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Poesie di Italo Zingoni

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  • 22 gennaio 2014 alle ore 16:28
    Il tempo si sfila.

     
    Si sfila il tempo nel vuoto dei giorni
    nel covo del ragno che aspetta la preda
    nei ritorni e nelle partenze
    nelle insidie delle illusioni perdute
    nelle sentenze scritte sui muri
     
    sono duri a morire i piccoli gesti
    le carezze non fatte per qualche timore
    le dita incrociate ad invocare silenzio
    l’amore troppo spesso ferito
    nel poco che resta delle cose non date.
     
    E ancora un giorno scompare
    nel rosso di un tramonto perfetto
    e scorre come sabbia nella clessidra
    quel senso di nulla che adesso mi assale.
     
    Ho appena vissuto e il resto non conta
    la notte si staglia in un brivido acceso
    divide il suo pane con un vecchio ubriaco
    e lascia in sospeso ogni vera risposta
     
    ho appena vissuto e il tempo di sfila
    mi sfiora un pensiero che non si cancella
    in sosta sotto una luna bastarda
    osservo la mia solitudine ed è sempre più bella.
     
     
     
    Italo Zingoni – L’ ANNO CHE VERRA’ – 9.1.2014 – © t.d.r.
     

  • 22 gennaio 2014 alle ore 16:26
    Ho assunto la tua forma.

     
    In un cerchio di abitudini perfette
    chiuso dalla quotidianità che spesso uccide
    ho invece assunto la tua forma
    e mi conformo ai tuoi fianchi e al tuo profilo
     
    dove tu ti fai concava io sono convesso
    e nei tuoi spazi colmi riempio i miei silenzi
    divento labbra per sfiorarti labbra
    e filo a ricucire ogni tua piccola ferita
     
    e mi faccio vita per le tue paure della morte
    fiore quando hai desiderio di profumo
    frutto per la tua fame e acqua per la tua sete
    divento rete per le tue cadute accidentali
     
    metto ali alle mie fantasie se ti senti triste
    e quando piangi sono vaso per le tue lacrime
    specchio fragile in cui ti vedi bella come sei
    e films, libri e perfino le tue riviste preferite.
     
    Ho assunto la tua forma come amore vuole
    per questo amore che di te mi avvolge
    e mi sei perfino un verso, una poesia vera
    una canzone il cui ricordo mi travolge…
     
     
    Italo Zingoni – 2013- SILLOGE EDITA -
    I CONTI NON TORNAMO MAI -  t.d.r. ©

  • 28 maggio 2013 alle ore 17:45
    Del dolore non necessario.

    Non è necessario il dolore
    e si elimina con l’oppio o la morfina
    lasciando alla mente solo il buio
    di un incubo che di nuovo ti ferisce.

    -Sono entrate dalla finestra le cattive streghe
    e hanno gridato in nome della morte
    dure condanne alle pene nel fuoco dell’inferno
    e poi volavano animali strani nella stanza-

    Lasciami andare oltre ogni mia assenza
    nella quiete di un bosco con le foglie verdi
    nei silenzi di un silenzioso stallo del vento
    in un momento che mi accarezzano le stelle.

    Non è necessario il dolore
    e in esso non deve perdersi il pensiero
    quando ogni percorso è ormai concluso
    e altro non resta che -muta- un’ illusione

    Lasciami almeno una flebile speranza
    che il tempo mi conceda un ultimo sorriso
    e il cielo l’ultima luna e del mattino
    il primo sole a frangersi nei vetri della casa.

    Sospendi questa mio vagare nella notte
    questa immutabile non esistenza
    che mi trascina in un profondo niente
    e ritarda soltanto l’ultima mia partenza.

    Riscrivi le mie sensazioni sul diario
    per chi ancora crede fermamente
    che si elimina con l’oppio o la morfina
    il dolore non necessario.

    Italo Zingoni – Nuove Poesie – 2013 – Inedito –
    ©Tutti i diritti riservati

  • 28 febbraio 2009
    Ora

    Riprendere un’isola di tempo
    lo spazio che ci divide, l’ingorgo dei pensieri
    eterogeneo e muto come un desiderio
    che ancora s’appresta a calpestare ombre
    che il sole ci nega al culmine del giorno,

     

    se vogliamo vivere di ogni sensazione
    l’attimo che trascende e svola all’orizzonte
    il dissentire assoluto della macerazione
    il mito che striscia come serpe a riempire il vuoto,
    la sola ragione che ci resta è appesa a un filo
    che invisibile assapora del nulla il gusto acerbo
    e nel vuoto-pieno ci conduce.

     

    Esiste solo il verbo
    ora, a rammendare strappi che illudono il destino
    del non esistere che invisibile li scuce.

  • 26 febbraio 2009
    Sensazioni d'amore perduto

    In sensazioni disperse,
    acufeni alla memoria ignoti
    presenti al compiersi del giorno,
    cade, nelle crepe dei muri e sui sentieri
    pieni di cocci a rotolare inerti,
    una pioggia che colma le distanze…

     

    vivi in me come un’ombra appesa
    ad ogni attimo di tempo che s’impiglia
    inesorabile al resto dei pensieri
    e non cedi, muta parola ormai sospesa…

     

    cenestopatia che ancora incide
    e mi svuota come il mare una conchiglia…

  • 26 febbraio 2009
    Il cammino verso il sole...

    Una strana contingenza smuove nubi
    di pioggia disattesa in fili di penombre
    al riavvio del giorno scarno di promesse.

     

    Eppure vive d’acqua questo corpo
    annullato in dubbi e resistenze vane
    agli attimi che sfugge il buio a diradare
    anche l’ultimo respiro di ogni senso,

     

    accumulo il dolore e non il resto
    e vivo morendo ad adombrare sogni
    di chi chiama vita il mio tormento.

     

    - Questo - il solo che può dare ancora
    senso all'immaginario collettivo
    che mi vieta il cammino verso il sole…

  • 19 gennaio 2009
    Stand-by

    Districarsi in un silenzio acerbo
    nel non-senso opposto a limiti irreali
    luci rosse a milioni polveri bianche
    numeri sfiniti nell’ozono corroso
    acerbi sorrisi senza convinzione,
    forse.

     

    Nel nulla che ci divide abbiamo perso
    la strada del ritorno e reclutiamo sogni
    ancora disillusi da un possibile futuro
    a spengere il tempo che rimane,
    forse.

     

    In stand-by già ne consumiamo troppo…

  • Non chiedermi dove va
    l’uomo che cammina in solitudine
    tra larve di pensieri appese
    ai fili tentennanti di destini
    trafitti da una luce che li assolve
    in assenze indefinibili.

     

    Compagno alla deriva stringo
    le mie mani all’attimo, scandisco
    il limite che delinea la condanna
    di doppi sensi e appartenenze…
    vivo - il resto cosa importa -
    per cercare una risposta, scrivo.

     

    Faccio uso di ragione e non m’inganna
    l’avere che dissolve il nulla
    il misurarsi con il vuoto che mi attende
    oltre il limite che indica la fine,

     

    ma non so spiegarmi – né spiegarti, vedi -
    dove va l’ uomo che si perde
    nella nebbia e invidia l’ombra
    che la notte gli nega fino all’alba…

  • 12 gennaio 2009
    Calma apparente

    In questa calma apparente
    es-trema la voce ritrova un senso
    al non vivere che strazia le memorie

     

    non ci è dato sapere - la conoscenza è un niente -
    in quali storie sarà la nostra posizione
    né in quale cielo, all’occorrenza,
    troveremo uno spazio ancora vuoto
    per le nostre parole che misuriamo a gocce.

     

    Una foglia un semplice relitto un filo d’erba
    sorreggono spesso verità precluse
    a chi – in apparente stasi – nega  il dubbio
    e spera.

     

    Nella sera che volge alla deriva, in secca,
    siamo ancora soli a decidere l’evento
    che domani sarà di nuovo all’alba, sereno,
    a nascere un nuovo turbamento  - Amore
    che scinde del silenzio il vuoto e il pieno.



    14 dicembre 2008