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Half Birot Scarce

13 giugno 1994, Napoli
Segni particolari: Nada
Mi descrivo così: Nada
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  • 09 settembre 2009
    Il suo angelo

    Come comincia: Il vento li accarezzava bruscamente. La macchina procedeva veloce per una strada di campagna che costeggiava un lago grigio. Il sole dava ai capelli rossi di lei delle sfumature ramate e i suoi occhi erano di un miele dolcissimo. Claudio non l’aveva mai vista così bella come lo era in quel momento. Angela, il suo angelo, era vestita d’una veste bianca di lana che le arrivava al ginocchio e aveva una larga scollatura a V, al collo portava un foulard rosso come le scarpe che si era tolta per il malore che le procuravano ai piedi. Gli sorrideva, non aveva smesso un attimo di sorridergli, quelle belle labbra, rosa e sottili, non si erano mai profanate con una smorfia ma erano sempre rimaste tese e felici. Il suo sorriso, però, non contagiava anche i suoi begli occhi castani, la prima cosa che aveva notato in lei. Erano sempre dolci e comprensivi, ma quanta sofferenza nascondevano in realtà? Si era fatta spesso quella domanda, come si era domandato spesso se quegli occhi d’angelo l’avrebbero mai visto veramente? Avevano mai catturato l’ardente amore che provava per lei sin dal primo giorno in cui l’aveva incontrata? E ora, quasi stentava a credere che quella creatura così bella, fosse seduta proprio accanto a lui e gli stringesse la mano.
    “Tuo marito è fuori città?” le chiese, solo per sentire il suono della sua voce. Il suo sorriso si fece un po’ amaro.
    “Sì, ma torna la settimana prossima, da non mi ricordo dove. Un'altra tappa di lavoro, immagino. Non parliamo di lui, ti prego! Ti piace la macchina?” gli chiese, adocchiando il tachimetro e ridendo.
    “È favolosa!” si limitò a rispondere.
    “Vorrei tanto potertela dare, tu te la godresti sicuramente molto più di me!” Gli accarezzò la barba ormai cresciuta, le piaceva la sensazione che le dava. Quando le faceva il solletico sul collo o quando le graffiava le labbra.
    “Io apprezzo questa macchina solo perché al mio fianco ci sei tu che mi sorridi e mi stringi la mano” le disse, dolce.
    Dio, in momenti come questi ricordava tanto perché lo amava! Claudio era sempre di più una scoperta. Con i capelli scuri scombinati, la barba mai rasata, quegli occhioni azzurri e la fronte forse troppo alta. Claudio era la persona che l'aveva fatta rivivere dopo tanto tempo, quello che l’aveva fatta ridere di una risata sincera in un mondo di sorrisini e battute idiote, quello che l’aveva fatta star male quando si era imposta di non poterlo avere, quello che l’aveva sorpresa quel giorno quando camminavano lungo uno dei ponti che attraversavano il Tevere, quando lei gli aveva detto che non potevano stare insieme, che lei era sposata e lui avrebbe ancora potuto essere felice… senza di lei. Allora lui, arrabbiato, era salito su un muretto e il cuore di lei era andato a mille vedendolo esposto al pericolo. Le aveva urlato contro, come poteva dirgli questo, pensava davvero che sarebbe sopravvissuto senza di lei?
    Le aveva detto che una vita senza di lei era inutile, tanto meglio buttarsi nel fiume come avevano fatto altri mille poveri disgraziati innamorati come lui. Meglio la morte piuttosto che rinunciare. Gli erano salite le lacrime agli occhi, piangeva… per lei.
    Angela non si era mai sentita più felice e più triste allo stesso tempo.
    Proprio come si sentiva in quel momento .
    “Andiamo lontano” gli disse.
    “Dove?”.
    “Non lo so. Semplicemente lontano, via da tutto. Via dal nulla.”
    “Ti adoro quando giochi così con le parole, potresti fare la giornalista sai. E se non ti piacerà, sarà una scusa in più per vederci più spesso.” Ora scherzava.
    “Non prendermi in giro.” Gli aveva dato un buffetto sul capo per ammonirlo.
    “Non ti prendo in giro, potresti sul serio!” Mai possibile che non credesse affatto in se stessa! Che non riuscisse a vedere cos’era quando era con lui. Ma poi pensava al tempo che Angela passava con suo marito e una morsa gli stringeva lo stomaco. Aveva ben immaginato perché Carlo l’avesse sposata, era sempre così allegra e piena di vita! Non diceva mai no a nessuno e poi aveva quegli occhi … ah quegli occhi! O almeno doveva essere stata così, ora semplicemente ricopriva il ruolo di una donna sposata che accondiscendeva a tutto e appariva sempre allegra. Era una pena così grave vederla fingere! Vederla soffocarsi da sola.
    “No, non potrei. Lo sai.” gli rispose, il suo sorriso era scomparso. Era accaduto esattamente quel che pensava. Doveva farla stare allegra.
    “Lo sai che oggi sei bellissima?” Domanda assurda, pensò. Lei era sempre bellissima. E come aveva sperato, le era tornato il sorriso un po’ imbarazzato, però.
    “Vorrei che mio marito non tornasse.”
    “Potresti non tornare tu.” La sentì sospirare pesantemente, ma perché faceva così? Perché non si chiudeva quella boccaccia?!
    “È bello qui, vero?” gli chiese ad un certo punto.
    “È meraviglioso. E pensare che ci siamo capitati per fortuna!”
    “Vero.”
    “Angela?”
    “Si?”
    “Vieni con me.” gli uscì quasi un sussurro.
    “Cosa?”
    “Vieni… stai con me!” la sua voce era quasi un lamento.
    “Non essere sciocco! Sai che non posso!”
    “No, non è vero Angela! Tu dici che non puoi, ma la verità è che non vuoi, la verità è che hai paura!”
    “Tu non capisci…” disse amaramente. Fu come un ceffone, come un secchio d’acqua gelata addosso. 
    “Cosa? No, Angela, io invece credo d’averti capita molto bene! Il problema è tuo marito, no?”
    “Sì, Claudio. Il problema è mio marito e il fatto che non lavoro e che tutto ciò che ho è suo, e il tuo lavoro non basterebbe a tenerci a galla tutti e due: finirei per soffocarti!”
    “Io muoio già adesso a saperti con un altro, okay? È più forte di me!”
    “Potevi dirmelo che era una semplice questione di gelosia!”
    “NO, NON è SOLO QUELLA! Come puoi pensare che sia questo?” Sul volto le attraversò una smorfia di dolore, doveva averlo ferito e proprio lui non se lo meritava.
    “Scusami. Io… sono stata. Scusami.”
    “Non scusarti. Piuttosto, prendi in considerazione la mia proposta: potremo andarcene da Roma.”
    “Non è solo nei quotidiani di Roma che Carlo ha influenze. Ti rovinerei la vita.”
    “Lui me la rovinerebbe, tu potresti solo migliorarla. Dal momento in cui ti ho conosciuta, tu non hai fatto altro che migliorarla!”
    “Ma sarebbe a causa mia” era confusa, lo si vedeva dall’incertezza che le si dipinse sul volto e Claudio ne approfittò.
    “Angela!” si guardarono negli occhi, Angela aveva delle lacrime che le scendevano sul volto, Claudio allungò una mano per asciugargliele.
    “Non piangere, non piangere più. Non darmi questa pena. Stai con me. Stai con me!” le sorrise di nuovo.
    “Con te.” gli rispose, posando il capo sulla sua spalla.
    “Bene” le baciò frettolosamente i morbidi capelli. Per poi tornare a fissare la strada. Gli aveva detto di sì! Non era mai stato così felice in vita sua e poco importava se, appena tornati in città, ci avrebbe ripensato e gli avrebbe detto di no. Ora, gli aveva detto di sì e niente l’aveva mai preparato a una tale felicità.
    Girò la macchina con imprudenza e l’unica cosa che sentì fu la risata della donna che amava, così limpida e spensierata, risuonargli nelle orecchie, poi un gran fracasso e alla fine buio.
    Era ottobre. Erano passati mesi, ormai, e quella risata continuava a tormentarlo. La sentiva ancora, quando si alzava la mattina e quando andava a dormire la sera. La sentiva nei sorsi del caffè. La prima volta che l’aveva sentita era stata la più dolorosa di tutte, mentre calavano la sua bara nella terra fredda che accoglieva il suo corpo ancora caldo. Non l’avrebbe rivista più, non avrebbe più odorato il suo profumo, non avrebbe più giocato con i suoi capelli ricci, non avrebbe più sentito le sue mani calde sul suo corpo che lo stringevano a lei, non avrebbe più visto i suoi splendidi occhi. Glieli aveva chiusi lui.
    Stava guardando il fiume, era lì che si erano detti di amarsi, su quel ponte. Ma avrebbe dovuto darle retta, se le fosse stato lontano ora lei sarebbe stata qui. Senza di lui. Ma viva.
    I suoi occhi si soffermarono su una macchiolina nera che era spuntata nel mattone del muretto. Ne incominciarono a spuntare molte altre, ma lui continuava a fissare quella che gli apparteneva. Piano piano, andò scomparendo e quando la pietra si fece tutta nera non c’era più.
    Come il suo angelo… era andata via.
    E la pioggia continuò a cadere, lavando tutta la vita che aveva intorno…