini del miraggio.
    Lavoro muto della morte trista
    verso il cuore d’oro del ponente nero,
    verso il mare della pace.
    Rotta di morte, lontano dalla luna di sale,
    verso le rotte stellate di vita!

    HACIA EL NORTE

    El viaje de  los negros, el viaje del ensueño,
    corazòn rojo en un alma triste
    ¡Corazòn negro de un alma tenaz y laboriosa!
    Viaje negro desde las arenas ardientes,
    -pelegrinos del espejismo-
    Faena muda de la muerte ,
    hacia el corazòn de oro del poniente negro,
    hacia el mar de la paz.
    ¡ Rutas de muerte, lejos de la luna de sal
    hacia las rutas estrelladas de vida!

     
  • 05 giugno 2011 alle ore 11:23
    Lejos

    Lejos

    Papacito
    Buscabas planicies anchas,
    Y corazòn celeste
    Y oro de aguas tranquilas.
    El viaje frìo, en el ondulado añil.
    Y la covacha y la sed.
    Y el desgarro de la tristeza ancha, ancha...
    Y la morada blanca con su sombra verde, verde.
    Y las aguas blancas, blancas de nieve cantarina
    Para entrar en el jardìn quebrado
    Del precipicio triste, triste
    Del corazòn partido.

    Lontananze

    Padre mio,
    cercavi pianure larghe
    e cuore celeste
    e oro di acque tranquille.
    Il viaggio freddo nell’ondulato alto blu,
    e la stamberga e la sete
    e la tristezza larga, larga che spezza.
    e una dimora bianca nell’ombra verde, verde,
    e acque bianche, bianche di neve canterina.
    Per entrare nel giardino spezzato
    dell’abisso triste, triste
    del cuore diviso

    Da "Non te ne sei mai andato (Nada se ha ido)
    Edizioni Progetto Cultura - Roma Luglio 2009 -

     
  • 05 giugno 2011 alle ore 9:41
    Lo indefinibile (L'indefinito)

    Lo indefinible

    Vacío blanco
    hecho de nada y noche.
    Está Todo.
    Está ahí.
    Silencio de lo Único.
    ¿Expían los sauces
    el jadeo brillante de los álamos fragantes?

    L’indefinito

    Vuoto bianco,
    fatto di niente e di notte.
    C’è Tutto.
    È lì.
    Silenzio dell’Unico.
    Spiano i salici
    l’ansimare brillante dei pioppi fragranti?

    Da L'emozione nella parola (Por la palabra, la emocion)
    Progetto Cultura - Roma 2010

     
  • 04 giugno 2011 alle ore 18:14
    La Palabra (La Parola)

    En los sauces de aquella tierra
    Colgábamos nuestras cítaras
    Salmo 137

    La palabra

    Se le perdió el pasado,
    le negaron el zumo del pasado, la nostalgia,
    se la tiznaron, le deslucieron su violeta azulado.
    Y también el presente, que es el ya del pasado.
    Sólo el dolor está solo.
    La tristeza está igual, quieta y mustia.
    Los duendes arrinconados salieron con sus muecas amarillas.

    Da L'emozione nella parola (Por la palabra, laemocion)
    Progetto Cultura - Roma 2010 -
    Cerraron los postigos de los miradores verdes,
    el rocío blanco se secó en los ramajes grises,
    las montañas huyeron en su ceguera de nieve y distancia.
    Y fueron pavores de noche fría sin estrellas,
    y escalofríos de túneles estrujados de viento.
    Claudicó el rojo pétalo del clavel del aire,
    se le obscurecieron las pupilas brillantes a los pensamientos.
    Y entre piedras inmóviles se ausentó el corazón callado de ausencias.
    Estoy aquí y silenciosa espero que se desgarre la
    [tela del olvido inmémore,
    y que brote el encanto de la vida mía.
    Tú te asomaste a mi soledad,
    y mi soledad ya no está vacía y muda, ya no está sola.

    Ai salici di quella terra
    Appendevamo le nostre cetre
    Salmo 137

    La parola

    Le si smarrì il passato.
    Le negarono il succo del passato, la nostalgia,
    l’annerirono, le s’affievolì il suo viola azzurrino.
    E pure il presente, che è l’adesso del passato.
    Solo il dolore è solo.
    La tristezza è uguale, quieta, appassita.
    I geni acquattati uscirono coi loro ghigni gialli.
    Chiusero i battenti degli abbaini verdi,
    la rugiada bianca seccò nelle ramaglie grigie,
    le montagne fuggirono in cecità di neve e distanza.
    E furono terrori di notte fredda senza stelle
    e brividi di gallerie strizzate di vento.
    Claudicarono i rossi petali di gerani pensili,
    si scurirono le pupille brillanti delle viole.
    E fra le pietre immobili si assentò il cuore zittito d’assenze.
    Sono qui e silenziosa aspetto che si strappi la tela ell’oblio immemore.
    E che sbocci l’incanto della vita mia.
    Tu t’affacciasti alla mia solitudine,
    e la mia solitudine non è più vuota e muta, non è più sola.

     
  • 17 aprile 2011 alle ore 17:20
    Sentire

    Sentir

    Llegar a la remota aurora de la luz,
    llegar a las orillas de la emoción, a sus umbrales temblorosos.
    Llegar, estar, quedarse
    en la orilla espumosa de su alma clara.

    Intimidad del corazón,
    flor escarchada que sueña
    manantial que me llama y reclama.
    Necesidad de luz oscura.
    Vibran los dedos jadeantes de silencio.

    Sentire

    Arrivare alla remota aurora della luce,
    arrivare alle sponde dell’emozione, alle sue soglie palpitanti.
    Arrivare, rimanere,
    nelle rive spumose della sua anima chiara.

    Intimità del cuore,
    fiore di brina che sogna,
    rivo che mi chiama e richiama.
    Necessità di luce oscura.
    Vibrano le dita anelanti di silenzio.

    Da L'emozione nella parola (Por la palabra, laemocion)
    Progetto Cultura -Roma 2010 -

     
  • 13 marzo 2011 alle ore 9:20
    Felicità

    Felicità

    Non è allegria,
    è Semplicità vuota.
    Innocenza silenziosa.
    Quiete dorata come scintilla azzurrina.

    Semi nella tenebrosità lunare e vana.
    Vastità che abbaglia.
    Serena quest’ora m’abbandona,
    come la brace perenne al tramonto.
    Per la pace, per il sogno vero.
    E verrà di nuovo la brezza annunciatrice.

    Felicidad

    No es júbilo,
    es Simplicidad vacía.
    Inocencia callada.
    Quietud dorada como de centella azulada.

    Semillas en la tenebrosidad lunar y vana.
    grandeza que encandila.
    Es placidez de la hora que lenta me abandona,
    como la brasa perenne al ocaso.
    Para la paz, para el ensueño verdadero.
    Y vendrá de nuevo la brisa anunciadora.

    Da L'emozione nella parola (Por la palabra, laemocion)
    Progetto Cultura 2010.

     
  • 06 marzo 2011 alle ore 22:55
    Estrella

    Apenas, apenas
    se recoge la emoción
    en tres sílabas Estrella
    en cinco, que parpadeas
    en siete, en mi corazón fiel.
    Quizás en diez. Luz que nace desde el llanto
    [quieto.

    Sin fin
    viajaba el eco
    alrededor del monje errante.

    Appena appena
    si raccoglie l’emozione
    in quattro sillabe Stella
    in cinque, che galleggi
    in sette, nel mio cuore fedele
    forse in dieci. Luce che nasce dal pianto
    [quieto.

    Senza fine
    viaggiava l’eco
    intorno al monaco errante.

    Da L'emozione nella parola ( Por lapalabra la emocion )
    Progetto Cultura - Roma -2010 -

     
  • La canzone della donna che balla

    Guizzo di fede, passione, infinito che chiama,
    Istinto generoso, traboccante,
    Lontano, lontano verso il cuore verde della lontananza
    Fra l’abisso verde delle acque fredde di laggiù
    nella lontana distesa argentea
    Là, fra i bordi  dell’ardore e il ghiaccio
    per arrivare al cuore della perdita estrema
    all’abisso del sangue che s’asciugherà
    nella vastità  dell’oceano verde.
    Guizzo di vita e sogno grande!
    Soffio di fiamma dolce
    che spinge elevata ed impaziente
    Alla semina della bellezza triste ed antica,
    la canzone della donna che balla, nel cuore
    con l’eternità della lontananza dentro.

    La canciòn de la mujer que baila

    Pàlpito de fe, pasiòn, infinito y quebranto
    Instinto generoso,
    Lejos, lejos hacia el corazòn verde de la lejanìa
    en el abismo de las aguas frìas del sur
    en la lejana extensiòn argentea.
    Allà entre los bordes del ardor y el hielo
    para llegar al corazòn de la pèrdida extrema,
    en el abismo de sangre que se secarà en la vastedad del ocèano verde.
    ¡Pàlpito de vida y sueño grande!
    Soplo de llama dulce
    que empuja, elevada e impaciente
    a sembrar la belleza triste, antigua
    -la canciòn de la mujer que baila en el corazòn
    con la eternidad de la lejanìa dentro.

    Premio Speciale del Notiziario della Guardia Costiera Al Premio Letterario internazionale
    "Poesie dal Mare" 1° EDIZIONE

     
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