username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Iole Troccoli

in archivio dal 18 ott 2006

Firenze

10 novembre 2006

Alle finestre vuote

Oggi siamo insonni,

i festeggiati al muro controtempo

come un abuso o un solo odore di vecchia mercanzia


stonati


al radunarsi frettoloso di quei suoni

che il nostro mare ha già perduto, disattento,


le consonanti piccole e marroni

gettate via a traboccare il fondo della fretta

quando è di morte il sole e non acceca.


La comunione, era, la linea rossa sui palmi aperti

pronti agli spergiuri

e noi l’abbiamo frantumata

sull’ostia resa in salve al bando di un altare scorticato


e già la pelle si fa viva, viva

e ci confonde e brucia il tarlo dentro i falò nascosti

freddati da una luna oltre le ascensioni.


Ti ho dato un ramo,

aveva il sangue nostro sulle punte, lo ricordi?

E tu mi mescolavi una passione ignota tra le gambe buie

mentre cadeva il nylon morso dall’animale in vetro

resuscitato sul brivido d’agosto


e il perdono misurava i passi sulla porcellana,

i denti radi e bianchi da succhiare

lampi di grotta sulla cenere smurata via dall’acqua

in due battute


tra Sanlorenzo e il mare


notte di carta gialla e stelle triturate

dall’ossessione di un solo corpo bianco

e una catena in croce senza offerte


e io che ritornavo, sempre,

al fischio rovinoso di quel treno.


Ci siamo mossi verso la montagna

quando era tempo di grattarsi il sale sopra vie di sabbia

perdute a noi come la scocca di un delirio senza nome

e abbiamo generato

senza la protezione degli abissi

nudi e crepati al sole, assenti

di quella goccia che ci muovesse statue

sulla prua,

serpenti soli di un inganno che mi resta.


Ad ancorarci notte alle finestre vuote

e una pena

per l’acqua che Ti ho amato.


 

06/05/2006

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento