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Gianmarco Giuliana

22 maggio 1989, San Cataldo (CL) - Italia
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  • 23 giugno 2013 alle ore 10:45
    Le ultime parole del fuco innamorato

    Come comincia: "Vorrei non averti mai amata, vorrei non aver mai sperato, vorrei non essere mai vissuto"

    L'Ophrys Speculum è un fiore crudele: questa orchidea si finge uguale, simula coi petali l'aspetto di una regina, grida di essere l'anima gemella, il tutto per chiamare l'ape maschile a raccogliere il suo polline senza dargli in cambio alcun nettare.

    Così tu mi hai lasciato, dopo avermi ingannato, dopo esserti finta uguale a me ai tuoi stessi occhi, solo per avere da me compagnia, così tu mi hai lasciato vuoto e disilluso...

    E l'ape ingenuo, il fuco innamorato, che crede finalmente di aver trovato l'amore, la propria metà, la donna giusta, vi si butta addosso pronto a morire. Perché nessuno ama più del fuco, perché lui lo sa che dopo il sesso morirà. Ma egli ama comunque, freme comunque all'idea di amare, non vive né vola per altro.

    Così non cerchiamo mai l'anima gemella per amore, ma per paura, debolezza, per istinto... Forse che l'Amore è cercarsi diversi, opposti, lontani? Dopotutto il mimetismo in natura lo usano le piante carnivore per nutrirsi, gli animali per difendersi dal pericolo e nascondersi. E noi, per quanto c'illudiamo, prima ancora di essere pensiero e sentimento siamo e saremo sempre Natura.

    Ingannato, il fuco capisce che non è amore vero solo perché non muore, perché sa che quella giusta è colei che attraverso il piacere ci porta al dono prelibato della morte. E allora, assicurando così il futuro di una specie non sua, vola speranzoso verso un'altra orchidea con chissà quanta tristezza nel cuore..
    E chissà se non sarà insultato dalla sua precedente amante che lo derideva nel vederlo così disperato a danzare, che gli darà del traditore e dell'infedele, se questa non lo accuserà di non avere alcun cuore ma di ragionare solo col pene!

    Non sono coloro disposti a morire per noi ad amarci veramente... Ma siamo noi ad amare veramente solo quando diveniamo disposti a morire per un fremito effimero, un attimo di dolore che contiene in sé un destino. Per questo il sesso con la persona amata è ogni volta una paura sublime molto più di un piacere eccelso.

    Eppure il maschio dell'ape viene fatto nascere menomato appositamente, viene cresciuto debole e dipendente dalle femmine: è voluto per non aver alcun altro scopo né utilità se non quella di scopare.
    Infatti per la sua piccola bocca non può nutrirsi da solo, senza i baci di altre lui muore. E non ha alcun pungiglione per difendersi, è sempre la femmina a pungere. Questo è il maschio: l'inutile ed essenziale strumento per il futuro della specie. Così nasce, così viene voluto, così viene odiato e deriso.

    Mi vergogno, mi vergogno così tanto di avere bisogno di te, mi vergogno così tanto di aver bisogno di qualcuno, mi vergogno così tanto di quei giorni in cui mi pesa la mia solitudine e provo così tante mancanze...
    Ho così paura di dirti ti amo come potrei dirlo a qualcun altro, così paura di essere ingannato e doverti abbandonare, così paura di cercare in te non un futuro ma una dolce morte e fuga dal dolore della vita, così paura di mentirti, così paura di non essere più eroico, così paura di amare ancora...

    L'ape operaia, poverina, dopo una vita di assiduo lavoro è destinata a morire di fatica. Ma il fuco, erroneamente creduto ozioso ma che anche lui aiuta come può, quando sfugge al suicidio d'amore è destinato a morire assassinato.

    Morire per te... sarebbe così bello, così facile, non vorrei altro! Ma vivere per te, ne sono capace?

    La regina s'innalza nel cielo, dopo aver ucciso le principesse e rivali, e chiama a sé con lo stesso “ti amo” le migliaia di api maschili disperate tutte in fila per morire, per credersi unici, finalmente capiti e per non essere mai più soli. E dopo il sesso così bello, con la Beatrice e Laura tanto cercata desiderata, cosa grida nel suo orgasmo la donna amata? “ Ora strappati via i genitali e fai posto ad un altro”. E così fa il fuco, che mentre cade abbandonando la vita sente precipitare in sé anche il sogno dell'amore: l'ultima cosa che vede è un altro uomo al posto suo, un altro così diverso fra le braccia della donna che ingenuamente ha creduto sua.

    Mia non ti vorrei... Ma sapresti amarmi se io non pretendessi per me i tuoi giorni, il tuo corpo, se lasciassi qualcun altro baciarti, dirti ti amo, giurarti le solite menzogne dell'amore?

    La regina infatti ha allevato con cura da cinquecento a duemila amanti per potersi fare inseminare da tutti, per poter scartare e selezionare i loro spermi. La femmina fertile cambia, si adatta, sacrifica, perché nasce provando nel cuore un amore infinito per tutta la sua specie, con l'utero sempre gravido della parola futuro: per questo è incapace di amare l'individuo, di fare l'amore con un uomo solo.

    Importa davvero che non ami che te? Che ti ami più degli altri? Se l'amore esiste può davvero non essere qualcosa di più grande dell'egoismo, di un cane che piscia per marcare il territorio?

    Poi quando finalmente è soddisfatta, quando abbastanza padri sono morti e per lei, la regina ronza sopra l'alveare e grida alle sue figlie: uccidete i superstiti, non ci sono più utili.
    Le api operaie femmine diventano così assassine, aggrediscono i maschi rimasti vergini che non hanno modo di difendersi né fuggono dal loro destino.
    Il fuco grida all'operaia: ma come puoi uccidermi, proprio tu che mi hai cresciuto e nutrito?
    E l'ape risponde: proprio per questo ho diritto su di te di vita e di morte, ti ho cresciuto solo per il giorno in cui t'avrei ucciso e visto morire.
    La femmina penetra così il maschio, mostrandogli quanto lui che si credeva prescelto e forte non sia altro che patetico e debole, lo trafigge col pungiglione che può usare su di lui senza dover morire.
    Lei compie il suo dovere e giustizia è fatta, eppure non capisce bene perché mentre uccide i suoi occhi piangono lacrime dorate di miele.

    Ti prego lasciami solo, non baciarmi mai, non dirmi mai ti amo! Non farlo se fra cinquant'anni mi avrai dimenticato, se i passi dei tuoi futuri amanti cancelleranno nel tuo cuore ogni orma di me, se non sarai un giorno più capace di piangere per le mie lacrime e smetterai un giorno di avere a cuore la mia felicità! Non abbracciarmi mai, non alleviare mai la mia solitudine se devi essere come un giorno di sole durante il mio eterno inverno: se tu non vuoi essere per me la perpetua estate, se smetterai di amarmi dopo che si sarà separata la nostra carne, se tu vuoi conservare l'amore nel gelo, ti prego lascia che mi tagli le vene in una stanza buia e non provare pena.

    Perché coloro che ho amato, li ho amati disposto a distruggere il mondo intero per un loro sorriso. Perché si ama sempre contro Dio, contro gli altri, contro la vita. Perché io non ho mai dimenticato, perché io non dimenticherò, perché chi Ama è più forte del passato e sa come il fuco fare a meno del futuro. Non condivido il tuo letto, non mi hai donato né promesso niente, non so ancora il tuo nome eppure ti amo. Perché è solo per amore, grandissimo amore, che rinuncio a te e decido di affrontare questo inferno da solo: perché non voglio disilluderti, perché m'importa già la tua felicità molto più della mia. Altri boia verranno da te con rose e fiori, e quando ci incontreremo voglio essere l'uomo che saprà consolarti, darti la forza che egli stesso non ha per amare ancora: per voler vivere.

    “Vorrei non averti mai amata, vorrei non aver mai sperato, vorrei non essere mai vissuto” questo pensa il fuco prima di morire.
    “Sono felice di aver amato, di aver sofferto, di aver sperato, di aver sofferto, di aver vissuto, di aver sofferto”: questi devono invece essere i nostri ultimi pensieri, questo recita il testamento di un uomo che ha amato, di un Re.

     
  • Come comincia: Il 20 dicembre del 2012, alle ore 23 e 56, al mondo sembrava rimanere meno tempo di quanto ne serve per cucinare le panatine Rovagnati.  La fine era certa…
    Anche se nulla faceva presagire una qualche fine a dire il vero!
    Ma tutti sapevano ed erano convinti che questa fine sarebbe avvenuta: l’avevano previsto i Maya.

    Certo era possibile che a un certo punto si fossero semplicemente stancati di contare rendendosi improvvisamente conto che non sarebbero campati così a lungo, ma era decisamente più divertente e commerciale l’idea della fine del mondo e quasi tutti dunque aderirono a questa trovata.
    S’era persino chiesto al vaticano di spostare il natale di qualche giorno perché era davvero un peccato farsi fregare una festa così bella per qualche giorno da una stupida meteora. Persino io, scettico per mia natura, aderii a questa idea della fine del mondo.

    Furono tantissime le associazioni a sorgere nel 2012, ogni mese sorgevano nuovi culti, s’andava a caccia di filosofie da seguire e fu un periodo d’oro per tutte e sette le arti.
    Fu un periodo d'oro soprattutto per il sesso, io per esempio (come tantissimi altri) mi scrissi all’associazione non profit non profil (attico) “ La fine è vicina e tu sei tanto carina” per fare nuove “conoscenze” (di corpi, e non di nomi).

    C’aspettavamo tutti il Caos, il disastro economico e sociale, persone che non avrebbero voluto rispettare più nessuna legge e norma sociale, chissà quali guerre e quali rivolte e conquiste.
    E certo fu un anno di “casino” ma le cose andarono molto meglio di come si pensava, dopotutto la gente non aveva voglia di prendersi troppi dispiaceri vista l’imminente fine dei tempi. O forse le cose andavano male già prima e non ce ne rendevamo veramente conto, forse il caos c'era già!

    L’idea della fine così vicina, anzi, aveva portato molti a riflettere sulle cose importanti, a dedicarsi a ciò che era più importante.
    Si lavorava meno e si spendeva meglio il tempo ed il denaro, c’erano tante feste e orgie ma anche tante cene romantiche e tanto amore.

    Il 2012 fu il ritorno di Luttazzi in TV insieme a Benigni in un programma strepitoso, ed anche il fallimento (che nessuno avrebbe mai previsto) della Durex.
    Fu un nuovo “69” dal punto di vista delle liberalizzazione dei costumi e della seria messa in discussione delle dottrine religiose e delle morali nel mondo intero. 
    Insomma, mai avrei pensato che la fine del mondo sarebbe stata tanto bella prima ancora d’aver luogo!

    Nel 2011 conobbi la donna della mia vita di cui non sapevo nulla, di cui non sapevo nemmeno pronunciare il nome: una cartomante tedesca cinquantaduenne pazza con gli occhi di due colori diversi…
    Non c’era più spazio oramai per l’amore eterno, non nella mia vita almeno, il mondo stava per finire e le rose malgrado tutto costavano ancora care.
    Il mio amore era l’amore che andava di moda, quello divertente, quello che non avresti avuto mai in tutta la tua vita. 
    “Hey tu”, come la chiamavo io, aveva chiaramente visto nelle sue carte che il sole sarebbe esploso, che la terra si sarebbe aperta in due e che la luna scivolando su un detrito spaziale avrebbe inciampato e ci sarebbe finita dritto addosso.

    A me era sembrato di vedere un re di bastoni e un 8 di denari…ma la cartomante era lei e solo lei poteva dire come stavano le cose leggendo le carte siciliane e bevendosi da sola l’intera bottiglia di assenzio.

    Era difficile sapere come le cose sarebbero andate veramente, le teorie erano tantissime ed andavano dalla rivoluzione del moto dei bradipi che accelerando il loro movimento avrebbero spinto il pianeta fuori dal suo asse (rivoluzione molto lenta nella quale la maggior parte speravano perché forse sarebbe arrivata fino al 2013) al ritorno di Cell (sopravvissuto inspiegabilmente a tutte le puntate di Dragonball Z e GT) sulla terra e  senza dimenticare la solita noiosa meteora stile “Armageddon”. 
    Ma poco importava, la fine del mondo era cosa certa e quella sera alle 23 e 56 eravamo tutti riuniti in tutte le città del mondo a festeggiare una festa iniziata quarantotto ore prima con alcool etilico, Nutella e droghe a volontà.
    Fu durante quella notte che tutto avvenne, che davanti ai miei occhi avvenne la fine d’ogni cosa.

    Viaggiando alla velocità di molto ma davvero molto al secondo, una nuvola di polverio stellare di colore rosa allo schioccare della mezza notte avvolse il pianeta ed allora il cielo divenne d’un rosa quasi ridicolo.
    Nel giro di pochi secondi però il rosa iniziò a sbiadire, a sparire, andava cadendo sulle nostre teste sotto forma di strane creature rosee inespressive che per comodità ed assomiglianza a delle patate gommose chiamammo  “Sciutruplongopatatotoialivz”.
    Sembrava una specie di fantastica campagna marketing della Big Babol, eppure non lo era, o forse si ma noi comunque avevamo già deciso che il mondo doveva finire.

    Pochi secondi dopo la loro caduta sul pianeta “Fottiti fottuto alieno” era l’espressione più usata dopo “ Ok” e “scopiamo?” in tutto il mondo. 
    Queste strane creature, o meglio queste strane palle rosa, avevano come caratteristica d’essere immutabili, non si potevano dividere o distruggere o spostare. Poco importa cosa gli si facesse, dopo qualche movimento tipico da gomma da masticare in bocca, ritornavano sempre allo stato iniziale.
    La gente vi si buttava addosso disperata, cercava di fuggire da questi oggetti immobili che avevano invaso il pianeta.

    Fu veramente terribile, non facevano nulla a nessuno, stavano lì ferme senza causare nessun danno, mai visto una cosa tanto atroce in tutta la storia dell’umanità.
    Gli portammo la Bellucci e Platinette, entrambi nude. Il Cavaliere fece le sue solite atroci battute, costringemmo Tiziano Ferro a cantargli “Perdono” in francese per due ora di fila, e le circondammo con degli schermi giganti che trasmettevano di fila tutti i “natale a …” di de Sica. Azioni simili venivano tentate ovunque nel mondo ma nulla funzionava.
    Tinto Brass venne posto a capo dell’unità anticrisi italiana ma nemmeno lui riuscì a trovare il modo di porre rimedio all’immobilità di queste creature la cui presenza era inaccettabile ed insopportabile.

    Perché? Non era una questione di fatti, non davano nessun’ fastidio quelle cose rosa, era una questione di principio!
    Dopo quarantottore di estenuante lotta, oramai privi di idee, di cantanti stonati e di munizioni, eravamo disperati e queste creature iniziarono improvvisamente a mutare!

    Davanti ai nostri occhi levitarono, si sollevarono di poco più d’un metro dal suolo, e poi attorno a loro si materializzò una specie di corpo e cosi il nemico svelò la sua vera diabolica forma: quella di un maialino nero diabolico!

    Si! Proprio così!
    Occhi rossi sanguinosi e nasi porcini, tanto di sorriso, senza braccia  e con le gambe sottili come spaghetti e di colori diversi, questa era la vera forma del mostro, del diavolo spaziale.
    All’improvviso uno di questi iniziò a girare su sé stesso sulla punta delle zampe, come una ballerina di danza classica eccelsa,  e poi tutti gli altri fecero lo stesso.
    Era chiaro ed imminente l’attacco, era evidente che ci volevano tutti morti, e che ci stavano per dare il colpo finale quelle maledette orrende sporche creature porcine ballerine piccoline e insopportabilmente carine!

    Eravamo preparati a mille scenari ma a questo no, così decidemmo, per il bene di tutti, l’attacco nucleare massimo e distruggemmo il pianeta lasciando al suo posto degli antipatici e stressanti maialini neri diabolici sorridenti e ballerini….