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in archivio dal 17 feb 2009

Irene Tripodi

12 novembre 1984, Milano
Mi descrivo così: "Tutte le nostre parole non sono che briciole cadute dal banchetto dello spirito" Kahlil Gibran
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  • 15 gennaio 2013 alle ore 18:43
    Mareggiata

    Come il mare,
    mio amante sfinito,
    mi restituisci tenerezza con le tue carezze
    come piccole onde dopo il tumulto di una mareggiata.
    Sei manto di sale infinito e mi copri.
    E io sono riva e conchiglia per le tue mani.

     
  • 04 novembre 2010
    Prospettive

    Se ne stava lì, con le mani arrotolate l'una dentro  l'altra come se, a scioglierle, potessero scapparle via i pensieri.

     

    E invece restavano addossati l'uno all'altro, i pensieri, dentro un silenzio di vetro, fitti fitti.

     

    Ne sarebbe bastato uno in più- uno- e: CRASH! Saremmo esplosi entrambi graffiando quel che restava dell'anima.

     


    E non sarebbero bastate le mani a raccoglierne i cocci, nè dei pensieri nè dell'anima.

     

    E' una di quelle cose, l'anima, che quando esplode non la puoi ricomporre, come il mercurio dentro il termometro : diventi matto ma non puoi riassemblarla. Cambia allosteria e l'unica cosa che puoi fare è imparare a Ri- conoscerla.

     

    Ri- conoscerla. Nient'altro.

     
  • 17 settembre 2010
    Agosto

    La mente si fa candida, bianca come la sabbia.


    I pensieri rarefatti, sottili, sfuggenti, guizzano da un angolo remoto della memoria.


    Provo ad afferrarli ma scivolano via, non si fanno catturare: come l'acqua, come il vento, come il silenzio che non si può fotografare, non si lascia immobilizzare in un attimo, in una parola, in un suono.


    Torna. E torna come torna il vento ad increspare la superficie del mare.


    Se mi immergo ritrovo almeno il suo odore, se mi immergo ritrovo almeno la pelle, la mia, ritrovo le mani, le sue,


    se mi immergo mi inonda, se mi immergo mi copre, mi beve, mi succhia il respiro, mi asciuga le labbra del fiato che soffia parole mai dette


    ma solo sentite, sparate a bruciare la pelle.


    Annego, ma è fuoco. Annego e lo voglio, lo sento.


    Ti sento vicino, sei dentro.


    Sei sangue che bussa, sei vita che torna.


    Rivuoi la tua parte di me.


     

     
  • 14 giugno 2010
    Cicli inconclusi.

    Lui Torna.
    Ripropone gesti, sussulti, apnee, ipossie.
    Il suo eco sale da un abisso. Il mio.
    Non si spegne, non finisce, non tace.
    Voragine di non senso,
    mi vuoi , mi attiri, mi cerchi.
    Vuoi dissanguare quest'anima, strapparmi la pelle, rubarmi il respiro.
    Derelitta aspetto.
    Agonia di fiato.

     
  • 23 febbraio 2009
    Suoni liquidi

    Pelle e ancora pelle

    Pelle che non avevi mai sentito così

    Quando le sfere cristalline della notte si sciolgono in rugiada
     nel mio letto rimane un bozzolo vuoto
    e la farfalla è volata via.

    Ne accarezzo i resti e ogni reliquia racconta
     una parola, un suono, un sospiro, un sussulto

    Ci vuole qualcosa che mi riporti furiosamente alla realtà.

    Voglio perdere

     
  • 17 febbraio 2009
    Assenza

    Lontana sei... in questi attimi di asfissia,
    lontana dove i miei occhi non riescono a immaginarti.

    Sei l'angelo più bello,
    sei vivo come il sole
    e il tuo nome,
    sussurato alle porte dell'anima,
    brucia come lui.

    Dolcissima stella stillante di miele e rugiada,
    bella come la poesia,
    grande come il dolore,
    muta come un sogno,
    lontana come Dio.

    Piccola, leggera come la carezza di un'onda,
    tremenda come il mare in tempesta,
    assurda come la tua assenza.

    Il tuo nome, indelebile, rimane scolpito
    in fondo agli occhi.

    Il tuo nome, per sempre muro invalicabile,
    confine, mio limite.

    Il tuo nome... un canto.
    Il tuo nome... ecco un pianto.

     
  • 17 febbraio 2009
    Anima muta

    Anima muta,
    silenzio pregiato,
    senza suono perisci.

    Anima muta,
    candore stuprato,
    senza colpa marcisci.

    Senza mani appassisci.

    Pellegrina senza dove.

    Anima muta, tu muori.
    Non chiedi. Silente scivoli.

    Ti sento alito antico.
    Vieni dal mare.

    Anima muta,
    perchè non parli? Perchè non chiedi?

    Annulla il passato o riscoprilo.
    Annientami, stordiscimi, uccidimi.

    Raccontami e conta ogni ferita.
    Raccontami come una vita senza un ricordo
    che non strazi il cuore possa essere vita.

    Spiegami come si muore e dimmi
    se farà male.

     
  • 17 febbraio 2009
    Salmo

    Scorre il tempo di quest'attesa,
    scorre e si duplica

    Un tempio dimenticato.
    L'odore e l'ombra del fumo dei ceri sui muri
    accesi di fronte a un altare muto
    per pregare la solitudine

    Il passato non ha parole che io conosco
    I ricordi
    -clandestini-
    si sono sedimentati
    nel cuore sotto forma di musica

    Quel corpo che si muove nello spazio
    e a volte ne urta le pareti
    è il mio
    Di quegli urti ne riconosco i lividi

    Non è certo pace

    Un nome
    cornice di quei giorni immediati e irrisolti
    schizzo subito rinnegato sulla tela di un pittore inesperto

    Una tela bianca. Una mano che prega. Un anima stanca.
    Un dolore si apre
    e una ferita diventa finestra sul mare

    Libera dalla prigionia dei rimpianti
    da lì mi sporgo a sorseggiarne il profumo.

     
  • 17 febbraio 2009
    Lontano

    Ore triste e vuote per me
    Tutto intorno sembra sparire…
    Scrivo per afferrare il profumo di questo mio tempo
    Nostalgia sconsolata che
     mi scivola addosso…
    onda che dal mare si scioglie
    in spuma bianchissima e
    va a morire sulla spiaggia
    fluttuare vorrei,
    nel respiro del tempo e non esistere più…
    diventare impalpabile,come mille cristalli
    di salsedine che il vento ruba al mare…
    in questa solitudine deserta,
    più niente ha senso,
    se non il tuo sorriso lontano…
    perpetuo e muto smarrimento
    che mi scava dentro…
    mi sommerge, mi strugge
    questo silenzio senza fine.

     
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  • 17 marzo 2009
    Candide idee

    Come comincia: Quando Mel aprì gli occhi la parete bianca l’accecò per un istante azzerando i pensieri.
    Un’idea squarciò quel silenzio cromatico: questa volta ce l’avrebbe fatta.
    Da giorni non andava più a dormire sola.
    Una strana amarezza l’accompagnava per tutto il giorno e la sera la ritrovava intatta dentro il letto , nascosta tra le lenzuola, infida come un agguato, le stringeva la gola, strozzava le speranze e i desideri.
    Aveva provato a ingannarla e a portarsi un sorriso a letto ma non funzionava.
    Posticipò l’ora della dormita, pensando che forse si sarebbe addormentata stanca di aspettare, ma lei resisteva come se nulla fosse.
    L’amarezza non ha mai sonno.
    Allora provò con gli uomini, ma non funzionava neanche così.
    Quella vecchia balorda aspettava che gli amplessi si consumassero, assisteva ai gemiti e alle finte carezze e stava a guardare quei giochi di ruolo con disincanto e una smorfia di disappunto
    E poi si metteva al suo fianco e le scaldava il sonno di un gelo putrescente.
    Ma non si assopiva, vegliava sul sonno contorto di Mel popolato di paure e catastrofi incombenti.
    Non la lasciava mai.
    Mel era stufa.
    Quella mattina la trovò distratta, intenta a escogitare un modo per dissimulare la tristezza e rendere ancora più feroce l’assalto della sera.
    Ma Mel ebbe un idea.
    In realtà stava scritta da giorni su quella parete bianca che si ritrovava di fronte appena apriva gli occhi ogni mattina o forse veniva proiettata lì direttamente dai suoi occhi.
    L’afferrò prima che lei se ne accorgesse e silenziosa lasciò il letto.
    Aveva deciso di ingannarla, di sottrarsi alla sua prigionia e doveva approfittare di quel momento, non poteva lasciarsi sfuggire quei rari preziosi attimi di distrazione.
    Questa volta ce l’avrebbe fatta.
    L’aria fredda entrò dalla finestra, le attraversò la pelle attraverso il cotone leggero del pigiama e coprì il suo corpo di brividi.
    Fu un po’ difficile salire sul davanzale, ma quando sei in fuga non fai certo caso all’eleganza dei gesti.
    Il tonfo non fu neanche molto rumoroso.
    Fu un vociare chiassoso per almeno due ore: autoambulanze , carabinieri, lo stupore dei passanti
    Lei rimase a guardare tutto dalla finestra, con la solita aria stizzita.
    Ma era già pronta a cercare qualcun altro da perseguitare.