username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 11 nov 2008

Gaspare Serra

02 luglio 1984, Palermo
Segni particolari: “Libero pensatore”
Mi descrivo così: Blogger e scrittore.
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
  • 10 giugno 2012 alle ore 10:58
    Tra piaceri e incanto …

    Come mare ardente d’agosto
    m’assali con le tue labbra
    inondandomi di salsedine
    per arenarti sul fianco della sera
    e ritrarti ancor bagnata al mattino.

    Come onda strappata dal vento
    sfili le vesti della spiaggia desueta di maggio
    abbandonando la tua mano umida alla mia
    per lasciarmi perdutamente bere
    tra le pieghe del tuo piacere.

    Quant’è arduo
    -dopo tutto-
    sopravvivere
    sprofondando
    nell’abisso
    dei miei occhi…

     
  • 06 aprile 2012 alle ore 22:37
    Umida riva

    Sogni
    di cristallo
    s’infrangono sul tuo letto
    di cocci
    e vanità.

    Docili carezze
    annegano sul tuo petto
    chiuso
    da rose e turbamenti.

    Respiri profondi
    naufragano su di te,
    sull’affanno della nostra passione,
    sull’afflato di un’intensa emozione…

    Timori
    paure
    tremori
    rastrellano speranze,
    attese,
    illusioni
    rapite dai tuoi sguardi
    abbandonati al vento...

    Io mi spengo
    -lentamente…-
    quale tozzo terso di carbone
    adagiato sulla tua umida riva…

    Quale alba
    fenderà il nostro sole?

     
  • 27 febbraio 2012 alle ore 15:02
    T r a t t e n e n d o … il respiro

    La città della sera
    -come un mappamondo di stelle
    ubriache di malinconia-
    riflette un cielo d’occhi
    dispersi
    tra coni d’ombra
    e vicoli in preghiera…

    Le strade son deserte,
    deserti
    di
    silenzi
    colmanti vuoti inesplicabili
    d’incanto
    …e solitudine

    Ed io?
    E tu?

    Io ti vò cercando…
    …tu mi stai spiando
    da dietro una finestra socchiusa,
    t r a t t e n e n d o  il respiro…
    per non appannarmi…

    Su quale uscio
    il vento
    venderà
    il tuo profumo?

     
  • 25 gennaio 2012 alle ore 14:24
    L’ombra del respiro…

    Non una parola a contraddirci,
    uno sguardo a distrarci,
    un abbraccio a dissuaderci.

    Solo un lieve tremore
    a ricoprirci di ritmi forsennati
    di sacralità ed incanto.

    Un vento esanime
    rianimava il tuo sorriso.

    Ed io andavo,
    l  e  n  t  a  m  e  n  t  e ,
    inseguendo solo un’ombra

    (l’ombra del tuo respiro…)

     
  • 15 settembre 2011 alle ore 12:09
    Più nulla ancora...

    Labbra senza vesti
    rompono muri di silenzi
    tra le tue parole tremanti,
    racchiudendo inesplicabili spazi
    prigionieri d'ordinaria follia...

    Occhi forgiati a carne
    librano per te nell'aria
    sguardi d’incontrollata passione,
    mentre frecce tese di piacere
    colgono in fretta
    il frutto d'una straordinaria intesa...

    Mani di sangue e sudore
    colgono l'ultimo sale
    da te copiosamente cosparso
    sul mio capo chino.

    Più nulla ancora...

    Se non un pozzo senza fondo
    fissante un cielo irraggiungibile,
    senza sfondo…

     
  • 08 maggio 2011 alle ore 19:06
    Lunghissima attesa...

    Tutto
    tace
    tra l'immenso dei tuoi occhi
    e il contrario dei miei.

    Occhi
    esplosi in silenzio
    inseguono luoghi danteschi
    sfuggiti alle memorie del tempo.

    Un soffio di cielo
    spegne ogni luce, ogni sguardo
    come fiamma rubata dal vento.

    Tra di noi
    solo odore di tempesta
    e un mite nido
    disfatto
    come negli ultimi giorni di festa.

    Lunghissima è stata l'attesa,
    adesso è finita.
    Nessuna fine è più rumorosa
    di un nuovo inizio che non ha parole...

     
  • 19 febbraio 2011 alle ore 16:30
    Corpo senza nome...

    Silenzi
    -senza voce-
    riemergono da un mare di vergini
    - senza dio-
    inondando di pensieri e blasfemie
    ordinarie, incoscienti emozioni
    calpestate
    dalle foglie ingiallite d’autunno…

    Spazi decrescenti
    di vita
    squarciano cieli incontenibili
    d’inverno,
    sfuggendo alle ombre segnate dal vento…

    Un impercettibile caos calmo
    trattiene lentamente, inutilmente
    il tremore
    nascosto nel tepore
    dei tuoi occhi…

    Ma dove strariperanno i miei sospiri
    giunti al fiume senza foce
    del tuo corpo senza nome?

     
  • 26 ottobre 2010
    Brecce d'incoscienza...

    Il ricordo m’inonda
    di parabole d’incenso e fango
    schizzate tra cielo e asfalto
    quali nubi sfregiate dal vento...

     

    Come una carezza
    lentamente stesa
    su di un mare incostante
    d’inquietudini e certezze,
    dolcemente crollano
    pareti di quercia e amianto
    da una sponda all’altra del tempo,
    aprendo brecce d’incoscienza
    lungo il solco
    di un’impalpabile esistenza…

     

    E così riemergo
    da una chiocciola di scale senza fondo,
    sentendo il mondo girare a perdifiato
    sotto i piedi…

     
  • Inesistenti rughe di un autoritratto sbiadito
    ritraggono impenetrabili geroglifici
    nel volto chiuso della sera,
    confondendo in espressioni svanite
    acri pensieri di pane
    inghiottiti come dolci veleni.
    Sol così l’urlo improvviso di un sole d’inverno
    solleverà da tergo
    parole mai uscite gettate nel vento,
    dando voce al gelante silenzio…

     

    Coperte le distanze dentro sé
    scopriamo quel che veramente si è,
    soffocando il respiro
    nella nostra più comune indifferenza
    e guardando sempre più lontano dalla finestra …
    per non guardarci mai dentro.

     

    Capaci di reagire perché incapaci d’agire
    lasciamo che tutto scivoli via in fretta,
    come sabbia tagliente tra le dita.
    E come pigne sospese su un ramo
    in attesa che il soffio di un bimbo lo spezzi
    viviamo soli nell’epoca delle passioni tristi,
    confidando che anche Dio si addormenti…

     
  • 16 febbraio 2009
    Lento abbandono

    Tutto si sfalda
    in un lento abbandono,
    su di un letto sfatto di pensieri
    cigolanti e vinti…

     

    All’istante si sorpassa senza fretta
    il presente,
    braccati in caccia dal futuro.

     

    Ho perso le parole.

     

    Son rimaste solo le ore
    a rimuginare all’angolo,
    scricchiolando
    all’ultimo stadio di un pensiero…

     
  • 03 febbraio 2009
    Le lacrime del mare...

    Convinzioni strappate al caso
    spazzano via decisioni avventate
    ai piedi di laconiche incertezze.

     

    Tutto s’incatena al niente
    sospeso all’estremità di un ponte
    tra pornografiche luci di cielo
    e inquietanti ombre del suolo.

     

    La logica è ordinaria follia:
    l’eresia della ragione
    che uccide in un abbraccio l’illusione,
    tenendoci ancorati al presente
    senza catene.

     

    Le lacrime del mare
    non hanno religione:
    son quelle dell’uomo
    l’incesto tra carne ed emozione…

     

    Non è tutto falso,
    non è tutto vero:
    siam solo catene
    appese al filo stringente
    d’un pensiero…

     
  • 22 gennaio 2009
    Ali spezzate...

    Tu che scambi il suo amore
    per possesso
    e la donna al tuo fianco
    per lo sfogo delle tue frustrazioni e debolezze:
    chi sei tu, vile,
    per spezzare le ali ad un angelo?
    Chi sei tu, insignificante nella vita,
    per soffocare la sua voce
    - repressa ed impalpabile -
    tra le tue mani
    - esangui ma inesauribili -,
    ingabbiandone ogni sua speranza
    nel tugurio della tua coscienza?
    Come puoi scaricare sulle sue esili spalle
    il fardello d’umiliazioni e vergogne
    della tua morbosità?
    Come puoi seppellire l’emozione
    nella fossa vuota del tuo cuore,
    e - dopo tutto -
    avere ancora il coraggio di guardare?!

     

    Farfalla dalle ali spezzate,
    fuggi dai resti di questa vita,
    sciogli ogni laccio ancora teso al cuore,
    rompi il silenzio
    e libera il tuo represso pianto
    in urlo colmo di libertà!
    Anche se un arcobaleno in bianco e nero
    copre il cielo grigio di solitudine,
    mira oltre il tuo sguardo denso di pudore,
    fallo ora,
    adesso,
    per sempre!
    Nessuna gioia potrà sanare
    le ferite di un cuore irrimediabilmente spezzato,
    come pane sconsacrato…
    nessuna rinascita potrà ristabilire l’equilibrio
    di un’anima appesa a un filo…
    nessuno potrà ridonare la luce perduta
    al tuo ormai secco viso,
    scavato dal tempo e dalle lacrime …
    Ma dove non puoi giungere domani,
    in un batter d’ali,
    potrai arrivare negli anni,
    sui piedi e con la testa.
    E se scegliendo la nuova strada,
    seppellendo il tuo passato,
    proverai paure, sentirai rimorsi,
    lasciati andare,
    che tu sia quel che veramente sei,
    scopriti da ogni telo,
    perché non esiste vita migliore
    di quella che vogliamo
    e non c’è motivo per non desiderarla!
    Come da un seme scippato a un fusto
    può nascere un fiore,
    così da un presente sottratto a un destino vile
    può nascere la speranza di un domani migliore!
    E finché non riacquisterai il dono del sorriso
    non saprai mai quanto bene possa farti
    un semplice sorriso…

     
  • 21 gennaio 2009
    Figlio di un dio minore

    Tra macerie di vita
    resa men che niente,
    gracili fili d’erba
    - più sottili di ogni speranza -
    invadono rovine
    di una Gaza fatta fango…

     

    Quel che resta oggi
    - di ieri -
    è soltanto un aquilone
    solitario su nel cielo amianto,
    per sempre scippato
    al sogno infranto di un bambino…

     
  • 16 gennaio 2009
    Gli angeli di Gaza

    Piccole stelle
    esplodono con un sorriso in viso
    negli occhi pien di vita dei bambini
    di una piccola stretta terra,
    imbrattando le strade della loro ingenuità,
    attingendo dalla tavolozza colorata dei loro pensieri
    un arcobaleno di sogni.

     

    La spontaneità dei gesti dei bimbi
    permette loro di guardar ancora in alto
    solo per ammirar le stelle:
    inesauribile fonti di speranza per gli altri,
    sono sempre pronti a dimenticare il giorno prima
    per progettarne un altro…

     

    Nella verginità dei loro sentimenti
    ai piccoli non è dato conoscer l’odio,
    ma la sofferenza sì:
    la vedono ogni giorno negli occhi familiari dei grandi,
    la nutrono ogni notte del rammarico
    di non avere conosciuto in tanti…

     

    Figli di un popolo senza Stato e senza terra,
    loro non sanno cos’è la guerra
    e possono costruire solo muri di sabbia:
    vorrebbero liberamente giocare,
    fuori dai bunker dell’ultimo rifugio;
    apertamente rincorrersi coi compagni d’oltre muro,
    non distinguendo per nascita o religione;
    semplicemente sognare ad occhi aperti,
    senza rabbrividire del sangue sparso intorno!

     

    I bambini non sanno perché i loro padri
    a volte li salutano con una cinta imbottita addosso,
    come per un addio;
    non comprendono perché ogni giorno
    la gente scenda in strada
    con in braccio un piccolo fagotto di lenzuola;
    non si spiegano come mai certe notti
    il cielo di Gaza s’illumina a giorno - come se esplodesse -
    e la gente rifugge - anziché rincorrere - le stelle cadenti…

     

    Nell’ignoranza della loro età
    a volte piangono senza un perché
    - o solo perché piangono gli altr i-.
    Molti di loro non lo scopriranno mai,
    poiché non ne avranno il tempo;
    molti tra loro lo capiranno appena più tardi,
    quando - costretti a diventar grandi bruciando le tappe -
    avranno anch’essi imparato ad odiare…

     
  • 13 gennaio 2009
    Seguendo le luci dell'alba

    Frammenti d’indicibile pensiero,
    briciole d’umana inconsistenza,
    si accalcano disordinatamente in mente
    quali stormi in fuga dal cielo.

     

    Impazientemente
    tutto crolla come fosse niente:
    scaraventati giù verticalmente,
    ribaltiamo tutto in cerca di sentenze,
    cercando l’acuta saggezza
    tra avanzi d’insipida ignoranza.

     

    Il dolce e l’amaro del giorno
    rivive la notte,
    sì che
    - anche a volerlo -
    non potremmo più nasconderlo tra le mani:
    basterebbe togliersele dagli occhi
    per accorgersi di mentire a se stessi…

     

    Intanto l’uomo invisibile del giorno fattosi notte
    si gode in solitudine
    quell’attimo maturo di trepidante attesa,
    seguendo da anni
    le luci inconsistenti dell’alba…

     
  • 10 gennaio 2009
    Muraglia

    Gli occhi spenti di una muta sera
    affondano i piedi su una tiepida sabbia di stelle
    calpestando quel senso d’inquietudine e incanto
    dell’uomo senza domande dell’immenso.

     

    Sulle onde bramose d’una lacrima
    si riflette la luna morente
    che s’infrange contro una scogliera d’anime,
    l’ultima muraglia della sera.

     

    E’ imbrattando d’animosità la quiete
    che risorgo ogni giorno dal mare,
    trovando l’istinto oltre la ragione…

     
  • 02 gennaio 2009
    Altro mondo

    Lo sguardo perso di un uomo solo
    si chiude di fronte ad un uscio,
    mendicano senza meta
    sulle vie asfaltate della vita.

     

    Occhi indecisi
    di bimbi affamati
    han perso la voglia di guardare il mondo,
    senza più forza per sognarne un altro.

     

    Come avere il coraggio
    di guardare in faccia l’altro Mondo
    nascosto dietro l’angolo di strada
    quando ci si accorge
    di non esserne i padroni?

     
  • 29 dicembre 2008
    Geometria dell'abisso

    Un pensiero senza ragione
    priva d’emozione un’emozione,
    creando il vuoto intorno alla vertigine.

     

    La vita spazia in un oceano senza sponde
    sulla cui superficie immagini indefinite si riflettono,
    mentre dal fondo ricordi inesplicabili si dileguano.

     

    Ed io?
    Il centro di un tutto intorno al nulla:
    un cerchio che esiste per far quadrare il cerchio,
    per una pura geometria dell’abisso…

     
  • 29 dicembre 2008
    Teatro di vita

    In repliche di nostalgia
    s’inscena un possesso indisturbato
    - senza desiderio né speranza -
    sempre veglio rifugio della solitudine.

     

    Un amore drogato dal destino
    fugge in fiamme
    tra i vicoli di disillusioni e incanti
    di un giardino abbandonato…

     

    Nel silenzio
    spazi liberi si riempiono d’intrecci
    mentre sprofonda - bugiarda - la verità
    in paludi di parole fatte fango.

     

    Fino a quando recitare
    nel teatro della vita
    costruendo castelli di sogno
    sulle nostre menti inquiete?

     
  • 09 dicembre 2008
    Parole fruscianti

    Mute parole
    - fruscianti come foglie d’autunno
    sbattute per strada dal vento -
    cadono inermi
    sulla terra arida e spoglia
    spianata da pensieri scostanti
    di solitudini e tristezze…

     

    Quando l’eco della città
    risponderà al tuo silenzio?

     
  • 06 dicembre 2008
    Timore e speranza

    Schiaritasi la nebbia dagli occhi,
    levatasi un’alba dentro,
    un orizzonte d’immagini e confusioni
    si estende sul letto di Primavera…

     

    Tolto il chiodo che inchiodava frustrazione,
    sento un respiro affannarsi nelle vene,
    giungere forzatamente al cuore
    per riempirmi d’esaltazione e incanto!

     

    Come fiumi di un desiderio in piena,
    naufragano sogni di cristallo
    straripando in gioie e amarezze,
    reggendo aperti gli occhi d’uomo
    e tenendo vivo il cuore d’un bambino.

     

    Oramai mi riduco a cumuli
    di “Timore” e “Speranza”:
    il Timore d’innamorarmi…
    … e la Speranza d’amare te…

     
  • 06 dicembre 2008
    Umido piacere

    Come ardente mare
    la tua presenza m’assale,
    m’inonda d’abbracci e morbidezze
    arenandosi al mio fianco
    per ritrarsi a mattino ancor bagnato…

    E come l’acqua più ardita di maggio
    sfila le vesti alla spiaggia più desueta,
    la tua mano si abbandona umida alla mia,
    lasciandomi bere di piacere…

     
  • 06 dicembre 2008
    Passi del respiro

    Non una parola,
    non uno sguardo in più allo specchio
    che potesse distrarci.

     

    Un abbraccio,
    un lieve tremore di gambe
    ballanti ritmi senza voce
    di sacralità e rivolta.

     

    Il vento accarezzava il tuo sorriso,
    mentre io
    - geloso -
    riprendevo lentamente il cammino
    lungo i passi del tuo respiro…

     
  • 06 dicembre 2008
    L'altra faccia dell'amore...

    Nubi ammassate d’inverno
    feriscono il cielo d’autunno
    di cicatrici d’acqua e sale.

     

    Acide lacrime asciutte
    scagliano stille sull’anima,
    scivolando sulla pelle scura
    come lame taglienti d’una accusa.

     

    Urlando in profondi silenzi,
    stringiamo le catene delle tue paure
    coi fili tesi dei mie discorsi a maglie sciolte,
    alla ricerca d’un instabile equilibrio.

     

    Come la radice può inclinare l’asfalto,
    un istante sfuggito al tempo,
    una parola rapita da un volo
    possono bastare a far crollare tutto,
    a trasformare due sguardi in due cammini,
    rivelando l’atra faccia dell’amore.

     

    Domani è ancora lontano,
    ma meno lontano di te…

     
  • 01 dicembre 2008
    Salsedine di vita

    Onde spezzate dal mare
    si infrangono sulla riva battuta dal sole,
    rumoreggiando emozioni
    riecheggianti sulla sabbia pien d’orme.

     

    Tra la salsedine di vita degli uomini
    e una moltitudine di fango ai piedi,
    brezze scappano fugaci nel vento
    calpestando aloni di rimpianto…

     

    Un aquilone sfugge alla mano d’un bimbo
    rincorrendo indeciso un gabbiano.

     

    Nessun’ombra resterà a proteggerci…

     
elementi per pagina
  • 04 ottobre 2011 alle ore 15:08
    Il "paradosso" della felicità...

    Come comincia: ELUCUBRAZIONI ALIEATORIE E SPARSE SUL SENSO COMUNE DELLA FELICITA'...

    COS'E' LA FELICITA'?

    Bernard Shaw (scrittore e drammaturgo irlandese) sosteneva che "il segreto per essere infelici è di avere il tempo di chiedersi continuamente se si è felici o no...".
    Sarà vero?
    Ad ogni modo, chi di noi non si è mai posto almeno una volta nella vita l'interrogativo "ma io sono felice?".
    Se ponessimo a chiunque ci sta vicino questa semplice domanda -"sei felice?"-, stiate certi che riceveremmo pressoché sempre la stessa risposta: "forse, o meglio qualche volta...".
    Ma se a questo interrogativo aggiungessimo anche la domanda "ma cos'è per te la felicità?" ci accorgeremmo presto di ricevere non una ma tante diverse risposte quante le persone a cui ci saremmo rivolte.
    Per quale ragione?
    Perché la felicità è un sentimento universalmente conosciuto e perseguito ma non facile da descrivere.
    Forse non c'è nulla nelle nostre vite di più soggettivo ed opinabile, vago e relativo, discutibile e surreale come il concetto stesso di "felicità", indeterminato a tal punto che -sosteneva Immanuel Kant, che non ha certo bisogno di presentazioni...- “nonostante il desiderio di ogni uomo di raggiungerla, nessuno è in grado di determinare e dire coerentemente che cosa davvero desideri e voglia"!

    Tra mille relativismi, un piccolo punto fermo è possibile apporlo alla descrizione della felicità: con tale parola non intendiamo di certo una condizione materiale, uno stato oggettivo, bensì una condizione sentimentale, uno stato d'animo positivo, di pieno benessere psico-fisico.
    Se volessimo, poi, ricorrere ad altre parole per descrivere ancor meglio questo concetto, suggerirei le seguenti: la felicità è una straripante sensazione di soddisfazione totale, di "pienezza" che ci pervade l'animo e ci pone per un attimo sulla cima più elevato di un Olimpo!
    La felicità -ove sperimentata- è un pò come un Kharma, forse l'unica forma di Illuminazione per davvero alla portata di tutti: uno stato -evidentemente temporaneo- nel quale l'uomo diviene imperturabile di fronte ad ogni avversità, non chiendeno più nulla alla vita nella vana convinzione di non aver bisogno più di nulla per appagare i propri desideri!
    Chi è felice è una persona fieramente libera, pienamente autonoma, compiutamente realizzata!

    QUANTO PUO' DURARE LA FELICITA'?

    "Davanti ad una prospettiva di felicità permanente e invariata non indietreggerebbero forse tutti, per il terrore di morire di noia?", si chiedeva lo scrittore britannico Aldous Huxley.
    Di certo nessuno potrà mai scoprirlo, poiché non esiste in alcuna forma una felicità “stabile e perpetua”.
    Anzi -sosteneva Pier Paolo Pasolini- "la felicità ha sempre vita breve": "la felicità della vita è fatta di frazioni infinitesimali: di piccole elemosine, presto dimenticate, di un bacio, di un sorriso, di uno sguardo gentile, di un complimento fatto col cuore" (Samuel Taylor Coleridge).
    Se la felicità esiste per davvero -e se agli uomini è data la possibilità di viverla-, stiate certi che poc'altro nelle nostre vite appare più sfuggente di quest'effimero stato febbrile chiamato "felicità"!
    Arde più di tutti esser felice soprattutto chi ha provato almeno una volta cosa voglia dire esserlo... Ma è proprio chi è stato felice ad esser consapevole più di ogni altro di come la felicità non lo accompagnerà mai abbastanza nella propria vita per appagarlo pienamente!
    Se esser felici è impresa alquanto ardua, dunque, praticamente impossibile è restarci a lungo!

    PERCHE' E' COSI' ARDUO RAGGIUNGERE LA FELICITA'?

    La ragione di tutto forse è più semplice di quanto appaia: la felicità non fa per l'uomo!
    E la causa di ciò potrebbe risiedere nell'innata "contraddizione esistenziale" umana, ben descritta da Socrate nella notoria definizione di "animale sociale".
    Secondo una mia personalissima interpretazione del pensiero socratico, difatti, la natura umana è contraddistinta da due forze "uguali e contrapposte":
    1- l'"animalità", qualità che si ricollega alla natura istintiva, primordiale, emotiva, irrazionale dell'uomo (alla tendenza innata a seguire ciecamente i propri istinti e desideri...);
    2- e la "socialità", qualità che si ricollega alla sua natura razionale, ragionevole, "cogitante" (alla spinta ad uniformarsi ai propri doveri sociali, dettati dalle ragioni di una necessaria convivenza con i propri simili...).
    Proprio nella perenne contrapposizione tra queste due "spinte interiori" dell'uomo si può rintracciare il principale ostacolo incontrato nella via verso la felicità!

    Cosa concretamente ci impedisce, quindi, d'esser felici?
    A farlo sono i "condizionamenti esterni" (legati al mondo delle persone "giudicanti" che ci circonda), i quali ci rendono impossibile essere pienamente "noi stessi", realizzare compiutamente i nostri più naturali istinti (così finendo col mortificare o spegnere sul nascere i nostri più primordiali desideri).
    Ciò spinge gli uomini, piuttosto che a realizzare se stessi, a realizzare i desideri che "gli altri" esprimono su di loro, regolando le proprie scelte sulla base delle aspettative altrui.
    Tutti ricerchiamo la felicità, ma il più delle volte finiamo con l'inseguire "target di felicità" a noi inculcati, a cui siamo stati ben allenati, educati, esortati con sapiente maestria fin dai primi anni dell'infanzia.
    L'ideale di felicità, così, finisce con l'assomigliare più ad un "pacchetto pubblicitario" preconfezionati dalla società a perfetto uso e consumo di ogni consumatore!

    L'affermazione universale di una cultura "consumista ed iper-capitalista", poi, ha finito col creare una "religione laica interclassista" fondata su un unico dogma: quello per cui l'aumento della ricchezza sia sufficiente a garantire un proporzionale aumento della felicità (o quantomeno a non provocarne la diminuzione).
    Una religione il cui straordinario successo è pari solo alla propria assiomatica "velleità": quella di credere l'uomo un perfetto consumatore e non anche un essere dotato di sentimenti e capace di emozionarsi!
    Fondare la felicità sulla ricchezza equivale a costruire un enorme castello di sabbia: come credere che la misura della felicità di un uomo possa dipendere dalla capienza del suo portafoglio?
    Come immaginare che la felicità possa essere un bene misurabile con unità di misura economiche quali il Pil, il reddito pro-capite o le rendite di capitale?!
    La vera natura umana -diversamente da un comune bancomat!- si nutre non solo di bisogni materiali ma anche di bisogni squisitamente emozionali!
    La ricchezza, dunque, può apportare certamente benessere all'uomo modermo ma non offre alcuna "garanzia di felicità".
    "La felicità interna lorda è molto più importante del prodotto interno lordo”, ha recentemente sostenuto sul Financial Times il re del piccolo stato del Bhutan, Jigme Singye Wangchuck.
    Come dargli torto?...

    Non solo non esiste alcuna equazione matematica del tipo "+ricchezza = +felicità" ma, almeno stando a Richard Easterlin (professore di economia all'Università della California e membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze), vi sarebbe tra tali due termini una relazione inversa.
    Secondo il cd. "Paradosso della felicità" (elaborato proprio da Easterlin nel 1974) la felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e ricchezza che si riscontrano nel corso delle loro esistenze.
    Anzi alcune ricerche avrebbero dimostrato come, quando aumenta il reddito (e quindi il benessere economico), la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, per poi cominciare a diminuire, seguendo una curva ad U rovesciata!
    Può la scienza matematica porsi come oggetto di studio quanto di meno oggettivo e concreto vi sia, quale uno stato d'animo?
    A parte ogni legittima perplessità in merito, un dato empirico è comunque facilmente verificabile: inseguire i soldi, il benessere, la fama, il successo o il potere ritenendo che "solo" il loro raggiungimento sbarri le porte della felicità vuol dire condannarsi ad essere infelici: le ansie, le paure di fallire e il senso di inadeguatezza che inevitabilmente seguiranno non faranno che allontanarci sempre di più dal nostro desiderato traguardo!
    "Non è quanto si possiede, ma quanto si assapora a fare la felicità" (Chareles Spurgeon, predicatore battista britannico).

    Se la "socialità", quindi, è il primo ostacolo alla nostra felicità, allo stesso tempo non è dato all'uomo altra via che ricercare la felicità in comunione con i propri simili: la felicità, infatti, è l'unico bene che si moltiplica -piuttosto che ridursi- condividendolo con gli altri!
    Il paradosso conclusivo cui giungiamo, allora, è che:
    - se, da un lato, l'unico uomo in grado di raggiungere una piena e perpetua felicità sarebbe l'uomo "unico" (nel senso di solo sulla faccia della Terra);
    - dall'altro lato, un uomo solo, anche se felice, sarebbe condannato all'infelicità!

    Per questo non possiamo che riporporre il nostro interrogativo iniziale: ma la felicità è davvero alla portata degli uomini?
    La risposta la lascio ad ognuno di voi, ricordando qui chi una risposta se l'è di certo data: "c'è un unico errore innato, ed è quello di credere che noi esistiamo per esser felici..." (Arthur Schopenhauer).

    COME TENTARE DI ESSER FELICI?

    "Non esiste una strada verso la felicità. La felicità è la strada!" (Buddha)
    Certamente non esiste "una" via per la felicità -o, quantomeno, se estiste la sconosco!-.
    Piuttosto credo che di vie ne esistano almeno 7 miliardi, una per ogni abitanti di questo nostro Pianeta!
    Dipende da ognuno di noi trovare la propria strada verso la felicità -e, una volta individuata, percorrerla fino in fondo!-.

    Quale consiglio offrire, allora, ai lettori?

    1- Siate il più possibile voi stessi!
    "La felicità non è sempre e tutta opera del caso", scriveva Baltasar Gracián (filosofo spagnolo).
    Allora ingegnatevi per esser felici!
    Rompete le "dighe sociali" costruiteci intorno fin da bambini per frenare i nostri impulsi!
    Smettetela di recitare come burattini su di un palco su cui ci è ritrovati senza aver nemmeno partecipato ad alcun provino!
    Divenite protagonisti -non più figuranti...- della vostra esistenza!
    Riappropriatevi di voi stessi e della vostra autostima!
    Cominciate a costruire la vita con le vostre mani!
    Fate vostro l'appello di Friedrich Nietzsche (altro grande pensatore che non abbisogna di presentazioni...): "diventa ciò che sei!".

    2- Circondatevi di persone meritevoli del vostro affetto!
    La felicità si gusta meglio se condivisa e dipende, più che da ciò che ci sta attorno, da ciò che abbiamo dentro!
    Del resto -diceva il filosofo americano Elbert Hubbard- "si può sopportare il dolore da soli, ma ci vogliono due persone per provare gioia"...

    3- Prima ancora di essere felici, sentitevi felici!
    "Ad alcuni per essere felici manca soltanto la felicità" (Stanislaw Jerzy Lec, scrittore polacco).
    La felicità è un modo di vedere, dunque per cominciare ad esser felice occorre anzitutto guardare nella giusta prospettiva!
    Felicità non è inseguire sogni ed aspettative ma, al contrario, godere pienamente dell'oggi!
    La felicità non è uno stato a cui arrivare ma un modo di viaggiare: non un traguardo ma un cammino, la cui ricerca è il miglior modo di onorare la nostra esistenza...