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Autore

Giacomo Salvemini

in archivio dal 25 ago 2008

27 febbraio 1946, Manfredonia

06 ottobre 2008

Per Irne

Il tuo letto non ha mai visto l’alba
in me ho preso in prestito la tua marea
In me il fondo abisso dei tuoi riccioli rasati svola
nei sospiri d’uccello non riesco a dirti come
Il mio attimo nella lussuria del canto
è alla catena un cane in guardia
oh mio dio il desiderio azzannato
Non ti piace la mia storia
allora scendi nelle mie vene acquifere
non addensare il tempo
Ogni parola è voliera
sollevami dalla colpa d’amare
la parola onduleggia sulle tue labbra di rosso gelso
Perché taci se le mie tempie scoppiano
quando lo stelo sboccia nel tuo utero
Io ingenuo nel petalo scorgo la tua bellezza cullarsi nell’aria.
Suvvia stenditi e fa quello che ti chiede il corpo
del mio amarti lui ha chiuso la sua foce
su te
sete che mi dà la vita
pura luce flussa da una fitta selva
oh Diana scintillante dai grani d’incenso
abbatti giusto il bracconiere del cervo più bello
alla fonte ove il sangue regge suoi dolori gli argini
ad un fiume di piranas senz’anima
nel quale si disseta desiderio
io verso baci in intrecci di ghirlande
nella fiamma si fonde il fuoco
tramontana con le doglie di poesia chiassose incendiare le ciotole amare
non ti meravigliare
io sono ramo della tua vite

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