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in archivio dal 04 lug 2011

Franco Luceri

16 agosto 1941, Galatina (LE) - Italia
Segni particolari: ex agente di commercio, pensionato, e con tre passioni incurabili: invenzioni da sempre, e giornalismo e aforismi dal 1985.
Mi descrivo così: Non ho mai combattuto nessuno in vita mia, non mi sono mai schierato, ma non lascio ad un solo problema il diritto di sbarrarmi la via.

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  • 04 marzo 2013 alle ore 23:40
    la tomba della democrazia

    Come comincia: Ogni popolo balla da 25 secoli sulla tomba della sua democrazia, illudendosi di festeggiarne la rinascita in ogni passaggio elettorale; ma ahinoi questa gli corre davanti inafferrabile come un miraggio.
    E temo che si sia arrivati a tanto, perché agli Stati democratici presunti di diritto si sono paralizzate due gambe su tre. La gamba della competizione partitica elettorale legislativa corre a razzo, mentre la gamba di governo e quella giudiziaria, (che avrebbero dovuto puntare con assoluta terzietà al bene comune, non agli interessi di bottega) si sono anchilosate, per lo strapotere totalizzante dei partiti.
    E’ verissimo che non c’è democrazia senza partiti. Ma è altrettanto vero che lo Stato di diritto non vede mai la luce, se l’influenza partitica indispensabile in campagna elettorale, continua a proiettare la sua ombra demagogica anche sul potere esecutivo e giudiziario, vanificandone la funzione.
    Un politico che conduce una campagna elettorale rabbiosa contro gli  avversari candidati come lui a governare, se risulta vincitore deve affrettarsi a dialogare con tutti i partiti perdenti, perché si assumerà l’obbligo di governare l’intero popolo: chi ha votato lui e chi ha votato i suoi avversari. Ma puntualmente, il veleno seminato ad arte in campagna elettorale per accoppare gli avversari, continua, (forse con la complicità dei media) a fare vittime inquinando il potere esecutivo e giudiziario per l’intera legislatura, alla faccia del bene comune.
    Insomma, mettere in moto una campagna elettorale demagogica è alla portata di qualunque cretino; ma a fine campagna, passare dalla demagogia alla democrazia, dalla faziosità alla verità, per non inquinare e paralizzare il governo e la magistratura, è un lavoro da padreterni sconosciuto a noi poveri umani.
    Il vincitore che si aspetta l'incarico a governare dal Presidente della Repubblica, non si affretta a spegnere la sua personale macchina del fango elettorale, chiamare intorno ad un tavolo i suoi avversari per discutere civilmente di come governare il Paese, ma fa come quel cretino che aveva urgente bisogno della bicicletta di sua cognata che abitava nella casa accanto, ma pretendeva che dovesse essere quella che lui definiva “la buonadonna di mia cognata” ad offrirgliela, e non lui a chiederla con garbo, sapendo bene che quella era una donna onesta, proprio perché alle sue avances aveva resistito.
    Le attuali democrazie non hanno una legislatura che sconfina nella campagna elettorale successiva per consentire ai popoli l'esercizio del voto; ma una campagna elettorale a tempo pieno, che prosegue per il numero di legislature necessario ad arricchire i partiti e uccidere di malgoverno, burocrazia e ingiustizia popolo e Stato.

     
  • 07 gennaio 2013 alle ore 15:19
    Armi di distrazione di massa

    Come comincia: Per riempire una casa di topi che figliano come cavallette, non servono primarie, elezioni o concorsi di bellezza: compri una forma di parmigiano reggiano, e prima di poggiarla, hai un milione di topi che ci sguazzano dentro.

    In barba alle leggi sull'abusivismo edilizio e tassa Bucalossi, in quattro e quattrotto un esercito di topi si fionderà in quella casa per scavarsi una civile, anzi civilissima abitazione nel formaggio, con tutti i confort e sistemi di sicurezza del "caso", scusate, del formaggio.
    E là metteranno radici bisnonni, nonni, genitori, figli, nipoti, parenti e compari, tutti rigorosamente clandestini, senza permesso di soggiorno o cambio di residenza e tutti alla faccia di quel fesso che ha pagato il formaggio.
    Ma a differenza dei topi animali, gli umani non si insediano mica da clandestini nei parmigiani del ricco potere democratico. Là ci stanno sempre e solo a norma di legge, e non perchè una minoranza di cretini li ha legittimati, ma perchè la maggioranza degli "intelligenti" (si fa per dire) gli ha spalancato le stanze dei bottoni, li ha spostati di peso nelle istituzioni, scusate, nei depositi di formaggi.
    E per tenere a bada gli affamati del popolo, si sono inventati due micidiali armi di distrazione di massa: la cultura, che distribuisce cattedre, redazioni e titoli utili quanto la carta igienica di seconda mano e la politica per ubriacarci di chiacchere: di progresso futuro e bancarotta imminente.
    E tutto questo rigorosamente diviso in destra e sinistra, fascisti e comunisti, padani e terroni, federalisti e antifederalisti, per fingere di farsi la guerra, e intanto distrarre 50 milioni e passa di persone dal problema della mano pubblica che ti cala nella tasca dei pantaloni, ti ripulisce il portafogli, o ti lascia senza lavoro,  soldi, famiglia, casa, futuro. La Caritas quando tutto ti va a meraviglia.
    Con il sistema comunista la gente si portava a casa una busta di pane duro e pure ammuffito, altro che parmigiano reggiano, e da quella robbaccia i topi si tenevano a distanza di sicurezza per non avvelenarsi. Quindi il comunismo non era altro che un programma di derattizzazione camuffato da cultura, politica, giustizia e collettivismo per tutti.
    Invece il libero mercato produttivo di fiumi di miliardi, ha riempito gli Stati democratici di gustosi formaggi e attirato come esca milioni di roditori pubblici e privati in giacca e cravatta, attrezzati di armi di distrazione di massa, per impedire agli ingenui e agli onesti di accorgersi che la classe dirigente dei Paesi liberali, ormai non è più addetta come una volta alla conservazione, ma allo svuotamento economico, culturale e morale dello Stato: in altri termini, ne cura la liquidazione fallimentare per conto delle banche internazionali e mondiali. Così siamo passati dal primato della politica a quello della finanza.
    E se di salvifico agli onesti non fosse rimasto che il furto o la canna del gas, tutta quella bella gente che attraverso lo sciopero comunica il proprio disagio socio-economico o la cieca indignazione andrebbe chiusa in manicomio.
    Invece là dovrebbe starci chi pensa di salvare l'Italia accrescendo anno dopo anno la marea dei disoccupati, cassintegrati e falliti. E tenendo in vita il Paese a colpi di prestiti, mutui e cambiali, per scongiurare l'ordine di sfratto e continuare da famelici roditori a svuotarsi i parmigiani istituzionali fino alle bucce.
    Il problema è tutto qua. Una forma di parmigiano si può sempre difenderla con un esercito di gatti. Ma quale protezione si può dare ad uno Stato liberale ricco, se i topi della burocrazia e della politica sono così famelici e numerosi che oltre ai formaggi istituzionali, si mangiano pure i gatti della magistratura se rifiutano la loro complicità?
    Per ora a rischio c'è solo l'Occidente, ma con l'attuale ritmo di arricchimento, anche l'Oriente è sulla buona strada per diventare allevamento di topi; se gatti e topi diventeranno anche là compagni di merende a base di contribuenti onesti da ridurre al suicidio e democrazie da condannare al default.

     
  • 15 ottobre 2012 alle ore 16:05
    Urge responsabilizzare i cretini

    Come comincia: Bartolomeo Vanzetti diceva, “io voglio: un tetto per ogni famiglia, del pane per ogni bocca, educazione per ogni cuore, luce per ogni intelligenza.”
    E a cento anni da quel “voglio”, e con uno spreco di false democrazie che impestano il pianeta, è meno utopistico volere l’universo tutto per sé, che quel poco al servizio di tutti.
    Il mondo continua ad andare alla rovescia perché il Padreterno non la smette mai di piovere, anzi diluviare idioti, matti e criminali; oppure perché noi umani siamo usciti fisicamente dalle caverne un bel po’ di millenni fa, ma una cultura e politica post-cavernicola, semplice semplice alla Vanzetti, non l’abbiamo ancora in preparazione?
    Io temo che l’Umanità abbia iniziato a vivere al buio, da quando la politica, comodamente seduta nella stanza dei bottoni economici, ha creduto di saper governare i popoli caricando i cretini e derivati sul groppone degli intelligenti.
    Ma s’è ritrovata con una razza di falsi intelligenti, che hanno accettato un sovraccarico di irresponsabili da portarsi a rimorchio, ma sottovalutandone la distruttività, alla fine li hanno perduti e si sono perduti per strada; perché il modo più semplice per aiutare i cretini a moltiplicarsi fuori controllo come i topi dell'Australia, è legittimarli a guastare, sfasciare, mangiare e arricchire a sbafo, e agli intelligenti imporre di rubare anche la notte quando dormono per pagare tutto a piè di lista o andare a morì ammazzati.
    La politica del “chi rompe paga”, sarebbe stata in grado di umanizzare e responsabilizzare tutti gli idioti, i matti e i criminali del pianeta, che non è affatto vero che siano sprovvisti di neuroni, ma che ci guadagnano a conservarseli nuovi di zecca nel congelatore, perché la vera qualità della vita a questo mondo è vivere a cervello spento, stomaco pieno, e a spese altrui, legge e giustizia permettendo. 
    Perciò, a cento anni da Vanzetti non abbiamo ancora “un tetto per ogni famiglia, del pane per ogni bocca, educazione per ogni cuore, luce per ogni intelligenza”; perché la “civiltà dell’impunità dei cretini ” è pura istigazione a delinquere. Invoglia i peggiori a rompere, perché costringe i migliori ad incollare cocci per tutta la vita per non finire macellati da un sistema pensato (si fa per dire) dagli intelligenti per produrre, ma utile solo agli idioti del potere culturale, politico ed economico, per vivere e moltiplicarsi da guastatori.
    Fatevi il conto di quanti mangeranno sul caso del povero bambino di Padova conteso da due genitori separati, braccato e prelevato a scuola come un animale pericoloso, su ordine di legislatori, magistrati, azzeccagarbugli e strizzacervelli, strenuamente impegnati a fare il suo bene.
    Se la classe dirigente italiana  fosse chiamata ad aprire il proprio portafoglio (non quello di Pantalone) per i danni che ha prodotto in 65 anni, distruggendo del nostro Paese: popolo, territorio e sovranità; quel bambino di Padova e tutti i poveri d’Italia massacrati da ingiustizia o povertà, sarebbero miliardari.
    Temo però che il povero Vanzetti che fu marchiato e giustiziato anarchico, perché voleva “poco ma per tutti”, debba continuare a rivoltarsi nella tomba per quel "tutto che non è mai diventato per tutti", ma per pochi marpioni del potere, legittimati non si sa ancora per quanto, ad azzannarselo, (pensa tu! ) nei legalissimi Stati di diritto.

     
  • 04 aprile 2012 alle ore 9:08
    Il potere non sarà mai più di chi consuma

    Come comincia: Per migliaia di anni il padre padrone è stato colui che ha strappato persino le prede dalla bocca dei leoni per nutrire i suoi figli e la sua famiglia. Ma nel secolo scorso, una cultura femminista che ne evidenziava solo gli aspetti violenti e criminali, occultando quelli positivi del padre padrone, sembrò capace di strappargli il potere. Ma il fuoco ha continuato a covare sotto la cenere.
    Nel nuovo ordine mondiale, il potere che si pensava definitivamente acquisito da chi sa spendere ricchezza a danno di chi la produce, (ma solo perchè faceva comodo a politici e burocrati di grande appetito), sta tornando a chi sa produrre, a chi sa strappare prede dalla bocca dei predatori.
    Non sarà mai tutto oro quello che luccica, ma al governo del mondo, attraverso il mercato globalizzato, ci stanno pensando gli imprenditori e i banchieri con gli attributi da produttori, mica i politici capaci solo di sperperare. Anche quelli che in Italia urlavano di avercelo duro, ora devono fare i conti con le imprese del nord che falliscono, se la politica non frena la sua invadenza burocratico-tributaria.
    I politici hanno smesso di pedalare nel sistema economico, quando hanno tolto agli Stati liberali la funzione (tanto cara ai paesi comunisti) di datori di lavoro e produttori di ricchezza in proprio, ed hanno assunto quella di "caporali": i politici assumono, ma poi sono gli imprenditori a pagare i loro furti e sprechi a piè di lista.
    Ed è come se si fossero seduti sul sellino posteriore del potere politico,  lasciando manubrio e pedali agli imprenditori, ma ancora si illudono di essere la "casta" dei potenti.
    Nella storia dell’umanità, i politici attuali entreranno come i primi trombati, falliti e disoccupati del potere, perché a questo mondo non si può smettere la funzione pilastro dell’ordine e pace sociale, che è quella di produrre ricchezza per tutti, e poi pretendere di conservare il potere di consumare e sperperare, dando ordini e dichiarando fallito e parassita chi sa produrre, ma non si rassegna a rubare quanto basta per non soccombere alla rapina tributaria, e continuare a finanziare i furti e gli sprechi crescenti del potere pubblico.
    Insomma, per quanto la politica possa desiderare di rimanere padre padrone del massimo potere, dando ordini e scudisciate legislative e tributarie a chi sputa il sangue per produrre ricchezza; non avendo più la funzione diretta di assicurare posti di lavoro e reddito a milioni di cittadini, ha praticamente perduto il potere reale.
    Cioè il potere politico di ingravidare di profitti la Signora Economia, garantendo la piena occupazione. Oggi gli imprenditori e le imprenditrici che assumono e pagano salari e producono ricchezza per 20 milioni di famiglie, in Italia sono il vero potere e il vero Stato di diritto , e dovrebbero essere loro ad imporre tributi alla politica.
    Ecco perché Berlusconi s’è stancato di farsi comandare dal partito trasversale della spesa pubblica, dopo aver comandato e prodotto ricchezza da imprenditore per migliaia di famiglie e per mezzo secolo. Così ha passato la palla ad un governo di tecnici iperconsumatori ed è uscito da Palazzo Chigi.
    E se proprio ci tiene a riguadagnarsi tutto il suo vecchio prestigio e potere reale, ritorni imprenditore ad Arcore, perchè per la scienza delle chiacchere della politica italiana, gli imprenditori sono sprecati.