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in archivio dal 20 mar 2007

Guido Buono

11 settembre 1945, Montesarchio (BN)
Mi descrivo così: Sono una persona che preferisce mettersi in discussione e ama problematizzare la realtà, che rifiuta i luoghi comuni e le comode generalizzazioni. Tendenzialmente ottimista, sono portato a vedere negli altri gli aspetti positivi.

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  • 08 febbraio 2016 alle ore 14:41
    Pietà

    Come un Cristo deposto
    Hai voluto appoggiare  
    Le tue esili braccia
    – svuotate –
    Intorno al collo di tuo figlio
    Per sorreggerti
    Per sorreggerlo
    un’ultima volta ancora!  
    Quanta tenerezza in quel gesto!
    Quanto amore in tuo figlio!
    Sotto il peso di uno sforzo prolungato
    Duro
    Da spezzare le ossa
    La leggerezza ha prevalso.
    Il tuo capo,
    a lato riverso,
    non era atto di rassegnazione,
    di paziente, dignitosa, accettazione.
    Nascondeva, invece, un ghigno beffardo
    Verso lance spuntite
    Da cieche mani
    Nel tuo petto scagliate.  
    Tu, come un Cristo morente,
    ancora una volta, e per sempre,
    col tuo gesto d’amore avevi vinto!

     
  • 08 febbraio 2016 alle ore 14:24
    Così sono se...

    Manciate di riso 
    Di odorosi 
    Petali 
    Di rosa 
    Sul cammino  
    Della mia immagine 
    Costruita  per gli altri 
    Come tante 
    Combattuta.

     
  • 12 maggio 2008
    L'eterno gioco dell'amore

    Mi sfuggi
    ammiccando,
    t'inseguo
    fremendo.
    I tuoi occhi profondi,
    ridenti,
    accennano
    sfuggenti
    un gradito
    eloquente rifiuto.
    Nell'eterno gioco dell'amore
    ciascuno di noi ha vinto.
    Accetto l'invito.

     
  • 12 maggio 2008
    Due passeri

    Piovono d'improvviso dal cielo
    due passeri innamorati,
    si corteggiano.
    Lei si posa sulla ringhiera del terrazzo
    guardandosi intorno circospetta,
    lui la segue,
    arruffa le piume...
    un attimo
    ... e lei vola via:
    un cenno d'intesa,
    anche lui vola felice
    nell'aria umida
    dopo il temporale.
    Insieme
    si rifugiano
    sotto la grondaia
    per assicurarsi un futuro.

     
  • 12 maggio 2008
    "Massime" o minime?

    Con lanterne
    di massime ormai trite
    nel buio
    di una dura esistenza
    incerto
    cammino
    ... e non son per niente
    ebbro di vino.

     
  • 12 maggio 2008
    Una sarta poco accorta

    La solitudine,
    complici il silenzio e l'insonnia,
    un vestito
    addosso mi ha cucito
    in più punti
    sdrucito.

     
  • Libro aperto sulle pareti
    del cimitero ebraico di Praga
    a rimembrare quelli che c’erano
    e di loro sponte non son partiti.

     

    Tappezzano le pareti del sacrario
    migliaia di nomi di deportati.
    Righe rosse, righe nere:
    segni indelebili nell’anima martoriata
    di chi la violenza ha conosciuto e patito
    bestiale
    nelle carni e negli affetti.

     

    Sono caduti tanti petali di neve
    sui corpi infelici
    e sulle divise degli aguzzini.

     

    Sono spuntati molti soli
    nelle baracche
    e nei campi divisi.

     

    Sono cadute tante lacrime pietose.

     

    Ma il solerte soldato nazista ha deciso:
    solo un registro ben tenuto ha mostrato

    di tot ”entrate”
    di tot “uscite”
    saldo: pochi sopravvissuti.

     
  • 28 aprile 2008
    Emozione

    L'emozione
    è un tratto di penna
    inciso sulla pagina bianca
    della vita.

     

    Spazio individuale
    di un silenzio
    punteggiato
    dall'insistente
    variegato
    picchiettare
    della pioggia.

     

    Gli occhi
    la pelle
    l'udito
    un cuore che batte
    circoscrivono
    il mio Io
    in un attimo di vita.

     
  • 28 aprile 2008
    Nelle sue braccia

    Mi sono rannicchiato
    nelle sue braccia,
    dolenti per tanto peso,
    ed ho lavato i piedi
    ad un super-io enigmatico e silenzioso.

     

    Nei giochi infantili
    ho vissuto la prima vittoria
    e la prima sconfitta.

     

    Figlio illegittimo d'Israele
    nelle carni
    ho sopportato il peso  della notte.
    dei mostri la paura nei parati,
    l'angoscia e l'impotenza
    al cospetto di una sana follia.


    Quando mi sono risvegliato adolescente,
    ho colto felice i frutti di un amore intenso.
    Ma io, che sognavo di essere una farfalla,
    mi sono ritrovato con le ali spezzate,
    costretto a rotolarmi nella polvere,
    inerme.

     

    Ora non ho più voce per parlare,
    posso solo pensare... pensare... pensare.
    Il mio corpo mi ha tradito,
    è un ramo contorto
    e trasforma acqua e cibo.

     

    Il programma, ineluttabile, va verso la sua meta.

     

    Ho voglia di ribellarmi
    a questo freddo cinico determinismo;
    ho voglia di riscaldare i cuori e le menti;
    ho voglia di nutrirmi di poesia.

     
  • 08 aprile 2008
    Autunno

    Vibrano come eccitate
    Dalla lieve brezza mattutina
    Le ultime foglie dei pioppi
    Alle ondeggianti cime aggrappate.

     

    In un festoso luccichio
    Di colori autunnali
    Le foglie del fico selvatico
    Al riparo dal vento
    Ostentano il proprio abito giallo ocra,
    mentre tra i rami
    guizza il pettirosso.

     

    Il noce è ormai spoglio
    E insanguina con le fredde rame
    Il cielo.
    Il fermento di vita
    Oltre il vetro
    In attimi di silenzio
    Solenne
    È fissato

     
  • 08 aprile 2008
    Snorckeling

    Resto
    mio malgrado
    in superficie
    a mirare
    il profondo
    che m'affascina.

     
  • 08 aprile 2008
    Disperazione

    Non ho più lacrime
    per piangere
    ... e vorrei volare.

     
  • Viti per legno
    Nuove
    Contorte
    Arrugginite,
    chiodi da muratore,
    dadi
    bulloni zincati
    … e prese e fili e attrezzi:
    i più disparati.

     

    Vernici
    Colori
    Pennelli
    Odori
    In un ordinedisordine
    Cercato
    Di oggetti alla rinfusa.

     

    Di me un giorno
    Forse toccandoli
    Rinnoverete ricordi
    Di facili battute.

     

    Ricco per i parenti
    Come una banca dati
    Ero solo ricco
    Di sogni a buon mercato
    E nelle cose,
    nei più minuscoli oggetti o attrezzi
    ritrovavo – e mi stupiva –
    dell’uomo l’ingegno.

     

    Avevo ed ho la povertà
    Di chi conosce i propri limiti.
    E la sete insaziabile
    Di chi è sempre curioso di sapere.

     

    Collanti
    Chiavi e cacciaviti
    Hanno segnato il mio tempo
    Di maldestri tentativi
    Di raccogliere e possedere
    Briciole di grandi virtù,
    piccoli progetti,
    cocci di vita..

     
  • 08 aprile 2008
    Come pomo bacato

    Come pomo bacato
    la mia mente
    dal dolce
    tormentoso tarlo
    della tua cara immagine
    del nostro sogno
    ormai svanito.

     
  • 31 marzo 2008
    Umanità perduta

    La sensazione
    che spiaccicare un minutissimo moscerino
    che mi volteggia reiteratamente intorno
    non tolga nulla al reale
    mi sgomenta.
    Potrei essere spiaccicato
    sulla riva di un fiume ruandese,
    insieme ad altri milioni di moscerini
    e... lasciare indifferente il mondo!

     
  • 31 marzo 2008
    Su un masso appollaiato

    Fra i tralci delle viti tesi
    radi ulivi protendono rami argentei
    al sole.


    Stormi di passeri
    spazzati dal vento
    come i miei pensieri
    impazziti
    fuggono fra tutori bene allineati
    sfiniti.


    Su un masso
    appollaiato
    leggo
    e rileggo
    la mia vita.

     
  • 31 marzo 2008
    Discarica

    Vi getto
    tutto il nero
    che offusca la mia mente:
    la timidezza innata
    un lucifero mai domo
    qualche fallimento
    il dubbio sul divino
    e l'inutile lamento.

     
  • 26 marzo 2008
    Fiori di prato

    Ondeggiano
    in primo piano
    come esili bianchi fiori di prato
    i miei pensieri
    sfocati.

     

    Immobile
    sullo sfondo
    è il mio vissuto
    distinto.

     
  • 21 marzo 2007
    Il fiaccheraio

    Come un fiaccheraio
    malpagato
    controvoglia
    porto a spasso
    questa vita.

     
  • Storie di oggetti

    fuo

    ri

    uso,

    di momenti tragici

    fuo

    ri

    uso,

    di miserie discrete:

    c

    o c c i di vita.

     

    Occhi vitrei

    sbarrati nel vuoto,

    corpi

    sogni

    m u t i l ati:

     

    storie in disuso

    riciclate per l’uso.

     
  • 20 marzo 2007
    Angoli dell'Io

    Bagliori muti
    lampeggiano lontano
    all'orizzonte dei dolci ricordi.
    Occhieggiano effimere
    le care immagini
    d'intense gioie vissute.
    Nel tacito torpore della notte
    che disperare fa in un'alba nuova
    ogni emozione
    lentamente
    si stempera,
    ogni impulso
    lentamente
    si cheta.
    Il freddo pungente rimane
    del nostro muto addio,
    al triste fiorir del nespolo
    consunto.

     
  • 20 marzo 2007
    Come pianta

    Come pianta
    che altrimenti avvizzisce,
    talor m'è grato ritornare
    a dissetarmi
    nell'aria che respiri.

     
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  • 30 aprile 2008
    Aversa: l'amore nascosto

    Come comincia: Aversa: Via Licigniti - fabbrica artigianale di bibite "Fardella"
    Arriva una Fiat "Uno" da "demolizione"; fuoriescono un uomo sulla quarantina, una donna - probabilmente la moglie - con l'occhio sinistro cieco, ed un bambino di circa dieci anni d'età.
    Scaricano frettolosamente due casse di bottigliette vuote di gazzosa a marchio "Fardella"; il signor Tommaso ha l'imbottigliamento anche di "cola" e di "aranciata" da primo prezzo.
    Il bambino si offre di prendere in mano una delle due cassette, ma è dissuaso con modi bruschi dal padre; alla fine ci riesce e posa la sua cassetta in prossimità di un pianerottolo da cui si accede alla fabbrichetta.
    Il padre del bambino gli dà l'incarico di pagare le due cassette "piene", ma, al momento di ricevere il resto, inspiegabilmente, forse per un errore da lui imputabile al piccolo, comincia a strattonarlo e a spingerlo in malo modo.
    L'uomo, esagitato, impreca qualche parolaccia e biascica qualche bestemmia. Il bambino si difende, riceve un ceffone sul collo, piange e, difendendosi con fare brusco ed anche violento, si dimena, si svincola dal padre e si rifugia nell'auto, rivolgendo maldicenze all'indirizzo del genitore; questi gesticola nervoso e dà l'idea di volerlo ancora picchiare, ma la madre del piccolo, rozza e malmessa, con grande slancio materno lo protegge e cerca di convincere il marito a lasciarlo stare.
    L'uomo, con fare furioso e seccato, si mette alla guida dell'auto e parte nervosamente.
    Aversa: non sempre "mazze e panelle fanno i figli belli" !

     
  • 24 aprile 2007
    Esercizio di tolleranza

    Come comincia: L'impatto con Antonietta (titolare di un minimarket), che vi mette in discussione tutti i prezzi proposti e che vuole "una piccola attenzione" non deve scoraggiarvi: fa sempre così!

    Quando uscite dal negozio per prendere l'auto parcheggiata sulla banchina ben lastricata di porfido rosso, guardate, sorpreso, un lungo tir, "International transport" - Maddaloni - CE, che v'impedisce la manovra di spostamento.


    Abbandonate subito l'idea che sia un autotrasportatore straniero in cerca d'informazioni. L'autista, infatti, non c'è, ma - pensate - non può essere andato lontano!


    Vi rivolgete con aria interrogativa e speranzosa ad un signore, che sta vicino all'ingresso di un frantoio oleario poco distante, sullo sfondo di una collinetta di sansa: vi fa cenno di andare al bar, lì vicino, all'angolo. "Sarà andato a bere un caffè o qualche amaro", arguite. Salutate ed ottimista chiedete al barista: "Scusate, sta qui l'autista di quel tir? Non riesco a spostare l'..." Il barista, confuso tra gli amici che giocano a "tressette", v'interrompe subito rispondendo " Sta add'u barbiere all'angolo, 'nu poco cchiù abbascio!" (Sta dal barbiere, all'angolo, un poco più giù).


    Salutate e tra voi supponete che si sarà recato a salutare un amico. Quando arrivate sulla soglia del salone, non avete più dubbi: il barbiere sta finendo d'insaponare la barba ad un cliente e nel salone non c'è nessun altro in attesa del proprio turno. Il cliente con la barba insaponata deve essere l'autotrenista!


    "Scusate! " (Sembra strano che siate voi a chiedere scusa - è un modo d'introdurre il discorso qui da noi nel Sud, quando si deve chiedere qualcosa). Vi verrebbe voglia di gridare "come fate a lasciare un tir in quel posto e poi ve ne andate pure a "fare la barba?!" Ma l'atmosfera è conciliante. "Scusate, siete voi l'autotrenista...?"


    - "Scusate voi - e l'autotrenista fa il gesto quasi di alzarsi con il viso ancora insaponato ed una striscia rettangolare di pelle già rasata - potete aspettarmi un attimo, quando Giovanni finisce di radermi?"


    "Non preoccupatevi, aspetterò un po', tanto non ci vuole molto tempo".


    Sprofondate in una comoda poltroncina rivestita di similpelle, imbottita, con bottoni rosa corallo; traballa un po' mentre vi sedete, poi si ferma. Rimanete alquanto incerto, poi vi rassicurate.


    Il salone è quello tipico dei nostri paesi caudini (la Valle Caudina, a metà tra provincia di Benevento ed Avellino, ci riporta alla memoria l'episodio famoso delle "forche caudine", in cui i Romani nel 321 a.C., sconfitti dai Sanniti, subirono l'onta di dover passare - sbeffeggiati - sotto il "giogo" delle "furculae" , formato da due lance verticali ed una orizzontale molto bassa, che li costringeva ad abbassare il capo in segno di sottomissione): un solo ambiente, poco illuminato, un arredamento essenziale e molto sobrio; non manca il tavolinetto per farsi la partita a carte con qualche amico cliente ed ingannare così le attese; appesi alla parete di fronte all'ingresso due grandi specchi, ingialliti in più punti.


    Colpisce l'attenzione il sediolone su cui far sedere i bambini mentre si tagliano loro i capelli: sul davanti è fissato un cavalluccio di legno - simile a quelli delle giostre - per distrarre i piccoli durante il taglio.


    In un angolo del salone, appoggiato su un'annerita mensoletta di legno, c'è un ventilatore per mitigare la calura estiva, ora spento, perché è autunno.


    Molti ragazzi del '45 - a Montesarchio  (l'antica Caudium) - ricorderanno che da piccoli, dopo aver imparato dal sarto a "buttare i soprammani" ai bordi delle stoffe per non farle "sfilare", dopo aver raccolto i trucioli di legno nella piccola falegnameria di "Mastu Peppe Telaro" e imparato a sostituire qualche lampadina o motorino d'avviamento dell'auto dall'elettrauto "Dante Campana" (il quale non ti risparmiava in caso di errori "una martellata appresso"), dopo si finiva dal barbiere, prima di tutto ad osservare con attenzione il lavoro del "masto", andare a comprargli il caffè o il giornale, raccogliere i ciuffi di capelli tagliati e caduti per terra. Tutto per imparare i piccoli mestieri e sopportare i piccoli sacrifici che t'insegnano a vivere. Non si doveva restare per strada senza far niente!


    Dopo circa cinque minuti, l'autotrenista, pulendosi frettolosamente i piccoli residui di schiuma dal viso, dopo aver rinnovato le sue scuse, si avviò a spostare il tir di quel poco che bastava per consentirmi la manovra! Sic!


    Per la strada un ragazzo, salutandolo, aveva esclamato: "Salvatò, te viene a ffa' semp'a barba a Frasso, eh?!"