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Autore

Giulia Troian

in archivio dal 02 gen 2010

01 aprile 1992, Feltre - Italia

mi descrivo così:
Ho paura di morire? Ma no! Solo troppa voglia di vivere! Passioni: il calcio, l'arte e la scrittura.

14 gennaio 2010

L'indomani

Intro: Singolare racconto di un uomo che si risveglia in mezzo alla neve. Il freddo pungente che lo sta tramortendo e solamente un coltello che lo accompagna. Ha il corpo ricoperto del sangue di una bestia che ha dovuto uccidere per sopravvivere.

Il racconto

Aveva finalmente aperto gli occhi dopo circa una notte in cui era rimasto in uno stato di subconscio. Solo. Era sempre stato solo ma in quel preciso momento si trovava particolarmente solo: non vi era anima viva attorno che lui potesse vedere tranne quel bianco che lo circondava e lo ricopriva. A mala pena riusciva ad aprire gli occhi ancora troppo stanchi e sconvolti per rendersi conto dell’accaduto. Sapeva di avere sia mani che piedi ma non riusciva a sentirli, poteva solo scorgere il rossore delle sue dita che apparivano gonfie specialmente nei polpastrelli ed il sangue secco che le aveva sporcate la sera prima.
Abbracci gelidi, baci congelati sul collo e sulle orecchie, saliva di neve e quel alito di vento letale. Quasi letale si, perché lo stava uccidendo e lui lo sapeva. Il freddo.
Non aveva mai avuto alcun problema a sopportarlo: da quando iniziava a presentarsi a fine estate e pizzicava la pelle ancora abbronzata, per farsi sempre più vivo e presente ogni sera come un ospite indesiderato. Lo sentivano le piante, lo sentivano i fiori che cominciavano ad appassire e a perdere i piccoli petali bagnati di rugiada, lo sentivano i gufi che spesso amavano mostrarsi al chiarore di luna.
Non abbracciava però, il freddo prendeva e soffocava, stringeva il suo pugno attorno al cuore di un uomo e non lo strappava, lo comprimeva.
Il freddo non uccideva ma faceva compagnia fino allo stremo, fino a che non divenivi parte integrante di lui.
Provò a fare forza sulle braccia per ergersi e recuperare il coltello, unica cosa che possedeva in quel momento e che ora si trovava a fianco a lui sotto un sottile strato di neve fresca. L’aveva sempre con sé  nella sua cinghia e lo usava spesso per sbucciare le mele che coglieva dall’albero, non avrebbe mai pensato potesse essergli utile a tal punto da salvargli la vita.
Si leccò le labbra infreddolite con la lingua umida ma fredda anch’essa; provò sollievo nello scoprire che non sapevano di sangue, almeno loro.
Quel sangue che si trovava ora indosso nelle vesti, sugli arti ed i capelli che ora apparivano umidi e sporchi, non sapeva nemmeno se era suo o di quella bestia schifosa. Provò a toccarsi dei ciuffi e si accorse che non erano più biondi e lisci ma nodosi e a tratti di un indefinibile colore rosso bordò.
Li annusò e ne provò disgusto e li portò dietro le spalle per non doversene curare.

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