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in archivio dal 22 dic 2003

Giuseppe Ungaretti

08 febbraio 1888, Alessandria d'Egitto - Egitto
01 giugno 1970, Milano
Segni particolari: Dal 1936 al 1942 ho insegnato letteratura italiana all'Università di S. Paolo del Brasile.
Mi descrivo così: Il maestro riconosciuto dell'ermetismo.
Mi trovi anche su:

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  • 12 maggio 2011 alle ore 16:41
    Variazioni su nulla

    Quel nonnulla di sabbia che trascorre
    Dalla clessidra muto e va posandosi,
    E, fugaci, le impronte sul carnato,
    Sul carnato che muore, d'una nube...

    Poi mano che rovescia la clessidra,
    Il ritorno per muoversi, di sabbia,
    Il farsi argentea tacito di nube
    Ai primi brevi lividi dell'alba...

    La mano in ombra la clessidra volse,
    E, di sabbia, il nonnulla che trascorre
    Silente, è unica cosa che ormai s'oda
    E, essendo udita, in buio non scompaia.

     
  • 04 maggio 2011 alle ore 17:56
    Ogni anno, mentre scopro che Febbraio

    Ogni anno, mentre scopro che Febbraio
    è sensitivo e, per pudore, torbido,
    Con minuto fiorire, gialla irrompe
    La mimosa. S'inquadra alla finestra

    Di quella mia dimora d'una volta,
    Di questa dove passo gli anni vecchi.

    Mentre arrivo vicino al gran silenzio,
    Segno sarà che niuna cosa muore
    Se ne ritorna sempre l'apparenza?

    O saprò finalmente che la morte
    regno non ha che sopra l'apparenza?

     
  • 03 aprile 2006
    Natale

    Non ho voglia
    di tuffarmi
    in un gomitolo
    di strade

    Ho tanta
    stanchezza
    sulle spalle

    Lasciatemi così
    come una
    cosa
    posata
    in un
    angolo
    e dimenticata
    Qui
    non si sente
    altro
    che il caldo buono
    Sto
    con le quattro
    capriole
    di fumo
    del focolare

     
  • 03 aprile 2006
    Veglia

    Un'intera nottata
    buttato vicino
    a un compagno
    massacrato
    con la sua bocca
    digrignata
    volta al plenilunio
    con la congestione
    delle sue mani
    penetrata
    nel mio silenzio
    ho scritto
    lettere piene d'amore
    Non sono mai stato
    tanto
    attaccato alla vita

     
  • 03 aprile 2006
    Agonia

    Morire come le allodole assetate
    sul miraggio
    O come la quaglia
    passato il mare
    nei primi cespugli
    perché di volare
    non ha più voglia
    Ma non vivere di lamento
    come un cardellino accecato

     
  • 03 aprile 2006
    Soldati

    Si sta come
    d'autunno
    sugli alberi
    le foglie.

     
  • 03 aprile 2006
    Dove la luce

    Come allodola ondosa
    Nel vento lieto sui giovani prati,
    Le braccia ti sanno leggera, vieni.
    Ci scorderemo di quaggiù,
    E del mare e del cielo,
    E del mio sangue rapido alla guerra,
    Di passi d'ombre memori
    Entro rossori di mattine nuove.
    Dove non muove foglia più la luce,
    Sogni e crucci passati ad altre rive,
    Dov'è posata sera,
    Vieni ti porterò
    Alle colline d'oro.
    L'ora costante, liberi d'età,
    Nel suo perduto nimbo
    Sarà nostro lenzuolo

     
  • 03 aprile 2006
    Allegria di naufragi

    E subito riprende
    il viaggio
    come
    dopo il naufragio
    un superstite
    lupo di mare

     
  • 03 aprile 2006
    Sentimento del tempo

    E per la luce giusta,
    Cadendo solo un'ombra viola
    Sopra il giogo meno alto,
    La lontananza aperta alla misura,
    Ogni mio palpito, come usa il cuore,
    Ma ora l'ascolto,
    T'affretta, tempo, a pormi sulle labbra
    Le tue labbra ultime.

     
  • 03 aprile 2006
    San Martino del Carso

    Di queste case
    non è rimasto
    che qualche
    brandello di muro
    Di tanti
    che mi corrispondevano
    non è rimasto
    neppure tanto
    Ma nel cuore
    nessuna croce manca
    E' il mio cuore
    il paese più straziato

     
  • 03 aprile 2006
    Fratelli

    Di che reggimento siete
    fratelli?
    Parola tremante
    nella notte
    Foglia appena nata
    Nell'aria spasimante
    involontaria rivolta
    dell'uomo presente alla sua
    fragilità
    Fratelli

     
  • 03 aprile 2006
    A mia madre

    E il cuore quando d'un ultimo battito
    avrà fatto cadere il muro d'ombra
    per condurmi, Madre, sino al Signore,
    come una volta mi darai la mano.
    In ginocchio, decisa,
    Sarai una statua davanti all'eterno,
    come già ti vedeva
    quando eri ancora in vita.

    Alzerai tremante le vecchie braccia,
    come quando spirasti
    dicendo: Mio Dio, eccomi.

    E solo quando m'avrà perdonato,
    ti verrà desiderio di guardarmi.

    Ricorderai d'avermi atteso tanto,
    e avrai negli occhi un rapido sospiro.

     
  • 03 aprile 2006
    Il Silenzio

    Conosco una città
    che ogni giorno s’empie di sole
    e tutto è rapito in quel momento

    Me ne sono andato una sera

    Nel cuore durava il limio
    delle cicale

    Dal bastimento
    verniciato di bianco
    ho visto
    la mia città sparire
    lasciando
    un poco
    un abbraccio di lumi nell’aria torbida
    sospesi

     
  • 03 aprile 2006
    Non gridate più

    Cessate d'uccidere i morti,
    Non gridate più, non gridate
    Se li volete ancora udire,
    Se sperate di non perire.

    Hanno l'impercettibile sussurro,
    Non fanno più rumore
    Del crescere dell'erba,
    Lieta dove non passa l'uomo.

     
  • 03 aprile 2006
    1914-1915

    Ti vidi, Alessandria,
    Friabile sulle tue basi spettrali
    Diventarmi ricordo
    In un abbraccio sospeso di lumi.

    Da poco eri fuggita e non rimpiansi
    L'alga che blando vomita il tuo mare,
    Che ai sessi smanie d'inferno tramanda,
    Nè l'infinito e sordo plenilunio
    Delle aride sere che t'assediano,
    Nè, in mezzo ai campi urlanti,
    Sotto una cupa tenda
    Amori e sonni lunghi sui tappeti.

    Sono d'un altro sangue e non ti persi,
    Ma in quella solitudine di nave
    Più dell'usato tornò malinconica
    La delusione che tu sia, straniera,
    La mia città natale.

    A quei tempi, come eri strana, Italia,
    E mi sembrasti una notte più cieca
    Delle lasciate giornate accecanti.

    Ma il dubbio, ebbro colore di perla,
    Come avviene nelle ore di tempesta
    Spuntò adagio ai limiti,
    E s'era appena messo a serpeggiare
    Che aurora già soffiava sulla brace.
    Chiara Italia, parlasti finalmente
    Al figlio d'emigranti.

    Vedeva per la prima volta i monti
    Consueti agli occhi e ai sogni
    Di tutti i suoi defunti;
    Sciamare udiva voci appassionate
    Nelle gole granitiche;
    Gli scoprivi boschiva la tua notte;
    Guizzi d'acque pudiche,
    Specchi tornavano di fiere origini;
    Neve vedeva per la prima volta,

    In umili virgulti ormai taglienti
    Che orlavano la luce delle vette
    E ne legavano gli ampi discorsi
    Tra viti, qualche cipresso, gli ulivi,
    I fiumi delle casipole sparse,
    Per la calma dei campi seminati
    Giù giù sino agli orizzonti d'oceani
    Assopiti in pescatori alle vele,
    Spiegate, pronte in un leggiadro seno.

    Mi destavi nel sangue ogni tua età,
    M'apparivi tenace, umana, libera
    E sulla terra il vivere più bello.

    Colla grazia fatale dei millenni
    Riprendendo a parlare ad ogni senso,
    Patria fruttuosa, rinascevi prode,
    Degna che uno per te muoia d'amore.

     
  • 03 aprile 2006
    Amaro accordo

    Oppure in un meriggio d'un ottobre
    Dagli armoniosi colli
    In mezzo a dense discendenti nuvole
    I cavalli dei Dioscuri,
    Alle cui zampe estatico
    S'era fermato un bimbo,
    Sopra i flutti spiccavano

    (Per un amaro accordo dei ricordi
    Verso ombre di banani
    E di giganti erranti
    Tartarughe entro blocchi
    D'enormi acque impassibili:
    Sotto altro ordine d'astri
    Tra insoliti gabbiani)

    Volo sino alla piana dove il bimbo
    Frugando nella sabbia,
    Dalla luce dei fulmini infiammata
    La trasparenza delle care dita
    Bagnate dalla pioggia contro vento,
    Ghermiva tutti e quattro gli elementi.

    Ma la morte è incolore e senza sensi
    E, ignara d'ogni legge, come sempre,
    Già lo sfiorava
    Coi denti impudichi.

     
  • 03 aprile 2006
    Annientamento

    Il cuore ha prodigato le lucciole
    s'è acceso e spento
    di verde in verde
    ho compitato

    Colle mie mani plasmo il suolo
    diffuso di grilli
    mi modulo
    di
    sommesso uguale
    cuore

    M'ama non m'ama
    mi sono smaltato
    di mergherite
    mi sono radicato
    nella terra mercita
    sono cresciuto
    come un crespo
    sullo stelo torto
    mi sono colto
    nel tuffo
    di spinalba

    Oggi
    come l'Isonzo
    di asfalto azzurro
    mi fisso
    nella cenere del greto
    scoperto dal sole
    e mi trasmuto
    in volo di nubi

    Appieno infine
    sfrenato
    il solito essere sgomento
    non batte più il tempo col cuore
    non ha tempo nè luogo
    è felice

    Ho sulle labbra
    il bacio di marmo

    Versa, il 21 maggio 1916

     
  • 03 aprile 2006
    I fiumi

    Mi tengo a quest'albero
    mutilato
    abbandonato in questa dolina
    che ha il languore
    di un circo
    prima o dopo lo spettacolo
    e guardo
    il passaggio quieto
    delle nuvole sulla luna

    Stamani mi sono disteso
    in un'urna d'acqua
    e come una reliquia
    ho riposato

    L'Isonzo scorrendo
    mi levigava
    come un suo sasso

    Ho tirato su
    le mie quattr'ossa
    e me ne sono andato
    come un acrobata
    sull'acqua

    Mi sono accoccolato
    vicino ai miei panni
    sudici di guerra
    e come un beduino
    mi sono chinato a ricevere
    il sole

    Questo è l'Isonzo
    e qui meglio
    mi sono riconosciuto
    una docile fibra
    dell'universo

    Il mio supplizio
    è quando
    non mi credo
    in armonia

    Ma quelle occulte
    mani
    che m'intridono
    mi regalano
    la rara
    felicità

    Ho ripassato
    le epoche
    della mia vita

    Questi sono
    i miei fiumi

    Questo è il Serchio
    al quale hanno attinto
    duemil'anni forse
    di gente mia campagnola
    e mio padre e mia madre

    Questo è il Nilo
    che mi ha visto
    nascere e crescere
    e ardere dell'inconsapevolezza
    nelle estese pianure

    Questa è la Senna
    e in quel torbido
    mi sono rimescolato
    e mi sono conosciuto

    Questi sono i miei fiumi
    contati nell'Isonzo

    Questa è la mia nostalgia
    che in ognuno
    mi traspare
    ora ch'è notte
    che la mia vita mi pare
    una corolla
    di tenebre


    Cotici, il 16 agosto 1916

     
  • 03 aprile 2006
    Il porto sepolto

    Vi arriva il poeta
    e poi torna alla luce con i suoi canti
    e li disperde

    Di questa poesia
    mi resta
    quel nulla
    d'inesauribile segreto


    Mariano, il 29 giugno 1916

     
  • 03 aprile 2006
    Nostalgia

    Quando
    la notte è a svanire
    poco prima di primavera
    e di rado
    qualcuno passa

    Su Parigi s'addensa
    un oscuro colore
    di pianto

    In un canto
    di ponte
    comtemplo
    l'illimitato silenzio
    di una ragazza
    tenue

    Le nostre
    malattie
    si fondono

    E come portati via
    si rimane

    Locvizza, il 28 settembre 1916
     

     
  • 03 aprile 2006
    Sono una creatura

    Come questa pietra
    del S. Michele
    così fredda
    così dura
    così prosciugata
    così refrattaria
    cos' totalmente
    disanimata

    Come questa pietra
    è il mio pianto
    che non si vede

    La morte
    si sconta
    vivendo


    Valloncello di Cima Quattro, il 5 agosto 1916
     

     
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