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in archivio dal 13 ott 2003

Guillaume Apollinaire

26 agosto 1880, Roma
09 novembre 1918, Parigi - Francia
Segni particolari: Il mio vero nome è Wilhelm Apollinaire de Kostrowitsky. Sono stato amico di Picasso.
Mi descrivo così: Sono un poeta avanguardista e attento all'arte. Ho appoggiato il futurismo di Marinetti, ho elaborato le mie opere ispirandomi ai pittori cubisti e per primo ho dato la definizione di un'opera surrealista.

elementi per pagina
  • 17 novembre 2011 alle ore 14:12
    Andiamo più svelti

    E viene la sera e i gigli muoiono
    Guarda il mio dolore bel cielo che me lo mandi
    Una notte di malinconia

    Sorridi creatura sorella ascolta
    Avviatevi o poveri sulla strada maestra
    Bugiarda foresta che sorgi alla mia voce
    Le fiamme che bruciano le anime

    Sul Boulevard de Grenelle
    Gli operai e i padroni
    Alberi di maggio tutti un merletto
    Via non facciamo i fanfaroni
    Andiamo più svelti diobenedetto
    Andiamo più svelti

    Tutti i pali telegrafici
    Se ne vengono sullungosenna
    La nostra Repubblica s'è messa in petto
    Di quei mughetti un bel mazzetto
    Che s'infittivano sullungosenna
    Andiamo più svelti diobenedetto
    Andiamo più svelti

    Boccuccia a cuore Paolina ritrosa
    Gli operai e i padroni
    Ma sì ma sì bella addormentosa
    Tuo fratello
    Andiamo più svelti diobenedetto
    Andiamo più svelti.

     
  • 17 novembre 2011 alle ore 14:11
    Razzo di segnalazione

    Villaggi divampavano nella notte interiore
    Una fattoressa guida la sua auto su una strada verso
    Galveston
    Chi ha lanciato quel razzo di segnalazione
    Comunque farai bene a tener l'uscio aperto
    E poi il vento segantino di assi
    Susciterà in te il terrore dei fantasmi
    La tua lingua
    Il pesce rosso nel boccale
    Della tua voce
    Ma quel rimpianto
    Appena un'infermiera più bianca dell'inverno
    Abbacinante mentre decresce all'orizzonte
    Un reggimento di giorni più azzurri delle colline
    Lontane e più morbidi dei cuscini dell'auto.

     
  • 31 maggio 2011 alle ore 16:36
    La casta Lisa

    La giornata è stata lunga
    È passata finalmente
    Domani sarà come oggi
    E laggiù sulla montagna
    La sera cala sul castello incantato
    Siamo stanchi stasera
    Ma la casa ci aspetta
    Con la buona zuppa fumante
    E dall'alba domani
    La dura fatica
    Ci riprenderà con sé
    Ahimè
    Brava gente

     
  • 20 marzo 2006
    La medusa

    Meduse, sciagurate teste
    Dalle capigliature violette,
    vi dilettate in seno alle tempeste:
    e anch’io ci godo come voi godete.

     
  • 20 marzo 2006
    Verso sud

    Zenit
    Tutti quei rimpianti
    Quei giardini sconfinati
    Dove modula il rospo un tenero grido d'azzurro
    La cerva del silenzio sperduto rapida passa
    Un usignolo straziato dall'amore canta sul
    Tuo corpo giardino di rose che ho colto
    I nostri cuori pendono uniti dallo stesso melograno
    E i fiori di granato nei nostri sguardi schiusi
    Cadendo poco a poco hanno coperto il sentiero.

     
  • 20 marzo 2006
    La canzone del maleamato

    Una sera di mezza bruma a Londra
    Un monellastro che somigliava al
    Mio amore mi si fece incontro e fonda
    Mi lanciò una guardata tale da
    Farmi chinar gli occhi d'onta

    Fischiettava una sua canzone
    Le mani in tasca e mentre lo seguivo
    Di quella strada nel canalone
    Mar Rosso aperto sembravamo
    Lui gli Ebrei io Faraone

    Cada quell'onda di mattoni giù
    Se tu non fosti bene amata
    Io son davvero il Re d'Egitto e in più
    La sua sorella sposa la sua armata
    Se l'unico amore non sei tu

    Alla svolta d'una via bruciante
    Di tutti i lumi delle facciate

    Piaghe di nebbia sanguinante
    Vivo lamento delle facciate
    Un'ubriaca a lui somigliante

    Carico l'occhio d'inumanità
    Sul collo nudo la cicatrice
    Da una taverna sbucò là
    Nell'ora in me rivelatrice
    Dell'amorosa falsità

    Tornato in patria finalmente
    Il saggio Ulisse fu riconosciuto
    Dal vecchio cane Teneramente
    La moglie presso un gran tessuto
    Stava ad attenderlo fidente

    Stanco di vincere si rallegrava

     
  • 20 marzo 2006
    I colchici

    Il prato è velenoso ma bello in autunno
    Le mucche pascolandovi
    Lente vi s'avvelenano
    Vi fiorisce colore d'occhiaia e di lillà
    Il colchico I tuoi occhi sono come quel fiore
    Violastri come il livido che li cerchia e l'autunno
    E lenta la mia vita per loro s'avvelena

    Arrivano fracassoni da scuola i ragazzini
    Incasaccati di panno e suonando l'armonica
    Colgono le freddoline che sono come madri
    Figlie delle loro figlie e color delle palpebre
    Che batti come i fiori batte il vento demente

    Il mandriano canta dolcissimamente
    Mentre per sempre il prato mal fiorito da autunno
    Abbandonan muggendo le mucche lentamente

     
  • 20 marzo 2006
    Marizibill

    A Colonia per l'Altavia
    Se n'andava su e giù ogni sera
    Offerta a tutti tutta malìa
    Finché di battere stanca sedeva
    Tardi a una losca birreria

    Sulla paglia si riduceva
    Per un suo pappa di pelo rosa
    Era un ebreo d'aglio sapeva
    Che giunto dritto da Formosa
    Tolta a un casino di Sciangai l'aveva

    Inette a equiparar la sorte
    So di persone d'ogni genere
    Incerte come foglie morte
    Gli occhi tizzoni nella cenere
    Mobili i cuori come le porte

    Di Sakuntala il regale signore
    Allorché languida lei ritrovava
    Mentre occhi pallidi d'attesa e d'amore
    La sua gazzella accarezzava

    A quei felici re ho pensato
    Quando l'amore falso e quella
    Di cui son sempre innamorato
    Le loro perfide ombre urtando
    Così infelice m'hanno lasciato

    L'inferno è fatto di questi rimpianti
    Un cielo d'oblio s'apra ai miei voti
    Per un suo bacio del mondo i regnanti

    Morti sarebbero Tapini famosi
    Offerta avrebbero l'ombra ai mercanti

    Ho svernato nel mio passato
    Ora ritorni il sole di Pasqua
    A riscaldare un cuor più gelato
    Dei Quaranta che a Sebaste
    Meno di me han martirizzato

    Memoria mia mia bella vela
    Abbastanza s'è navigato
    In un'onda a bersi nera
    Abbastanza s'è divagato
    Dalla bell'alba alla triste sera

    Addio falso amore confuso
    Con la donna che s'allontana
    Con quella che ho perduto
    L'anno scorso in Germania
    E mai mai più ho riveduto

    O Via lattea sorella luminosa
    Di Cànaan dei bianchi rivi
    E d'un bianco corpo di sposa
    Ti seguiremo morti nuotatori privi
    Di fiato in altra nebulosa?

    Mi ricordo d'un altr'anno
    Era l'alba d'un giorno d'aprile
    Io cantavo il mio dolce affanno
    Cantavo l'amore con voce virile
    In quel momento d'amore dell'anno

     

     
  • 20 marzo 2006
    La bianca neve

    Gli angeli gli angeli nel ciel
    Uno è vestito da ufficial
    Uno è vestito da cucinier
    E gli altri a cantar

    Bell'ufficiale color del ciel
    Dopo Natale maggio verrà
    E d'un bel sole ti decorerà
    Ti decorerà

    Spenna le oche il cucinier
    Le oche oh che
    Oh che neve cade e perché
    Fra le mie braccia la mia bella non c'è

     
  • 20 marzo 2006
    Notte renana

    M'empie il bicchiere un vino che ha tremori di fiamma
    Udite la canzone lenta d'un battelliere
    Dice di sette donne viste sotto la luna
    Torcersi i capelli verdi e lunghi fino ai piedi

    Alzatevi e in girotondo cantate più forte
    Ch'io più non senta il canto di quel battelliere
    E mettetemi accanto tutte le ragazze bionde
    Col loro sguardo fisso le loro trecce ritorte

    Il Reno s'ubriaca il Reno specchio alle vigne
    Vi cadono a riflettervisi tremando gli ori notturni
    La voce canta sempre da rantolomorirne
    Le fate in verdi chiome che incantano l'estate

    Il bicchiere ha lo schianto d'un romper di risate

     
  • 20 marzo 2006
    Le campane

    Zingaro bello amore mio
    Ci siamo amati storditamente
    Senti che razza di scampanio
    E vuoi non lo sappia la gente

    Ci siamo nascosti assai male
    Con tante campane a tiro
    Dai campanili son state a guardare
    E ora lo spargono in giro

    Domani Cipriano ed Enrico
    Maria Orsola e Caterina
    La fornaia e suo marito
    E poi Geltrude mia cugina

    Sorrideranno quando passerò
    Nascondersi chi più potrà
    Sarai lontano Io piangerò
    Ne morirò Chissà

     
  • 20 marzo 2006
    Corni da caccia

    La nostra storia è nobile e tragica
    Come la maschera d'un tiranno
    Né drammi audaci o ammaliatori
    Né indifferenti minuzie sanno
    Render patetici i nostri amori

    E Thomas de Quincey succhiando
    L'oppio veleno dolce e casto
    La povera Anna andava sognando
    Passiam passiamo ché tutto passa
    Mi volterò all'indietro spesso

    Sono i ricordi corni da caccia
    Il cui bruito muore nel vento

     
  • 20 marzo 2006
    Il ponte Mirabeau

    Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
    E i nostri amori
    Me lo devo ricordare
    La gioia veniva sempre dopo il dolore
    Venga la notte suoni l'ora
    I giorni se ne vanno io rimango

    Le mani nelle mani faccia a faccia restiamo
    Mentre sotto
    Il ponte delle nostre braccia passa
    L'onda stanca degli eterni sguardi
    Venga la notte suoni l'ora
    I giorni se ne vanno io rimango

    L'amore se ne va come quest'acqua corrente
    L'amore se ne va
    Com'è lenta la vita
    E come la Speranza è violenta
    Venga la notte suoni l'ora
    I giorni se ne vanno io rimango

    Passano i giorni e passano le settimane
    Né il tempo passato
    Né gli amori ritornano
    Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
    Venga la notte suoni l'ora
    I giorni se ne vanno io rimango

     

     
  • 20 marzo 2006
    Il gatto

    Io mi auguro di avere in casa mia:
    una donna provvista di prudenza,
    un gatto a passeggio fra i libri,
    e in tutte le stagioni amici
    di cui non posso far senza.

     
  • 20 marzo 2006
    Il pavone

    Quando allarga la coda questo uccello
    bellissimo a vedere
    con le penne che stràscicano a terra,
    sembra ancora più bello
    - ma si scopre il sedere.

     
  • 20 marzo 2006
    Crepuscolo

    Sfiorata dalle ombre dei morti
    Sull'erba dove muore il giorno
    L'arlecchina s'è spogliata
    E specchia il suo corpo nello stagno
    Un ciarlatano crepuscolare
    Vanta i prossimi giri
    Il cielo incolore è costellato
    Di astri pallidi come il latte
    Sul palco il pallido arlecchino
    Saluta subito gli spettatori
    Stregoni venuti di Boemia
    Qualche fata e gli incantatori
    Staccata una stella
    la maneggia con le braccia tese
    Mentre coi piedi un impiccato
    Suona i piatti cadenzando
    La cieca culla un bel bambino
    Passa la cerva con i suoi cerbiatti
    Il nano guarda con un'aria triste
    Ingigantire l'arlecchino trismegisto

     
  • 20 marzo 2006
    L'Addio

    Ho colto questo filo di brughiera
    Ricordati che l'autunno è morto
    Non ci vedremo più sulla terra
    Odore del tempo filo di brughiera
    Ricorda ancora che io ti aspetto.

     
  • 20 marzo 2006
    Ricognizione

    Al limite dell'orizzonte impallidisce
    Una sola crepuscolare betulla
    Dove fugge la misura angolare
    Dal cuore all'anima alla ragione

    L'azzurro galoppo dei ricordi lontani
    Traversa i lillà degli occhi

    E i cannoni dell'indolenza
    I miei sogni sparano verso
    i
    cieli

     
  • 20 marzo 2006
    La ciocca ritrovata

    Lui ritrova nella memoria
    La ciocca di lei castana
    Non par vero ma ti ricordi
    Dei nostri due destini stanchi
    Di boulevard de la Chapelle
    Del bel Montmartre e di Auteuil
    Me lo ricordo mormora lei
    Il giorno che ho passato la tua soglia
    Vi cadde come un autunno
    La ciocca del mio ricordo
    E la sorte di noi che ti stupisce
    Si sposa al giorno che finisce