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Giulio Nicolai

20 settembre 1987, Massa (ms) - Italia
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  • 11 novembre 2014 alle ore 14:43
    Un verde germoglio.

    Un verde germoglio,
    né un fiore 
    né un quadrifoglio.
    Un verde germoglio,
    nato nel duro cemento,
    che non spicca
    né attira lo sguardo.
    Un verde germoglio,
    la cui forza è stata 
    sufficiente a rompere
    questa dura lastra,
    senza dare nell'occhio.
    E attende, attende,
    attende ancora
    una botanica
    dell'animo a render
    merito del suo successo.
    Non la bambina
    in cerca di rose.

     
  • 10 novembre 2014 alle ore 13:59
    Come un gatto.

    Come un gatto,
    che ad occhi chiusi
    gode delle carezze
    e manifesta 
    il suo piacere
    con enfatiche mosse,
    cosi' mi sento io al tocco
    del tuo luminoso sguardo.

     
  • 07 novembre 2014 alle ore 0:13
    Sospiri.

    Sospiri costretti 
    al silenzio 
    dalla muta notte, 
    s'accompagnano 
    a ritmici piaceri 
    a ritmici pensieri 
    di due corpi, 
    di due anime, 
    che si rifugiano
    da un mondo 
    che ripudia l'amore.

     
  • 06 novembre 2014 alle ore 16:09
    Lieve.

    E questo cos'è? 
    Un lieve turbamento 
    che scuote il mondo. 
    Microscopica 
    scintilla 
    che da fuoco
    agli oceani. 
    Lo chiamai amore
    ed era molto di più.

     
  • 06 novembre 2014 alle ore 15:25
    L'uccelletto.

    Vola uccelletto
    senza pensieri 
    e posati sul rametto
    sottile dell'acacia,
    il falco quest'oggi 
    non vola
    e la vita d'altronde 
    è una sola.

     
  • 06 novembre 2014 alle ore 1:20
    Un altro colore.

    Spirò il mio cuore 
    quando il tuo sguardo
    lieve si posò 
    su un altro colore.

     
  • 28 ottobre 2014 alle ore 10:35
    Polvere

    Nasce una nuova stella
    da quella densa nube di polvere.
    E morirà, morirà anche lei.
    E nasceranno nuovi amori,
    frutto del suo sacrificio,
    così come noi siam nati,
    così come l'amore nostro.

     
  • 28 ottobre 2014 alle ore 10:16
    Oscurità

    Oscurità, 
    apprezzo
    la vita a tentoni, 
    immaginando 
    la felicità
    e attendendo
    i tuoi occhi 
    per tornare
    a vedere il mondo.

     
  • 28 ottobre 2014 alle ore 9:58
    Rientro

    Rientro a casa, 
    ad attendermi 
    aria fredda 
    e uno spazio vuoto. 
    Nessun abbraccio
    a scaldarmi il cuore. 
    Continuerò a far finta 
    che sia tutto normale.

     
  • 28 ottobre 2014 alle ore 9:57
    Ho visto

    Ho visto 
    due occhi 
    come stelle 
    nella notte buia, 
    spuntare sottili 
    dall'orizzonte. 
    Ho visto 
    due occhi 
    come stelle 
    nella notte buia, 
    meravigliosa visione.

     
  • 09 ottobre 2014 alle ore 14:48
    Amatevi

    Amatevi, 
    amatevi
    e amatevi 
    ancora. 
    Il mondo 
    è un quadro 
    che l'amor 
    altrui colora.

     
  • 02 ottobre 2014 alle ore 14:48
    Nutrimento

    Un giorno ho respirato
    l'aria che ha nutrito
    i tuoi polmoni, lo so.
    Un giorno vivrò 
    lo sguardo 
    che nutrirà
    le nostre anime.

     
  • 29 settembre 2014 alle ore 15:39
    Mattina

    Aria,
    il suo respiro,
    mille capelli
    e il loro profumo. 
    E fuori sorge,
    puntuale,
    il sole del mattino.

     
  • 29 settembre 2014 alle ore 15:23
    Momenti

    Momenti leggeri
    come petali al vento, 
    ricordi di ieri
    che non danno tormento.

     
  • 19 settembre 2014 alle ore 13:01
    Presente

    C'era una volta un bambino,
    e poi un ragazzo,
    e poi un uomo.
    C'è ora un uomo,
    un po' ragazzo,
    un po' bambino.

     
  • 19 settembre 2014 alle ore 9:41
    Silenzio

    Rimasi solo, 
    in compagnia di me stesso, 
    a parlare la lingua del silenzio. 
    E incontrai l'uomo che sono
    e che tenevo nascosto 
    nel frastuono del tempo.

     
  • 17 settembre 2014 alle ore 14:47
    Passante

    Ti ho vista passare,
    non so chi tu sia,
    ma mi piace immaginare
    una giornata insieme a te,
    passata ad attendere
    la nascita di un nuovo sole.

     
  • 15 settembre 2014 alle ore 12:49
    Finestra notturna

    Un cane abbaia lontano, 
    brividi alla finestra, 
    due occhi si affacciano
    e la notte è sempre lì 
    ad ascoltarmi.

     
  • 13 settembre 2014 alle ore 14:31
    Con Te

    Un attimo,
    una vita intera,
    il tempo è quasi un gioco
    e la paura una chimera.

     
  • 11 marzo 2012 alle ore 3:58
    Il Nodo

    Ascolto, muto, il mio silenzio
    che riempie queste mura
    illuminate dal sole d'inverno,
    desideroso di far scorrere
    questa corda per leggerne i nodi,
    che il passato mio ha
    dolcemente eseguito.
    Son perso ormai negli occhi miei,
    nel pensier di ciò che ho costruito,
    minuscolo seme che va crescendo
    nell'altrui destino, che come corda
    ci unisce nell'unico nodo che mai
    si scioglierà.
    Vorrei, ti giuro, essere in grado
    di darvi riparo dalle avversità,
    ma menzogna è la mia sicurezza
    e come neve al sole si scioglie
    di fronte alla realtà della vita,
    se non fosse per quella dolce mano
    che morbida mi copre dai raggi
    e come una madre, serena, mi dice
    "le paure di adesso saranno
    il passato di un uomo felice".

     
  • 06 gennaio 2012 alle ore 12:41
    Era dura

    Ed era duro osservare gli occhi di lei,
    mentre liberi si posavano altrove,
    in cerca di nuove emozioni
    da rinchiudere in un tetro cassetto,
    era dura sentirla distante
    anche se a pochi passi da me,
    come rapita da lontani ricordi
    rimasti incrostati sul suo debole cuore.
    Era dura ricominciare ad amare
    dopo che il mazziere ha scoperto le carte,
    rivelando una mano scadente
    la cui soluzione era solo bluffare.
    Era dura avvertirne il distacco
    e chiudere gli occhi per fare l'amore,
    prigioniero com'ero di certe emozoni
    che mi bruciavano dentro
    mentre fuori fingevo artificiale normalità.
    Era duro tutto il cammino,
    ma c'ho riprovato,
    ho creduto al perdono
    di un'anima gentile,
    e il dolore s'è trasformato in pazienza,
    e la pazienza di nuovo in amore.

     
  • 25 dicembre 2011 alle ore 14:40
    Natale

    Ed è arrivato questo strano giorno,
    vuoto contenitore d'amore
    che ci occupa nelle fredde giornate,
    corriamo indaffarati, senza meta,
    per acquistare un momento,
    un sorriso, del calore umano
    a scadenza annuale.
    Si sta attorno ad un tavolo
    colmo di sapori e genti,
    volti a drogarsi di cibo
    ed alcoliche bevande,
    così che quel falso sorriso
    risulti più leggero,
    così che quei ringraziamenti
    appaiano più sinceri.
    E di ciò che siamo noi
    nulla appare,
    niente interessa
    ai nostri commensali,
    se non la facciata
    che ogni uomo
    per dovere deve
    portare avanti.
    Forzata consuetudine,
    pensieri ad altri luoghi,
    e tutti insieme
    gridiamo attorno
    ad un tavolo imbandito
    nel pieno silenzio
    delle nostre menti,
    che piangenti
    si rifiguano
    dentro di noi,
    sperando presto
    di viver momenti diversi,
    in compagia di coloro
    a cui teniamo veramente.

     
  • 23 dicembre 2011 alle ore 1:48
    Un padre

    Conservo come lucenti gioielli
    i ricordi di un bambino felice,
    che alla tua presenza s'alzava
    da terra e vedeva il mondo intero
    e gelosamente custodisco
    quei brevi momenti
    che m'avevi concesso tu,
    così raro come oro prezioso,
    che ai miei occhi
    apparivi come il modello
    da seguire ed inseguire ancora.
    Ma quanto ero piccolo,
    ora, chiaro, lo vedo.
    Quanto ingenuo il mio sorriso,
    di cui tu cosciente
    ti sei approfittato,
    quanto falsi quei momenti,
    toppe ad un'assenza
    priva di giustificazione.
    Ed ora ricordo momenti artificiali,
    emozioni costruite
    con foglie secche d'autunno,
    pronte a volar via
    al vento della realtà.
    Ho sognato di imitarti,
    ho sperato di stupirti,
    poi mi son svegliato
    ed ho visto gli occhi tuoi,
    vuoti come un torrente
    d'estate prosciugato
    dai caldi raggi del sole.
    Hai cresciuto un altro figlio
    privo dell'amore più sincero,
    hai sbagliato nuovamente
    cieco innanzi al tuo passato.
    Ora so chi si cela dietro
    un uomo di facciata,
    insieme di scuse
    marchiate a fuoco
    da una vita di fallimenti,
    ove il successo non è denaro,
    ma l'amor di chi si ama.
    Forse un poco c'hai provato,
    ma non abbastanza per amarti.
    Forse qualcosa m'hai insegnato,
    e sarà mio figlio a perdonarti.

     
  • 07 dicembre 2011 alle ore 2:53
    Ricordo

    E' un momento in questa notte,
    e il mio pensiero torna da te
    ora che sei lontana dai miei occhi,
    e penso, penso, penso ancora
    al presente che si trasforma.
    Ogni istante muta la sua forma,
    diventa ricordo e svanisce pian piano,
    cambia colore e con sè il momento,
    cambia la vita che ricordiamo
    di aver avuto in quegli istanti.
    Com'è vano il ricordo,
    costruzione forzata
    d'un momento passato,
    e com'è vano il passato,
    insieme di ricordi mendaci,
    melma a cui noi abbiamo dato forma
    con la nostra volontà.
    Così io vivo questo presente,
    che si traforma e annuncia
    momenti venturi,
    a questo penso io,
    per esser felice.
    Non ricordo, vivo.

     
  • 29 novembre 2011 alle ore 2:23
    Sarà

    Sarà l'età, l'esperienza del giovane,
    l'ingenuità d'un bambino,
    saranno le storie che abbiamo vissuto,
    i ricordi che abbiamo lasciato
    e ripreso e lasciato di nuovo.
    Sarà la voglia del nuovo,
    dell'ancora inesplorato,
    del quadro in bianco e nero
    di cui immaginiamo i colori.
    Sarà quel profumo lontano,
    quella risata felice,
    quel riparo sicuro che
    mai abbiamo lasciato.
    Sarà il suo calore,
    l'odore di casa,
    le dolci abitudini
    che tanto amavamo.
    Saranno avventure,
    amori rubati,
    giochi proibiti
    e litigi di cuore.
    Sarà il desiderio,
    quel campo di grano,
    quel mare accecante
    dal duro rumore,
    sarà quel cuscino,
    quel triste momento,
    sarà quel peluches
    dimenticato sul muro.
    Cos'è che ci ostacola,
    così forte e pungente,
    dal godersi un amore
    che sia privo di quel triste sentire?
    La paura del nuovo,
    di rinnovato dolore?
    O quella più grave,
    di cancellare un ricordo?
    Nessuno lo sa,
    questo è pur certo,
    ma è morire da vivi
    il tenersi un ricordo
    al sol fin di evitare
    che nuove emozioni
    entrino dentro di noi.
    Soffrite, piangete,
    strappatevi i capelli,
    ridete, scherzate,
    guardate mondi nuovi,
    nessun ricordo
    sarà così forte
    da vincerne uno nuovo.
    Per ricordare
    è necessario vivere.
    Di nuovo.

     
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  • 29 settembre 2014 alle ore 15:23
    Notte

    Come comincia: Mi misi ad ascoltare la notte, la melodia che i miei pensieri intonavano col cielo stellato, ad assaporare il profumo dell'erba bagnata dall'umida oscurità. Mancavi tu a render giustizia a quella notte stellata.

     
  • 22 settembre 2014 alle ore 14:14
    Universo

    Come comincia: Il nulla. Poi il più grande boato che l'Universo ricordi. Miliardi di particelle cercano identità e ci mettono milioni di anni per capire chi sono. Nascono le prime stelle, agglomerati di gas cosi' densi da innescare reazioni termonucleari al loro interno. Gli elementi più leggeri si trasformano in elementi più pesanti. Devono nascere e morire milioni di stelle per dar vita agli atomi più complessi. Una nuvola di polvere, una stella che nasce, dei piccoli sassi roventi gli girano attorno. Altri milioni di anni per dar vita ad un pianeta. E sconvolgimenti, collisioni planetarie, meteoriti, gas mortali. Nonostante tutto, nasce la vita. E strisciando conquista la terra. Estinzione dopo estinzione un piccolo roditore trova riparo in una grotta. I mammiferi prosperano. Arriva il tempo dell'Uomo, la parola, l'ascolto, la guerra, l'amore.
    La scienza, contrastando ogni dettame religioso, ci dice che ogni nostra emozione e' una reazione chimica, una risposta determinata da stimoli esterni. Gli atomi nati miliardi di anni prima all'interno di enormi stelle, si legano con altri atomi e danno vita a molecole, enzimi, ormoni, emozioni. Un intero Universo si e' mosso per farmi apprezzare gli occhi di quella ragazza, il profumo dei suoi capelli, il liscio candore della sua pelle. Come si fa a non vedere il Divino in tutto questo?

     
  • 13 novembre 2013 alle ore 15:46
    Parentesi di Sudan

    Come comincia: Il clima era insopportabile, un caldo afoso e umido che non faceva sconti e l'odore che vomitava il suolo era nauseabondo, un misto tra piscio, escrementi e residui di cibo. La gente inoltre passava le giornate riversa per terra, a non far niente, ad aspettare che il tempo passasse senza un perché. Mi guardavano come si guarda un oggetto lontano, con lo sguardo stanco di chi ha appena aperto gli occhi dopo una notte di sonno. Anche loro puzzavano, dello stesso appiccicoso puzzo della strada. Il silenzio era interrotto, ogni tanto, dal gracchiare di corvi che si contendevano i resti di un gattino smembrato e corroso dal sole o dal frusciare dei cavi ad alta tensione, sempre scoperti, che arrostivano gli uccelli che incauti vi si appoggiavano. Era il luogo più lontano che avessi mai visitato, fisicamente e non, da casa mia. Eppure, seduto sul ponte della barca, a guardare il porto pieno di navi logore, arrugginite ed affondate e quel vecchio con le cataratte negli occhi intento a calciare un grosso topo lontano dalla sua scodella, mi sentivo in pace. A casa, o come diavolo si voglia chiamare.

     
  • 22 giugno 2011 alle ore 19:00
    Discorsi di un uomo in preda a sé stesso.

    Come comincia: Non potevo crederci, mi sentivo quasi violato nell'animo, negli anfratti più oscuri ed intimi della mia personalità. Come essere colpiti da un fulmine, ci si sente vittime di una profonda ingiustizia, ci si continua a chiedere perchè proprio a noi, perché proprio quel giorno. Non era da me perdermi in un bicchier d'acqua così piccolo, avevo avuto dei cedimenti durante il percorso quotidiano della vita, ma erano sempre state piccole scosse d'assestamento, mai un vero e proprio terremoto, di quelli che ti staccano violentemente i piedi da terra. Ma ora, nel tempo d'un battito d'ali di farfalla, il mio mondo era totalmente cambiato, avevo incrociato un'ombra occulta, una personalità che emanava una profondità sconcertante nel buio dei suoi occhi, che sembravano quasi trattenere a fatica, e volontariamente, i messaggi d'aiuto che teneva dentro di sé. Era quel fare ambiguo che mi aveva inizialmente portato a una fredda indifferenza, ma che parallelamente giocava col mio inconscio, stuzzicandone le più remote pieghe. Una bomba ad orologeria, un vulcano che riempie le sue viscere di magma nel profondo silenzio della notte e che all'improvviso scatena la sua inarrestabile potenza inoculando negli spettatori quel forte senso di meraviglia e di impotenza, che spezza qualsiasi velleità di salvezza.
    Ammetto, non volevo crederci neanche io, ho pensato subito ad un errore di valutazione, a delle emozioni amplificate da un particolare momento d'abbandono, ad un perverso gioco al martirio, di quelli che ci porta a fare cose che non siamo minimanente in grado di portare avanti. Ma solitamente era il tempo a levigare tutto come un fiume in piena, smussando anche le rocce più aguzze in pochi istanti così da modificare il paesaggio della mia anima nel giro di qualche giorno, eppure questo meccanismo si era inceppato col suo incontro, il tempo si beava di me facendo finta di essersi dimenticato del necessario aiuto di cui avevo bisogno.
    Furono pochi i momenti in cui ebbi la fortuna di entrare in contatto con quella presenza così singolare, con quell'anima sonora che emetteva un flebile canto d'incomprensibile bellezza, malcelato da un velo di freddezza costruita ad arte come riparo dal complicato regno del sentimento, ma nonostante ciò cominciavo a non fare più a meno di quella melodia, mi piaceva anche solo ascoltare il silenzio da lei generato in quei momenti d'imbarazzo che al buon osservatore paiono regali rari e da custodire gelosamente. Avevo completamente perso ogni senso di realtà, la sua presenza, come la sua assenza, erano in grado di cambiarmi l'umore in un secondo, di trasformare il mio sentire come argilla nelle mani di un abile scultore e questo, intimamente, mi dava fastidio. Non potevo accettare che le mie azioni, questa volta, fossero legate al movimento di un'altra persona, privandomi di quella autonomia che mi ero conquistato e di cui andavo così fiero.
    Ma non potevo fare altrimenti, ero come un pesce oceanico preso all'amo, che scuote la lenza con tutte le sue forze, fino ad esaurirle, rendendo quasi banale il compito del pescatore. Ed era questa banalità, questo totale lasciarsi andare, la mia rovina più grande, stavo offrendo tutto quello che avevo ad un prezzo irrisorio. E ben pochi sono in grado di accettare un dono così grande senza pagarne un prezzo tanto alto da giustificarlo.
    Era questa la conclusione a cui, dopo diverse notti insonni, ero arrivato. Mi ero innamorato, ero stato così sciocco da aprirmi ad un'altra persona, senza porre ripari, senza accettarne le conseguenze. Ed ora mi ritrovavo così, solo, in compagnia del suo ricordo, accoltellato nell'animo dalla sicurezza che in quel momento lei stava pensando ad altro, magari ad un quartiere lontano, ad un vecchio poeta, ad una serata tra amiche. E io non mi rassegnavo, perchè come Ulisse avevo ascoltato il suono della sua anima, ma non ero stato tanto accorto da legare il mio corpo ad un saldo riparo.
    Quanto avrei voluto che anche solo una nota del mio essere fosse arrivata alle sue orecchie, alla sua pelle, al suo cuore mascherato e velato di malinconia. Quanto avrei voluto guardarla e aspettare che fosse lei a sorridere, così da chiudere gli occhi ed aver impressa per sempre quell'immagine e poter dormire, finalmente, col sogno del domani.

     
  • 24 febbraio 2011 alle ore 0:26
    Un giorno d'estate.

    Come comincia: "Ho voglia di vivere" dissi sottovoce mentre la guardavo con gli occhi socchiusi a causa del sole, "e per farlo ho bisogno di te" aggiunsi, con la voce tremolante di chi sa che le proprie parole potrebbero avere le più varie conseguenze. Ma lei, quasi noncurante, si rialzò e si mise seduta, si tolse un ramoscello dai capelli e con un tono tanto innocente quanto profondo mi rispose "Siamo su un prato, un prato verde e profumato, in una giornata bellissima, guarda che sole! E la stiamo passando insieme, senza renderci conto di quanto belli siano questi momenti, perchè ce ne accorgeremo solo dopo, quando sarà tutto troppo sbiadito", si avvicinò a me, col suo fare sbarazzino che tanto amavo, prese le mie mani tra le sue e concluse "Vogliamo la stessa cosa". Un istante dopo stava già correndo, con un sorriso luminoso e spensierato, e con la mano mi invitava a seguirla sul reggipetto che dava sul mare. Non mancai di rispondere alla sua richiesta e la raggiunsi in un istante, tanta era la voglia di abbracciarla e di infilare le mie narici trai suoi capelli per assaporarne il profumo a pieni polmoni. Mi ritrovai così insieme a lei davanti a quel mare smeraldo, e i profumi delle cose che più amavo al mondo si univano in un meraviglioso gioco di sensazioni tanto che rischiai di perdere l'equilibrio da quanto quell'atmosfera mi inebriava, e tutto divenne ancora più perfetto quando le sue morbide labbra si poggiarono delicate sulle mie, in un tenero bacio di una complicità disarmante. Non potevo chiedere di più, pochi minuti prima ero sdraiato su un prato, intrigato come al solito nei miei pensieri cupi e ingarbugliati, ed ora stavo vivendo il più bello dei momenti, baciato com'ero da quella bellissima persona che stravedeva per me e dal vento d'estate, intriso di trame di pino silvestre. Strinsi le mie braccia ancora più forte, quasi nel tentativo di avvicinare i nostri cuori il più possibile, passai le mi labbra su suo collo facendomi strada trai capelli e con un flebile sussurro le dissi "Grazie, sto vivendo". 

     
  • 07 aprile 2010
    La Libertà

    Come comincia: Era stanco, spossato dalle pesanti quotidianità della vita, offuscato dalle tenebre che avvolgevano quella notte fredda e inquietante, soffocato dal mal odore che dominava il paesaggio circostante. Era stanco, perché le facce della gente erano diverse da quelle di un tempo, un tempo passato, che forse neanche aveva mai vissuto. Era stanco, perché ogni gesto era dettato da una legge non scritta, ogni parola era ben calcolata, ogni amicizia era fragile come un martello di ghiaccio, pronta a spaccarsi proprio nel momento del bisogno. Era stanco, perché c'era solo un'idea, ovvero il non averne, e si sentiva pazzo, incompreso, fuori dal mondo. Era stanco, perché camminando per la città vedeva corpi, non più persone, quasi poteva sentire il cigolio delle loro giunture, ormai avvezze ad un percorso quotidiano il cui cambiamento era visto come un'aberrazione, un'imprudenza, un'ignobile discostare dal proprio dovere. Era stanco perché doveva esserlo, perché qualcuno gli aveva detto che essere stanchi era un dovere, un impegno concreto per cambiare il proprio mondo. Eppure non resisteva al richiamo di quella luce, oltre la collina, che da qualche mese si faceva sempre più accecante. Non resisteva a quell'intenso profumo di viole che avvolgeva i suoi sensi, facendogli formicolare le mani, come se si risvegliassero da un eterno torpore. Ma non poteva, non doveva permettersi di fare ciò che gli altri non avrebbero mai fatto, perché lui era stanco, come gli altri, e un qualsiasi cambiamento lo avrebbe reso diverso. Poteva solo rendersi conto della follia umana, ma non era abbastanza forte da muoversi contro essa, perché era troppo importante rimanere in fila, in modo da non essere giudicato per ciò che pensava, ma solo per ciò che non faceva. E la luce era sempre più splendente, il profumo sempre più forte ed invitante. Decise così, inconsciamente, di allungare di qualche metro il suo cammino, ogni giorno. Ora, alla fine del suo percorso, poteva anche sentire della musica soave, di un'inedita allegria, che gli faceva allungare il passo, fino a sfiancarlo. Ma non poteva andare oltre per oggi, lui era stanco. Era stanco.
    Quella mattina però, si rese conto di non essere mai stato stanco, bensì di esser sempre stato ciò che gli altri volevano che fosse. La Luce si fece cielo, il cielo variopinte nubi, le nubi gaudenti facce sorridenti e quelle facce si fecero persone, persone il cui percorso era imprevedibile, persone che parlavano tra loro, con proprie idee, che dibattevano di quanto fosse bello essere se stesse. Il profumo lo avvolse e lo portò davanti alla grande Luce, luce sprigionata da qualcosa in mezzo ad una grande piazza con mattonelle di marmo e panchine sui lati, su cui delle anziane persone, dagli occhi profondi e saggi, ricordavano quanto importante fosse la Luce e di quanto soffrirono quando essa gli fu negata.
    Il cuore gli batteva forte, non aveva mai visto ciò che ora si proponeva davanti alle sue vivide pupille, non aveva mai udito quella musica così rassicurante e materna, non aveva mai riempito le sue narici di quel profumo di viole, che non cessava di risvegliare il suo Essere.
    Si avvicinò ad un anziano signore che fino a qualche istante prima giocava con una piccola bambina dallo sguardo innocente e gli chiese: cos'è quella luce, perché è così importante?
    Il vecchio si alzò, colpito da quella domanda, fatta evidentemente da una persona più ingenua di quanto non fosse la bambina che giocava prima con lui e gli rispose, guardandolo fisso negli occhi "Quella Luce è la Libertà. E' talmente luminosa che non sappiamo cosa sia a generarla, ma sappiamo cosa c'è quando essa viene a mancare: ci sono i tuoi occhi, svuotati dell'anima; ci sono tante persone, ma pochi Uomini; ci sono tanti cervelli, ma poca Memoria; ci sono tanti cuori, ma poco Amore. Guarda ora questa Luce, avvicinati ad essa e sfiorala con la mano, assorbine l'intensità, ma non toccarla, perché nessun Uomo può toccare la Libertà. Può solo viverla. Nessun uomo deve essere più libero degli altri, correrebbe il rischio di usare la sua parte per negarla agli altri. Ora portala con te ed offrine una parte a coloro che non ce l'hanno, senza imporgliela, poiché solo così la Luce potrà continuare a risplendere nei loro cuori."

     
  • 17 novembre 2009
    Fiocco di neve

    Come comincia: Un fiocco di neve abbandonava felice la sua nuvola, sapendo però come il suo viaggio fosse pericoloso e pieno di imprevisti… Sapeva che alla fine non sarebbe più stato lo stesso, si sarebbe trasformato, la sua vita sarebbe cambiata per sempre… Ma nessuno era mai tornato per raccontare a cosa si andasse incontro… Il vento lo spingeva senza una meta, facendogli fare capriole e piroette e sollevandolo da tutti i pensieri circa il suo destino… Viveva quei brevi istanti, riusciva ad assaporare la freschezza dell'aria e la dolcezza delle nuvole che lo circondavano, si godeva il paesaggio sterminato che si presentava sotto di lui, quella terra ancora lontana gli infondeva sicurezza, quelle piante verdi e rigogliose lo chiamavano a sé facendogli capire che avevano bisogno di lui e che un giorno, non molto lontano, lo avrebbero fatto tornare alla sua nuvola, impregnato di nuove esperienze e caricato di nuove vite… Il fiocco di neve non aveva la libertà di decidere la sua meta, era il vento a scegliere per lui, ma questo non gli importava, volare era il suo sogno e sorridere ai suoi compagni di viaggio lo faceva sentire invincibile… Ad un tratto, quando ancora i suoi pensieri erano rivolti al presente, al vivere ogni istante, si accorse che il suo viaggio era finito… tutto era cambiato… Sentiva il suo corpo sciogliersi, sapeva che ogni minima parte di lui se ne stava andando per intraprendere un nuovo viaggio, nuove avventure, per fare del bene, per far crescere alberi rigogliosi, per far sbocciare fiori, per dare la vita a nuove creature, per dissetare animali e uomini… Sentiva che ciò che era il suo corpo stava viaggiando nella Terra, i sapori delle radici si facevano sempre più forti, quell'odore di terra bagnata lo tranquillizzava… non se ne stava andando, stava solo cambiando, la sua vita era mutata per crearne di nuova, la Morte non era un problema perché non esiste, esiste solo il cambiamento… Il fiocco di neve ora era parte di un sistema più complesso e negli ultimi istanti capì che prima della sua esistenza, era già passato da quelle radici, che era già stato bevuto, trasformato, che aveva già viaggiato per migliaia di chilometri nei fiumi, che ancora prima era una goccia del mare, che ancora prima era una lacrima di un ragazzo innamorato, che prima ancora era una goccia di profumo sulla pelle di una bellissima ragazza, che secoli addietro era una goccia d'acqua che dissetava un glorioso combattente… e sapeva che prima o poi avrebbe rincontrato la sua amata nuvola, magari senza ricordare quanto l'avesse amata, ma sicuro che, una volta rincontrata, l'avrebbe amata ancora più intensamente...

     
  • 16 novembre 2009
    Il vecchio violinista

    Come comincia: I suoi passi, stanchi, lo portavano incontro al vento freddo che avvolgeva la montagna, ma, nonostante ciò, il suo ardente desiderio lo spingeva a provare ancora una volta quella momentanea sensazione di benessere che aveva provato molti anni addietro, quando le sue dita ancora inesperte si muovevano incerte sulle corde del suo amato violino… Questa volta era lì da solo, per suonare alla montagna che lo aveva visto bambino ed ora lo ritrova scavato dal tempo… Lei era lì, imponente come sempre, incredibilmente uguale a quei lontani giorni d'inverno, pronta ad accogliere la volontà del vecchio musicista… Il profumo dei fiori di montagna lo circondavano di ricordi, di volti che il tempo aveva portato via, di emozioni che la vita aveva dato e tolto a suo piacimento, senza spiegargli il perché… Ed i suoi occhi, colmi di lacrime, lasciavano trasparire che quel momento stava sussurrando al suo cuore, al cuore di un vecchio che per l'ultima volta voleva suonare alla sua montagna…
    Si fece coraggio e le andò incontro, con il suo strumento d'arte tra le mani infreddolite… Bach ora risuonava nel tempo, trasportato dal freddo vento montano, poiché il vecchio ricordava a meraviglia quella sublime composizione… I brividi causati dalle infinite emozioni si facevano spazio tra quelli nati dal grande freddo e si mescolavano tra loro ricordando all'uomo, quasi cinicamente, che molti inverni erano passati sulla sua pelle… Era riuscito nel suo intento, ma sapeva bene che quella era l'ultima volta che la Montagna gli avrebbe permesso di suonare per lei, qualcuno lassù aveva già deciso che non si sarebbero più incontrati…

     
  • 09 novembre 2009
    Naturalmente me stesso

    Come comincia: Fermo, immobile, con le gocce di pioggia che cadono di rimando dagli ordinati aghi di un pino che tenta di proteggermi... Aspettando un cenno, per interminabili minuti... mi soffermo a guardare ciò che la natura mi ha riservato, piccoli eserciti di insetti operosi che si affrettano a trovare ingegnose soluzioni per proteggere il loro giaciglio, noncuranti della mia presenza, si avvicinano mostrandomi tutta la loro naturale bellezza, bellezza pura, inviolata, lungi dall'essere artificiale... si muovono repentini per evitare le gocce di pioggia mentre con il loro peso fanno vacillare le foglie umide... foglie che emanano un profumo intenso, selvaggio, che copre l'odore del mio corpo sudato... L'albero, che mi guarda dall'alto della sua folta chioma, appesantito dall'acqua, si fa vincere e lascia cadere i suoi semi che daranno vita ad altre naturali bellezze... il freddo vento notturno si dà da fare per creare incantevoli danze di foglie che compiono piroette incredibilmente ordinate... comincio a sentirmi partecipe di questo bosco... mi muovo, di qualche metro, quando mi rendo conto che il mio corpo è completamente bagnato ed intriso dai profumi delle foglie morte... sono tutt'uno con la vegetazione, soffro come soffrono le fronde alla pressione del vento e nonostante ciò mi sento a mio agio... E la luna sta sorgendo davanti a me, permettendomi di vedere meglio ciò che mi circonda, la terra bagnata cambia la sua forma e il fiume, che aveva sete, ora comincia ad ingrandirsi e a cantare la sua melodia con l'intento di vincere il rumore della pioggia... ma le due sinfonie si intrecciano in un'Opera celestiale quanto selvaggia, conferendomi la sensazione di essere invisibile al cospetto di tanta bellezza... le mie mani, ghiacciate, mi aiutano a rimettermi in piedi, i rami ammorbiditi accarezzano il mio corpo mentre avanzo nella notte, riconosco le piante dal profumo e sento i passi di un cinghiale infreddolito che incurante del mio passaggio cerca tra la terra umida un pasto prima che sorga il sole...
    Il bosco non è mai lo stesso, i giorni passano e gli alberi cambiano forma, le foglie, che prima erano bagnate, ora si staccano secche dai rami e ricoprono il terreno di uno scricchiolante strato multicolore... gli insetti che prima correvano affannosi ora si muovono guardinghi portando con sé piccoli rametti rossi e qualche seme aperto dal tempo... del cinghiale rimane solo una traccia, un lungo solco che tradisce la sua notturna presenza... i profumi sono più gentili, meno riconoscibili, il venticello diurno riscalda le membra ed asseta il fiume che corre instancabile verso la libertà... la sua voce ora è un sussurro volto a ricordarmi che loro ci saranno sempre in un modo o nell'altro... che io vinca o che io perda...

     
  • 09 novembre 2009
    Bagliori nel buio

    Come comincia: Sapevo di essere lontano da tutto ciò che avevo vissuto, da tutto ciò che conoscevo, da tutto ciò che ritenevo sicuro e protettivo... Sapevo che lì nessuno mi avrebbe mai aiutato, lontano migliaia di miglia da qualsiasi centro abitato e immerso nella completa oscurità... Ma il cielo era colmo di stelle lucenti, che gareggiavano tra loro per eleggere la più bella, la Nube di Magellano strizzava l'occhio alla Luna che, spiazzata, si allontanava tuffandosi nel mare, la notte non era più sua... Il profumo del mare che si apriva davanti alla poppa mi riempiva la narici ed il cuore conferendomi una sensazione di benessere fuori dal comune e le onde frangevano gentili cullando la barca ed il suo equipaggio... Mi ero portato a prua dove gli schizzi d'acqua arrivavano ad accarezzare il mio viso stanco, e stringevo lo strallo umido tra le mie mani, intento ad ascoltare, ad occhi chiusi, quell'immenso universo d'emozioni che mi circondava e mi cingeva a sé... Capivo ora come mai gli antichi uomini, guardando questi stessi paesaggi, avessero spiegato tutto con le divinità... Ci si sente impotenti, piccoli ed inermi di fronte a tale perfezione, si capisce che tutti i nostri problemi nonché i nostri sentimenti più belli non sono niente di fronte all'infinita grandezza dell'Universo... L'aria era calda nonostante la tarda ora della notte e udivo in lontananza i potenti respiri di un branco di delfini che giocavano a creare incantevoli scie di luce disturbando la passiva noctiluca, io ero lì, ammaliato dai disegni tanto luminosi da sembrare che si fondessero in un tutt'uno con il cielo, davanti a me tanti sentieri verso il firmamento solcati da bellissimi cetacei che, seppur lontani, mi guardavano con sguardo complice e rassicurante. Tanto rassicurante che la voglia di tuffarmi in mezzo a loro mi portò a lasciare la presa ed affacciarmi, noncurante del pericolo, verso il profondo blu... Ma il goffo rumore di un pesce volante approdato sul ponte mi dissuase... Andai a prenderlo e lo feci scivolare nell'acqua mentre il sole preannunciava la sua presenza riempiendo il cielo con incredibili raggi verdi tanto belli quanto inusuali... Fu in quel momento che capii che quell'esperienza mi stava formando più di quanto potesse fare chiunque altro... Ero parte del Mondo...

     
  • 07 maggio 2007
    Pirati! 1 Marzo 2004

    Come comincia: ... Certi segnali in oceano non si notano neanche, spesso spariscono dopo un paio di minuti, non ci può essere un'altra imbarcazione da queste parti, sarebbe un caso raro... eppure quel maledetto puntino continuava a lampeggiare sul radar come se volesse farsi notare a tutti i costi, come messo di un vicino pericolo... non ero tranquillo, sentivo che c'era qualcosa di strano e ciò mi turbava per questo presi tutte precauzioni possibili ed imbracciai il binocolo alla ricerca di qualcosa di abbastanza grosso da lasciare un segnale così nitido... non vedevo niente... l'oceano sa essere così crudele a volte, ti circonda di una foschia in realtà quasi inesistente, quanto basta per sgranare le immagini di oggetti lontani... "non devo preoccuparmi", pensai, ma all'istante la coscienza prese il sopravvento sulla ragione e cambiai opinione... quella maledetta eco non era un'onda più grossa delle altre... si avvicinava... rapidamente... dopo mezz'ora cominciai a notare un microscopico puntino all'orizzonte... dovevo coprirmi gli occhi, era proprio contro il sole rovente dei tropici e a quell'ora, mezzogiorno preciso, era quasi insostenibile... ma il fastidio di una luce così intensa proiettata nelle mie pupille non mi faceva demordere, continuavo a guardare il puntino che intanto aumentava la sua dimensione... presi il binocolo una seconda volta, ci misi qualche istante a centrare l'obbiettivo, il vecchio Makalos ballava sulle onde quanto bastava da costringere me e il resto dell'equipaggio a trovare solidi appigli per potersi muovere con sicurezza, non riuscivo a vedere... l'aria era calda, molto calda, ma non mi dava fastidio poiché la brezza marina compensava dando invece un senso di benessere... un benessere talmente appagante da risultare quasi scomodo visto il mio nervosismo... il mare è grande, nel più completo dei sensi...

     


    Tutta questa apparente tranquillità cominciava a darmi i nervi, sentivo che qualcosa non andava eppure non succedeva ancora niente, c'era solo quella sagoma che si avvicinava sorniona, in maniera quasi inquietante... "lo sapevo"... è questo che dissi non appena capii cosa avevo di fronte... una barca... una grossa barca di legno, con lo scafo dipinto a strisce orizzontali in tipico stile somalo... la cosa non prometteva bene... noi eravamo armati, fino ai denti, proprio a causa dei pirati somali che impestavano il corno d'Africa... i miei pensieri si accavallavano di continuo... "i pirati!", "macché, e poi proprio a noi? no, è impossibile"... ecco che tutto diventa più chiaro... vedo distintamente una decina di uomini che trafficano verso poppa... calano una barchetta in acqua... con una frenesia tale da farmi pensare ad un'emergenza... ma capii subito che non era così... la barchetta, in cui salirono tre uomini, si avvicinava a tutta velocità verso di noi... era il momento della verità, pirati o no adesso avrei capito a cosa andavo incontro... poi d'improvviso ebbi quasi un infarto... ero stato lì, ad aspettare, senza aver avvisato nessuno... chiamai subito mio padre a squarciagola, con un tono tanto preoccupato che nonostante fosse a dormire mi raggiunse in pochi istanti... appena vide la barca avvicinarsi pronunciò delle parole che mi penetrarono il cuore... "ci siamo"... cosa voleva dire? lo capii subito, non appena prese l'AK-47 e lo poggiò sul tavolo da carteggio... quel gesto mi fece tremare...


    "Sono armati?" mi chiese lui mentre li centravo col binocolo... "no" risposi io deciso... riuscivo a vedere nitidamente l'interno della barca in avvicinamento e potevo dire con certezza che no, non erano armati... il tempo di rispondere che i tre individui raggiunsero il Makalos... "fish, fish!"... pesce?! ma come? non erano pirati?? provai un'enorme sollievo... anche papà sembrava rinsavito all'istante... rispondemmo di no, in maniera decisa... come potevamo comprare del pesce a duecento miglia dalla costa? era ridicolo... troppo ridicolo... era stupido... già, stupido... e questo pensiero era talmente spontaneo che spontanea fu anche la paura che lessi nel volto di mio padre... alla nostra risposta negativa uno dei tre uomini prese un coltello dalla cesta del pesce, un piccolo coltello da cucina... non lo rivolse contro di noi, ma all'esatto opposto... verso la barca più grande... era un segnale... stava facendo riflettere la luce del sole sulla lama di metallo... sentii come se d'un tratto si fosse rotto qualcosa... quella tensione emotiva che aveva preceduto quel gesto era svanita nel nulla, lasciando invece il posto ad un naturalissimo istinto di sopravvivenza... papà si mise al collo il fucile, lasciò scorrere la mano nel gesto di caricare quel mostro pieno di piombo e subito dopo le barchette divennero due.. non più con tre uomini a bordo, distinguevo sei uomini per barca, erano talmente tanti che la scena, se non vissuta direttamente, poteva sembrare anche comica.. ma tutto era tranne che comica in quegli istanti di apprensione e perse tutta la sua importanza nel momento in cui dalla barca più vicina a noi partì, chiaro come una scritta nera su un foglio bianco, un colpo di fucile... ci sparavano addosso... ero terrorizzato, non sapevo che fare, il primo istinto fu quello di nascondermi sotto coperta, magari nella sentina... ma non potevo comportarmi in maniera così vigliacca, ero in pericolo e dovevo affrontare da uomo la situazione... mi girai, vidi la scatola dei proiettili sul tavolo da carteggio e senza esitare riempii un caricatore, così da poter dare un supporto a mio padre nel caso avesse finito i colpi... papà era interdetto, nel suo volto si leggeva sia paura che coraggio ma alla seconda raffica, questa volta ad altezza d'uomo, rispose con ferocia, le due imbarcazioni cominciarono ad avvicinarsi a tutto gas; erano a cento metri quando con mio immenso stupore papà mi dette il fucile e si mise ai comandi del Makalos nel tentativo di seminare gli aggressori... ma eravamo palesemente più lenti di quelle rapide lance di legno, si avvicinavano sempre di più, ero terrorizzato... con un AK-47 tra le braccia... cosa fare? in quei momenti si cessa di pensare... si agisce... e fu così che risposi ancora una volta al fuoco, ad altezza d'uomo, senza curarmi dei miei stessi principi morali che facevano dell'omicidio un terribile delitto... sparai, sparai, e sparai ancora, il sordo rumore delle pallottole che esplodevano all'interno del fucile mi dava una carica enorme, non ero più me stesso, ma un animale che proteggeva il suo territorio... fino a quando non vidi chiaramente dei frammenti di legno volare per aria tra le due barche che ci inseguivano... avevo fatto centro... la cosa mi eccitava e mi inorridiva allo stesso momento... ma fu lì che capii di aver fatto la cosa giusta... misi paura ai "pirati".. che senza batter ciglio cambiarono direzione e a tutta velocità tornarono verso il grosso barcone di legno...


    Era tutto finito... mi venne spontaneo guardare l'orologio... erano le 12.20... era successo tutto in venti minuti... venti minuti che erano sembrate ore interminabili... come interminabile fu l'abbraccio che dopo quasi due ore di motore a pieni giri ci scambiammo con mio padre... eravamo salvi.. un padre e un figlio potevano continuare la loro avventura...

     
  • 07 maggio 2007
    Pensieri

    Come comincia: Quei momenti in cui ci si guarda in giro e si vede un paese straniero diventare la propria casa... quelli sono momenti da ricordare, che ti formano, che ti insegnano a vivere... io ero lì, sul ponte del Makalos, e guardavo quella foresta selvaggia ancora una volta... e non sentivo più dentro di me quella sorpresa, quel senso di novità che ci impedisce di apprezzare a pieno l'essenza di ciò che si vive... ma ora cominciavo a capirla quella foresta, a conoscerla, ad essere in definitiva parte di lei... io e la foresta, io e il mare, io e quelle isole sperdute nell'oceano indiano, non eravamo più due cose separate, ora eravamo una cosa sola, e la cosa mi conferiva un senso di appagamento senza precedenti... E proprio lì, in quegli istanti in cui io mi sentivo perfettamente integrato, capivo che ero a casa... non uno stabile, non una provincia, non una nazione... ero a casa, ovunque fossi... la consapevolezza di vivere in un mondo che è casa di tutti e proprietà di nessuno mi rendeva felice... forse era un modo per scacciare i ricordi di ciò che avevo lasciato, un modo per evitare di sentire la mancanza delle persone che ora erano lontane decine di migliaia di chilometri, ma ciò non mi turbava più di tanto... sentivo l'aria tiepida del giorno che mi accarezzava il viso, il profumo di mare che riempiva le mie narici e non c'era più niente che potesse turbarmi... avevo scacciato i miei fantasmi, avevo raggiunto l'appagamento, non c'era niente che desiderassi oltre al vivere quei momenti... e capivo... capivo quanto sia piccolo l'uomo davanti alla natura, così selvaggia e implacabile, così materna e protettrice, così spietata e attraente...

     


    Tutto questo avvolgeva la mia mente in un caldo mattino di Mahè... Non ho più smesso di provare quell'appagamento... e ciò può sembrare un bene, ma non lo è... Se si vive in un mondo che sentiamo nostro, che ci appaga totalmente, il suo ricordo, così intenso, può farci male quando siamo costretti a lasciarlo... Tornato in Italia mi resi conto di quanto distante fosse in realtà la mia casa... non ero tornato a casa... capii che la realtà dei fatti era che io a casa non c'ero mai stato prima di quel viaggio in Africa, prima di quel viaggio con me stesso...


    E forse tutto questo ha giocato a mio svantaggio... ho cercato in tutti i modi di rendere partecipi le persone che amavo, ma come si fa a trasmettere un'emozione così forte e appagante con le parole? non si può, si può provare, certo, ma non si può riuscire... e questo mio disperato tentativo ha portato solo alla creazione di un muro tra me e i miei amici... mi sentivo come chi grida aiuto sotto una campana di vetro... si può gridare con tutta la forza possibile senza però essere sentiti, tantomeno ascoltati... Non ero superiore agli altri, ero solo stato più fortunato, avevo visto ciò che nel mondo "civilizzato" non si può vedere, la VERITA'... e questa mia fortuna si trasformò tragicamente in un peccato mortale... io amavo quelle persone, ma quegli stessi individui per cui davo l'anima ogni giorno mi voltarono le spalle, forse perchè mi vedevano diverso... io ero straniero... perchè ero stato a "casa" per un anno... sì ero diverso... molto diverso... e come tutto ciò che è diverso ricevevo pregiudizi di ogni sorta... ebbene sì, ero diverso, ma non mi sono mai pentito di questo... perché pentirsi di vivere è la più grande offesa che si possa fare a noi stessi...


    C'era un tempo in cui un ragazzo ebbe la fortuna di vedere il mondo com'era realmente... C'era un tempo in cui egli provò a rendere partecipi i suoi simili.. C'era un tempo in cui egli si ritrovò solo...


    Ora le cose vanno certamente meglio grazie ad una Stella caduta dal cielo, ma questo non può e non deve bastare... basta cattiverie, basta prese in giro, basta falsità... il mio compito è di far capire agli altri cosa ho provato, perché muore lentamente chi non condivide la felicità con chi gli sta vicino... e io non voglio morire lentamente... voglio vivere... vivere.... vivere fino in fondo... col sorriso sulle labbra... e la coscienza di aver fatto ciò che andava fatto...