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in archivio dal 25 ago 2008

Giacomo Salvemini

27 febbraio 1946, Manfredonia

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  • La verità nel volo trae il nostro essere uno scarabocchio di luce
    Mi sento vivo nel tuo centro ove calma frena ogni tempesta
    Macchiaiolo improfumo ai fiori tele delle tue gioie
    Tu rendi la strada più chiara il colore viene da sé verbena

     

    Delle mie nevralgie guida sei tu alla mia mano quando attraversi i binari
    Ho comprato tubetti vergini per rispettare la tua purezza noi a raccontare
    La storia su un vaso d’antico greco luce in un bacio
    Gli altri li riciclerò in avventure di prove le nostre carezze fuggite da un pennello

     

    Stamperò bozzetti interi non truccherò carte
    Il nostro amore sarà gemellato in un merletto di colori
    Allungherò trecce agli ormeggi alla tua grazia catene d’anemoni
    Terrò il verde sempre in verde difficile sarà lo scoloramento

     

    Non ritorno al passato tu sei ora assalto continuo al mio estremo cuore
    Sono condiviso nella tua nudità tu sei il mio nudo

     

    M’accalora la sottile veste della fortunaè volata via da un sospiro di negazione
    Sarei un poeta bugiardo se solo ti dicessi - ti amo -Mi vergogno d’averti contaminata col turbamento
    Avrei dovuto osare di più per convincere me d’essere tuo

     

    Se mi guardassi negl’occhi vedresti la tua nudità in me
    Fino a quando il sonno avrà cessato di farmi vivere
    Finché luglio avrà serbato in me il fresco della primavera
    Il latte che il tuo recinto avrà alleviato le mie stanchezze

     

     La scrittura è nella tua pagina l’ho lasciata bianca più candida è la tua anima
    Partorirai un figlio di sirena che di me incatenerà il cuore
    Non badare ai miei solchi sulla fronte essi sono le tracce della mia poesia
    Che tu andrai a leggere in giorni di estasi d’altro estinto calore

     

    Io sarò nel tuo specchio a confessarti verità riflesse
    T’insegnerò la lingua del muto il doppio creare della parola oh leone-leone

     

    Non mi affretto a ripristinare collegamenti tu stessa puoi capire che altro è inadeguato
    Parlo del tuo valore altri no io in te canto il tuo fiorire non accusarmi di silenzio
    Quando altri ti suonano strane melòdi meglio tacere non sboccerò versi
    Di penne rose all’ombra mi tapperò meglio la bocca non danneggerò te aura

     

    Non scriverò lodi per tapparsi in una tomba oh il mio non è un peccato
    Silenziare la mia poesia è vantaggio vedere brillare i tuoi occhi col mio tacere
    Che scoprire false lodi degli inventori a te accanto
    Sei la mia grazia del sapere innalza me rozzo d’ignoranza l’elevato canto

     

    Non appongo colla rapida non m’accorgo di rotture credo di trovare in te la mia
    offerta di poeta
    Non aggiungerò penne alleali di te esse sapranno tenere il volo al mio corpo
    Tu il flusso ella mia corrente d’inchiostro la portanza è nei flaps di te
    Il mio influsso maestoso ignora il basso fammi domare il selvaggio scrivere

     

    Ammutìnati sangue scorri nelle sue vene ammàlati della maga di merlino
    Sono tornato sulla mia spiaggia a scavare il biondo del suo amore io in lei

     

    Il mio rifugio è nel tuo petto di madre la mia anima è a te appetto
    Non dirmi il falso potrei allontanarmi da me scavato in te
    Semmai l’avessi fatto ritorno vestito di te nuova che tempo non ha scolorito
    La fiamma s’allunga in me anche se da te sono lontano né mai ti bugiardai

     

    Aprimi dunque dal tempo divoratore le porte
    Non voglio correre rischi àprile completamente e poi richiudile
    Con la sicurezza della tua anima avvita la chiave a noi
    gettiamo la debolezza nel vuoto affoghiamo il falso

     

    Le mie maratone sono brevi ho il fiato corto
    Ho allenato il corpo per le tue olimpiadi
    Il nostro universo accenderà fari al cammino
    Tu sei sposa nel fiore io sono nel tutto tuo fiore

     

    Guarda il guasto del tempo che affianchiamo abbiamo commesso un delitto
    Me lo dice la rosa caduta dalle spine il giglio del suo morto colore

     

    Il papavero ha inzuppato il suo rosso nel giallo il mio vermiglio cola sulla tela
    Che tu hai steso sulle spine la spaccapietra ha invaso il nostro campo in ritardo
    Uno stelo ha caricato materia il petalo ha risposto al giuoco della margherita
    Ho de autorizzato la mano allo spoglio ha vinto la viola che accarezza di te il viso deitico

     

    T’involo con la mano sanguigna chi sarà il prossimo bersaglio
    Voglio godermi la tensione nelle mani del nessuno che decimò il tuo miele
    È fiele invece dentro queste cani dimenticate ti canto ancora pozioni
    Delle mie funzioni hai ragione d’avermi lasciato non potevo amarti per la colpa

     

    Nella zoppia del cuore continuo a lodarti claudicando nel tuo pensiero
    Non mi oppongo al tuo incarnato rifiuto ho falciato l’erba dalla lota
    Malgrado la stanchezza ho scoperto la tua falce il bello arenato in me del
    Io t’amo

     

    Strangolerò il nostro saluto il nostro essere amici
    Toglierò il cappio alla memoria credimi io t’amo l’amaro del mio mancare

     
  • 05 novembre 2008
    Lucinda

    Ti odio e ti odierò quando vorrò amare ora che tu ciangotti nelle palpebre di
    Me ora che il mondo in te ha impiccato ogni mio gesto ora che il tuo laccio ha
    Stretto la gola ai miei pensieri il tuo delta mi ha piombato il respiro in odore di te
    Sei tu il mio galleggiante ho avuto delle perdite mi manca la tua benda

     

    La ferita è in me dal tuo oscuro penetrabile non ho scampo sono caduto in una vita persa
    Sei la mia guida indiana non avvalerti della retroguardia procedi in me
    Tu sei sola di me la pena è stata vinta da un rifiuto
    Io sono nel bidone sono una spina tu assali la mia notte già disfatta

     

    Costruiscimi un nuovo giardino hai deciso di continuare il mio affanno
    È nel  tuo istmo l’esso stavo costruendo mi hai bocciato era il tuo esame
    Altri dolori sono la peggiore fattura
    I miei sembrano gioie di fiori se paragonati alla tua perdita

     

    Non ritorno al passato la tua bellezza è ora
    Assalto continuo al mio estremo amarti.

     
  • 03 novembre 2008
    Lucinda

    Tanto spésso è il tuo tocco che tutta l’aria trema
    È il giorno della mia afa nell’incavo della mano stringo pensieri
    Che tu hai occupato la corda non ha sciolto il nodo io sono ad un palmo da te
    Col tuo amabile corpo spingi onde di baci nella mia bocca e affogo d’amore

     

    Ho sentito le corde vibrare all’interno-delta io in te ho tremato
    Fortemente nella febbre ardente dell’estate tra i tuoi capezzoli non dirmi che il tuo
    Telaio è stato fermo al tuo ago tu tessi armonie che a me vuoi
    tenere lontane oh invidio i tuoi salti sul legno della federa

     

    il tuo ricamo bacerà dolci visi d’adulatori io mi lascerò
    crescere la barba per non esserti vicino io bacerò
    il tuo lontano mentre giri il tondo con la stretta
    delle mie angine con i morsetti di un raccolto amare

     

    mi fortunerò di baciare i tuoi palmi
    dimmi se i tuoi baci sono dentro.

     
  • 03 novembre 2008
    Lucinda

    Tu non sai chi sono dunque non ti merito
    Se c’incontriamo annulliamo i nostri saluti mi sei
    Troppo cara perch’io ti cinga a me vita io non ho nessun
    Diritto di fermarti di possedere quello che abbiamo creato

     

    Sono irragionevole di questo merito irriconosciuto
    Ti ho dato me stesso ignorando tu il mio valore in amore
    Sono cresciuto in te sono il tuo possesso
    Tu sei il mio dono che ritorna nella mia caverna

     

    Ti ho avuta nel mio sogno l’impegno è decaduto
    Se mai ce ne fosse stato uno lo incornicerei d’oro
    Della mia poesia da me interpretata sulla tomba del nemico
    Ho aizzato mute di cani contro il carme d’altrui poeta

     

    Mi è ritornato il latrato nell’aria di sangue
    Tu hai distrutto le amorose trecce alla morte

     
  • 31 ottobre 2008
    Lucinda

    Anche quando io morirò e presto sarà la mia penna nella schiena d’amore
    Darà l’occhio al vivente di te tra le sponde del tuo nilo nella poesia eterna
    Io sarò cenere nella terra i cui vermi mangeranno la mia carcassa
    Tu sarai la mia memoria nel vivere di te che morte non può sottrarti

     

    Sarò dimenticato dal vento dalle labbra da cui il mio respiro
    Ha mosso i primi passi della terra ormai affamata di poesia
    Sarò assente poiché inesistente sarà il mio corpo nel logos
    Tu invece ti costruirai nella cellula dell’uomo da cui la mia poesia si nutrirà

     

    Non condannarti ala cecità i tuoi occhi leggeranno versi
    Nel viso rugoso di chi della lingua ne ha fatto la sua vita
    Sarai la mia parola più bella della quale anche i morti
    Applaudiranno la freschezza non abbandonerò il campo

     

    Tuttavia tu vivrai nel mio respiro e nella bocca di te donna
    Nel mondo senza vergogna getterò lo sguardo tra i tuoi capezzoli.

     
  • 31 ottobre 2008
    Lucinda

    Non sfigurare il tuo viso a gross painting lasciati
    Solo accarezzare dal vezzo femminile della mia poesia
    Oh quanto ipocrito canto veleggia intorno al tuo soggetto
    Io strappo i denti aguzzi alla parola per obliarti

     

    Escogiterò nuove stampe ai miei logos
    Il tempo porterà nuvole cariche di rivoluzioni
    La poesia è nel recupero il time out l’ha salvata dall’affanno
    Il salto di qualità sta in un libro fresco di stampa benedetto

     

    Sono costretto a spolverare parole devote al tuo cuore
    Lasciami tracciare nuove linee sui tuoi seni da questo viso di solchi
    Su di esse giocherò la partita che tu vincerai
    La mia penna è stata invalidata svalutata dalla nuova borsa

     

    Alle mie guance manca il sangue dovuto di cera è già stampato
    Alla rete cerebrale è staccata tensione la circolazione eppure assumo ginkgo biloba e fiori di bach

     
  • 30 ottobre 2008
    Lucinda

    Non amarmi finché non avrai amato te nel mio cuore
    I tagli delle fronde falciano sporadici cieli
    Gioca alla corda il ramo e la foglia s’ubriaca di beccheggi tra i petali dei tuoi capezzoli
    Accesa è l’aria tra il bagnato del tuo fiore di campagna ove stellina s’inzavorra d’avena

     

    Ho respirato la polvere della luna dal tuo fiato la quinta decima prima della pasqua
    Nebulizzami il tuo aerosol in un bacio fuori dal recinto il cui lino ci avvolge e ci regge in amore
    Entrami quando vuoi purché lubrificata escimi quando vuoi purché illuminato del tuo fondo
    Il mio potere è in te d’aprire il percorso tra il cespugliuto raso-nero e il rosa per ricreare la parola

     

    Degusta la moda un andare e tornare del modo che impaura la penna
    Oh lo scrivere di te è sfondare calotte glaciali né rompighiacci
    Hanno lame taglienti da ferire banchise ov’io ho lasciato il verbo a macerare
    Lascia la groppa passeggiamo a piedi nel prato ove venere corteggiò adone

     

    Vedrai saltare i pesci dal mare sulla tua criniera d’equilibrio leone-leone
    Vedrai suonare il vuoto nel concreto oh io nella confusione

     
  • 29 ottobre 2008
    Lucinda

    Non darti peso la mia vita non ha il diritto di vivere nella poesia
    Se tu dovessi leggermi tra il tuo delta staccati da me io già stato in te e sto
    Crudelmente la mia mente resterà in memoria
    L’ho salvata nel file che mi hai donato

     

    L’anima è tua consacrata allo spirito
    Di tutto il corpo è mia materia relegata/regalata alla zolla
    La terra è ricca la terra è povera ha bisogno di me cadavere
    Di me prenderà la parte peggiore la mia poesia è all’esterno

     

    Non sbagliare perché il mio errore ti porterà via
    Lontano da questo letto di diritto di cui mi sono nutrito
    La feccia della notte mi tiene sveglio oh quanti setacci
    Dovrò sostituire perché il dispotico arresto filtri il meglio

     

    Il valore non risiede qui in quest’esso contento
    È invece è nel follicolo nella poesia di te al tredicesimo giorno che non  arresta
    colate di fertilità

     
  • 27 ottobre 2008
    Per Irne

    I tuoi seni sono le labbra della mia sorgente tornado iniettato del sapere
    Della voce adulta empie così perfette le gote della mia farfalla tatuata tu imbruni il giorno
    Oh fili di crisalide alla luna dalla quale pendono ragnatele di ricordi
    Un fiume crepato dal ghiaccio voleva addormentare il mio verso nella sonorità della voce

     

    Io vedovo ho travasato i tuoi baci nel mio sogno fragilissimo la terra dove vive il sorgere del tuo puri
    Io sogno il tuo confidare dove versare il miele della tua luna
    Il mio mare lo ricevo da te lo sottraggo rubandolo la mia acqua tormenta il canto delle sirene
    Il tuo è la mia incertezza morbosa tranvertebrazione di un tuo bacio farò arrossire venere dall’invidia

     

    Non riesco a frenare la parola nella bocca quel’angoscia di sentire non essere amato
    Singolarizza s’insinua nella penna come saetta suicidandosi sul foglio
    Ondeggia come perle al collo di chi ti dona fanciullezze nell’amore
    Ceno con un pezzo di amarezza e canto il verde a te palma d’ulivo ingannevole

     

    Dopo il tutto
    Il nulla

     
  • 20 ottobre 2008
    Suite per Irne

    Perché non devo turchineggiare nella piscina
    della tua carne abile nuotatrice
    scavalchi l'onda di cui insaliva mia promenade
    gli  ignudi capezzoli in me refratti
    uragano di cui si parla nel golfo
    il refuso è alla cappa di una prua
    calata ancora in me burrascato
    notte è piena di aghi di brina e musiche acri di sudore
    nel tronco si conficcano
    il pino si sveglia alla primavera mi ossigeno dalle tue labbra
    di primo mattino
    seduto sulla sponda di un ruscello
    odo cinguettare acque tra le pietre imperlate
    di neve d'alta montagna e le nostre voglie
    il camoscio tira intervallati a tiri barrelle d'erbe
    di uno squarcio di prato rapito dal vento
    nella fantasia rarefatta
    manca l'ossigeno alla sottile parola nei libri d'artista
    in una nota cresciuta nell'ouverture che portiamo
    fino al fortissimo
    fortissimo il mio grado intermedio
    il tuo fortissimo debole giunge veloce nel mio giorno
    frastagliato d'ombre
    mi hai tenuto nella tua bocca anche quando tu nemica
    rinunciavi ad amarmi io figlio naturale
    hai mangiato di me la polpa
    la scorza me la cucio addosso per ripararmi dal vandalismo fatalismo
    il profumo è coperta dissuggellata dal sole
    sarò lofòforo per ingigantirti in me.

     
  • 20 ottobre 2008
    Meriggio

    chi è questa mano straniera che ha toccato il tuo corpo matto venire
    e accarezzato il sesso con il pomeriggio artificiale degli occhi
    beata sia giovinezza battesimo che il maschile ha sfiorato
    ti apparirò ancora con un tempo diverso da quello che conosci

     

    ritornerà la pioggia senza residenza soteri  i miei occhi fulmineranno le grandi
    ragioni
    per sempre la memoria chiacchierona ti allontanerà da me divorerò l’aspro nell'anima incrosta alla ruggine mi azzannerà il corpo oh filòmela dei miei canti
    caccia la parola dalla lingua prestamela per verseggiarti rossiccio è il nero pube
    ginger jane risorge nel ming

     

    è ripido il vestito vertiginoso mi esigo nell’eleganza promontorio in mezzo
    al mare
    caparbio  continuerò il cammino sulle carte nautiche non permetterò al pensiero
    di tagliarsi le vene sarò costante nelle navigazioni vigile alle altezze delle stelle
    la notte sarà raggiunta dal giorno con un sorpasso azzardato vincerò la corsa 
    alla porta lascerò il trofeo

     

    cosa eccellente è il cinismo organico il rosume d'esame non raggiunge me schiavo
    schivo di ego rimarrò
    forestiero a tutto ciò che udrò mi svestirò fino al limite del rischio per amarti

     
  • 20 ottobre 2008
    Un cielo per Irne

    I cieli si moltiplicano appoggiati alla sera
    nei tuoi occhi germogli sono momenti di fiori
    li ascolto in adorazione la terra li ha partoriti poliglotti
    ha spaccato il ventre al verde che circonda orizzonti

     

    te assoluta saluto rosa venuta al mondo i tuoi capezzoli riparatori di liti
    di dolci messaggi pieghi la testa alla tempesta magazzino di digiuni
    quando avrai finito di sguardare il tuo vicino incurva la spina
    verso i miei occhi così che cieco possa ascoltare meglio il tuo respiro

     

    i tuoi sandali bianchi hanno messo le ali al messaggio di cordoglio
    così da seguire il tuo sboccare al supermercato comprami una manciata
    di pensieri al banco della tua anima acquista più commoventi capolavori spendi
    quello che vuoi

     

    e poi accèrtati che cerimonialmente possiamo distribuire i nostri nomi tra gli amici
    scomparsi

     

    sono emarginato godere immondo di questo mondo crudele fino alla fine della breve
    esistenza
    non porto nomi cicisbei porto te nel godere nel salone delle rappresentanze credo
    a modo mio adorato odore carnale

     
  • 13 ottobre 2008
    Per Irne

    Imbandirò con tovaglie d’altare il nostro letto d’amore monsone
    La pietra di sanlorenzo racchiuderà nel sigillo brandelli di nostri baci
    Questo è il calice ove potrai dissetare il tutto di te
    Il colore sarà lo sguardo dai dolci toni del cielo e il dono del prato

     

    Ptyas* nuota nel tuo abbondante cuore io serparo
    non mi lascerò sputare in faccia con recite di rosario lo distruggerò sotto
    la quercia che tu ha beatificato nei nostri gusci a doppio segno
    sento una corona di dolori intorno alla testa e una pila di croci

     

    porto dentro la bisaccia cd di Lucio Dalla laceri di swing e canti
    di milonghe che non sono riuscito a sottrarti con amore
    una società di speranze e una mappa senza luna scorre
    delittuosamente su un dondolo che a me salvò la prima radice

     

    in me è maturato il vino due volte tanto della prima ragione nubo
    tu abbondami nel palmento senza l’ombra del mare annegato in pissasphaltos**

     

     

     

    *ptyas è un serpente velenoso che oltre a mordere riesce ad avvelenare la preda con lo sputo, poiché nella saliva è contenuto anche il veleno

    **pissasphaltos è una sorta di bitume

     
  • 13 ottobre 2008
    Per Irne

    Non sono stato mai bravo in geometria in geometria nei dormiveglia bora m’incurva
    parola
    Un solido tra i banchi di scuola oh tu mettimi davanti
    Una sfera di te giacché allo stesso modo amore legga intermittenze d’amplessi
    Sviluppi i riflessi rossi d’un tramonto ingegnoso nel tuo corpo

     

    Riaccendi in me la fiaccola della memoria lascia
    Nella mia anima il fuoco del tuo nido ov’io rannicchio il pensiero gelato oh tu
    Attizza la guancia di baci non passione è solo la mia dunque fa che follia
    Sia compagna del tuo calore che fruttifica e fiorisce

     

    Io chiamo amore una tortura reciproca che canto nelle mie guerre
    Sono un terreno arato di pietre impietrato tra il rotto sussulto della poesia
    Oh illico produco carte riciclate a specchio l’argento falso della luna lunga strofa mestruata
    Il lino del tuo lenzuolo scrive il battito al mio verso non chiedermi ampiezze godute

     

    Oh non mi fido di lui coccodrillo non arrossa ingoia il mirto di te nella vite
    Io gazzella prego la luce che mi racconti la favola nelle vene di te

     
  • 13 ottobre 2008
    Per Irne

    Tu non sopporti la mia violenza perché non hai mai provato aliseo
    Essere amato io invece ho l’anima ingentilita e vivo nella violenza dell’amore
    È vero sono malandato nel corpo e nell’anima vivo di turbamenti
    Ma non vivo la debolezza d’amarti io sono all’ultima curva per abbracciarti

     

    Amore non vive nel buio è il sole della gioia cura
    Soltanto l’immortalità la potenza è la luna che s’incapriccia volitiva
    È la carnale terra quando il calore volge il suo viso
    Al suo opposto così sei tu in amore non mi assisti lui ha alzato il gomito nella lisciva

     

    Conosco poco della tua vita e mi sento perdutamente sai davvero
    In un acquazzone del tuo rasato delta di tutto ciò che è in te e lascio amare la tua goccia
    tutto il giorno dopo la rossa pausa
    Hai affascinato il mio verso nella tua bandiera rosa-nero con due grandi labbra il nemico
    delle stelle fuma la mia
    Immagine nel tuo lago oh krimatrci le crune pungenti di aghi avvelenati

     

    Oh sankta klaus conducimi al ruscello di lei
    Dopo aver attraversato boschi di belve savane d’alberi donami il sogno

     
  • 13 ottobre 2008
    Per Irne

    Passa vento per lo stretto della mia poesia e suona il flauto
    Svesti i muri dalle croste al crudo tufo stampa incisi d’orgoglio alla melodia
    Corri tra i chiamenti della strada apri la dispensa di fiori ornali di note
    Tra purificazioni  d’incensi porta con te il mio folle sentimento

     

    Sarò ismenedora nel cuore per rapirti nel’anima
    Sarò incubatoio di baci quando uscirai dal tai
    Frenerò i tuoi passi li farò miei nell’acquario insieme ai tuoi ti coprirò
    Delle mie pagine ferite dalle stelle nei tuoi occhi impossibili a guardare

     

    Ho tentato di combattere l’amore dimmi di più sono stato sconfitto
    Nella piana della gioia dalla tua spada inzuppata di stelle agostine
    Non una cellula è stata risparmiata non un nanonucleo si è salvato
    Ora voglio sapere fino a tutto sono ricco di te e di fama m’è vuota l’ira nella bocca
    di un cucciolo affamato

     

    Esiste la passione dell’anima sì il veleno mi vince torno
    Nel sacro della follia nella più vasta distesa del divino amore

     
  • 06 ottobre 2008
    Per Irne

    Il tuo letto non ha mai visto l’alba
    in me ho preso in prestito la tua marea
    In me il fondo abisso dei tuoi riccioli rasati svola
    nei sospiri d’uccello non riesco a dirti come
    Il mio attimo nella lussuria del canto
    è alla catena un cane in guardia
    oh mio dio il desiderio azzannato
    Non ti piace la mia storia
    allora scendi nelle mie vene acquifere
    non addensare il tempo
    Ogni parola è voliera
    sollevami dalla colpa d’amare
    la parola onduleggia sulle tue labbra di rosso gelso
    Perché taci se le mie tempie scoppiano
    quando lo stelo sboccia nel tuo utero
    Io ingenuo nel petalo scorgo la tua bellezza cullarsi nell’aria.
    Suvvia stenditi e fa quello che ti chiede il corpo
    del mio amarti lui ha chiuso la sua foce
    su te
    sete che mi dà la vita
    pura luce flussa da una fitta selva
    oh Diana scintillante dai grani d’incenso
    abbatti giusto il bracconiere del cervo più bello
    alla fonte ove il sangue regge suoi dolori gli argini
    ad un fiume di piranas senz’anima
    nel quale si disseta desiderio
    io verso baci in intrecci di ghirlande
    nella fiamma si fonde il fuoco
    tramontana con le doglie di poesia chiassose incendiare le ciotole amare
    non ti meravigliare
    io sono ramo della tua vite

     
  • 06 ottobre 2008
    Per Irne

    Oh rendimi quell’io successivo
    quando quell’amo di un bacio
    non fu mai posseduto
    vento dell’arto

     

    Avrò in dono il male della bocca aperta dal cielo fiaccole di diamanti
    Accenderò sugl’infiniti nanosecondi tripodi in te utero eternamente infuocato
    Mi sveglierò tra occhi di capezzoli concessi dal sonno io innamorato disprezzerò tutto
    il mio lento morire

     

    Tu continui il rem della notte nell’inverno io rotto in un rapido fiume
    Nell’anima sento il sangue della chitarra scorrere sulle corde la mia pietra spaccata in due
    Ove potrai rifugiare il tuo  segreto mentre un tango si perde tra gambe di note accoltellate
    Straziante la rugiada s’appassisce in un affondato allagare di un pantano d’anguille

     

    Sono in un agguato di milonghe la seminatrice di zizzanie ridiamo del nostro ballo
    Quando piazzolla rantola sull’organetto io piango della vita recitata
    Sul brillio di un coltello preso in prestito disegno un aotto due passi indietro
    E la puttana mia anima si vedova in un batter di tacchi

     

    Sento il mare respirare dentro il tuo delta io sono ramo da cui il corallo
    Prende il colore mi avvolgo nel tuo mantello con un legaccio d’angosce in agonia

     
  • 02 ottobre 2008
    Per Irne

    Quante frustate ha dato il mare allo scoglio ferite contesse nel maestrale
    Sono nelle ventose dei tuoi capezzoli al sale del mio mare
    Oh mia torcia hai fatto la coda non riesco a stringerti troppo è nel mio petto frattura
    Il tempo mette in scena questo cranculus d’emozioni in attesa l’umidore strangola

     

    La brina tra il tuo inguine aprimi le vene lascia uscire dal delta il miele
    Spremi i seni alla luna così da allattare nella calura la bocca arsa
    Che tu hai lasciato scorrere mio rinnovellamento d’amore
    Sei leone sei colomba non so più se trafiggerti o accarezzare le tarpate ali

     

    Non volare oltre il sentiero del vento o in una galleria di stelle
    Non saprei arrivarti se non col mio verso selvaggio dimmi tutto l’udibile
    Cura questa meteora in me malata oppure lasciami nel conato di un attimo
    Sotto il ponte di una notte mi saprò rifugiare in  un’ombra

     

    Sono in una proiezione di sogno reale contessa dimmi se la mia ansia è scomparsa
    I tuoi baci mi pugnalano quando li sento schioccare nel mio fianco non sono io

     
  • 29 settembre 2008
    Per Irne

    Zefiro ombra della mia parola di poeta dimmi tutto di lei
    Io affacciato alla tua margherita oh prato rinfresca le mie labbra di un suo bacio
    L’edera nel tempo non s’intreccerà alla mia torre il mio dramma
    È un cielo puntato di stelle che mi stringe il collo possibile amante lo sento selvatico nella zampa di lepre
    Creperò quando saprò del tuo fremito nella mia stella e tutto il mio amare
    È tuo non godere lo spacco della mia ferita il segno della gelosia
    Me l’ha procurato sanlorenzo tutti l’hanno visto nella luce della notte
    Lo spruzzare dei venti hanno spinto il profumo altrove venti di stelle nel nulla crudelmente affollati
    Mi ha rotto la bocca afferrato al momento inganno tentacolo per non baciarti
    Suturami nelle giunture tue quando ti stendi sul ricordo venuto dal nostro interno
    Io mi patriotto nei motti del giorno sempre più nell’ombra della gola
    Ove la parola si fa silenzio ove la parola si scortica per rendere pubblico il coraggio di formarsi
    Io sono Eleonora figliamadre unica nel tuo regno il mio tempo non ha stelle nera su di me l’acqua
    del tuo candeggio pastiglia
    La tua età è la mia sposa matrice e creatura i miei polsi paralizzati nei tuoi anni quanta semina
    distillerà la terra

     
  • 29 settembre 2008
    Per Irne

    Io iniziarmi servo che sottrae il verso all’utero
    per irne
    Me sciagurato nel sonaglio del carnale grecale
    Te corpo del mio corpo pubblicato dal bacio della spina sulla Rosa
    Oh me sconfitto mio pennino difendi il santuario o sacra inviolabile
    A squarciagola canto il tuo ciuffo ricciuto e quest’oscura notte non passa dalle tue labbra
    Oh regina sono pronto a scornare la forza del satiro ti mostrerò
    Incandescente il ferro nella forgia nell’urlo delle campane sulla basa latitudine navigare il mare
    Sgelerò nella tempesta dei miei ormoni mi ficcherò in un abbraccio sarà calma oh stringimi a te
    Dovunque amore cresce in me porta un passo di fiamma da questa parte
    Il marmo è morbido in esso certamente ci sei tu anima
    Non temo niente né leggi né condanne né tribunali né crepe di venature
    Anche la straziante lancia di fiele nella felicità
    Mi rannicchio in te nella differenza d’origine aquila abbttuta da adunatori di fulmini
    La mia ala è spezzata voglio guarire in te con le parole della mia poesia priva di significato.

     
  • 26 settembre 2008
    Per Irene

    Dal tuo cantare auretta io gocciolo dal tuo suono traggo bacisogni colami dalle tue labbra

    Il ricamo del tuo nido nella boccamano mentre onduli col pizzo sangallo i tuoi seni

    Durerà a lungo questa festa abbasso la guardia dimmi se la tua lingua mi guarirà

    Sono fuori dall’onda le cime dei monti fanno la guardia alla mia notte nel tuo lago

    L’anima tutta intera la trovo nelle pieghe della seta nel tuo amante amore

    Sei albatros dalle lunghe ali sei traghetto di cibo all’insaziabile mia fame

    Affogami con schiuma di sesso sullo scoglio

    Ti dono merletti di lussuria avvolgo di baci le tue ginocchia sono così illuminato del tuo belvedere

    I tuoi sandali sono bianchi io sono il tuo colore un odore di foglie sotto le quali trovo i tuoi baci

    Lanciami palle di fuoco non mi fermerò nel giuoco delle mie mani

    Ove le tue hanno accarezzato mie piaghe sul capo già sospira non ci sei ancora arrivata

    Terrò alghe fresche sul nostro pescato ardore la tua striscia si verderizza della notte in me furore

    Saziami col tuo soffio ispirami verso all’improvviso alzati vento

    Portami da lei nella carnale ricchezza della luce

     
  • 25 agosto 2008
    Per Lucinda

    Zampettami dentro uovo covato
    oh tu scrittura tondeggiante nei mutamenti
    tornerei
    a giocare gattoni sulla coperta
    al buio dell'estate nella grottacasa sconfinata a vivere
    ho imparato a scrivere le vocali dolci
    col bicchiere pieno di speranze
    Odore
    Azione
    le consonanti con i bastoncini
    madre rumore amniotico
    padre fertilità
    rozzezza modulare tormento
    Aorta
    la principale ectasica sinfonia a caduta libera
    frana il mio pensiero
    sulla pagina che tu stendi a telone dei vigili del fuoco
    oh m'avvampo di questa foresta incendiaria
    nulla vale il fermo tagliafuoco
    lo smeraldo ha preso il grigiognolo della cenere
    verranno le speculazioni letterarie
    verrà speculata la mia pagina nella rottura della terra
    il solco del terremoto ha ingoiato corpi vivi
    ammucchiati in un fil di ferro arrugginitto
    dal regime
    una cascata di stelle perdute nella bocca della notte
    come scollate da un tappeto d'azzurro
    nelle trame di mani d'infanti intrecci sublimi
    io sono chiuso qui a intrecciare parole
    al favonio alla tramontana
    a te nubile nobile nel pensiero
    non farmi catalessìa nelle mie assordati quiescenze
    al capitolo secondo versetto 45 leonino
    dovrò imparare 18 versi i più difficili
    per viaggiare il tuo razzo
    dimenticavo
    prestamelo per raggiungerti