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Autore

Giorgia Spurio

in archivio dal 23 ott 2009

21 dicembre 1986, Ascoli Piceno - Italia

segni particolari:
Lettrice amante e scrittrice allucinata.
Capro espiatorio preferito di bambini e animali.
9 libri pubblicati. Persuasa dalla Poesia. Sedotta dalla Narrativa.
Sempre stata amante della letteratura, scrivo pensando in particolare ai problemi sociali da cui traggo ispirazione.
 

mi descrivo così:
Laureata in Lettere.
Insegno musica e lavoro nel sociale come educatrice.
Le mie sillogi: “Quando l’Est mi rubò gli occhi”, “Dove bussa il mare”, “Le ninne nanne degli Šar”, "L'orecchio delle dèe".
Il mio romanzo: "L'inverno in giardino".

23 ottobre 2009

La voce ingoiata

Intro: In questo breve testo c'è una tensione drammatica non comune. Parole, gesti, sensazioni sono ridotte ai minimi termini, eppure amplificate all'inverosimile. Da leggere.

Il racconto

La guardai. Era davanti a me impassibile. Era davanti a sua figlia che l’amava.
Mia madre era unta di dispiaceri e dolori. Il sangue che scorreva nelle sue vene era stufo di vivere.
“Mamma”- la chiamai toccandole la mano inerme.
I suoi occhi ciechi mi penetravano il corpo e l’anima. I suoi capelli arruffati e crespi erano la testimonianza della sua stanchezza. La sua bocca scura era la conferma della sua malattia.
“Mamma”- la chiamai accarezzandole il volto.
Il suo sguardo disorientato cercava una luce nel buio. Le sue mani bianche cercavano un muro dove posarsi. Le sue ali senza piume cercavano un ramo dove riposarsi.
“Mamma”- la chiamai baciandole la fronte.
Il sudore della sua pelle aveva purtroppo in sé annientato il profumo di rose che io sentivo quando da piccola mi avvicinavo a lei per ricevere un suo bacio.
Il profumo della sua pelle aveva purtroppo assorbito l’odore di ospedali e di medicinali.
“Mamma”- la chiamai posando le mie labbra tremanti sulla sua guancia.
La sua mano instabile cercò il mio viso. Gli occhi sui polpastrelli delle sue dita cercarono di riconoscere l’identità che mi appartiene.
Le lacrime in silenzio scivolarono sulle sue guance e la voce ingoiata nello stomaco cercò di risalire la gola. 
“Mamma”- la chiamai piangendo.
Sentii le sue mani esitanti sulla mia bocca di cui ne disegnavano i contorni. Sentii le sue mani sui miei occhi di cui ne asciugavano le lacrime.
“Mamma”- la chiamai accoccolandomi sulle sue ginocchia.
Sentii le sue ali aprirsi. Sentii le sue bocche baciarmi. Sentii il suo calore avvolgermi.
“Mamma”- la chiamai per l’ultima volta.

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