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Francesca Lo Bue

Lercara Friddi - Italia
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  • 21 marzo alle ore 11:22
    Lucciola - Luciérnaga

    Per la giornata mondiale della poesia 
    21 marzo 2017

    Lucciola

    Sboccia nel silenzio delle rose,
    nell'aria gracile del mattino trepidante,
    barlume che trema nel chiarore della lontananza.
    E qui, nell'estensione senza strade.
    E' la gloria delle madreselve cullate  di fervore
    che fioriscono in silenzio.

    Mite chiarore delle foglie in ombra.
    Lucciola di tempo, pace senza ombre.

    LUCIÉNAGA

                                Cuántas veces la memoria
                                  fingiendo que es alguien
                              nos cuenta una gran historia
                                  donde nadie está presente.
                                              Fernando Pessoa

    Retoña en el silencio de las rosas
    en el aire grácil de la mañana.
    Destello que tiembla en la bruma de una lejanía
    y aquí en la extensión sin aceras.
    Es la gloria de las madreselvas acunadas de                                                                        fervor,
    florecen en el silencio.

    Trémula claridad
    en las hojas sombrías.
    Es luciérnaga de tiempo, paz en las frondas.

     
  • 08 marzo alle ore 7:56
    Lei -Ella

    Giorno della donna 8 marzo 2017

     LEI

    Come prigioniero,
    coi muri intorno di case, di ferro
    niente si vede, niente si può.
    Debbo liberarti piccolo uccello, soave bambina fragile sinuosa,
    aria che anela sospiri.
    Bianca neve, e cenere e giorni
    dagli occhi di bruma,
    dai modi di vento oscuro.
    Sono gialli i salici ed è aprile,
    sono gialli i salici ed è maggio.
    Devi liberarti…devi andare al cielo,
    devi andare a un cielo,
    dove c’è la terra e i passi.
    C’è solo lo gnomo seduto,
    uno schiavo che mangia e piove!
    E aprile è giallo.
    Avvicinati Bianca di neve,
    imprigionata di cenere.
    Avvicinati agli usci incantati dell’aria,
    avvicinati all’atrio del cielo imprigionato.
    Aprile è giallo e maggio è lontano…
    Aspetta il prigioniero steso nel suo palpito,
    aspetta che un baleno ferisca la nube
    e rompa il muro di calce
    e cada l’acqua senza rospi,
    un acqua di pianura senza sole ferito.
    Il prigioniero aspetta nell’ululo spento, nell’aprile giallo.
    Col cuore visse di una patria lontana,
    di un maggio sparito,
    di occhi senza risveglio.
    E il prigioniero visse dormiente nel ferro che scricchiola,
    il prigioniero visse nelle ore senza strade.
    Están amarillos los sauces y es abril,
    están amarillos los sauces y es mayo.

    ELLA
     
    Come prisionero,
    con muros alrededor de vidrio, de hierro,
    nada se ve, nada se puede.
    Te debo librar, pequeño pájaro, suave frágil niña sinuosa,
    aire que anela suspiros.
    Blanca nieve y cenizas y días
    ojos de bruma en la nube del viento oscuro.
    Están amarillos los sauces y es abril,
    están amarillos los sauces y es mayo.
    Debes liberarte, debes ir al cielo,
    debes ir a un cielo,
    donde haya tierra y pasos.
    Está solo el enano sentado,
    ¡un esclavo que come y llueve!
    Y abril es amarillo.
    Acércate Blanca de nieve,
    aprisionada de ceniza.
    Acércate a los umbrales encantados del aire,
    acércate a los umbrales del cielo aprisionado.
    Abril es amarillo y mayo está lejos…
    Espera el prisionero extendido en su pálpito,
    espera que un relámpago hiera la nube
    y rompa el muro da cal
    y caiga el agua sin sapos,
    un agua de llanuras sin sol herido.
    El prisionero espera con el grito apagado en el abril amarillo.
    Vivió con el corazón de una patria lejana,
    de un mayo desaparecido,
    de ojos sin despertar.
    El prisionero vivió dormido en el hierro que cruje,
    el prisionero vivió en las horas sin calles.
    Sono gialli i salici ed è aprile,
    sono gialli i salici ed è maggio.

                                                                       Francesca Lo Bue

     
  • 02 marzo alle ore 16:40
    I Giochi

     Impariamo la realtà nominando. 
             di Francesca Lo Bue  
       
    Giocare è  sentire, replicare, moltiplicare la realtà rivivendola, descrivendola e nominandola con più emozione e fantasia.Nel gioco siamo noi stessi, siamo il centro, stiamo nel centro: come nella “Rayuela” (il Gioco della campana) attraverso i salti  raggiungiamo il cielo che ci chiama con il tocco delle campane.Nel giardino, nei parchi,  coi movimenti del corpo e delle mani impariamo e trasmettiamo  i nomi-parole (i Semi), le prime e vere  parole della nostra Lingua.La lingua così si fissa nel cuore: libro interiore dove si custodisce e sviluppa il nostro esistere, per poi ritornare a quel suolo che è la nostra terra arricchita di nuove immagini  e fantasticherie che il gioco sviluppa. La lingua del gioco è poetica, ricca.Ed infatti si gioca a fare la mamma e il papà, si imitano i mestieri, le attività dei grandi mentre i grandi parlano: si dicono le cose nominando la realtà, ricreandola e i bambini esprimono i nomi imparati.Ricordare i giochi è pronunciare le parole della nostra lingua con allegria e affetto, è mantenere il  suo vigore e la sua freschezza, salvaguardarla dalle contaminazioni, dalla progressiva  povertà lessicale, dal appiattimento cognitivo.Nel gioco le parole sono innocenti, limpide, sono quel che esprimono, sono se stesse, e la lingua si salva dalla dimenticanza del suo coacervo tradizionale..In questa poesia in versione bilingue si descrivono, attraverso il ricordo, alcuni giochi che si facevano nel cortile di casa con il padre e i fratelli.

     
     I Giochi
     
    Meraviglia quieta
    nello sguardo di acqua e sale,
    di freddo verde e nenia di luna.
    E più in qua, e più in là!
    Rimase  un palpito di tepore tenace,
    come di cuccioli addormentati.
    E  i girotondi e le statue
    e gira e rigira e adesso sei a Milano!
    E  giravolte e viaggi e aeroplani e capriole e volteggi e
    seme calpestato.
    E il seme fruttifica nel trascorrere, luce che ride,
    nel gioco, nel girotondo, nei cerchi, nei viaggi di ritorno
    e  giri e rigiri, e carezze, e risate che vennero al tuo
     viso e gioiose si accucciarono nelle tue dita forti
     e viaggiarono e sbocciarono nelle mie mani
    dove s’impressero i nomi, l’allegria, il gioco.
    E furono voci e parole che si scrissero
    come semi dell’anima
    e rimasero lì, blande, bianche.
    E furono  pane di ricordi, calamita d’illusioni, forza.
     
    Tornano a essere parole d’emozione,
    voci vivide di colori, di suoni tintinnanti.
    Limpide fluiscono in ruscelli argentini, in
     stelle e fiocchi e grembiuli bianchi e
    Quaderni nel suolo prodigo.

     
    Los  juegos
     
    Asombro  quieto
     en la mirada de agua y sal,
    de frìo verde y luna arrulladora
    ¡Y màs acà y màs allà!
    Se quedò un  pàlpito de tibieza tenaz
    como de cachorros acurrucados,
    ¡ Y la ronda y la estatua!
    Y gira y gira, y ahora estàs en Milàn!
    Y rondas y viajes y avioncitos y vueltas y vaivenes y
    semilla pisada.
    La  semilla fructifica en el transcurrir, gota de luz che rìe,
    en el juego y la ronda, el cìrculo y en las vueltas de los viajes.
    Y otra vuelta y giros y carambolas y vuelos y manos grandes y recias
    y risas y caricias que alborozada se cobijaron en tus dedos y viajaron
     y volaron y brotaron en mis manos
     donde se imprimieron los nombres, la alegrìa, los juegos.
    Fueron voces y palabras que se asentaron en semillas de alma
    y se quedaron allì, blandas, blancas
    y fueron pan de recuerdos,
    imàn de ilusiones, fuerza.
    Vuelven a ser de nuevo palabras de emociones,
    voces vìvidas de colores y sonidos,
    repiqueteantes fluyen en rocìos de oro, en
    estrellas y moños, delantales blancos y
    Cuadernos en el suelo pròdigo.
     
      XIII Convegno "Tra Arno e Tevere"
            " Gioco e Giocattolo"
    Museo delle tradizioni popolari di Canepina( Viterbo)
    5-6-7- dicembre 2014 .
    Francesca Lo Bue -"Impariamo la realtà nominando"
     
     
     
     
     

     
  • 27 febbraio alle ore 10:26
    L'albero

     
    Vidi come un’isola morta di alberi secolari: bosco millenario che chiede,con strazio e grida tacite, di morire affinché sia completezza di vita.
     
    Il cibo è semina e si semina per vivere; la vita è seme e il seme è frutto e il frutto è albero di un seme nella terra, che fa sbocciare ogni albero dalla terra.
    Nella terra tanti semi e sostanze si combinano, avviluppandosi in misteriosa alchimia; da questa alchimia, nelle viscere della terra, risorge l’albero: asse, centro della terra.
    Dal groviglio di cenere e radici sale la vita (tronchi,foglie, frutti). L’alimento è la benedizione dei morti, il loro lascito e pudore: ci lasciarono un giardino con calore di frutti.
     L’albero è morte e ricapitolazione, sintesi di acqua, terra, luce, aria e continua risurrezione: crescita verticale della vita del cosmo e vita senza morte.
    La vita del cosmo viene rappresentata da un albero gigante vicino alla casa, dove si annida lo spirito protettore. Nell’albero c’è la divinità-
    L’albero rappresenta il genere umano e ciascuna essenza le diverse specie di uomini: i tigli per i germani, le betulle per i russi, il fico per gli indiani, le palme per gli arabi e così di seguito.
    Nel viterbese i boschi di castagni e i noccioleti.
     

     Nel bosco, La Faggeta
     
    Sono arrivata alle sue soglie
    e vidi la tua estensione ostinata, triste.
    Velluto sonnolento,
    quiete storta che non finisce,
    forza di abbracci millenari.
    Il tuo pianto quieto di schegge e foschia è lì,
    fra soglie iridescenti piangi il tuo lungo desiderio,
    immenso di pensieri.
    Intuisci affanni e colori,
    preziosità di fiori e abbracci di corpi amanti.
    Vuoi voci per il tuo mutismo freddo, capriccioso
    e un corpo vivo e fragile.
    Cerchi cuore, sangue e primizie di forme,
    spoglia millenaria e brillante della terra!
    Vuoi tempo finito, morte, canto e grido…
    Vuoi sentire, vuoi entrare nella casa della vita,
    Vuoi la vita breve,
    vuoi accedere alla tenerezza del respiro di Dio.
     
    E non sarà quel peso di nebbia informe, silente,
    che calpesta e sgretola,
    che annulla in un pozzo d’oblio!

    Por los despojos del bosque
     
     Lleguè hasta tus umbrales
    y vì tu extensiòn obstinada, triste.
    Terciopelo sonnoliento,
    tu quietud torcida e inacabada
    tu fuerza de abrazos milenarios.
    Tu llanto quieto de astillas y neblinas està allì,
    y entre umbrales tornasolados lloras tu deseo largo,
    inmenso de pensamientos.
    Intuyes afanes y colores,
    preciosidades de flor y abrazos de cuerpos amantes.
    Quieres voces para tu mudez frìa y caprichosa
    y un cuerpo vivo y fràgil.
    Buscas corazòn, sangre y primor de formas,
    ¡Despojo milenario y brillante de la tierra!
    Quieres muerte, tiempo finito, canto y grito...
    Quieres sentir, quieres entrar en la casa de la vida,
    quieres la vida breve,
    quieres acceder a la tibieza del respirar de Dios...
     
    ¡Y no serà aquel peso de niebla
    informe, silente
    que machaca, desmenuza,

    que anula en un pozo de olvido!

    Francesca Lo Bue - Relazione al XIV Convegno " Il cibo e le sue tradizioni" 
    Museo delle tradizioni popolari di Canepina
    31 ottobre 2015

     

     
  • 25 febbraio alle ore 17:10
    Hanno le parole una speranza

    Hanno  una speranza le parole?

    Semi verdi nel cuore oscuro
    Hanno una speranza, che potranno dire?
    Ciò che dirò, astratto, misterioso, sibilante,
    il mio sogno sconosciuto che inquieto aspetta.
    Le nuvole impazienti s’affrettano verso l’eterno vuoto azzurro.
    Quando incrocerò la mia morte?
    Posso essere stato là? Silenzio già dimenticato.
    Coleottero malaticcio nella distesa pietrosa…
    Hanno una disperazione le parole?
    Fuggì quello che non nominasti nel fogliame inutile dell’autunno?
    Nel gioco delle acque chiare?
    I figli senza voce né carne della terra prodiga?
    E i riflessi inusitati dei barlumi del crepuscolo?
    Perché il cielo immortale non coprirà il sogno palpitante
    di quella ora mia,
    di quello scongiuro tenace e inutile?

    Scrittura, armonia di voci
    nel destarsi delle voci nascoste, rannicchiate, addormentate.

    ¿Tienen las palabras una esperanza?

    Semillas verdes en el corazón oscuro
    ¿Tienen una esperanza, qué podrán decir?
    Lo que diré, abstracto, misterioso, sibilante,
    mi ensueño desconocido, que inquieto aguarda.
    Las nubes impacientes se apresuran hacia el eterno vacío azul.
    ¿Y cuándo la encrucijada de mi muerte?
    ¿Pude haber sido allà? Silencio ya olvidado.
    arácnido enfermizo en la extensión pedregosa.
    ¿Tienen las palabras una desesperanza?
    ¿Huyó ya lo que no nombraste en la hojarasca inútil del otoño,
    en el juego de las aguas claras?
    ¿los hijos sin voz ni carne de la tierra pródiga?
    ¿y los destellos inusitados de las pedrerías del ocaso?
    ¿Porqué el cielo inmortal no cobijarà el ensueño palpitante
    de aquella hora mía,
    de aquel conjuro tenaz e inútil?

    Escritura, armonía de palabras
    en el despertar de las voces escondidas, agazapadas, dormidas.

     
  • 24 febbraio alle ore 16:52
    La parola - La Palabra

    La parola

    Glissi insonne, sbirciando,
    Stella della sera.
    Lascia che i miei capelli ambrati
    s’asciughino nel tuo scarlatto solitario,
    qui, nell'orizzonte millenario
    del mare livido, del mare morto.
    Chi adora la tua pienezza errante?
    Dove nascondi i tuoi zaffiri ammiccanti?
    Pazienta e aspetta il fulgore della parola:
    aleggia nascosto nell’asperità rossa della sera,
    del giorno unico,
    dell’antico giorno nuovo.

    La palabra
    Resbalas insomne, acechante,
    Estrella niña de la tarde.
    Deja que mis cabellos de àmbar suave
    Se sequen en tu escarlata solitario,
    Aquì, en el horizonte milenario
    del mar lìvido, del sol muerto.
    ¿Quièn adora tu plenitud errante?
    ¿Dònde escondes tus zafiros estrellados?
    Pacienta y aguarda el fulgor de la palabra,
    Aleteo escondido en la aspereza roja de la tarde
    Del dìa ùnico,
    Del antiguo dìa nuevo.

     
  • 13 marzo 2015 alle ore 9:51
    Cristallo incrinato

    Cristallo incrinato Padre dell’Infinito. Padre del Prodigio. Padre del mistero. Padre della Vita. Padre del Silenzio. Padre del Vuoto e dell’oscurità. Padre del Tutto e del Nulla. Tu sei. Noi le cose manifestate, ruggenti, dolenti, col vino fragrante della bellezza verdechiara e il succo breve del tradimento perverso. Personaggi inginocchiati nel sogno oscuro, plurale. Perché senza parlare ci lasciasti qui? Perché ci lasciasti così? Con la luna gialla di cristallo incrinato. Cristal trizado Padre del Infinito. Padre del Prodigio. Padre del misterio. Padre de la Vida. Padre del Silencio. Padre del Vacío y la oscuridad. Padre de Todo y de Nada. Tú eres. Nosotros las cosas manifestadas, rugientes y dolientes, con el zumo cuajado de la belleza verdeclara, y el jugo breve de la traición perversa. Personajes hincados en el sueño oscuro y plural. ¿Por qué sin hablar nos dejaste aquí? ¿Por qué nos dejaste así? Con la luna amarilla de cristal trizado.

     
  • 26 aprile 2014 alle ore 18:20
    Romasola

    Romasola
     Rimane,
    come il tempo che non va da nessuna  parte.
    È il tempo di tutti!
    Nessuno s’è ne andato,
    Ognuno possiede tutti gli altri.
    Si sfuse nella fiumana petrea il respiro degli altri,
    nell’oscurità del ricordo,
    nell’oblio dimenticato.
     
    Murata nel sogno di una grazia che non ci perdona,
    appari, piena di luce,
    nel brusio dell’autunno.
    Una la vita,
    specchio argentato che ti guarda dagli istanti del dopo,
    negli istanti che non so se furono.

    Moiras Ed. Scienze e Lettere Roma 2012

     

     
  • 09 dicembre 2013 alle ore 15:11
    il Sigillo Bianco

    Il sigillo bianco
     Aleggia l’angelo grigiastro nella infinita notte bianca.
    Qualcosa rimase,
    qualcosa lasció nella notte infinita.
    Mistero dell’alba,
    abisso bieco,
    speranza soffocata,
    verde appassito,
    radice calpestata, ‘’
    cuore aperto che piange…
    per gli altri, per il dopo, inseguendo lontananze.
    Guizza livida l’ira,
    si ammantó la stella caduta,
    festeggiarono perfino le sue illusioni…
    gli sottrassero l’allegria.
     
    Dammi, Signore, l’invisibile tua spada di pietra,
    stupore del mio cuore macchiato di un sigillo calcinato.
     
     
    El sello 
     
    Aletea el ángel grisáseo en la sin fin noche blanca.
    Algo se quedó, algo dejó en la infinita noche.
    Misterio de la alborada,
    estrujo de esperanza,
    verde marchito,
    raíz machacada.
    Lividez temblorosa.
    Corazón abierto que llora...
    por los otros, por el después, timoneando lejanías.
    Serpentea violácea la ira,
    se cobijó la estrella caída,
    hasta se le agasajó su desvarío ilusorio...
    Le sustrajeron la alegría.
     
    Dame, Señor, tu invisible espada de piedra,
    asombro de mi corazón manchado por un sello calcinado.
     
     
    Francesca Lo Bue
     da “Moiras” Edizioni Scienze e Lettere - Roma 2012 -
     
     
     

     
  • 03 novembre 2013 alle ore 8:41
    Non te ne sei andato No te has ido

    Non te ne sei andato

    Sono venuti, mi hanno offerto
    un libro.
    Nel libro c’era tutto il segreto,
    nel libro c’era la vita recuperata.
    C’erano i volti vivi, le sembianze.
    Il libro grigio, nebbia nella notte,
    aveva i fogli piegati, secchi, bruciacchiati.
    Si poteva leggere.
    C’era scritto il nuovo, la vita, la presenza,
    il biancore fulgido della permanenza!
    Era luminoso, potevi leggerlo tutto.
    Ti potevi vedere, toccare, ti potevi vedere vivendo!
    Continuavi a vivere,
    continuavi a esserci, a starci.
    Ti rivedrai. Non sarai più nessuno.
    Non sarai più traccia leggera,
    non sarai foglia pallida, smarrita,
    pagina bianca e vuota che si confonde e annulla nel tempo diafano,
    nell’eternità delle nubi fuggenti.
    adesso so che la vita ti sarà riconsegnata.
    È ripresa.
    adesso so che non ti sei allontanato, che non te ne sei andato,
    che niente fu dimenticato, che niente si è perduto.

    Luminescenza di fiori bianchi,
    serene, nel mattino radioso.

    No te has ido

    Han venido, me han ofrecido
    Un libro.
    En el libro estaba todo el secreto.
    En el libro estaba la vida recuperada.
    Estaban los rostros vivos y las siluetas.
    El libro gris, niebla en la noche,
    tenía las hojas dobladas, secas, chamuscadas.
    Se podía leer.
    Traía escrito el nuevo, la vida, la presencia,
    ¡ el blancor de la permanencia!
    Era luminoso, podías leerlo todo.
    Te podías ver, tocar, ¡te podías ver viviendo!
    Continuabas a vivir.
    Continuabas a ser, a estar.
    Te volverás a ver. No serás más ninguno.
    No serás más trazo liviano,
    no serás hoja pálida, perdida,
    hoja blanca y vacía que se confunde y anula en el tiempo blanco,
    en la eternidad de la nube suelta.
    ahora sé que la vida te será consignada.
    Está recobrada.
    ahora sé que no te alejaste, que no te fuiste,
    que no se olvidó nada, que no se perdió nada.

    Efusión de flores blancas,
    serenas en la mañana plena.
     

     
  • 02 ottobre 2013 alle ore 16:04
    L'essenza millenaria

    L’essenza millenaria

    Bianche garze nel diafano infi nito
    cercano il nido negli incavi del cielo,
    nei limiti della luce, nelle acque di fuoco delle nuvole.
    Il bisbigliare delle saett e, il bagliore delle gemme!
    Scendono verso la nott e del cielo
    mormorando la millenaria essenza.
    Aleggiano nella luce delle sabbie annerite,
    con il sogno che si slava nel terrore delle ore…
    Grazia si schiude nel crepuscolo dei giorni.

    Il fuoco zoppicante dalle spighe sparse,
    un sogno ardente scurisce dai papaveri.
    Dove ti aspett a, rabdomante, la pietra-luce?

     
  • 02 ottobre 2013 alle ore 16:00
    Conoscere

    Conoscere

    Conoscere è intuizione di Oscurità,
    è stupore inappagato.
    Arriva nell’alba dei gigli, con la sua aria di tenerezza,
    con l’affl izione della sua assenza.
    Con la passione brumosa di una sera che declina.
    Scendo verso il declivio dei cerchi,
    aspett ando nella speranza che fugge
    con la benedizione dei morti.
    Scendo verso le ombre spezzate dalle madreselve.

    Un aleggiare d’eternità
    romperà la congiura,
    svelerà il passo della notte.
    E apparirà il sole del matt ino
    nelle soglie dello specchio.

     
  • 14 maggio 2013 alle ore 20:04
    Il Passato

    El pasado solo

    Soledad inmóvil,
    como el sueño y la distancia,
    el espejo de agua,
    y la retama de oro.
    Soledad muda y blanda,
    como el corazón de la casa antigua
    y la cruz de hierro del camino.
    Soledad quieta y olvidada,
    como las voces del tiempo ido
    y las brisas penumbrosas del árbol amigo.
    Siempre hay una llamada,
    siempre un esperar,
    siempre algo llega,
    siempre corretea un trino, un reflejo,
    un brote, un abrazo de colores.

    Il passato

    Solitudine immobile
    come il sogno e la distanza,
    lo specchio d’acqua,
    e la ginestra d’oro.
    Solitudine muta e blanda
    come il cuore della casa antica
    e la croce di ferro del cammino.
    Solitudine quieta e dimenticata
    come le voci del tempo andato
    e le brezze umbratili dell’albero amico.
    Sempre c’è una chiamata,
    sempre s’aspetta
    sempre qualcosa arriva
    sempre si scorge un trillo, un riflesso,
    un bocciolo, un abbraccio di colori.

     
  • 19 aprile 2013 alle ore 15:47
    Coppa che sogna

    Càliz que sueña

    Por Roma pasò, Roma olvidò, 
    en olvido yace, al olvido lleva,
    al olvido que aguarda entre amapolas amarillas...
    misterio de brumas nuevas.
    El pasado obsesionado sueña...

    Agujereas el tiempo blanco.
    Cantos hieràticos sostienen tu mensaje remoto,
    Roma, unicidad que se queda,
    voz sola del tiempo 
    Roma, piedra dibujada, piedra herida.

    Copa de espejo inmòvil,
    en la paz de tu agua gris llama una llave roja.
    El abismo de tu onda quieta se desvanece en un fuego de silencio.

    Coppa che sogna

    Da Roma è passato, Roma ha già dimenticato.
    Giace in oblio, all’oblio porta,
    all’oblio che aspetta fra gialli papaveri.
    Mistero di brume nuove.
    Il passato ossessivo sogna...

    Incidi il tempo bianco.
    canti ieratici sostengono il tuo messaggio remoto,
    Roma, unicità  che  rimani.
    Voce sola del tempo, 
    Roma, pietra disegnata, pietra ferita.

    Coppa di specchio immobile,
    nella tua pace d’acqua chiama una chiave rossa,
    dal tuo abisso e dalla tua onda quieta
    che svanisce in un fuoco di silenzio.

    Francesca Lo Bue
    Da “Moiras” Ed. Scienze e lettere –Roma 2013 – pagg.62,63.

     
  • 18 aprile 2013 alle ore 8:39
    Nullaè perso, nulla è finito...

    Nada se ha perdido, nada se ha acabado...

    Dardos del tiempo que va acabando,
    Brasas cenicientas,
    ¡Son estelas breves y azules de la mañana!
    Abren una sonrisa, horizontes impetuosos estallan rojos,
    Un manantial, nùmeros, geometrìas y alfabetos,
    Y transcurrires, pesares y un acabar.
    Es y ya se apagò, se secò, se helò.
    No es, no està, no fuè. Ya es ido.
    ¿Fuè resplandor, fuè rayo, fuè rescoldo?
    ¿Fuè visiòn, fuè rosa escarlata de vida, pasiòn, congoja?
    ¿Fuè azul de sueño y ternura?
    ¿Fuè odiosa enemistad?
    Fueron vidas y horas fenecidas.
    Fuè todo y no fuè nada. Y ni eso, recuerdo verdeazul,
    Ni tibio aroma gris, ni soplo hueco,
    Ni tiempo transcurrido, ni estatua de sal,
    Ni nostalgia frìa, ni escalofrìo de caricias olvidadas.
    No fuè, ni estàn,
    Pero estaràn siempre, llegaràn aùn.
    Nunca se fueron, nunca se acabaron;
    Oro de naranjos,
    Blanco de camelias,
    Vibrante nube que llora,
    Ecos sobresaltados.
    Caballeros enjutos
    Con espadas de hielo.

    Nulla è perso, nulla è finito..

    Frecce di tempo che va finendo,
    brace cenerina,
    sono le scie brevi e azzurre del mattino!
    Aprono un sorriso… impetuosi orizzonti scoppiettanti di rosso,
    un ruscello, e numeri, e geometrie, e alfabeti…
    E trascorsi spenti, dolenti.
    È, si spense, s’asciugò, ghiacciò,
    non è, non c’è, non fu. È già andato via,
    fu riflesso, fu raggio, fu scintilla,
    fu visione, fu rosa scarlatta di vita, passione, gemito…
    fu azzurro di sogno e tenerezza,
    fu odio nemico,
    furono vite e ore finite…
    fu tutto, non fu niente e nemmeno ricordo verdazzurro.
    Né fragranza grigia, tiepida, né soffio vuoto,
    né tempo trascorso, né statua di sale,
    né nostalgia fredda, né brivido di carezze dimenticate,
    non fu, non ci sono.
    Ma ci saranno sempre, arriveranno ancora,
    mai se ne sono andate, mai finirono.
    Oro d’aranceti,
    bianco di camelie,
    vibrante nuvola che piange,
    echi sussultanti,
    Cavalieri scarni
    con spade di ghiaccio!

    Francesca Lo Bue

     
  • 18 gennaio 2013 alle ore 23:13
    Ricerche

    Ricerche

    Si scava, si scava con le parole della supplica
    per cercare nel cuore nero della terra
    il segreto,
    l’idea,
    i segnali,
    la scintilla enigmatica,
    vuoti morbidi nel vuoto tenace,
    luce rossa nell’abisso tondo della roccia,
    perchè il rotondo vuoto morbido, illuminato dalle voci bisbiglianti
    si riempia d’eternità.
    Custodiscono le voci, nel cuore morto della rocca,
    il sentiero fulgido del cuore di Dio.
    Portano verso il cuore nero della terra di radici di pietra.
    Si scavano, si scavano le gallerie trasparenti di Dio.
    Sole sepolto.

     
  • 18 gennaio 2013 alle ore 21:07
    Las rosas del camino

    ¿Y la brisa tenue de la rosa, en el tiempo huida
    Caìda en el camino mustio de su tiempo
    [traicionado,
    Para morir en una acera de hierro?
    ¿Tiempo para ser voz entre postigos cerrados,
    Soñando un ramo blanco en el aire grande sin
    [horizontes rojos?
    ¿Y porquè la calle en cruz,
    Y el àrbol desposeìdo en el sol nublado?
    ¡Para què! si el grito està solo,
    Y no llega, no llega
    La vida plena, la vida larga,
    Si tiembla oscura el agua quieta en el verdegris de
    [cuarzo...
    Es asombro plúmbeo y nada màs.
    Gloria frìa del crepùsculo.

     
  • 13 gennaio 2013 alle ore 10:17
    Santa Lucia

    Santa Lucia

    Lucia veglia i suoi occhi ciechi nella penombra del balcone tranquillo.
    I gerani aspettano, nella sete della notte senza stelle,
    l’acqua di Lucifero addormentato.
    In lontananza, verso Sud, l’ululato della lupa affamata,
    lontananza purpurea, la  notte dei gerani ansimanti.
    Coltelli nella carne bianca,  notte avara della luna bianca.
    E Lucia vede nei suoi occhi rossi il desiderio dei gigli,
    nella notte del Sud, fra gerani senz’alba.

    Santa Lucìa

    Lucìa vela sus ojos ciegos en la penumbra del balcòn tranquilo,
    los geranios esperan en la sed de la noche sin estrellas,
    el agua de Lucifer adormecido.
    En la lejanìa del sur, aùlla la loba hambrienta,
    lejaìa  purpùrea, la noche de los geranios anhelantes.
    Cuchillos en la carne blanca, la noche avara de la luna blanca.
    Y Lucìa ve en sus ojos rojos el deseo de la carne de los lirios,
    en la noche del sur, entre geranios sin alba.

     
  • 25 gennaio 2012 alle ore 17:57
    un nome poesia per lamemoria

    A Susanna, Anna Marìa , Gloria.. : la lunga spina di uno strale trasparente, che non vuole disfarsi come colline soavi che ondeggiano nella ingenuità cieca del aria vorace.
    Destino di vittime,
    gigli nel fango turbolento
    denti bianchi, che chiedono al mistero.

    T’aspettavano.
    Aspettava la storia la tua innocenza
    …fiore dolce di luce di stelle!
    E pagasti con l’innocenza offesa!
    Fugacità candida che cammina instancabile,
    la nostra storia di montagne e canali rumorosi!
    Il tuo dolore immenso ha il gemito del mistero!
    T’aspettava la Storia
    per il suo progetto strano,
    fra i pioppi millenari,
    là, nel nostro tempo di vittime e umiliati
    perchè gli altri fossero e brillassero,
    e noi gli esclusi e smarriti.
    Ma sei, sei sempre un sì, segno azzurro,
    col tuo gesto e il tuo nome,
    col tuo viso disegnato nel pensiero che vibra,
    nel pensiero come le brezze di colline addormentate.

     
  • 15 novembre 2011 alle ore 18:49
    Verso il nord

    VERSO IL  NORD

    Il viaggio dei neri, il viaggio del sogno.
    Cuore rosso in un’anima triste,
    cuore nero di un’anima tenace e laboriosa,
    viaggio nero dalle sabbie ardenti,
    pellegrini del miraggio.
    Lavoro muto della morte trista
    verso il cuore d’oro del ponente nero,
    verso il mare della pace.
    Rotta di morte, lontano dalla luna di sale,
    verso le rotte stellate di vita!

    HACIA EL NORTE

    El viaje de  los negros, el viaje del ensueño,
    corazòn rojo en un alma triste
    ¡Corazòn negro de un alma tenaz y laboriosa!
    Viaje negro desde las arenas ardientes,
    -pelegrinos del espejismo-
    Faena muda de la muerte ,
    hacia el corazòn de oro del poniente negro,
    hacia el mar de la paz.
    ¡ Rutas de muerte, lejos de la luna de sal
    hacia las rutas estrelladas de vida!

     
  • 05 giugno 2011 alle ore 11:23
    Lejos

    Lejos

    Papacito
    Buscabas planicies anchas,
    Y corazòn celeste
    Y oro de aguas tranquilas.
    El viaje frìo, en el ondulado añil.
    Y la covacha y la sed.
    Y el desgarro de la tristeza ancha, ancha...
    Y la morada blanca con su sombra verde, verde.
    Y las aguas blancas, blancas de nieve cantarina
    Para entrar en el jardìn quebrado
    Del precipicio triste, triste
    Del corazòn partido.

    Lontananze

    Padre mio,
    cercavi pianure larghe
    e cuore celeste
    e oro di acque tranquille.
    Il viaggio freddo nell’ondulato alto blu,
    e la stamberga e la sete
    e la tristezza larga, larga che spezza.
    e una dimora bianca nell’ombra verde, verde,
    e acque bianche, bianche di neve canterina.
    Per entrare nel giardino spezzato
    dell’abisso triste, triste
    del cuore diviso

    Da "Non te ne sei mai andato (Nada se ha ido)
    Edizioni Progetto Cultura - Roma Luglio 2009 -

     
  • 05 giugno 2011 alle ore 9:41
    Lo indefinibile (L'indefinito)

    Lo indefinible

    Vacío blanco
    hecho de nada y noche.
    Está Todo.
    Está ahí.
    Silencio de lo Único.
    ¿Expían los sauces
    el jadeo brillante de los álamos fragantes?

    L’indefinito

    Vuoto bianco,
    fatto di niente e di notte.
    C’è Tutto.
    È lì.
    Silenzio dell’Unico.
    Spiano i salici
    l’ansimare brillante dei pioppi fragranti?

    Da L'emozione nella parola (Por la palabra, la emocion)
    Progetto Cultura - Roma 2010

     
  • 04 giugno 2011 alle ore 18:14
    La Palabra (La Parola)

    En los sauces de aquella tierra
    Colgábamos nuestras cítaras
    Salmo 137

    La palabra

    Se le perdió el pasado,
    le negaron el zumo del pasado, la nostalgia,
    se la tiznaron, le deslucieron su violeta azulado.
    Y también el presente, que es el ya del pasado.
    Sólo el dolor está solo.
    La tristeza está igual, quieta y mustia.
    Los duendes arrinconados salieron con sus muecas amarillas.

    Da L'emozione nella parola (Por la palabra, laemocion)
    Progetto Cultura - Roma 2010 -
    Cerraron los postigos de los miradores verdes,
    el rocío blanco se secó en los ramajes grises,
    las montañas huyeron en su ceguera de nieve y distancia.
    Y fueron pavores de noche fría sin estrellas,
    y escalofríos de túneles estrujados de viento.
    Claudicó el rojo pétalo del clavel del aire,
    se le obscurecieron las pupilas brillantes a los pensamientos.
    Y entre piedras inmóviles se ausentó el corazón callado de ausencias.
    Estoy aquí y silenciosa espero que se desgarre la
    [tela del olvido inmémore,
    y que brote el encanto de la vida mía.
    Tú te asomaste a mi soledad,
    y mi soledad ya no está vacía y muda, ya no está sola.

    Ai salici di quella terra
    Appendevamo le nostre cetre
    Salmo 137

    La parola

    Le si smarrì il passato.
    Le negarono il succo del passato, la nostalgia,
    l’annerirono, le s’affievolì il suo viola azzurrino.
    E pure il presente, che è l’adesso del passato.
    Solo il dolore è solo.
    La tristezza è uguale, quieta, appassita.
    I geni acquattati uscirono coi loro ghigni gialli.
    Chiusero i battenti degli abbaini verdi,
    la rugiada bianca seccò nelle ramaglie grigie,
    le montagne fuggirono in cecità di neve e distanza.
    E furono terrori di notte fredda senza stelle
    e brividi di gallerie strizzate di vento.
    Claudicarono i rossi petali di gerani pensili,
    si scurirono le pupille brillanti delle viole.
    E fra le pietre immobili si assentò il cuore zittito d’assenze.
    Sono qui e silenziosa aspetto che si strappi la tela ell’oblio immemore.
    E che sbocci l’incanto della vita mia.
    Tu t’affacciasti alla mia solitudine,
    e la mia solitudine non è più vuota e muta, non è più sola.

     
  • 17 aprile 2011 alle ore 17:20
    Sentire

    Sentir

    Llegar a la remota aurora de la luz,
    llegar a las orillas de la emoción, a sus umbrales temblorosos.
    Llegar, estar, quedarse
    en la orilla espumosa de su alma clara.

    Intimidad del corazón,
    flor escarchada que sueña
    manantial que me llama y reclama.
    Necesidad de luz oscura.
    Vibran los dedos jadeantes de silencio.

    Sentire

    Arrivare alla remota aurora della luce,
    arrivare alle sponde dell’emozione, alle sue soglie palpitanti.
    Arrivare, rimanere,
    nelle rive spumose della sua anima chiara.

    Intimità del cuore,
    fiore di brina che sogna,
    rivo che mi chiama e richiama.
    Necessità di luce oscura.
    Vibrano le dita anelanti di silenzio.

    Da L'emozione nella parola (Por la palabra, laemocion)
    Progetto Cultura -Roma 2010 -

     
  • 13 marzo 2011 alle ore 9:20
    Felicità

    Felicità

    Non è allegria,
    è Semplicità vuota.
    Innocenza silenziosa.
    Quiete dorata come scintilla azzurrina.

    Semi nella tenebrosità lunare e vana.
    Vastità che abbaglia.
    Serena quest’ora m’abbandona,
    come la brace perenne al tramonto.
    Per la pace, per il sogno vero.
    E verrà di nuovo la brezza annunciatrice.

    Felicidad

    No es júbilo,
    es Simplicidad vacía.
    Inocencia callada.
    Quietud dorada como de centella azulada.

    Semillas en la tenebrosidad lunar y vana.
    grandeza que encandila.
    Es placidez de la hora que lenta me abandona,
    como la brasa perenne al ocaso.
    Para la paz, para el ensueño verdadero.
    Y vendrá de nuevo la brisa anunciadora.

    Da L'emozione nella parola (Por la palabra, laemocion)
    Progetto Cultura 2010.

     
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