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Autore

Gianmarco Giuliana

in archivio dal 21 ott 2012

22 maggio 1989, San Cataldo (CL) - Italia

23 giugno 2013 alle ore 10:45

Le ultime parole del fuco innamorato

Il racconto

"Vorrei non averti mai amata, vorrei non aver mai sperato, vorrei non essere mai vissuto"

L'Ophrys Speculum è un fiore crudele: questa orchidea si finge uguale, simula coi petali l'aspetto di una regina, grida di essere l'anima gemella, il tutto per chiamare l'ape maschile a raccogliere il suo polline senza dargli in cambio alcun nettare.

Così tu mi hai lasciato, dopo avermi ingannato, dopo esserti finta uguale a me ai tuoi stessi occhi, solo per avere da me compagnia, così tu mi hai lasciato vuoto e disilluso...

E l'ape ingenuo, il fuco innamorato, che crede finalmente di aver trovato l'amore, la propria metà, la donna giusta, vi si butta addosso pronto a morire. Perché nessuno ama più del fuco, perché lui lo sa che dopo il sesso morirà. Ma egli ama comunque, freme comunque all'idea di amare, non vive né vola per altro.

Così non cerchiamo mai l'anima gemella per amore, ma per paura, debolezza, per istinto... Forse che l'Amore è cercarsi diversi, opposti, lontani? Dopotutto il mimetismo in natura lo usano le piante carnivore per nutrirsi, gli animali per difendersi dal pericolo e nascondersi. E noi, per quanto c'illudiamo, prima ancora di essere pensiero e sentimento siamo e saremo sempre Natura.

Ingannato, il fuco capisce che non è amore vero solo perché non muore, perché sa che quella giusta è colei che attraverso il piacere ci porta al dono prelibato della morte. E allora, assicurando così il futuro di una specie non sua, vola speranzoso verso un'altra orchidea con chissà quanta tristezza nel cuore..
E chissà se non sarà insultato dalla sua precedente amante che lo derideva nel vederlo così disperato a danzare, che gli darà del traditore e dell'infedele, se questa non lo accuserà di non avere alcun cuore ma di ragionare solo col pene!

Non sono coloro disposti a morire per noi ad amarci veramente... Ma siamo noi ad amare veramente solo quando diveniamo disposti a morire per un fremito effimero, un attimo di dolore che contiene in sé un destino. Per questo il sesso con la persona amata è ogni volta una paura sublime molto più di un piacere eccelso.

Eppure il maschio dell'ape viene fatto nascere menomato appositamente, viene cresciuto debole e dipendente dalle femmine: è voluto per non aver alcun altro scopo né utilità se non quella di scopare.
Infatti per la sua piccola bocca non può nutrirsi da solo, senza i baci di altre lui muore. E non ha alcun pungiglione per difendersi, è sempre la femmina a pungere. Questo è il maschio: l'inutile ed essenziale strumento per il futuro della specie. Così nasce, così viene voluto, così viene odiato e deriso.

Mi vergogno, mi vergogno così tanto di avere bisogno di te, mi vergogno così tanto di aver bisogno di qualcuno, mi vergogno così tanto di quei giorni in cui mi pesa la mia solitudine e provo così tante mancanze...
Ho così paura di dirti ti amo come potrei dirlo a qualcun altro, così paura di essere ingannato e doverti abbandonare, così paura di cercare in te non un futuro ma una dolce morte e fuga dal dolore della vita, così paura di mentirti, così paura di non essere più eroico, così paura di amare ancora...

L'ape operaia, poverina, dopo una vita di assiduo lavoro è destinata a morire di fatica. Ma il fuco, erroneamente creduto ozioso ma che anche lui aiuta come può, quando sfugge al suicidio d'amore è destinato a morire assassinato.

Morire per te... sarebbe così bello, così facile, non vorrei altro! Ma vivere per te, ne sono capace?

La regina s'innalza nel cielo, dopo aver ucciso le principesse e rivali, e chiama a sé con lo stesso “ti amo” le migliaia di api maschili disperate tutte in fila per morire, per credersi unici, finalmente capiti e per non essere mai più soli. E dopo il sesso così bello, con la Beatrice e Laura tanto cercata desiderata, cosa grida nel suo orgasmo la donna amata? “ Ora strappati via i genitali e fai posto ad un altro”. E così fa il fuco, che mentre cade abbandonando la vita sente precipitare in sé anche il sogno dell'amore: l'ultima cosa che vede è un altro uomo al posto suo, un altro così diverso fra le braccia della donna che ingenuamente ha creduto sua.

Mia non ti vorrei... Ma sapresti amarmi se io non pretendessi per me i tuoi giorni, il tuo corpo, se lasciassi qualcun altro baciarti, dirti ti amo, giurarti le solite menzogne dell'amore?

La regina infatti ha allevato con cura da cinquecento a duemila amanti per potersi fare inseminare da tutti, per poter scartare e selezionare i loro spermi. La femmina fertile cambia, si adatta, sacrifica, perché nasce provando nel cuore un amore infinito per tutta la sua specie, con l'utero sempre gravido della parola futuro: per questo è incapace di amare l'individuo, di fare l'amore con un uomo solo.

Importa davvero che non ami che te? Che ti ami più degli altri? Se l'amore esiste può davvero non essere qualcosa di più grande dell'egoismo, di un cane che piscia per marcare il territorio?

Poi quando finalmente è soddisfatta, quando abbastanza padri sono morti e per lei, la regina ronza sopra l'alveare e grida alle sue figlie: uccidete i superstiti, non ci sono più utili.
Le api operaie femmine diventano così assassine, aggrediscono i maschi rimasti vergini che non hanno modo di difendersi né fuggono dal loro destino.
Il fuco grida all'operaia: ma come puoi uccidermi, proprio tu che mi hai cresciuto e nutrito?
E l'ape risponde: proprio per questo ho diritto su di te di vita e di morte, ti ho cresciuto solo per il giorno in cui t'avrei ucciso e visto morire.
La femmina penetra così il maschio, mostrandogli quanto lui che si credeva prescelto e forte non sia altro che patetico e debole, lo trafigge col pungiglione che può usare su di lui senza dover morire.
Lei compie il suo dovere e giustizia è fatta, eppure non capisce bene perché mentre uccide i suoi occhi piangono lacrime dorate di miele.

Ti prego lasciami solo, non baciarmi mai, non dirmi mai ti amo! Non farlo se fra cinquant'anni mi avrai dimenticato, se i passi dei tuoi futuri amanti cancelleranno nel tuo cuore ogni orma di me, se non sarai un giorno più capace di piangere per le mie lacrime e smetterai un giorno di avere a cuore la mia felicità! Non abbracciarmi mai, non alleviare mai la mia solitudine se devi essere come un giorno di sole durante il mio eterno inverno: se tu non vuoi essere per me la perpetua estate, se smetterai di amarmi dopo che si sarà separata la nostra carne, se tu vuoi conservare l'amore nel gelo, ti prego lascia che mi tagli le vene in una stanza buia e non provare pena.

Perché coloro che ho amato, li ho amati disposto a distruggere il mondo intero per un loro sorriso. Perché si ama sempre contro Dio, contro gli altri, contro la vita. Perché io non ho mai dimenticato, perché io non dimenticherò, perché chi Ama è più forte del passato e sa come il fuco fare a meno del futuro. Non condivido il tuo letto, non mi hai donato né promesso niente, non so ancora il tuo nome eppure ti amo. Perché è solo per amore, grandissimo amore, che rinuncio a te e decido di affrontare questo inferno da solo: perché non voglio disilluderti, perché m'importa già la tua felicità molto più della mia. Altri boia verranno da te con rose e fiori, e quando ci incontreremo voglio essere l'uomo che saprà consolarti, darti la forza che egli stesso non ha per amare ancora: per voler vivere.

“Vorrei non averti mai amata, vorrei non aver mai sperato, vorrei non essere mai vissuto” questo pensa il fuco prima di morire.
“Sono felice di aver amato, di aver sofferto, di aver sperato, di aver sofferto, di aver vissuto, di aver sofferto”: questi devono invece essere i nostri ultimi pensieri, questo recita il testamento di un uomo che ha amato, di un Re.

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