username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Gianfranco Pacco

in archivio dal 22 set 2009

04 ottobre 1963, Trieste - Italia

segni particolari:
Peter Pan dai canestri alla montagna, passando per il palco e la scrittura.

mi descrivo così:
Geometra... a canestro su un palco... sempre a zogar come i fioi su una nuvola... scriver de tuto come in una favola...

17 novembre 2009

El più xe fato!

Intro: Un racconto che è insegnamento, dalla prima parola fino alla sua conclusione: quanta verità… la vita, come scalare una montagna, può essere un gioco ma solo se sai giocarci e l’affronti con saggezza.

Il racconto

In cima non c’era nulla se non il mondo: una vista stupenda, idilliaca… ma i tempi in montagna scorrono rapidissimi, non si può indugiare oltre… è tutto calcolato per non farci sorprendere dal buio sulla via del ritorno…
Quando è iniziata la discesa abbiamo capito che qualcosa stava cambiando… "allora", disse Enzo, l’alpinista più esperto,"camminè pian pian, la via che faremo per tornar indrìo xe piena de crepacci e il jazo no ne permeterà de distinguerli ‘ssai facilmente: bisogna ‘ndar ‘vanti con tanta prudenza… me raccomando… sopratuto, qua no xe un campo de basket…" io ero il terzo della fila, il terzo di un gruppo di cinque persone, ero di gran lunga il più giovane ed anche il più inesperto, con tanto entusiasmo, anche troppo diceva sempre Enzo…
Non avevamo scelta: durante la salita dalla parete alle nostre spalle si era staccata una lastra di ghiaccio di circa 10 mq. che per fortuna non ci aveva colpito, ma aveva sommerso il già striminzito percorso che porta alla cima… quindi ritorno obbligato: la discesa impervia era lì ad attenderci con tutte le sue insidie…
"Scolta mulo…"
"Sì, diseme…"
"No ‘sta far sti salti, qua no xe el canestro… camina normale, che no go voia de vignirte ingrumar col cuciarin lazò"
Mi prese per mano e mi fece vedere lo strapiombo: ho rischiato grosso, il volo era di almeno 20 metri… mi tremarono le gambe e la gola si fece secca…
Enzo mi offrì del the caldo dalla sua borraccia, un abbraccio di incoraggiamento… come ti calmava lui non lo faceva nessuno… il sole inizia a farsi rimboccare le coperte dalle vette più alte… ed il freddo si fa sentire… ci copriamo per bene, chiudendo i giacconi fino al collo… uno sguardo alla mappa ed alla bussola ed avanti… siamo in mezzo ad una distesa bianca… come ti giri vedi solo biancoooooo…
voglio fare qualche foto, ma non c’è tempo …
voglio qualcosa di caldo ma bisogna resistere…
voglio andare a casa e devo farlo con le mie gambe…
la montagna ti rispetta se tu impari a rispettare lei, non è un gioco, lo è solo se sai giocarci…
iniziano a calare le prime ombre della sera, il sole è andato a dormire da un po’ , ma inizio a vedere le luci del paese: sorrido ai miei compagni… ed esplodo “el più xe fatooooo!”
loro mi consigliano di stare comunque calmo… ma io non capisco… allora Enzo, molto pacato come di consueto, mi si avvicina, mi mette una mano sulla spalla e mi fa:
“Te son ‘ncora picio… el più no xe fato… el più xe sempre quel che xe ‘ncora de far… ricordite… no sbassar mai la guardia… e no val solo in montagna”.
ora che gli anni son passati e “no son più picio” capisco perché Enzo aveva perfettamente ragione!
un maestro di montagna sicuramente, un maestro di vita ancor di più….
ciao papà Enzo.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento