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Autore

Giovanni Salvatore Paddeu

in archivio dal 03 apr 2008

13 settembre 1978, Nuoro

mi descrivo così:
Amo leggere, scrivere piccoli racconti e poesie ma non so metterle in ordine.

09 maggio 2008

Giornata di solitudine nella città triste

Sole caldo nell'alto del cielo,
palazzi lasciati soli, custodi
del silenzio assordante nella
città triste senza motori, senza
le banche, senza mercanti nei
templi come la Gerusalemme
dopo la Crocefissione del Nazareno.
Fisici ignudi nelle sabbie grigie,
fisici scarni, seni gonfi e penzolanti,
petti villosi e bambini gaudenti,
dentro i palazzi la vita passata di
poveri vecchi e malati, gente sola
senza speranze, senza amore,
senza gioia né compagnia.
Come mai questi palazzi non
gridano come la gente quando è sola?
Perché sono tutti colorati e lindi,
come per un cerimoniale senza
gli sposi?
Case rosse e verdi, case con vetri chiaro
scuri come quei giovani con i loro cuori,
come la nera signora solitudine,
trasudano lacrime nella città triste.
Le onde del mare festeggiano la
nascita di nuovi amori
e si infrangono nella sabbia come
una coperta calda sul letto d'inverno.
Ma che vita può essere questa trascorsa
a vivere come quei palazzi?
Perché convivere ancora con loro nella
città triste con quella signora solitudine?
Perché non amarci nella bella scogliera?
Perché non prenderci in quella calda sabbia
che attende senza paura della nera signora?
Levati quelle vesti signora solitudine,
lasciati corteggiare e accetta questa parure
con girocollo e una ghirlanda di rose!
Tuffiamoci in quelle acque e lasciamoci
trasportare dal risveglio dei sensi,
signora morte...

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