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Autore

Giacomo Salvemini

in archivio dal 25 ago 2008

27 febbraio 1946, Manfredonia

05 novembre 2008

Ipersonetto per la maga di Merlino

La verità nel volo trae il nostro essere uno scarabocchio di luce
Mi sento vivo nel tuo centro ove calma frena ogni tempesta
Macchiaiolo improfumo ai fiori tele delle tue gioie
Tu rendi la strada più chiara il colore viene da sé verbena

 

Delle mie nevralgie guida sei tu alla mia mano quando attraversi i binari
Ho comprato tubetti vergini per rispettare la tua purezza noi a raccontare
La storia su un vaso d’antico greco luce in un bacio
Gli altri li riciclerò in avventure di prove le nostre carezze fuggite da un pennello

 

Stamperò bozzetti interi non truccherò carte
Il nostro amore sarà gemellato in un merletto di colori
Allungherò trecce agli ormeggi alla tua grazia catene d’anemoni
Terrò il verde sempre in verde difficile sarà lo scoloramento

 

Non ritorno al passato tu sei ora assalto continuo al mio estremo cuore
Sono condiviso nella tua nudità tu sei il mio nudo

 

M’accalora la sottile veste della fortunaè volata via da un sospiro di negazione
Sarei un poeta bugiardo se solo ti dicessi - ti amo -Mi vergogno d’averti contaminata col turbamento
Avrei dovuto osare di più per convincere me d’essere tuo

 

Se mi guardassi negl’occhi vedresti la tua nudità in me
Fino a quando il sonno avrà cessato di farmi vivere
Finché luglio avrà serbato in me il fresco della primavera
Il latte che il tuo recinto avrà alleviato le mie stanchezze

 

 La scrittura è nella tua pagina l’ho lasciata bianca più candida è la tua anima
Partorirai un figlio di sirena che di me incatenerà il cuore
Non badare ai miei solchi sulla fronte essi sono le tracce della mia poesia
Che tu andrai a leggere in giorni di estasi d’altro estinto calore

 

Io sarò nel tuo specchio a confessarti verità riflesse
T’insegnerò la lingua del muto il doppio creare della parola oh leone-leone

 

Non mi affretto a ripristinare collegamenti tu stessa puoi capire che altro è inadeguato
Parlo del tuo valore altri no io in te canto il tuo fiorire non accusarmi di silenzio
Quando altri ti suonano strane melòdi meglio tacere non sboccerò versi
Di penne rose all’ombra mi tapperò meglio la bocca non danneggerò te aura

 

Non scriverò lodi per tapparsi in una tomba oh il mio non è un peccato
Silenziare la mia poesia è vantaggio vedere brillare i tuoi occhi col mio tacere
Che scoprire false lodi degli inventori a te accanto
Sei la mia grazia del sapere innalza me rozzo d’ignoranza l’elevato canto

 

Non appongo colla rapida non m’accorgo di rotture credo di trovare in te la mia
offerta di poeta
Non aggiungerò penne alleali di te esse sapranno tenere il volo al mio corpo
Tu il flusso ella mia corrente d’inchiostro la portanza è nei flaps di te
Il mio influsso maestoso ignora il basso fammi domare il selvaggio scrivere

 

Ammutìnati sangue scorri nelle sue vene ammàlati della maga di merlino
Sono tornato sulla mia spiaggia a scavare il biondo del suo amore io in lei

 

Il mio rifugio è nel tuo petto di madre la mia anima è a te appetto
Non dirmi il falso potrei allontanarmi da me scavato in te
Semmai l’avessi fatto ritorno vestito di te nuova che tempo non ha scolorito
La fiamma s’allunga in me anche se da te sono lontano né mai ti bugiardai

 

Aprimi dunque dal tempo divoratore le porte
Non voglio correre rischi àprile completamente e poi richiudile
Con la sicurezza della tua anima avvita la chiave a noi
gettiamo la debolezza nel vuoto affoghiamo il falso

 

Le mie maratone sono brevi ho il fiato corto
Ho allenato il corpo per le tue olimpiadi
Il nostro universo accenderà fari al cammino
Tu sei sposa nel fiore io sono nel tutto tuo fiore

 

Guarda il guasto del tempo che affianchiamo abbiamo commesso un delitto
Me lo dice la rosa caduta dalle spine il giglio del suo morto colore

 

Il papavero ha inzuppato il suo rosso nel giallo il mio vermiglio cola sulla tela
Che tu hai steso sulle spine la spaccapietra ha invaso il nostro campo in ritardo
Uno stelo ha caricato materia il petalo ha risposto al giuoco della margherita
Ho de autorizzato la mano allo spoglio ha vinto la viola che accarezza di te il viso deitico

 

T’involo con la mano sanguigna chi sarà il prossimo bersaglio
Voglio godermi la tensione nelle mani del nessuno che decimò il tuo miele
È fiele invece dentro queste cani dimenticate ti canto ancora pozioni
Delle mie funzioni hai ragione d’avermi lasciato non potevo amarti per la colpa

 

Nella zoppia del cuore continuo a lodarti claudicando nel tuo pensiero
Non mi oppongo al tuo incarnato rifiuto ho falciato l’erba dalla lota
Malgrado la stanchezza ho scoperto la tua falce il bello arenato in me del
Io t’amo

 

Strangolerò il nostro saluto il nostro essere amici
Toglierò il cappio alla memoria credimi io t’amo l’amaro del mio mancare

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