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in archivio dal 09 ott 2006

Iago Sannino

21 settembre 1968, Roma
Segni particolari: Ho un occhio che vede ed uno che sente. La lingua è nell'orecchio, la mente snobba il cuore che chiede elemosina alla pazzia che avanza. 
Mi descrivo così: Sono un poeta. Spero di rimanere fedele alle mie scritture, in questo mondo di strane promesse e facili teoremi, perdersi è la strada sicura verso la felicità... che io lascio volentieri a chi ne ha bisogno.
Mi trovi anche su:

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  • 15 marzo 2011 alle ore 17:22
    Poiesis

    POIESIS

    Silenzio
    pausa tra le parole

    non esiste punto
    che possa tenere il verso fermo

    l’ispirazione
    è il vizio con cui Dio
    rende l’uomo virtuoso

    il movimento dell’anima fluisce,
    si snoda lungo forme personali
    fa emergere dal foglio
    nomenclature ansiose d’esser lette

    la parola è musica poetica
    quando la muta visceralità
    e il rumore universale
    attuano il coito dialettico

     
  • 15 marzo 2011 alle ore 17:16
    Libertà

    Se vedete un uomo libero
    dormire
    svegliatelo,
    forse sogna
    una prigione.

     
  • 09 ottobre 2006
    Similitudine

    Un capriccio esce

    dallo sbadiglio del giorno

    e sveglia la mia noia.

     

    La sua sorpresa capisce

    lo scopo del mio vigore.

     

    Onorando l’intesa che ci

    vuole affini disperdiamo

    ogni ovvia ragione.

     

    Concentrando su noi,

    conformi pretese d’estraneità.

     
  • 09 ottobre 2006
    Un maniero

    Un giullare esce dalla Tenda


    della Veggenza, corre verso


    il castello del paganesimo.


    Vede dal basso il cielo mutare


    colore e due aquile incontrarsi


    sull’ombelico del mondo.


    Al centro della piazza di fieno,


    tutti accorrono.


    Il sovrano resta rilegato


    nella stanza dorata,


    con Apollo e Dioniso


    a sorvegliare l’entrata.


    Il rumore prende posto...


    ed ascolta l'ansimante messaggio


     


    “ Dite al re che sono crollate le corti sfarzose.


    Dio non è più tra noi.


    Non ha più palme sacre né sorgenti benedette.


    Il domani assumerà un nuovo significato.


    Non avremo più case pesanti,


    saremo leggeri e sospesi,


    in balia di qualcosa che non ha forma.


    Immersi in un’ambigua condizione di facilità…


    perderemo la misura del concreto.


    Di più non posso dirvi perché presto evaporerò”.

     
  • 09 ottobre 2006
    Una tenda

    Indiscutibile compromesso,


    è l’amore effimero. Cupido,


    ha di nuovo ferito l’aria


    con il dardo dell’infatuazione,


    per suggellare sbiadite unioni.


    Celebrate sul viso di un


    pubblico assente, screpolato


    dal lusso dei soliti costumi.


    Giuramenti senza onore


    di fronte alla foto di Dio.


    In altri lidi, giù alla tendopoli;


    in mezzo a cesti di pane


    avanzati, due giovani si


    promettono amore eterno.


    Tra pochi presenti intimamente


    collegati dalla semplicità.


    Una piccola stufa si danna


    l’anima per alimentare quei


    caldi sorrisi; ed una curiosa


    lingua di fiamma si storce a


    dismisura pur di vedere meglio.


     


    Una madre soffoca la commozione


    con un panno sporco di speranza.


    Indissolubile unione, è l’amore vero.


    Altro non chiedono che di esistere


    ancora. S’appoggeranno alle


    loro comuni intenzioni, all’oscuro


    da illuminanti progetti di edificabilità.


    Piangono felicitate emozioni.


    Respiro l’aroma della genuinità…


    novità penetrante per un naso


    complice. Quella tenda per me


    è il mondo, quella gente è per


    me un esempio. Cupido non ha


    lanciato nessun dardo per loro.


    È Madre Terra che li ha uniti,


    anche Lei vuole esistere ancora.


    Riceverà pioggia pura d’amore eterno,


    da due nuvole pie dallo splendore


    immenso. Si amano davvero


    - cos’altro aggiungere -.

     
  • 09 ottobre 2006
    Una corruzione

    Uno spazientito pezzo di carne,


    s’appresta a rigenerare


    le sconsiderate fattezze


    di un tessuto morto.


    Il destino invidioso lo blocca,


    gli chiede il pizzo.


    La carne lo guarda,


    con odio viscerale.


    Butta giù qualche lacrima,


    e abortisce… lasciandolo


    a mani vuote.

     
  • 09 ottobre 2006
    Una pazzia

    Un tale ha due cani,

    verso sera prepara loro da mangiare.

    Una ciotola è riempita a dismisura;

    l’altra neanche arriva a metà.

    Vicino alla prima,

    si avvicina un cane robusto e sano.

    In prossimità dell’altra,

    si fa avanti un cagnetto striminzito,

    che a fatica riesce a mangiare.

    La moglie di quel tale,

    avanza in direzione della scena

    e rivolgendosi al marito dice:

    - Amore mio, che bello…

    presto avrò la mia pelliccia -

     
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  • 18 ottobre 2006
    Il giovane

    Come comincia: Le attitudini non rivelate di ognuno portano sovente alla castrazione. Mi decido, ancorato ai dubbi che incoronano la mia ragione a seguire le mie; etichettate dal comune senso civico come difetti. Mi conducono tra anfratti proibiti, zeppi di figure mascherate che si accoppiano come scimmie ben addestrate. Mi trasportano su rivoli d’assenzio, condivisi da bagnanti auto compiacenti privi di buona speranza. È con loro che consumo il mio sballo.  Fantasmi di fumo modellati da sbuffi compiaciuti. Una donna conosciuta tempi addietro, vuole la mia compagnia. Si lascia andare sulle mie ginocchia, mi getta le braccia al collo. L’avvicino, ci baciamo. Prende la mia mano e la fa scivolare su tutto il suo corpo, come se fosse una spugna da bagno.  Continuiamo a strofinarci, simili a serpenti in amplesso. Non mi sento bene, quest’aria mal condivisa rende il mio fiato corto, eppure non riesco a sottrarmi ad essa. Chiedo tregua alla mia vogliosa amica e decido, così, di spostarmi vicino alla finestra che da sulla strada, per trovare un po’ di refrigerio. Trovo piacevole osservare la sfilata di gente comune intenta a spettegolare sul futuro, disinteressandosi del semplice presente che hanno il privilegio di vivere. Sposto lo sguardo poco oltre la piazza e noto, seduto sul marciapiede, un giovane mal vestito intento a scrivere qualcosa su un foglio. Potrebbe avere vent’anni. È chino sulle sue ginocchia, ed i lunghi capelli gli scendono quasi a sfiorare il naso. Il movimento frenetico del braccio scrivente li fa tentennare, come fa la sottile brezza pomeridiana con i manti erbosi dei campi primaverili. Si blocca, fissa le sue scarpe sciattate, poi riprende a scrivere. I passanti neanche lo notano, o fanno finta. Sono trascorsi una ventina di minuti. Adesso si alza. Si guarda intorno con aria assente, come se stesse decidendo su quale direzione procedere. Sicuramente non ne ha una, ma è poi così dannatamente importante avere una meta? Rilegge velocemente il tutto ed abbozzando un ambiguo sorriso, getta il foglio per terra. Destato dalla curiosità, esco fuori dal locale e con una certa fretta raccolgo quel foglio ed inizio a leggere: “Ero, sono e sarò un poeta. Nessuno mi ha insegnato come scrivere e non ho ancora trovato il perché di tanta mia frenesia. I nostri professori di oggi, i detentori della sapienza, sono troppo infangati dalla morale e non vedrebbero un talento neanche se si nascondesse nelle loro mutande. Trattano i grandi della letteratura come mezzi busti da incollare sull’album dei ricordi degli istituti che controllano. Ammiccando ora all’una, ora all’altra corrente politica. Come possono trasmettere la passione di un ideale poetico, se loro per primi hanno paura di emozionarsi? Come possono assecondare la predisposizione di un ragazzo alla creatività, se si preoccupano di accudire i viziati primogeniti di ricchi industriali, incapaci di capire la differenza tra poesia e prosa? Scuola e famiglia, strumenti aberranti nelle mani di ortodossi lobotomizzatori. Sei un drogato, un alcolizzato e chissà cos’altro. Questo mi dite? Non faccio del male a nessuno e così rispetto uno dei comandamenti. Altero i miei sensi per evadere da una realtà che rifiuto? Stronzate, vi rispondo. Amo questa realtà che voi tanto deformate. Conoscete voi la magicità che offre un’alba o un tramonto? Sono beni comuni, ma sembra che esistano solo per me. Sapete prevedere, dalla semplice disposizione delle nuvole, se domani sarà bel tempo? Vi siete mai chiesti perché il barbone della piazza si è dato fuoco, l’altro giorno? Di quale realtà state parlando? Io non voglio evadere da essa, ma cerco tramite lei di invadere me stesso per sfamare la mia curiosità. Percepire non è comprendere appieno, ma solo sfiorare il concetto del mistero che è dentro ognuno. Non esiste scopo più difficile ed appagante dello scoprire la sorgente della personalità. Io non ho paura. La passione che ho dentro, basterebbe a scuotere tre generazioni dei vostri soldati di piombo. Continuerò a decretare guerra a me stesso, con ogni mezzo. L’armistizio lo firmerò a cose fatte. Lasciatemelo fare.” A lettura finita, rimango interdetto. Alzo lo sguardo, in lontananza mi sembra di vedere la sua ombra trascurata, dondolare tra rumori e scampoli di altri vissuti. Che Dio ti benedica, giovane poeta. Mi piacerebbe saperti per sempre vivo. Torno dentro… c’è un’amica che mi aspetta.

     
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