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Autore

Giulio Nicolai

in archivio dal 07 mag 2007

20 settembre 1987, Massa (ms) - Italia

09 novembre 2009

Naturalmente me stesso

Intro: Fotogrammi di una natura selvaggia, piccoli mondi che esistono paralleli al nostro, ma che insignificanti come appaiano all’occhio umano non vengono recepiti se non in un momento particolare come quello in cui si trova il narratore.

Il racconto

Fermo, immobile, con le gocce di pioggia che cadono di rimando dagli ordinati aghi di un pino che tenta di proteggermi... Aspettando un cenno, per interminabili minuti... mi soffermo a guardare ciò che la natura mi ha riservato, piccoli eserciti di insetti operosi che si affrettano a trovare ingegnose soluzioni per proteggere il loro giaciglio, noncuranti della mia presenza, si avvicinano mostrandomi tutta la loro naturale bellezza, bellezza pura, inviolata, lungi dall'essere artificiale... si muovono repentini per evitare le gocce di pioggia mentre con il loro peso fanno vacillare le foglie umide... foglie che emanano un profumo intenso, selvaggio, che copre l'odore del mio corpo sudato... L'albero, che mi guarda dall'alto della sua folta chioma, appesantito dall'acqua, si fa vincere e lascia cadere i suoi semi che daranno vita ad altre naturali bellezze... il freddo vento notturno si dà da fare per creare incantevoli danze di foglie che compiono piroette incredibilmente ordinate... comincio a sentirmi partecipe di questo bosco... mi muovo, di qualche metro, quando mi rendo conto che il mio corpo è completamente bagnato ed intriso dai profumi delle foglie morte... sono tutt'uno con la vegetazione, soffro come soffrono le fronde alla pressione del vento e nonostante ciò mi sento a mio agio... E la luna sta sorgendo davanti a me, permettendomi di vedere meglio ciò che mi circonda, la terra bagnata cambia la sua forma e il fiume, che aveva sete, ora comincia ad ingrandirsi e a cantare la sua melodia con l'intento di vincere il rumore della pioggia... ma le due sinfonie si intrecciano in un'Opera celestiale quanto selvaggia, conferendomi la sensazione di essere invisibile al cospetto di tanta bellezza... le mie mani, ghiacciate, mi aiutano a rimettermi in piedi, i rami ammorbiditi accarezzano il mio corpo mentre avanzo nella notte, riconosco le piante dal profumo e sento i passi di un cinghiale infreddolito che incurante del mio passaggio cerca tra la terra umida un pasto prima che sorga il sole...
Il bosco non è mai lo stesso, i giorni passano e gli alberi cambiano forma, le foglie, che prima erano bagnate, ora si staccano secche dai rami e ricoprono il terreno di uno scricchiolante strato multicolore... gli insetti che prima correvano affannosi ora si muovono guardinghi portando con sé piccoli rametti rossi e qualche seme aperto dal tempo... del cinghiale rimane solo una traccia, un lungo solco che tradisce la sua notturna presenza... i profumi sono più gentili, meno riconoscibili, il venticello diurno riscalda le membra ed asseta il fiume che corre instancabile verso la libertà... la sua voce ora è un sussurro volto a ricordarmi che loro ci saranno sempre in un modo o nell'altro... che io vinca o che io perda...

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