username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 19 apr 2006

Ivan Iurato

04 maggio 1976, Comiso (RG)
Segni particolari: La passione per la cucina mi ha condotto fino agli studi televisivi di Masterchef Italia.
Mi descrivo così: Ho due grandi passioni: la poesia e la cucina.
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
  • 25 gennaio 2013 alle ore 16:07
    Sapori d'amore

    Forse...
    sei profumata di pioggia e terra,
    nuda la tua pelle vorrei arare
    coltivandola di primizie e fragole
    che alleverei ansioso
    con paziente cupidigia
    assaporandole poi un giorno
    sulla mia gola;
    decantandone presto
    gl'inebrianti aromi
    sulla morbida superfice
    della mia pelle,
    che s'irradierebbe di favole,
    traboccando fertile
    di brividi ad ogni tuo
    etereo tocco
    di bontà.

     
  • 23 aprile 2007
    A Paolo

    Ricordi?
    L’ombra del grande faro bianco sulla piazza
    proteggeva dal sole
    i nostri ghiaccioli alla fragola
    mentre  leggero viaggiavi su  ali d’acciao
    che t’avrebbero rapito e
    trascinato  veloci
    verso i tuoi sogni lontani.
    No, non rispondere
    adesso,
    non voltarti,
    non osservare questo mostro d’impotenza
    in cui ci hai gelati.
    è il perché che ci sfugge
    un perché che forse non esiste,
    la risposta è nell’attesa che
    di certo non ricuce
    né il dolore né la rabbia;
    è il non saperti accanto
    o anche solo lontano,
    su altre lenzuola azzurre
    su altre ali senza nome.
    Dove riposi adesso?
    Su quale cuscino
    poggi la tua testa?
    Verso l’alto?
    Dov'e’?
    Questo incantevole sogno che  t’ha accolto?
    Forse, ti chiudi nei confini del cielo
    su coperte di stelle e diamanti;
    e ci sussurri di nascosto
    la vita che vibra ancora intorno
    a queste ore tremule ed inquiete.
    Ed il cuore dilaga… mentre una fitta
    divampa là,
    su questa ferita rossa d’amore
    dove giaci tu
    per sempre
    tu.

     
  • 04 dicembre 2006
    Ossessioni

    Riempio i tuoi fiati
    di centimetri rubati
    al vento

    sussurri dimenticati
    al suono
    fecondo
    d'anime e sputi

    inefficace la pelle mia bollente,
    frescura non trova,
    tra il pianto incantato
    solo il claudicante
    gemito di quei sospiri
    uniti al cielo
    da quell'urlo
    nero

    coro fosco,
    mai appianato,
    sontuoso spumeggiare
    d'infallibili paure

    che con caparbia
    lucidita' spogliano
    l'epidermine incollata
    da sottili lacrime di sudore

    mentre lacerante
    la tua lama
    dirama il suo verdetto,
    implorato anatema,
    suggestione finale
    d'emblematiche
    ossessioni.

     
  • 04 dicembre 2006
    Sei

    Ti ho visto suonare vibrazioni sul il mio torace.
    ricamarne il suono di
    poesia e brace.
    Ho visto danzare le tue mani sulla mia pelle
    Appiattirne i dossi,
    sognarne le stelle.
    M’insegni la vita,
    Svuotandola di segni,
    le mie vanitose vampe,
    gli stranimenti.

    Sei una lacrima lucida
    aggrappata ad un sorriso,
    Ancorata all'essenza
    che lentamente s'asciuga
    impavida, perfetta,
    assente.

    Sei un arcobaleno che dipana le mie radure,
    tenere le tue aurore,
    luccicano strazianti d'oleandro e miele,
    colorando i miei capricci,
    le ragioni mai provate,
    mai corrotte, mai troppo amate.

    Sei l’angelo che confabula con il Diavolo,
    ramingo di terre antiche
    pasciuto, forte e magnifico,
    nel ventre caldo di Dionisio
    che t’insegno’ l’amore denso,
    mentre leggera disegnavi pertiche
    con il cuore acceso.

    Sei lo sputo dolce delle stelle,
    che m’ammalia di zucchero filato
    incollandomi disteso
    sul tuo fastoso prato di nebbie.

    Sei tutto e non sei niente,
    plettro immaginato
    che vibra nel mio vanto,
    sussurro mai iniziato
    che sfuma dolcemente
    sul mio canto.
    Onirico sapore incontrastato,
    che desta ogni aroma nel mio fiato.

     
  • 04 dicembre 2006
    L'attimo

    è solo un attimo
    il tempo d'un respiro
    affannoso
    sputato in fretta
    spasmo ossidato
    in miliardi di battiti
    encomiabile percuotersi
    e reagire
    in miliardi di nervi
    fasci
    lucenti segreti
    muovono
    primordiali meccanismi
    di piacere
    solitari vibrano
    frenetici sotto la pelle
    calda
    battono accesi
    dal tuo sapore
    ciechi bevono la mia passione
    sazi vomitano la vita
    di cui ti ciberai
    baciandomi.

     
  • 18 novembre 2006
    Ossessioni

    Riempio i tuoi fiati
    di centimetri rubati
    al vento

    sussurri dimenticati
    al suono
    fecondo
    d'anime e sputi

    inefficace la pelle mia bollente,
    frescura non trova,
    tra il pianto incantato
    solo il claudicante
    gemito di quei sospiri
    uniti al cielo
    da quell'urlo
    nero

    coro fosco,
    mai appianato,
    sontuoso spumeggiare
    d'infallibili paure

    che con caparbia
    lucidità spogliano
    l'epidermine incollata
    da sottili lacrime di sudore

    mentre lacerante
    la tua lama
    dirama il suo verdetto,
    implorato anatema,
    suggestione finale
    d'emblematiche
    ossessioni.

     
  • 16 novembre 2006
    M'arresi

    Odori incantevoli
    d’inebrianti fiori esotici
    Scossero capo e ventre

    L’ineguagliabile mio desiderio
    Si fuse, sciogliendosi,
    alla tua solenne concupiscenza
    confondendo la mia mai satura alchimia
    al nostro solenne banchetto di sensi.

    Girovaghi d’incuneate pulsioni
    carpimmo d’un tratto l’inafferrabilità
    Segreta di mille battiti d’amore
    su scoppiettanti pulsioni sospese
    Tra fumosi colli di piacere.

    Accondiscendendo le nostre passioni
    Ci scovammo nudi
    su solchi d’inarrestabili dubbi.

    ...E m’arresi…

    Ad immaginarti succube,
    crisalide d’argento trafilata
    dai sogni delle mie memorie
    sui quali ricamo ancora
    splendidi fregi d’amore
    di cui mi sfuggono le geometrie.

     
  • 16 novembre 2006
    Vai via

    Calma rugiada t’omaggia l’occhio

    d’un superbo stagno

    ove la pupilla tua secca vibra,

    verde luna riflessa

    tra spume chiare

    che bagnano l’animo tuo

    macero e contuso.


    Tumulo di speranza ove m’adagio piano,

    ascoltando sordo il feroce canto,

    fiato scorticato e santo

    che del viso fa luminoso pianto.


    Fra i delicati velluti della pelle tua,

    l’abbraccio,

    l’attimo,

    famelico schianto,

    riflesso ultimo,

    tuo solo vanto

    disperso nel vento

    come un presuntuoso manto.


    Vai via con un sorriso ucciso,

    scoglio d’avorio tribolato dal mare rosa

    delle labbra tue di seta,

    che a tratti s’arricciano

    in una deliziosa onda

    a forma d’un sole

    tramontante ed immoto

    sulla bellezza.

     
  • 16 novembre 2006
    Il cielo in due

    Divido il cielo con un dito,
    tracciando parallele oblique
    che tutto tangono
    senza lasciare ombre di graffite.

     

    La meridiana di stelle sulla quale mi adagio
    è un vispo giaciglio di spine e fiori
    dal quale scruto,
    imperturbabile,
    il tempo.

     

    E vedo i sogni di ieri
    farsi piccole lucciole lontane
    che come fari remoti
    indicano rotte errate.

     

    E vedo le feroci passioni quotidiane
    accecarmi con soli sconosciuti
    di albe mai vedute
    in cui l'occhio mio si perde
    di lacrime rapprese.

     

    In bilico tra due mondi
    danzo insicuro
    sulla fune sottile
    della mia speranza
    con in mano bilancieri invisibili
    fatti soltanto d'amore.

     
  • 16 novembre 2006
    Chiudi gli occhi

    Chiudi gli occhi e guardami.

    Affossa le mani tra le mie ossa.
    Strappane schegge
    Lacerane i tessuti
    cogline il succo
    colmati di faville estatiche
    ed amami.

    Seduta su te stessa
    trattenendo il fiato
    per non scordarti d'esser viva.

    Così, sognami.

    Sognami rapita dalla mia voce di fiamma,
    travasa la mia empietà nella tua purezza
    e sciogli i nodi dei tuoi rancori
    con in mano le assolute forbici
    della mia vacua concupiscenza.

    Così, di nuovo, ascoltami.

    Ascoltami tra le spire di questo vento,
    la mia voce vicina diviene lontana
    e si appiattisce sulle tue menzogne isteriche.

    Diviene una.
    Una e una sola


    stillante feroci verità sopite
    che tagliano l'aria
    in nebulosi fendenti di certezze.

     
  • 16 novembre 2006
    La figlia di Danao

    Quando colori di bello i tuoi occhi
    e, subito, vispo e magnifico,
    il sorriso tuo s'accende
    compi un assoluto miracolo
    che mi spreme il cuore

    così, munto e sfilacciato,
    cede
    raccogliendosi in madide
    goccie d'amore
    che tu asciughi con latrante
    parsimonia

    centellinando il loro sapore
    -mistico ingrediente-
    sulla sacra bilancia del nostro talamo
    dove greve vibra
    la criniera imperlata d'odori
    indorandosi sull'onda imperiosa
    d'un altro sole

    fino a quando
    gocce nuove
    colmeranno ancora
    l'otre
    bucata del nostro
    ardore
    nella necessita' d'una gloria
    fulgente,
    d'uno straripante
    ed inespiabile silenzio
    d'Ammione.

     
  • 16 novembre 2006
    Brucerò

    Consumerò la mia ultima scatola di fiammiferi
    -stanotte-
    li lascerò bruciare
    -uno ad uno-
    flebili spettri rossi
    sul varco di questa nuova alba
    e sarò meno solo.

    Dimenerò le lunghe braccia venose,
    tra le ombre di questa stanza vuota
    fingendo d’essere libero d’andare
    dove le mie catene di silenzi
    non potranno mai arrivare.

    E scaverò la mia fossa,
    ogni giorno più profonda
    fino a trovare
    la mia personale via
    per l’inferno.

    Sbuccerò le spigolose nocche
    Su questa buca di destini,
    la carne e le ossa
    esploderanno di dolore
    gli occhi piangeranno sul fango
    l’animo
    divamperà di colori nuovi
    il ventre
    scoppierà ingurgitando veleno
    fino a quando
    -intossicato-
    non ne saro' immune.

    E strillerò la gioia
    su questo tappeto di fame nuda
    E questa stanza si colmerà
    del mio curioso rumore
    E questo cuore s’armerà
    Ancora
    -Indomito e furente-
    Tra le nuove candele
    D’amore
    Finche’ la cera colante
    Brucera’ nuovamente
    Fluida e leggera
    Sui contorni smussati
    Della mia sete.

     
  • 15 settembre 2006
    Il rododendro rosso.

    Scroscia il mare su d'uno scoglio;
    l'onda vibra, scalpita,
    ad un tratto s'impenna feroce
    consumandosi in mille rivoli candidi,
    mille piccole lacrime di sale e vita
    che s'infiltrano,
    s'insinuano,
    penetrano,
    sgorgano,
    s'alzano per poi ricadere.

    Li vedo mischiarsi alla terra,
    diventare terra stessa.
    Andare oltre.
    Trasformarsi ai raggi di luce,
    evaporare,
    lievitare,
    aggregarsi,
    rinascere come altro,
    immolarsi in grandi nubi d'incanto.

    -e la Gran Fanfara di tuoni e schianti è l'infaticabile nunzio del loro ritorno-

    E tornano, dunque, come pioggia d'estate
    a cadere sotto un cielo di rubino,
    profumandosi di terra feconda
    mentre scivolano pesanti e lenti in grossi chicchi giocosi
    sopra un vagabondo Rododendro Rosso.

     
  • 15 settembre 2006
    Solo un'idea

    Addio infelici percorsi.
    Addio estreme congetture.

    Saltate sul capo nudo e correte in braccio alla Madre;
    un rifugio al mio tormento,
    una casa sulla mia schiena
    ove rinchiudere le crudeli menzogne.

    Perchè non è sola la mia paura di vivere,
    l'accompagna la vergogna per il non-vivere.
    Perchè di rimedi non ne conosco
    nè sono certo di volerne assumere.

    O dannata malattia!

    Resterò vedovo inconsolabile di me stesso,
    piangerò con un solo occhio
    cercando amici e compagni con l'altro occhio bendato.

    Sarò fango avvizzito sulle mammelle della Musa
    Sarò i pianti dei bambini cresciuti
    e le promesse delle speranze disattese.

    Ricoperto di larve e molluschi viaggerò per i sette mari
    senza toccare sponde,
    diventando, infine, una meravigliosa conchiglia vuota.

    E me ne andrò felice su sabbie d'Oricalco d'un altro mondo anagrammando la vita immaginata
    su deliziosi ossimori senza senso.
    e finalmente sarò solo un idea.

     
  • 19 aprile 2006
    Scirocco

    Acceso da Scirocco il giorno si spegneva all'apparir d'un delizioso spicchio di luna flebile.
    La cenere orientale di quel demone lasciò il suo seme ovunque: mura colorate d'ambra, strade lastricate d'un rosso scuro d'Africa che si macchiano di sangue al suo pianto.
    Preludio a stagioni perdute, ove immemori riecheggiano tremendi i timori d'ieri; incespicando tra le nebbie del mio virtuoso cammino ritorno all'agognato nido e tra le onde perdute delle parole risuona l'eco della mia vana speranza.
    Come un battello varato ma mai ammarato m'imbarco in fantastici viaggi senza mai sfiorare l'acqua.

     
  • 19 aprile 2006
    Dove?

    Dove sono ormai i baci di brace che m'accoglievano fragili ad ogni peregrinare?
    Dove le limpide carezze che m'avvolgevano rosee nel tuo più intimo affetto?
    Dove le risate allegre che accompagnavano i nostri tormenti quotidiani?
    E le notti insonni dell'uno nell'altro e i docili fraintendimenti e le amate incomprensioni?
    Tutto ci abbandona, amore, tutto scompare senza più tornare?
    Se tale risucchio sarà per noi fatale, dammi ancora tutto il rancore, fammi tremare un'altra volta sola, affinchè tra noi di nuovo scorra l'agognato sangue e l'antico amore.

     
  • 19 aprile 2006
    T'amo

    T'amo d'una luce scura e misteriosa, come s'amano i segreti sepolti nell'anima dove per tempo riposano solenni ossidandosi in una spessa coltre di verità che diverrà, presto o tardi, mera fantasia.
    T'amo con il soffio delle parole non dette, conficcate alla gola sanguigna e macera ove giacciono i pensieri nascosti della mia passione confusa, mischiati alla polvere acerba della mia più torbida paura.
    T'amo come s'amano i vecchi libri polverosi e saggi, antichi amici ingialliti, caparbi mentori delle mie pulsioni, muti inquisitori dei miei mutamenti.
    T'amo struggendomi, annegando in te l'ovvio delle cose, rivedendo alla tua luce il respiro del mondo ed adeguandomi ad esso di conseguenza.
    T'amo d'un amore che non t'ho mai detto perchè non ne conosco le vocali e, se mai le conoscessi, non fiaterei.