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Autore

Gianluca Gualano

in archivio dal 09 dic 2005

13 agosto 1977, Milano - Italia

mi descrivo così:
Annoiato ma speranzoso

10 aprile 2006

Picccolo mondo perfetto

Intro: La ricerca della perfezione fa nascere tante domande. Alcune sono addirittura scomode, specie quando ci accorgiamo di conoscere le risposte ma di non volerle applicare alla realtà.

Il racconto

Oggi sono stato alla laurea di Bove e subito dopo a casa sua per gli adeguati festeggiamenti. Tutto era perfetto. Il cibo, la gente, le cose che venivano dette. Nulla era volgare o fuori argomento. E poi osservavo la famiglia di Bove, sua madre e suo padre, i loro occhi, le loro gesta. Sì, perfino il minimo movimento delle loro mani e le loro parole, che agli occhi di molti saranno sembrate retoriche e prive di significato, ma non per me che analizzo tutto con estrema cura e ansia e aggiungo anche con dovizia di particolari che spesso mi rovina il resto della giornata. Il padre di Bove si trovava là con il vino in mano a tagliare formaggi sardi con coltelli ben affilati. Stava là in piedi perfetto ed in nessun altro posto e tempo sarebbe potuto esistere. Era proprio quello che ci voleva in quella situazione. Era vestito bene. Davvero bene e per nulla volgare. La barba fatta ed il viso duro e consunto di chi ha lavorato una vita intera, di chi è in grado di lavorare una vita intera. Egli non è un dottore né un ingegnere né altre lauree possiede ma credo conosca la vita centomila volte meglio di me e di tutti quelli che gli stavano attorno. Mi sembrava ad un punto di sapere tutto su questo piccolo uomo come se fossi cresciuto con lui. Tutto quello che diceva e faceva era semplicemente perfetto. I suoi racconti e il suo portare spiegazioni non erano insensate né stupide. Niente affatto. Erano la cosa più armonica ed adeguata in quella casa. Cosa devo dire? Che guardavo con ammirazione quella situazione? Che osservavo con estrema invidia quella famiglia? Sì, è vero ma non me ne vergogno per nulla. Sono altre le cose di cui dovrei vergognarmi. Mi trovavo alla festa eppure pensavo ed analizzavo la situazione e le persone presenti: che verme! E principalmente vedevo come si può essere perfetti; vedevo come esiste la situazione idilliaca e non è per nulla inumano. La paragonavo allora a tutte le mie mancanze e lacune che possiedo nei confronti della vita e della realtà e rimanevo come al solito male. E così, solo e seduto in un angolino, riflettevo sul mio stato d’essere e sul fatto che, nonostante mi reputassi un buon osservatore, rimanevo comunque pur sempre come un alunno alle prese con maestri dai quali non riesce a svincolarsi e dai quali non apprende. Io so quello che è necessario per sostenere una vita leggera e per avere un’unione perfetta con il mondo poiché spesso ho scrutato i miei simili farlo con estrema naturalezza e semplicità ma a me proprio non riesce di metterlo in pratica. Apprendo ma non riesco a partecipare. Il padre di Bove era così naturale e perfetto nelle sue movenze e nel suo destreggiarsi con le parole, nel farsi strada tra quella folla di festanti. Tutta la sua vita era stata una rincorsa verso codesta perfezione!

Commenti
  • Giovanni De Simone Tocchi delicati di pennello intinto nei colorri del contrasto perfezione /mancanza.

    09 settembre 2013 alle ore 10:26


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