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Racconti di Giovanna Albi

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  • 22 marzo 2013 alle ore 17:59
    La tirannide del tempo

    Come comincia: Sul calar della sera, mentre le nuvole si addensano nel cielo e l'ultimo
    bagliore del sole scompare dietro i monti del mio Gran Sasso, io con le mani
    sulle ginocchia me ne sto a guardare te che scompari nella tua camera e
    chiudi la porta, come a interrompere una comunicazione che io cerco
    disperatamente.
    Abbiamo appena seppellito mio padre, era un bellissimo uomo, un eroe ,
    un partigiano, un uomo retto, un lavoratore, si è costruito con le sue mani
    un impero economico; c'erano tanti parenti, tante lacrime, ma ho visto il
    tuo volto neutro, come se se ne andasse via un estraneo. Poi all'uscita della
    Chiesa mi hai sussurrato qualche sillaba che mi ha fatto capire il tuo
    disagio: " Vedi, mamma, è bello! si muore e tanta gente piange e ti
    accompagna nell'estremo saluto, io sono solo, al mio funerale non ci sarà
    nessuno". Due calde lacrime hanno rigato il mio volto e ti ho detto: " Tu sei
    solo un adolescente, avrai modo di costruirti una vita, tante amicizie, una
    famiglia , dei figli, e quando tu non ci sarai più loro ti accompagneranno nel
    passaggio estremo , ma soprattutto ci saremo noi, io e tuo padre, le tue
    radici che ti aspetteremo nell'alto dei Cieli" Tu hai abbassato lo sguardo
    incredulo, sfiduciato, hai cercato di trattenere l'emozione, ma ho visto i tuoi
    occhi lucidi, il tremore delle tue lunghe ciglia, le tue mani sudate, hai
    cambiato postura e tu, che cammini sempre eretto e flessibile come un
    giunco, come tuo padre, ti sei ripiegato su te stesso e ho sentito tutto il tuo
    dolore di giovane fanciullo che non sa dove mettere i piedi.
    Ora che ho cinquant'anni e una mia radice mi ha lasciata nuda a terra , col
    cuore in mano prendo una sedia , mi posto dietro la tua porta e ti dico:"
    sono stata una madre spesso assente, non è stata colpa mia, ma della mia
    depressione, tu avevi bisogno di me e io non c'ero; ero persa dietro qualche
    pensiero, mentre il male oscuro mi imbrigliava e non mi faceva sollevare il
    capo dal letto; non vedevo la luce del sole, ma solo il buio dell'angoscia. Ero
    in qualche viaggio a piedi a cercare la mia anima e tu aspettavi a casa con
    gli occhi lucidi di pianto , io tornavo ma qualche sillaba storta non riusciva a
    entrare nel tuo cuore affranto. Lo so , hai sofferto con me, mentre mi
    mettevo in aspettativa e mi trasferivo a Teramo al capezzale del nonno.
    Un'aspettativa coatta, sono stata costretta ad abbandonare la scuola per
    divergenze col dirigente. Non è colpa mia, anche questo l'ho ereditato dal
    nonno: l'autorità va discussa, quando è iniqua e io ho combattuto e
    combatterò ancora contro l'ingiustizia. Vorrei che ti passasse nel sangue
    quest'orgoglio che ci portiamo dentro, questo senso del giusto e dell'onesto,
    questa difesa della causa giusta, anche quando non premia.
    Vorrei che tu leggessi l'Antigone di Sofocle, per capire come la legge di
    Stato cozza con quella del sangue che ci portiamo dentro e dobbiamo
    difendere con le unghie e con i denti il nostro orgoglio di famiglia
    partigiana. Tuo nonno mi ha educata al rispetto per gli altri, ma anzitutto
    alla difesa della mia libertà e dignità incontaminate e io non posso tradirlo.
    Io a scuola non posso tornarci, ci sarebbero delle ritorsioni e aspetto che la
    giustizia faccia il suo corso, con la speranza sempre viva che il bene trionfi
    sul male dell'iniquo potere.
    Anche nella mia depressione, non ho ceduto e ti passi questo messaggio di
    forza interiore; tu sei il figlio di una catena e hai la responsabilità di portare
    con orgoglio il testimone della libertà. Perciò non sei solo, ma hai una
    famiglia che ti ama e un esempio da seguire.
    Ti stai costruendo il tuo mondo e mi escludi: anche questa è una legge della
    natura e, ora che sono in grado di parlare con te, tu non vuoi , ti sei chiuso
    nel tuo bozzolo di adolescente, nel tuo mondo di musica e di calcio ; non sai
    che c'è un mondo di adulti che vorrebbe costruire con te il tuo mondo
    interiore. Sei un ottimo figlio: non fumi, non bevi, non ti canni, sei un figlio
    esemplare, ma quel tuo fare stanco, quel tuo trascinarti nella vita, quella
    sfiducia che ti porti dentro mi crea una sofferenza indicibile. Questo tuo
    modo di fare, questi tuoi atteggiamenti, questo studiare per obbligo e non
    per passione, lo condividi con i tuoi compagni e io sono preoccupata del
    futuro di questa umanità che non ha forza interiore, ma si trascina nella
    vita, rincorrendo i sogni facili e perdendo di vista i veri obiettivi.
    Leggi, figlio mio, cura la tua anima, nutriti di alti ideali, sollevati dall'onda
    del malefico nulla e guarda la vita con la fiducia sempre pronta in un futuro
    da costruirti con le tue mani, rincorrendo un'idea mai paga di libertà "
    libera".
    Non lasciarti travolgere dagli schemi , non seguire la marea di questo
    secolo , distinguiti dal gregge degli insulsi, guardati nello specchio
    dell'anima e troverai un giovane fanciullo bellissimo interiormente, pieno di
    chances, devi solo seguire il tuo istinto ad amare la vita e quando tu morirai
    potrai dire di non aver vissuto invano.
    Le porte del tempo si chiudono dietro di noi e non si torna indietro; sai
    quante volte ho cercato di rimediare ai miei errori, ma il tempo ci travolge e
    tutto scivola nell'oblio; ho inseguito sogni, spezzato catene, cercato di
    ricucire rapporti, ma il tempo è un grande tiranno: non perdere le tue
    occasioni! Il tempo non ti dà indietro nulla. Dicono che il tempo sia un
    grande scultore, ma io non ho questa percezione: a me il tempo ha ridato
    indietro il vuoto interiore e pur esisto e vado avanti col sorriso mai spento,
    la fiducia in un domani migliore.
    Eppure ho fatto e fatto, agito e agito, studiato e studiato, insegnato e
    insegnato, ma cos'è , figlio mio, questo vuoto che sento? Dove ho sbagliato
    non so, non ne ho la più pallida idea . Mi sono forse persa dietro un sogno?
    Forse ho avuto troppa fiducia negli altri? Forse troppa o troppo poca in me?
    Eppure amo la vita indefessamente e non mi rassegno a questo vuoto
    interiore, mi stringo forte al petto la foto di mio padre, non può
    abbandonarmi, devo interiorizzare i ricordi.
    Le giornate al mare, in montagna, le passeggiate dietro il duomo di
    Teramo, la spesa insieme, le discussioni politiche, le confessioni proibite,
    l'ascolto del mare in tempesta, l'incanto della neve d'inverno. Quando ero
    piccola gli saltellavo attorno come uno scoiattolo, quando tornava dal lavoro
    e mentre lui si svestiva degli abiti per uscire e indossava il pigiama io non
    gli davo tregua: gli raccontavo i miei successi scolastici, gli leggevo i miei
    temi, mi aiutava a risolvere le espressioni matematiche, ma il giorno dopo
    mi portava a scuola sempre in ritardo e io quel ritardo me lo porto dentro;
    sono sempre in ritardo, non riesco più a correre dietro il tempo: il tempo mi
    ha tradita.
    Non cadere nel mio stesso inganno , non lasciare che il tempo ti trascini;
    tieni saldi i tuoi puntelli, formati e diverrai un vero uomo; ascolta per una
    volta le parole di tua madre: impara il greco e il latino; solo ora fai in tempo
    , il tempo non aspetta nessuno ed il treno è vuoto ; tempo, " reo" tempo
    che male ti ho fatto? Ti aspetto da una vita e hai fatto scempio di me, ma
    salva mio figlio.
    Oggi è una bella giornata: fuori c'è il sole, anticipalo, alzati per tempo!"
    Vivere satis, non longe": questo è il messaggio senecano, non lasciarti
    strappare via il tempo, non buttare il tuo tempo, non essere "occupatus" in
    beghe che non appartengono al tuo intimo, non ti curare delle mode che
    passano, né del giudizio della folla e del gregge, sii un egregio giovinetto,
    nel senso etimologico del termine, abbi rispetto del tuo tempo!
    Amati come io non ho fatto, cura la tua veste interiore, costruisci un edificio
    di te su salde radici di quercia matura, cammina eretto, sfida il destino,
    rispetta il prossimo tuo come fai con te stesso, ama intensamente , soffri
    poco, combatti molto! La vita è una battaglia quotidiana, ogni giorno si apre
    un nuovo sole per noi che stiamo spesso a guardare, senza agire, agisci
    vestiti e va' incontro al mondo!
    Porta dentro di te le parole di tua madre, di tua nonna, di tuo nonno, tu non
    sei solo il figlio mio, ma il figlio del mondo, apri la tua mente, fa' entrare il
    tuo Verbo, ma soprattutto sorridi. Ridere è la prerogativa degli umani, ciò ci
    distingue dalle bestie, fammi vedere che sorridi anche tu, che anche tu hai
    fiducia in te stesso e portati dentro i ricordi.
    Ricordi quando ti venivo a prendere all'asilo? Tu eri bellissimo, con i tuoi
    occhioni verdi e i tuoi lunghi biondi capelli; io ero giovane e piena di forze,
    tu mi guardavi con l'orgoglio di figlio e mi baciavi tutte le volte con
    immutato affetto, mi baciavi sulla bocca teneramente e mi raccontavi le tue
    giornate ; sapevo tutto di te e io ti ascoltavo con rinnovato piacere, perché
    tu sei mio figlio, l'unico pensiero che ho fisso in mezzo alla fronte, mentre
    cammino in cima al dirupo. L'unico punto fermo della mia esistenza, l'unico
    motivo di vanto , l'unico motivo di vita. Non io ti ho dato la vita, ma tu l'hai
    data a me e me la dai tutte le mattine ; sei l'unico atto davvero creativo
    della mia esistenza. Non mi abbandonare ora, ma ricordi? Un filo ci tiene
    legati, non tagliare quel filo della memoria, potrei precipitare a terra senza
    più la forza di rialzarmi. Io tengo stretto un capo della memoria e tu tieni
    l'altro: un comune destino ci unisce. Ci somigliamo, sai, tu sei la mia
    memoria felice e io il grembo da cui sei nato, io sono la radice della tua
    esistenza insieme a tuo padre. Apri quella porta, ti scongiuro, troverai una
    madre.
    Ricordi le grigliate a Posillipo, la sabbia cocente, i castelli , le palline, i
    secchielli, le formine, le gite in barca insieme agli amici, il tuo sorriso
    sdentato, la Lacoste rossa, la giacchina avana che ti comprai per farti
    apparire un ometto di appena un anno. Tutto questo sta nelle foto, ma oltre
    le foto sta dentro di me e di te, non disperdere questo patrimonio,
    conservalo gelosamente e tramandalo ai tuoi figli.
    Perché quando si perde un padre, come a me è capitato, ti senti
    smembrato, un vuoto incolmabile, ma possa il dolore trasformarsi in dolce
    ricordo! Non tutto di noi muore, ma una parte resta in vita finché abbiamo
    la forza di conservare la memoria.
    Quando hanno chiuso la bara di tuo nonno, tutti si sono ritirati in disparte
    nel pianto, sola io ero lì davanti e l'ho baciato lungamente sulla fronte per
    dargli l'estremo compianto, gli ho messo accanto il libro delle poesie di
    Leopardi perché portasse con sé il Poeta che più ha amato e mentre
    chiudevano la bara la musica di Chopin accompagnava il rito. Io ho pianto,
    ma tu non mi hai vista, te ne stavi in disparte pensavi alla tua morte, come
    mi hai confessato. Sei un ragazzo sensibile, alla tua età nessuno pensa alla
    sua morte, ma tu, sì, perché tu sei come me.
    Anche io alla tua età pensavo alla morte, immaginavo il mio funerale senza
    compianto, senza consolazione e sentivo dentro tutto l'amaro, bagnavo il
    mio cuscino e mi sentivo perdutamente sola: sola sono rimasta. Per fortuna
    ci sei tu, con la tua purezza , con la tua ironia, con il tuo fare scanzonato,
    con il tuo anche ridicolizzarmi per le mie debolezze. Ti prego, figlio, apri
    quella porta!
    Eri un bambino riflessivo, un lettore accanito, in un anno in prima media
    leggesti cinquantasei libri; ti svegliavi col libro in mano e con quello ti
    addormentavi e , quando tardavo nel venirti a prendere, ti trovavo nel
    parco seduto sulla panchina intento a leggere; eri e sei il mio orgoglio, ma
    non ti vedo più leggere, ti vedo sul letto guardare il soffitto e pensare a
    chissà che ....chissà che. Vedo il tuo sguardo a volte spento e vorrei dirti:
    accendi la luce dell'anima, non creare il vuoto attorno a te, torna a nutrire
    la tua bella mente, non disperdere le tue energie, concentrale in qualche
    nobile occupazione, fa' della tua vita un'opera d'arte.
    Spero che, quando te ne stai a guardare il soffitto, tu abbia a ricordare i bei
    tempi passati insieme; un ricordo è recente: siamo usciti insieme a
    comprare l'abbigliamento per te, abbiamo lasciato il babbo a casa, era un
    momento per noi. Io ti ho detto che eri libero di comprare secondo la tua
    volontà e abbiamo fatto man bassa; abbiamo pagato col bancomat e ci
    siamo sentiti padroni del mondo, ho soddisfatto tutti i tuoi desideri e anche
    di più: volevo che tu fossi felice. Eppure non sei viziato: sei un ragazzo
    semplice e bello nella tua purezza. Ieri prima di partire per Perugia ti ho
    strappato un bacio, baciami , ti prego, ho un maledetto bisogno di te.
    Mi baci sempre con tanta parsimonia che ne soffro; sarà che io ho sempre
    baciato i miei genitori la sera prima di andare a letto e sento ancora quei
    baci, perché loro mi hanno sempre seguita nel bene e nel male, non mi
    hanno mai abbandonata. Ricordo ancora le domeniche nel lettone da bimba
    e , sai, non me ne vergogno, anche da adolescente stavo nel letto con mia
    madre e lei mi leggeva i libri e mi aiutava a tradurre il latino. E, ora che la
    vedo vecchia e stanca, preda di una malattia che ha fatto scempio di lei, ho
    tanta pena : non ricorda nulla, non mi riconosce, ma se ne sta inebetita a
    guardare il vuoto. Sente che manca qualcuno, suo marito, ma non focalizza
    e io ho tanta paura di fare la sua stessa fine. Ho tanta paura delle malattie
    psichiatriche e tremo davanti al mio vuoto come davanti l'infinito: il terrore
    si impossessa di me , ma tu non lo devi sapere, tu devi tenere un capo del
    filo della memoria , mentre io tengo l'altro e non reciderlo mai!
    Ma tu devi sapere qualcosa di me che non sai: ero una fanciulla prodigio,
    l'orgoglio dei miei genitori, una grecista nata, una donna di pace: non sono
    mai scesa ad alterco con nessuno, non amo il conflitto. Mi devono
    calpestare perché io reagisca, ma reagisco in silenzio: vedi come mi sono
    allontanata in silenzio dalla scuola , ma vi tornerò, lo prometto, io tornerò.
    E tu sarai orgoglioso di me, perché io tengo alto il nome della mia
    Categoria.
    Gli insegnanti sono come i libri, e quell'insegnante che lascia gli studenti
    come li ha trovati non è un insegnante; io socraticamente, maieuticamente
    e-voco a sé i mie alunni, li metto davanti lo specchio del loro dàimon,
    perché possano coltivarlo. Non sono per la religione di Stato, ma per la
    religione personale , per la cura di quel dio che è dentro di noi e coincide
    con la nostra essenza. Tu questa essenza devi comprenderla, abbracciarla e
    portarla a realizzazione. Missione ardua, lo so e lo sai, hai paura come ne
    ho avuta io: paura di perdere, di confrontarsi, paura di lottare, ma, se
    guardiamo il tutto da un profilo più alto, siamo tutti figli della stessa Natura
    e nessuno può sottrarsi alla responsabilità di portare a compimento il
    proprio Sé.
    E' un atto di Amore dovuto, tu lo devi a te stesso e, se a quest'Amore unisci
    la conoscenza, il tuo frutto non perirà mai, perché tutto è destinato all'oblio,
    ma quella conoscenza che ci siamo costruiti è un tesoro inestimabile, più
    duraturo del bronzo.
    Platonicamente conoscere è ricordare, perché noi siamo i portavoce di un
    sapere divino che ci tramandiamo di padre in figlio e sta a noi riesumare
    queste conoscenze e portarle alla luce; coraggio, figlio mio, il sapere è già
    dentro di te: devi abbracciarlo e farlo veramente tuo.
    " Come sei patetica !" starai pensando, mentre segui la tua Juventus o
    accarezzi col ricordo quella ragazza che ti ha sorriso per strada; sì, sono
    piena di pathos per te, e ti seguo con preoccupazione col timore di non
    essere stata una brava madre. Eppure te lo scrissi ( tu avevi solo sette
    anni): " parto per Santiago, vado a cercare la mia anima, la muchilla è
    leggera , ma l'anima è pesante; tornerò e mi prenderò cura del tuo
    destino". Tu chissà che capisti , io mi esprimevo così cripticamente; ora lo
    sai : io ti Amo, di un Amore gratuito, totale assoluto e vorrei tanto tornare
    indietro a quelle vacanze in Sardegna quando vivevamo ancora in simbiosi.
    2008: i preparativi per la partenza, la voglia di evadere, il traghetto che ci
    aspetta. Noi abbracciati sulla nave ci teniamo per mano; poi ci tuffiamo
    nella piscina , tu a cavalluccio su di me, mi chiamavi " mamma delfino". La
    sabbia bianca del golfo di Orosei, le gite in barca, il rotolarsi nell'acqua, le
    gare di nuoto; c'erano anche i tuoi cugini, e tu tra un gioco e l'altro leggevi
    il libro " Momo"; io in disparte il Fedro platonico e riflettevo sulla qualità
    dell'anima che sta lì da sempre dove l'abbiamo lasciata. Ricordi? Io te lo
    dicevo:" abbi cura della tua anima, coltiva la lettura e il sapere, ma non
    dimenticare di divertirti, perché la vita è dura".
    Povero bambino, penserete lettori, aveva solo 11 anni ! Eppure lui mi
    capiva e mi sorrideva in profonda intesa di sguardi.
    Non ti ho mai dato uno schiaffo: non l'hai meritato, ma non ti avrei mai
    picchiato, so che sole le parole arrivano al cuore di chi vuole ascoltare;
    ascoltami ancora, ti prego, anche se sono patetica in questo elemosinare il
    tuo amore.
    Oggi arrivano i parenti a farmi le condoglianze e, lo so, tu rimarrai chiuso
    nella tua camera; spero che qualche mia parola ti sia arrivata e non stia a
    guardare il soffitto; se uscissi con gli amici, io sarei felice, combatteresti
    questo torpore, ma so che non lo farai: sei schivo, come tuo padre, forse un
    po' diffidente. Fai bene? Non so, io mi sono fidata di tutti e sono rimasta
    sola nel momento del bisogno e forse questo ha condizionato la tua vita.
    Riprendila in mano! Non è mai troppo tardi; spero tu stia leggendo o
    studiando, ma chissà cosa c'è dietro quella porta, chissà quale è il tuo
    mondo. Ogni tanto ti vedo per casa giocare con tuo padre, lui ride da pazzi:
    sei un ragazzo ironico, ma io ne sono esclusa. Oh come vorrei entrare nel
    tuo mondo!
    Tu sei come i miei alunni, solo io so come sono cambiati: prima l'insegnante
    era un confidente, oggi spesso un nemico da combattere col silenzio, come
    per preservare un mondo nel quale non si vuole che gli adulti entrino. Venti
    anni fa, ricordo, una mia alunna scoppiò a piangere a dirotto dinanzi la mia
    interpretazione de " La madre" di Ungaretti"; oggi gli alunni non si
    commuovono più, non piangono per i Poeti, vivono la scuola come un
    fardello e non come diritto allo studio.
    Questa è un'altra fonte della mia sofferenza: il sentirmi esclusa da loro,
    anche da loro. Vivo da esule in questa valle di lacrime, cerco una spalla su
    cui poggiarmi, una spalla di una persona buona che non mi tradisca e tu,
    figlio, non mi tradire, ma ascolta le mie parole, mentre va la canzone di
    Vecchioni : " Figlio, figlio, figlio".
    Vecchioni, caro collega, come mi turbano le tue parole e come è affine il tuo
    sentire al mio! Sarà la formazione culturale classica che ci fa avvertire così
    profondamente o un'affinità elettiva: abbiamo la stessa acutezza di
    pensiero e soffriamo per le stesse ragioni.
    Quando ascolto questa canzone, so mettere in ordine le mie priorità:
    all'apice ci sei tu, sempre tu, e scusami se ti amo tanto; non sentire la
    responsabilità di dovermi corrispondere: cresci, fa' la tua vita...io mi metto
    da parte".
    Io parlavo tra me e me , ma lui mi sentì: la porta si aprì e..." mamma
    apparecchio la tavola?" Io fui di una felicità estrema , sentii tutto l'orgoglio
    di madre, lui mi baciò pudicamente sulla guancia e mi disse come quando
    era bambino: " il pollo è pronto? ci sono anche le patatine?" Io capii : lui
    non aveva dimenticato; teneva stretto a sè un capo del filo della memoria
    ed io l'altro. Questa volta avevamo vinto la tirannide del tempo.