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Autore

Iole Troccoli

in archivio dal 18 ott 2006

Firenze

20 novembre 2006

Sognoghiaccio marino

A cosa serve la mia sete?

Cantala – mi dici – col fare impolverato delle tue spalle
chine sulla sera.

Gli occhi raccontano più di ogni novella
sminuzzata al passo sotterraneo di tesori,
mentre mi cade addosso la rovina
di qualche stella insonne
sotto il segnale grigio di una luna offesa
al mio apparire.

Siamo di nuvole – ripeti – siamo lavoro ingrato
di mandibole bruciate. Saliamo e poi scendiamo
alle radure, non visti, immani, da naufragare in carta
sotto la luce nera dei tombini.

E siamo foglie – aggiungi – distratto dal cuneo dritto
introflesso in una sabbia che non tiene.

Così, l’oro resuscita in bagliore
e le caverne accolgono in discesa
tutte le rive delle mie acque silenziose

mentre la sete ha sfondi obliqui:
la secca smisurata dei divieti.

Allora a questo induce la mia sete povera di stoffe,
la bocca muta che s’increspa a notte sul logorio di consunzione
delle piene.
A darmi sale intirizzito sulle labbra,
a coniugarmi la posa di un dolore.

Inevitabile, un’immagine di nave stagliata a fondo
di bicchiere
che rompe il pack della calura
di tutti i miei respiri corti in afferenza

e oltrepassa la linea storta di un prato di confine.

Verde si adagia, e lenta poi, al filo d’acqua esasperato
dall’attesa.

E riempie la mia bocca muta, finalmente,
del ghiaccio immaginato nelle stive.

 

17/11/2006

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