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in archivio dal 30 dic 2005

Ivana Innocente

04 ottobre 1981, Ragusa
Mi descrivo così: Ironica

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  • 28 dicembre 2006
    Febbre beffarda!

    Furore
    rendi inquiete
    le mie mani.
    Che forte
    forte!
    Ti fai sentire
    trascini via
    le mie labbra.
    Febbre!
    Che strappa forte
    il mio volto.
    Esci fuori anima!
    esci fuori dal mio
    povero corpo.
    Furia!
    Che forte pervade...
    Forte la sento.
    Calpesto sentieri eccitanti
    come foglie croccanti.
    Serpenti scorrono
    i miei seni corrosi
    dalle tue mani
    che forti premono.
    Desiderio,
    ah... ti desidero!

     
  • 22 dicembre 2006
    Triste donna necrofila.

    Perfida annusa.
    Analizza nevrotica.
    Occhi non ha
    la bestia feroce.
    Gonfia
    di sentimenti marci.
    Chiusa,
    dentro fragili
    inquieti 
    meccanismi perversi.
    Il corpo molliccio
    volgarmente ostenta.
    Il vuoto
    la rende isterica.
    Attenti!
    Con gesti brutali
    porge cesti di rose infette.
    Danzando perversa
    avvelena la vita.
    Silenzio!
    La sentite urlare?
    La cagna dannata!
    Chiusa nella tana
    lecca atroce
    la sua solitudine.


    Adesso,
    guardate la vita!
    Il veleno non è servito.
    Urla di gioia!
    Il mondo non l'ha tradita!
    Il mondo non l'ha tradita!

     
  • 27 giugno 2006
    Al mio dolce poeta

    A te

    misteriosa creatura...

    Frusta

    che esplode scoppiettante,

    su lingue

    di bestie sanguinanti.

    Sento  caldo il tuo respiro

    scorrere piano

    sui fiumi marci della mia mente.

    A te

    che dolce

    proteggi il tuo popolo...

    disinvolto corri

    anima d'un  poeta

    corri...

    Candida

    la tua voce mi giunge

    a rinnovar le mie colpe

    di poeta corrotto.

    La Luna ti ha creato

    il sole illuminato

    la violenza del mondo...

    ti ha stroncato...

     
  • 30 marzo 2006
    Tu non c'eri...

    Una notte ti ho cercato...

    Ti ho cercato nei miei sogni,

    che d'un tratto si fecero lucidi.

    Spiccai il volo.

    Pensai che più in alto sarei arrivata,

    più la mia ricerca sarebbe stata semplice.

    Spiccai il volo.

    Il cielo blu non mi spaventava.

     

    Durante il viaggio,

    avvertì inquieti momenti di stanchezza.

    Strana avventura la mia.

    Pensa, che incontrai

    un reale sciame di stelle.

    Mi sentivo desiderosa...

    Appena ti avrei trovato

    oh musa mia, ti avrei baciato.

    Dal mio calice,

    avresti bevuto la mia essenza.

     

    Ma ero stanca... tanto stanca,

    e tu non c'eri oh musa mia.

    Tu non c'eri.

     

    Ero talmente desiderosa...

    Ma il desiderio ti dà gli odori

    e i vapori si consumano,

    difficilmente si raccolgono in concretezza.

     

    Tu non c'eri oh musa mia.

    tu non c'eri.

     

    Mi rifugiai nel mio passato

    travestito da futuro.

    Che strana sensazione straniante...

    Volevo uscire da quello stato,

    da quella noia mortale.

    Ma esso mi aveva inglobata,

    mi aveva resa prigioniera.

    Prigioniera dei miei desideri.

     

    Lo specchio di ingresso,

    mi sembro l'unica via d'uscita.

    Lo attraversai inquieta.

    Stupita,

    mi ritrovai al punto di partenza.

    Era la mia casa...

    Era la mia prigione,

    nient'altro che la mia prigione.

     

     
  • 30 marzo 2006
    Morte di una poesia

    Accendo la tv,
    non sento niente.
    Spengo la tv,
    ed io... non sento niente.


    Scendo le scale con sguardo fugace,
    e puttana eva non mi sento nemmenmo perspicace!
    Immergo le mani nell'acqua bollente,
    tanto non sento un cavolo di niente!


    Strizzo l'occhio al mio vicino,
    ma io non sento il suo occhiolino.
    Mi avvicino lentamente,
    e figurati se anche stavolta non sento niente!
    Mi accarezzi dolcemente,
    accidenti... non sento nemmeno la mente.


    Ah, sarò mica morta?
    Pablo, chi muore lentamente?

     
  • Sorpresa

    dall' insensatezza dei miei atti,

    cerco invano

    il miracoloso gesto rivelatore.

     

    Fragili sogni

    strisciano l'anima

    che stupidamente si affanna.

     

    Ma ancora esiste?

    Trovarla invano

    nel digiuno di giorni impossibili.

     

    E' il momento della rinascita?

    O solo l' illusione

    di ciò che in realtà non esiste...

     

    Il Silenzio restituirà la vista

    che i miei occhi

    accecati dalle passioni

    desiderosi cercano.

     

    Il cuore non ha sempre ragione...

     
  • Elfo Biaco,

    vedi questa triste epoca.

    Ascolta il nero sangue.

    Squallido

    scorre le vene della Bestia

    cadaverica e sublime-

    Essa ci lega a sé.

     

    Strappa un solo sussurro

    livida creatura.

    Il suo viso pallido

    la sua bocca violecea

    il suo seno glaciale.

     

    Perché:

    questa non è l' epoca degli imbeccati?

    Ombre crudeli

    che volteggiano ignare

    nell'oblio che le attende,

    invocano il vuoto

    rifiutano le verità.

     

    E' l'epifania del gesto che tradisce l'anima...

     

     
  • 27 gennaio 2006
    E' lei

    Ha lo sguardo sfuggente

    Guarda le nuvole

    poi si commuove

    Osserva un solitario lombrico

    Taciturna guarda lumache striscianti

    Solca pozzanghere

    poi curiosa ne osserva lo schizzo

    È lei - l’Infanzia

    che nostalgica ci lega agli specchi

    poi… il disincanto.

     
  • 30 dicembre 2005
    Sentimento inutile

    Sogno l'estate lontano lontano
    Salto veloce il mio pensierino nostrano
    Porto nel cuore il tuo ricordo di uomo impedito
    Ah, è la nostalgia di te che mi rende fertile
    Non un solo sentimento utile
    Solo abbandono ai ricordi infantili
    Ho già visto la vedova
    Ogni tua lama tagliente
    Non può che solleticarmi la mente
    Uomo, se tu mi hai partorito
    Perché adesso vuoi uccidermi?

     
  • 30 dicembre 2005
    Poesia notturna

    Il guerriero della notte
    Invade la mia stanza
    Lo aspettavo
    Adesso mi osserva
    Non varcare la soglia
    Altrimenti mi perdo
    La Forza è un bene
    L'Arroganza è assassina.

     
  • 30 dicembre 2005
    Urla uomo!

    Solo se ci odieranno
    diventeremo piccoli dei
    dotati di forze ancestrali.
    Le Smancerie, quelle viscide
    ci renderanno sterili…
    Quando smetteremo di crogiolarci invano?
    E' inutile!
    Se non ci sono più Leoni pronti a sbranarci
    Di cosa ancora dobbiamo aver paura?
    Deponiamo le armi.
    Semplicemente.
    Non abbiamo più motivo di farci la guerra!
    Dì al tuo lupo
    che io ho finalmente smesso di combattere
    di cercare.
    La verità sta in te Irene.
    E' vero, le incoerenze vanno sanate.
    Mangerò i fiori, simbolo di morte
    purché da essi nasca la vita.
    Berrò del sangue vero
    purché da esso nasca l' Uomo.
    Urla Uomo! Urla!
    Perché è di te che ho nostalgia…
    è di Lui che ho nostalgia...
    è di Voi che ho nostalgia.

     
  • 30 dicembre 2005
    Il silenzio mi ha nutrita

    Le aquile volano sublimi
    nel fiume della nostra anima
    uscir non posso da questo deserto
    che da sola affronto con mille paure
    Gli elfi ridono di me
    silenziosa li guardo
    e attraverso i loro occhi vitrei
    vedo me stessa

    Così un giorno
    nella solitudine del mio deserto
    ebbi la fortuna di trovare le radici del silenzio
    e del loro dolce nettare mi nutrì.
    Una volta tastato il suo zuccherino sapore
    mi contaminò a tal punto
    che non riuscì più a farne a meno

    la luce mi ha accecato
    la notte ho contemplato
    il silenzio mi ha nutrita
    il mondo mi ha svegliato.

     
  • Quando il membro penetrò la vagina
    Essa si nutrì del suo seme
    Le ovaie conobbero la vita per tre giorni
    Un solo Dio penetrò in essa.
    Il Dio crebbe e fu così che si fece carne.

     
  • 30 dicembre 2005
    Destino di un pesce

    Quando il sangue trasformò il fiume
    in un manto rosso
    i pesci si fecero carne
    i loro occhi si fecero vitrei
    le loro lische si fecero ossa
    le loro pinne si fecero braccia
    Fu così che il mondo divenne umano
    Ma i pesci cessarono di respirare.

     
  • La mente non conosce la morte

    come la morte non conosce la mente.
    I miei occhi non conoscono l'immensità
    Come l'immensità non conosce i miei occhi.

    Ma l'ape conosce l' ambrosia
    Come l'ambrosia conosce l'ape

    L'amore non conosce l'odio
    come l'odio non conosce l'amore

    Ma il mondo conosce l'uomo
    come l'uomo conosce il mondo

    La talpa non conosce la luce
    come la luce non conosce la talpa

    Ma la luce conosce l'immensità
    come l'immensità conosce la luce

    il buio conosce la caligine
    come la caligine conosce il buio

    allo stesso modo
    tu non conosci me
    come io non conosco te
    perché gli uomini non conoscono gli altri uomini
    ma conoscono bene se stessi.

     
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  • 24 marzo 2006
    Una storia REALE

    Come comincia: Mangiavo una bistecca ed all'improvviso la crudeltà di quelle assurde parole mi strinsero la gola. Poi l'esofago, lo sentii chiudersi come una cerniera. Un graffio tremendo mi lacerò il cervello. Le mie orecchie non potevano sentire l'atrocità di quelle parole:

    "Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell’uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della follia.

    Il cuore ha sempre ragione."

    Il puzzo aggredì prima le mie narici, poi io sentii i miei polmoni scoppiare. Non vi dico che oscenità si presentò alla mia vista. Quel pezzo di carne putrefatto mi rese livida, cadaverica.

    E pensare che avevo appena sfiorato la vita e baciato la morte. Le dissi che non avrei avuto più paura di lei. L'avrei aspettata serenamente nei meravigliosi giorni di saggezza, che solo la Vecchiaia ci dona. Si, la Vecchiaia. Quella meravigliosa signora. L' illuminazione mi venne vedendo quel meraviglioso quadro di Giorgione: la vecchia. La serenità dei suoi occhi, il viso di carta e l'immensa dolcezza...

    MI UCCISERO POCHI MINUTI... DI PUBBLICITA'.