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Autore

Hermann Hesse

in archivio dal 12 giu 2001

02 luglio 1877, Calw - Germania

09 agosto 1962, Montagnola, Lugano - Svizzera

segni particolari:
Un autodidatta che ha vinto il premio Nobel, nel 1946.

mi descrivo così:
Suona strano un tedesco interessato al misticismo orientale?

17 giugno 2013 alle ore 8:44

Il mio credo

di Hermann Hesse

editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

pagine: 178

prezzo: 4,43 €

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Hermann Hesse, scrittore tedesco, naturalizzato svizzero, premio Nobel 1946, nel suo testo meno famoso dei notissimi Siddharta, Narciso e Boccadoro, Il lupo della steppa, ci lascia una testamento morale di altissima spiritualità, accostandoci alle tematiche che hanno attraversato la sua esistenza, in un  processo di progressivo perfezionamento artistico e umano.
Esistenzialismo, Misticismo, Cristianesimo, Induismo, Buddhismo. Ritroviamo nel testo, in cui si afferma che la biografia di un uomo nulla è di fronte alla potenza della Storia e della Natura. Il che induce a un ridimensionamento dell’Io narciso e a una presa di coscienza della responsabilità e consapevolezza dell’uomo. Non basta combattere consumismo, capitalismo, potere, arroganza, guerra, ma bisogna ristrutturare i valori alla ricerca di un Credo.
Questo è il Credo di Novalis: ”Fare dell’uomo un’opera d’arte”, perché è propria dell’uomo questo possibilità di divenire Altro rispetto ai bassi istinti, che vanno destrutturati attraverso quel processo di Kenosis, di vuotamento dell’Io per pervenire al divino che è nell’uomo.
Hesse infatti crede, secondo il messaggio siddhartiano, che il dio è immanente l’uomo e non  trascendente, e il perfezionamento consapevole è nell’accoglimento responsabile del dio che ci permea, secondo i principi di un Cristianesimo mistico.
Un messaggio oggi fin troppo abusato che trova però in Hesse un antesignano di altissimo spessore artistico ed etico; ai suoi tempi questa ricerca del Sé superiore non era per nulla diffuso: è stato lui ad avvicinare l’Occidente, dilaniato dal paradosso Essere/Divenire, al Misticismo orientale, dove tale paradosso non esiste, perché il Divenire è apparente mentre l’Essere è l’Uno, cioè il Tutto, che poi è il Dio che ci abita.
Solo ritornando all’Uno, come nei testi deI Vedanda orientali, l’uomo può illimitatamente espandersi nel Tutto, sottraendosi al Samsara delle umane incarnazioni e diventando un Buddha o un Botthisava, se intende accompagnare altri umani nello stesso percorso di ristrutturazione dei valori. Il che aiuta, come avviene nell’arte, ad integrare parti maschili e parti femminili che si rispecchiano equilibrate come due facce della stessa medaglia nella danza di Shiva.
Al testo va riconosciuta la capacità dello scrittore, di entrare in problematiche complesse con uno stile lineare, limpido e altamente artistico, perché sublimato dell’Io, lasciando a tutti gli umani una chance di Redenzione.

recensione di Giovanna Albi

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