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Autore

Guido Gozzano

in archivio dal 17 apr 2007

19 dicembre 1883, Torino

09 agosto 1916, Torino

segni particolari:
Non assumo pose da letterato e scrivo le mie rime, segnate dalla tristezza e dal sentimento della morte, con ironico distacco. Alla base dei miei versi vi è un romantico desiderio di felicità e di amore che si scontra presto con la quotidiana presenza della malattia, della delusione amorosa, della malinconia che mi porta a desiderare vite appartate e ombrose e tranquilli interni casalinghi.

mi descrivo così:
Sono stato un poeta italiano, nella Torino del maestro Arturo Graf.

17 giugno 2011 alle ore 17:25

La bella del re

Ciaramella che a' verd'anni
fu l'amica del Gran Re
(era prode e più non c'è,
era bella e ha settant'anni),

Ciaramella la comare
con il fuso e la conocchia,
se ne viene tutta spocchia
sulla soglia per filare.

«Che furori, cari miei!
Delle belle la più bella
(ora, già, non son più quella:
parlo del cinquanta... sei...).

E gioielli e sete fine
(ora già non son più quella)
e la chioma ricciutella
fino a mezza crinoline;

occhi neri ed i più bei
denti, sana, bionda, snella
(ora già non son più quella;
parlo del cinquantasei!).»

Nella tabe che la rôde
fila: tira prilla accocca
con il filo della rocca
i ricordi del Re Prode.

«Egli, fiero alla battaglia
nell'ardore delle squadre,
qui passava come un padre
vero padre dell'Italia...

Ma cessarono i favori
con il Tempo e con la Morte:
ora filo a mala sorte
per le tele dei signori...»

Un soffiar di tramontana
scende giù dalla foresta:
fa tremare ciò che resta
della regia cortigiana.

Tira, prilla, accocca, immota,
ma s'inchina a volta a volta
col pennecchio, intenta, e ascolta
i ricordi che la ruota

le sussurra nell'orecchio...
E la canape l'innonda,
disfacendosi, il pennecchio,
d'una gran cesarie bionda.

«Ciaramella come sei
bionda! Torni in gioventù!»
- e la canape la illude -
«siamo del cinquantasei...

Ciaramella sta sicura
che Gli piaci, Ciaramella!»
Ella sogna... Crede quella
la sua gran capellatura.

«Ecco i miei capelli d'oro!
Vo' spartirmeli in due bande:
su recate le ghirlande,
perché ormai lascio il lavoro.

Chi mi disse della fine?
Il Passato... l'Avvenire...
Oh! Li scialli Casimire,
oh le gonne a crinoline!...

Dite al Re che delle belle
la più bella...» E resta immota,
resta prona sulla ruota.
Già s'accendono le stelle.

nella notte fresca e oscura:
la vecchietta sonnolenta
dolcemente s'addormenta
nella gran capellatura.

Ecco, e all'alba, in su la rocca
prona è ancor la Ciaramella.
«Ciaramè, non sei più quella?»
E un'amica va e la tocca.

Ma si ferma in sulla porta
e poi grida all'impazzata:
«Ciaramella morta! Morta!
Satanasso l'ha portata!»

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