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Autore

Iole Troccoli

in archivio dal 18 ott 2006

Firenze

04 dicembre 2006

Sussurro di un albero prima di dormire

Sussurro di un albero prima di dormire


Non so se dirti che l’albero è contuso,

a male foglie parla, irto di ogni vento

e sull’inverno aspetta

lame bianche e inganno come voci.


Di te ricordo ancora il mare

a sorsi dentro gli occhi, quegli occhi così neri,

e il disincanto premuto sulla pelle

perché non c’era angolo di strada battuto

dall’acqua di fontana

che non mi fosse gelo al viso, sonorità di tacchi

di un ritorno.


Eppure era l’incanto premuto sulla via,

il dondolare esausto di un’onda di parole

come perdute da un viaggiatore antico


e ciò che eri mascherava l’insidia di quel treno,

l’arrotolarsi della schiuma al finestrino.


Adesso, non ho che rami pronti a generare un fuoco

e le radici morbide di un vano caldo,

perché è l’inverno

disabitato a me che muto fiato ai vetri

e mi rannicchio

indecorosa nella memoria di un avvento.


Lo sai, la stanza è rassettata vuota senza il crepitio

delle parole belle che versavi.


Ad ogni notte, un’acqua già posata mi leva il suo candore sparso

come, sul davanzale, lo sguardo bianco di una luna

di spigoli notturni e carta

da strappare.


Ma l’albero mi canta ancora,

e le sue vene e le tue mani brune da adorare,

sul margine di neve azzurra

della sera.

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