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Autore

Giulio Nicolai

in archivio dal 07 mag 2007

20 settembre 1987, Massa (ms) - Italia

07 maggio 2007

Pensieri

Intro: Chi può stabilire dove ci sentiamo davvero a casa? Ognuno può scegliere la sua dimora ideale dove trova maggiori affinità con il proprio istinto. Le radici non sono nulla di fronte alla capacità e alla voglia di cambiare.

Il racconto

Quei momenti in cui ci si guarda in giro e si vede un paese straniero diventare la propria casa... quelli sono momenti da ricordare, che ti formano, che ti insegnano a vivere... io ero lì, sul ponte del Makalos, e guardavo quella foresta selvaggia ancora una volta... e non sentivo più dentro di me quella sorpresa, quel senso di novità che ci impedisce di apprezzare a pieno l'essenza di ciò che si vive... ma ora cominciavo a capirla quella foresta, a conoscerla, ad essere in definitiva parte di lei... io e la foresta, io e il mare, io e quelle isole sperdute nell'oceano indiano, non eravamo più due cose separate, ora eravamo una cosa sola, e la cosa mi conferiva un senso di appagamento senza precedenti... E proprio lì, in quegli istanti in cui io mi sentivo perfettamente integrato, capivo che ero a casa... non uno stabile, non una provincia, non una nazione... ero a casa, ovunque fossi... la consapevolezza di vivere in un mondo che è casa di tutti e proprietà di nessuno mi rendeva felice... forse era un modo per scacciare i ricordi di ciò che avevo lasciato, un modo per evitare di sentire la mancanza delle persone che ora erano lontane decine di migliaia di chilometri, ma ciò non mi turbava più di tanto... sentivo l'aria tiepida del giorno che mi accarezzava il viso, il profumo di mare che riempiva le mie narici e non c'era più niente che potesse turbarmi... avevo scacciato i miei fantasmi, avevo raggiunto l'appagamento, non c'era niente che desiderassi oltre al vivere quei momenti... e capivo... capivo quanto sia piccolo l'uomo davanti alla natura, così selvaggia e implacabile, così materna e protettrice, così spietata e attraente...

 


Tutto questo avvolgeva la mia mente in un caldo mattino di Mahè... Non ho più smesso di provare quell'appagamento... e ciò può sembrare un bene, ma non lo è... Se si vive in un mondo che sentiamo nostro, che ci appaga totalmente, il suo ricordo, così intenso, può farci male quando siamo costretti a lasciarlo... Tornato in Italia mi resi conto di quanto distante fosse in realtà la mia casa... non ero tornato a casa... capii che la realtà dei fatti era che io a casa non c'ero mai stato prima di quel viaggio in Africa, prima di quel viaggio con me stesso...


E forse tutto questo ha giocato a mio svantaggio... ho cercato in tutti i modi di rendere partecipi le persone che amavo, ma come si fa a trasmettere un'emozione così forte e appagante con le parole? non si può, si può provare, certo, ma non si può riuscire... e questo mio disperato tentativo ha portato solo alla creazione di un muro tra me e i miei amici... mi sentivo come chi grida aiuto sotto una campana di vetro... si può gridare con tutta la forza possibile senza però essere sentiti, tantomeno ascoltati... Non ero superiore agli altri, ero solo stato più fortunato, avevo visto ciò che nel mondo "civilizzato" non si può vedere, la VERITA'... e questa mia fortuna si trasformò tragicamente in un peccato mortale... io amavo quelle persone, ma quegli stessi individui per cui davo l'anima ogni giorno mi voltarono le spalle, forse perchè mi vedevano diverso... io ero straniero... perchè ero stato a "casa" per un anno... sì ero diverso... molto diverso... e come tutto ciò che è diverso ricevevo pregiudizi di ogni sorta... ebbene sì, ero diverso, ma non mi sono mai pentito di questo... perché pentirsi di vivere è la più grande offesa che si possa fare a noi stessi...


C'era un tempo in cui un ragazzo ebbe la fortuna di vedere il mondo com'era realmente... C'era un tempo in cui egli provò a rendere partecipi i suoi simili.. C'era un tempo in cui egli si ritrovò solo...


Ora le cose vanno certamente meglio grazie ad una Stella caduta dal cielo, ma questo non può e non deve bastare... basta cattiverie, basta prese in giro, basta falsità... il mio compito è di far capire agli altri cosa ho provato, perché muore lentamente chi non condivide la felicità con chi gli sta vicino... e io non voglio morire lentamente... voglio vivere... vivere.... vivere fino in fondo... col sorriso sulle labbra... e la coscienza di aver fatto ciò che andava fatto...

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