username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Iole Troccoli

in archivio dal 18 ott 2006

Firenze

20 ottobre 2006

In fiore

Non mettere le mani nell’acqua
che poi ti piove addosso, bambina, tutto il tremore d’inverno
e d’ogni lampada il fumo, a scoprirci, con le sue dita curiose.

Forse non c’ero quando chiamavi la luna
ma dietro le spalle viveva una tenda spaccata
di tulle e una valvola buona per l’aria
che entrava, a rinfrescarci la pelle stupita d’insonnia.

Hai visto, dentro quest’occhio è la furia,
quercia di ferro sui palmi a ingigantirti le ombre

ma scende - e di una palpebra d’oro - lambisce
l’altro mio azzurro di bene,
scia di mare che annega anche le lacrime secche
quelle tra il letto e le sponde
volate deserte di terre che ti ho calzato d’oriente
con il pudore di nenie assolate.

Ascolta. Io canto il gallo che muore non per mia colpa,
canto la peste che tocca le vesti e si adagia
come una spada sovrana sul ventre che non ti ho visto
ma prego

e ho conservato le forbici e un rosa d’amore pastello
dentro il cassetto invecchiato.

Lo sai che non è tardi, bambina, per regalarci un avvento,
per coricarci al castello anche se neve sui bordi
ci restituisce corone di ghiaccio e un avanzo di sabbia ramata
irrespirabile agli anni.

Io navigavo la notte ma tu bocca a cuore dormivi,
tu che mi origli e rallenti le spire di tutti i nostri serpenti
nascosti, regalata ai tuoi sogni migliori

ma adesso, su questa steppa d’estate,
sul mio cammello e i capelli d’arancio di seta e di dune

io ti rinnovo l’amore alle mani e un profumo
come distesa al suo unico fiore,
spiraglio blu  che ti bacia e mi assolve

di luce

sul gelsomino che muove
bianco tra tutte le rose.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento