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Poesie di Gian Genta

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  • 21 dicembre 2005
    Re Thot

    Liberami dal disgusto
    delle regole di vita .

    Liberami dal disprezzo

    del popolo che piange .

    Liberami dalle astuzie

    dei figli della morale.

    Redimi le mie disperate compassioni

    sulla vita

    sulla morte

    sulla felicità

    e sul dolore.

    Fammi vivere senza ostacoli

    la saggezza dei semplici.

    Scagliami lontano

    dove nessuno vede

    dove nessuno sente

    e dove tutto tace.

  • 21 dicembre 2005
    Come un cieco

    Come un cieco

    che chiede perdono al sole

    mi tormento per il suo destino .

    Trovo gradevole

    l’avermi coinvolto

    col suo dolore .

    Ho cercato di consolarmi

    della sua disperazione

    occupandomi di lui.

    Morso dalla presunzione

    dell’esperienza

    gli ho regalato

    l’illusione

    di un esclusiva

    inutile protezione.

    Se continuo ad alimentare

    la mia sincerità

    finisco per torturare

    la sua desolazione.

  • 21 dicembre 2005
    Inquietante

    Inquietante

    l’ambizione umana.

    Commovente

    la puerilità dei saggi.

    Infamante

    la costrizione alla religione.

    Non solo hanno censito

    la casistica dei peccati

    il militarismo della fede

    le norme della perfezione

    ma...

    sfinimento intellettuale

    hanno preteso fornirci

    anche la gradazione

    delle formule divine.

  • 16 dicembre 2005
    Ho visto piangere Satana

    Il braccio nudo

    battere un grido d’aiuto

    sull’incudine del dolore.

    Ho visto piangere satana

    con gli occhi del sole

    squarciare  cemento.

    Ho visto piangere satana

    trattare con thanatos

    una putrefatta benedizione.

    Ho visto piangere satana

    e l’uomo con il suo veleno

    schernirsi di lui.

    Io sono l’uomo

    l’immagine dalla vendetta,

    più profondo è il dolore

    maggiore il tributo nella rivincita.

    Io sono l’uomo

    l’immagine dell’insidia,

    penitenti eterni

    bestemmiano l’origine degli angeli

    e cercano ancora il messia dei dannati.

    Io sono l’uomo

    l’immagine della vita,

    per te ci sono altri soli

    nell’universo del disgusto.

    Io sono lo scettro nelle mani di Dio.

    Cingi la corona del disprezzo

    prendi a battesimo Caino

    trapassa da vittima a carnefice

    e troverai in me

    seme da fecondare

    per la tua protervia e la mia cattiveria

    “perché chi ucciderà Caino

    avrà castigo sette volte maggiore”.

  • 16 dicembre 2005
    Gli alberi e la notte

    Cadono gli occhi al sonno,

    ignota l’idea d’ essere

    gli alberi e la notte

    sfiorano  il respiro.

    Fronde scarabocchiate

    tolgono materia

    all’ impastato silenzio.

    Nell’ospizio delle civette

    adatto corpo ed anima

    al filare delle illusioni.

    Come un malato a termine

    Il battito del cuore

    singhiozza silenzio,

    cerca il seme della luce

    nei versi già tracciati

    dalla preghiera del padre,

    "e gli alberi e la notte

    non si muovono più

    se non da nidi".

  • 16 dicembre 2005
    Il candore della menzogna

    Temo i padrini dell’indulgenza.

    Temo la fiducia degli eletti .

    Temo il sorriso amaro

    sulle labbra degli inquieti.

    Temo gli occhi velati di chi crede.

    Temo il senso di paura degli ignoranti.

    Temo l’ansia dei deboli.

    Temo la tensione degli angosciati.

    Temo il rimorso dei colpevoli.

    Temo che l’energia degli illusi

    prenda il posto degli umili.

    Temo e mi ripugna

    il loro perverso sacrificio

    come se io non fossi

    origine della stessa specie .

    Temo l’olocausto delle anime

    come i forni crematori dell’oscurità.

    Temo gli immortali

    per come ci hanno ingannato sulla terra .

    Temo che a pagare il debito con l’ingratitudine

    siano ancora gli stessi.

    Prego che il giudizio universale

    per ognuno di noi

    non divenga un giudizio di massa.

    Prego che il concetto di Dio

    concepito dagli uomini

    sia completamente trasfigurato.

    Prego che a prendere il posto

    nell’al di là

    non sia il candore della menzogna

    dell’al di qua.

  • 13 dicembre 2005
    Scriviti

    Scriviti

    non  hai bisogno di parlare

    scrivi almeno due righe

    per dire quanto poco importa

    la tua compassione.

    Scrivi per dare un senso

    al tuo misero compiacimento.

    Sei il migliore dei genitori.

    Sei il migliore dei figli.

    Sei il migliore dei pretendenti

    nudo e sottomesso

    alle ragioni del pudore

    della pietà, del disagio

    del vivere tra gli uomini.

    Scrivi anche se l’alito di un verso

    può farti il torto d’essere onesto.

    Scrivi per amore non per condanna.

    Scrivi a te stesso le nostalgie

    e quella illusione di verità

    che sei riuscito a strappare al tuo orgoglio.

    Racconta il coraggio che non hai avuto

    le vertigini del dolore

    le campane del tuo cuore

    il silenzio che ride.

    Non  hai bisogno di parlare

    per migliorare il tuo egoismo

    scrivi le parole che hai dentro

    scriviti e rileggiti

    il primo è un modo di essere

    il secondo un modo di esistere.