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Autore

Francesca Pellegrino

in archivio dal 27 giu 2006

05 novembre 1974, Taranto

08 agosto 2006

Inutile dettaglio

Intro: Una fine che pare un taglio con delle cesoie. Una storia tra le tante, tra le mille vite di mille persone. Un crudele destino che ti schianta su un asfalto rovente.

Il racconto

Ufficio

 

L'ufficio del direttore era all'ultimo piano dell'edificio.

- Purtroppo, siamo costretti a prendere una decisione immediata! Ormai, sono mesi e non possiamo più tollerare oltre - Intanto il direttore chiudeva tra gli indici le labbra e la sua voce accentava in maniera precisa il senso della discussione.
- Ma, io, io non ho potuto fare altrimenti e ormai, la mia situazione, non durerà ancora per molto. I medici dicono che non c'è altro da fare. Dobbiamo solo aspettare qualche mese ancora e poi sarà tutto... finito. Finito - il tono di Marco era roco, in gola gli si stringeva il respiro rabbiosamente affannato e stanco.
Il direttore era impassibile: guardava e basta. Sembrava non ascoltare.
- Direttore, sarà mia premura ... - Marco tentava di giocare l'ultima carta, ma il direttore l'interruppe: - Le ripeto che purtroppo non sarà possibile tornare sulla decisione. La sua assenza degli ultimi mesi ci ha costretti a rivedere i piani d'azione e altre figure hanno preso il sopravvento. Purtroppo devo pensare al futuro dell'azienda -

- Si, certo, capisco - la sua voce aveva perso ancora un tono e adesso era come un colpo di tosse che graffia la gola. Non cercò più altre parole: non servivano. Era chiaro che ormai ogni cose fosse vana, inutile.
Inutile. Come tutti i mesi vissuti a strappare parole di speranza ai medici. E anche quello non era servito a nulla. Sua figlia moriva ogni giorno e lui non poteva fare altro che guardare.

Le parole che seguirono fra i due, furono fredde e distaccate: convenevoli di rito.
Marco sudava nonostante l'aria condizionata e non riusciva più a trattenere i pensieri in testa. Le parole del direttore continuavano a risuonarli dentro ma allo stesso modo, gli sfuggivano. Come se non avessero memoria.
Si strinsero la mano e si salutarono.

Bar

Il bar sotto l'ufficio era quasi vuoto, come ogni giorno a quell'ora, subito dopo l'ondata della prima colazione.
Il barista era il solito, Giorgio. Cinquant'anni portati malissimo e l'effetto dell'acqua fredda del rubinetto sulle mani. Lo vide accomodarsi sullo sgabello e piantare i gomiti sul tavolo ripassando le palme della mani sul volto come per lavarsi la faccia. Sapeva tutto. I baristi sanno sempre tutto.

- Dammi una vodka, Giorgio - disse Marco
- Non gira eh? Non ci pensare. A tutto c'è rimedio, tranne che ...  - Si accorse di aver detto una cazzata. Ma la lingua era stata più veloce di ogni altro pensiero e lo bruciò sul tempo. Ormai, aveva detto l'unica cosa che non avrebbe dovuto dire. Ma indietro non si torna. Mai
- Appunto, Giorgio. Appunto. - gli rispose. 

È tutto come quando ti accorgi di non pensare a nulla. Ti manca anche l'energia per parlare o immaginare. Non c'è niente nello sguardo, se non quel bicchiere tra le dita che lo fanno girare come in un gioco. Il gioco è non versarne una sola goccia perchè ogni goccia è un momento di lucidità in meno. Perchè ogni goccia è un respiro nuovo.

In fondo, lui, era solo un uomo, quel bar solo un bar qualunque e la sua vita una delle tante sparse tra le vie di una città come troppe.
In fondo era uno dei tanti cristi, uno in mezzo alla gente. Uno. 
È il momento in cui le persone non sono che sagome in controluce e senza un volto. Solo ombre. Ti passano accanto e sembrano, banalmente, la scia di se stessi o dell'anima che nasconde in fondo.
È come quando sogni e riapri gli occhi e il sogno sparisce. Così la sua vita adesso. Un uomo senza storia, senza vita.
Una goccia dopo l'altra, un bicchiere dopo l'altro. Uno, due, tre, quattro....

Strada

È mezzogiorno fuori. Il sole a picco batte sull'asfalto.
Potrebbe essere qualsiasi stagione. Che importanza avrebbe, sarebbe solo un dettaglio.
Un inutile dettaglio.
Inutile.
- L'asfalto! Come corre veloce sotto le auto, l'asfalto! - Nella mente le parole si articolano e prende fuoco un immagine precisa, nitida: - Asfalto... Io -

Fine.

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