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Autore

Francesco Paolo Gambino

in archivio dal 22 gen 2008

27 agosto 1983, Palermo

30 marzo 2011 alle ore 17:28

Chiave al collo

Il racconto

Avevo spento le luci per annegare il volto sopra quella copertina mobile, cartoncino rigato di un blu vaporoso come le tempeste che piegano gli archi alla nebbia.
Tu te ne stai li, imbarazzato, nella tua intimità spogliata di ogni astio , a immaginarti come sarà fatta adesso, se ha qualche ruga color cenere, se tossisce
ancora dopo ogni sigaretta fumata.
E forse è anche giusto consumare il pensiero un pò cosi, senza alcuna pretesa di rivederla, strappando di tanto in tanto la cartolina di un ricordo; frammenti, suggestioni, la benzina del motore che ci lasciò per strada la mattina dell'esame, le briosches calde del bar Ventura, la vena sempre gonfia del suo braccio.
Perché mai ha intitolato il suo romanzo "Chiave al collo"? Le regalai io un ciondolo con una chiave effigiata sopra, doveva significare fedeltà, legame integro, incurante delle pressioni e dei posteggi della noia.
Però se mi avesse dato anche solo un minuto in più per spiegarmi...ma lei niente, era fatta cosi, doveva imporsi, regolare lei i ritmi del quando e del come.
E pensare che io ci sarei andato volando a Rovigo, l'avrei condotta come un re in quella casa editrice, sarei partito a razzo, senza la minima titubanza.
Ma qualcosa era già cambiato, io, lei, o il fumo delle nostre Camel; ognuno al suo tavolo pensando agli affaracci propri, riempiendo posaceneri di rischi non realmente calcolabili.

<<Mmmm....e di un Negroni che ne pensi?>>
<< Penso che una volta ci aggiungevi due scorzette di arancia,anziché una.>>
<<Hai una memoria da paura, potresti scrivere anche tu lo sai..>>
<<No, farei troppa confusione. E poi sei tu la scrittrice.>>
<<Però tu avevi più immaginazione di me. Ricordi quello che mi hai detto in corso Newton? Porga qui grazie.>>
Ci portiamo a casa la vetrina ok? E tu continui a farmi gli occhi che mi stai facendo adesso, piccoli e bisognosi.
<< E dove sarebbe l'immaginazione?>>
<<Beh, a me quella frase piacque molto. Avevo anche pensato di rubartela, e inserirla in una mia poesia.>>
<<E' vero che ti sei sposata?>>
<<No, solo una trovata pubblicitaria per lanciare il libro...certo che è vero, stupido.>>
<< Avete figli?>>
<<E' un argomento delicato, preferirei bypassare.>>

Una volta la tenni stretta cosi forte che pensavo non avrebbe resistito, e si sarebbe messa a urlare di piantarla come suo solito.
Invece non lo fece.
Fu in quel preciso istante, che avrei voluto diventasse lei la madre dei mie figli, perché era in quel modo che avrei desiderato abbracciarla davanti a loro.
<<Ohi, ragioniere, ti ricolleghi? Cosa ordini?>>
<<Eh si, quello che vuoi...mmm... filetto al pepe verde>>
<<E filetto sia anche per me...a cosa stavi pensando?>>
<<Pensavo...che il locale è passato di moda, guarda quanti tavoli vuoti.>>
<<Meglio, mi sono pericolosamente abituata alle folle, dovevo tornare a Porto Viro per respirare un pò di tranquillità. E riabbracciare te, s'intende>>.
Ecco, adesso magari userà la parola amico,e io dovrò fare finta di niente, che mi stia bene, autorizzandola persino ad utilizzarla quando vuole.
<<Va tutto bene?>>
<<Si si, mi chiedevo soltanto cosa pensi di me, se.. insomma...ti sono venuto in mente qualche volta..>>
<<Se proprio vuoi saperlo, gran parte del romanzo l'ho scritto pensandoti; poi certo le cose cambiano, tu sei una persona a cui tengo particolarmente, un amico
sincero e leale>>.
Eccola li. Esco a fumare, è meglio.

<<Allora?>>
<<Niente....mi hai fatto un po' male, tutto li>>
<<Giulio, non avrei voluto, non era mia intenzione.>
<<E piantala con 'sto tono da professoressa, Vita.Lascia stare, vado via.>>
Si, sono andato correndo verso l'auto che sarà già stata multata.
Non ho neanche sentito la sua voce richiamarmi, proferire un dai torna, mi sarei accontentato della più stupida parola.
Avrà fatto ritorno al tavolo, pagato il conto in silenzio, e se ne sarà andata.
Divieto di sosta, tutto calcolato.

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