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in archivio dal 03 gen 2012

Giacomo Mele

11 agosto 1992, Roma - Italia

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  • 03 gennaio 2012 alle ore 18:53
    Frusciano i tuoi aurei ginocci

    Frusciano i tuoi aurei ginocci
    e s'ode un rumore fermo
    ora prende e trema inerme
    un desiderio è ora nei tuoi occhi.

    E vedo la passione, credo,
    cerno quei sospiri legati da rochi
    silenzi che la tua gola freme
    e odi? Le cicale non ghignano
    e tu mi porgi quella mano
    delicata fruscia sui miei stinchi
    e sale sulle cosce e brividi
    mi pervadono e tu ridi,
    mi guardi e la tua mano sale
    la mia vita cede in impulso lieve
    e sale, gratta il petto e vedi?
    Il tuo palmo tocca il labbro
    arso da una tentazione
    che pervadee el meo spirito.
    Non odi? Ancora fruscia,
    s'è posato un tuo dito
    sulla tempia cade.

    E guardiam l'aere
    stellato di fluorescenti ricordi
    ci appaion veri e tu?noi?
    Frusciano li nostri ginocci
    insieme toccano sordi
    pensieri che sembran neri;
    si! Noi rubiam ancora
    quel ricordo che ieri
    oggi dimani giocondi
    proverem ancora insieme
    quel liete frastuono
    che el sudor membra
    speme non volle fermar.

    Irto il tuo spirto di donna,
    oh donna piangi e cangi il viso
    ora pallido e falso
    non sa cosa vuole
    ma teme che quel giorno
    nuvole e tuoni e nudi
    sarem, lì, noi due
    e i corpi ricominceran
    crudi a fremere le cosce
    nostre, di nuovo frusceran.
    Turbi la cara coscienza
    che desta la vision e
    pare estinto, pensa
    oh fresca e vana
    è la tua bocca densa
    dei giorni che morti
    rivivean in quei baci.

    Scaccia quella ruga,
    oh mia cara, tocca
    quella schiuma nei giorni
    che ci copria la schiena e
    tu nuda e ora suda e dura
    ancor tale gioia pura
    rimembro e felice
    mi spengo nel rumor
    dei tuoi piedi
    che caldi stringea i mei
    ed ora li cerco oh mia cara gioia; 
    cruda è la sensazione
    che non più senso vale
    sentire quel frusciare:
    ha scorticato troppa pelle
    ed ora consumata non può ... più mi può amare.