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Autore

Giovanni Salvatore Paddeu

in archivio dal 03 apr 2008

13 settembre 1978, Nuoro

mi descrivo così:
Amo leggere, scrivere piccoli racconti e poesie ma non so metterle in ordine.

09 maggio 2008

Alba gelida in solitudine

Alba fredda come la notte amara,
la luce filtra sulla scuretta,
guardandomi in faccia,tremo
pensando al giorno ignoto,
al giorno passato,
alla calda giornata, all'ossessione
canaglia e cattiva, perfida come
la mela amara e una mala donna.
Sento notizie ronzanti come le vespe,
l'algido monitor come quest'alba,
una sirena si sente lontana,
altre che si avvicinano,
un camion offusca la luce soffusa,
rumori di auto in partenza.
Ma perché sto a soffrire la pena dell'alba?
Ma cosa mi porta all'attesa del'aurora?
Perché mi lascio andare a una morte lenta
come una autoflagellazione dell'anima?
La gente dorme e si riposa,
anche il cane non gioca e il gatto sonnecchia.
Sono uno straccio alla deriva nell'alba eremita,
sono un'anima in pena senza condanna,
sono la disperazione vivente,
sono al crollo totale dei nervi,
ma quando torni a casa aurora dolce?
A quando rivedere l'alba rosea di amore?
A quando stoppare questo fremito amaro?
A quando tornare a vivere nella calda
sabbia con l'alba radiosa?
Guardo la donna che dorme al mio fianco,
sento il suo aroma come un ponch ardente,
quel profumo inebriante che mi stordisce,
vado a letto e sprofondo nel sonno.
Bacio le sue spalle nel sogno e ne traccio
un disegno di fuoco che scaccia l'algida alba,
la bacio sul corpo ebbro di pace,
e sogno di essere sveglio
nella spiaggia deserta,
a fare l'amore con l'alba radiosa,
senza la donna al mio fianco...

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