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Autore

Giuseppe Ungaretti

in archivio dal 22 dic 2003

08 febbraio 1888, Alessandria d'Egitto - Egitto

01 giugno 1970, Milano

segni particolari:
Dal 1936 al 1942 ho insegnato letteratura italiana all'Università di S. Paolo del Brasile.

mi descrivo così:
Il maestro riconosciuto dell'ermetismo.

04 luglio 2013 alle ore 8:56

Vita di un uomo

di Giuseppe Ungaretti

editore: Mondadori

pagine: 228

prezzo: 8,08 €

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Veglia
Cima Quattro il 23 dicembre 1915

Un’intera nottata /buttata vicino /a un compagno /massacrato /con la sua bocca /digrignata /volta al plenilunio /con la congestione /delle sue mani /penetrata /nel mio silenzio /ho scritto /lettere piene d’amore /Non sono mai stato /tanto /attaccato alla vita

Poeta della guerra, della scena vissuta in trincea ad aspettare la notte che passi per poi affrontare il nemico ad armi cariche. Poeta dai versi toccanti, incisivi, d’amore. È questo Giuseppe Ungaretti, uno che non ha fatto a meno di interpretare la parola compiendo uno sforzo tramutato in poesia. In “L’allegria” il poeta-soldato nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888 e morto a Milano nel 1970 raccoglie immagini nate dalle esperienze di guerra. Immagini forti e che raccontano la battaglia vista da dentro, come in “Veglia” dove Ungaretti si trova a descrivere una delle tante notti passate in trincea al fianco dei compagni caduti. Nonostante la drammaticità del momento, il poeta trova nella morte e nel silenzio la parola giusta per scrivere “lettere piene d’amore”. E poi, è chiaro l’abbandono della vita che porta la morte. Ed è proprio per questo che Ungaretti trova in quel sottile filo immaginario venuto dal plenilunio la voglia di restare attaccato alla vita.

La raccolta "L'allegria" raccoglie in un crogiuolo di sentimenti ed emozioni anche le famose poesie “Soldati” e “San Martino del Carso”, autentici capolavori ungarettiani:

Soldati
Bosco di Courton luglio 1918

Si sta  come /d’autunno sugli alberi /le foglie
La poetica di Ungaretti è entusiasmante anche per la sua brevità. I versi sono spesso conditi da un accapo a ritmo continuo tanto che la parola, a volte, viene lasciata sola a vivere di vita propria come se volesse raccontarci altro, più di quanto già dice la poesia stessa. Conoscere Ungaretti per chi fa poesia è come imparare ad attaccare la bocca al seno materno. Ed è per questo che la poesia ungarettiana ha il bisogno di essere scoperta, condivisa e pure riscritta in qualsiasi spazio disponibile, proprio come faceva il poeta con i pacchetti di sigarette vuoti e i pezzetti di carta che davano copertura ai proiettili per le armi.

recensione di Daniele Campanari

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