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Poesie di James Joyce

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  • La pioggia è caduta tutto un giorno.
    Oh, vieni tra gli alberi madidi.
    Le foglie giacciono fitte sul viale
    Dei ricordi.

    Nel viale dei ricordi sosteremo
    Un poco e poi ci lasceremo.
    Vieni, amore, dove io possa parlarti
    Intimamente.

  • 27 marzo 2006
    Nella buia pineta

    Nella buia pineta
    Vorrei con te giacere,
    Nella frescura dell'ombra densa
    A mezzogiorno.

    Là com'è dolce distendersi,
    Soave baciarsi,
    Della vasta pineta
    Sotto le navate.

  • 26 marzo 2006
    Nel crepuscolo soave

    Nel crepuscolo soave,
    ascolta il canto del tuo amante,
    ascolta la chitarra.

    Bella, bella signora,
    raccogli in fretta il tuo mantello,
    perché il tuo amante possa gustare
    la dolcezza dei tuoi capelli...

  • Lasceremo il villaggio dietro di noi
    allegramente, tu ed io,
    per vagare cantando al vento,
    come gli zingari...

  • 26 marzo 2006
    Bahnhofstrasse

    Occhi che irridono mi segnano la strada
    che percorro al cadere del giorno,

    grigia strada i cui violetti segnali sono
    stella d'incontro e stella dell'addio.

    Maligna stella! Stella di dolore!
    Ardita gioventù più non ritorna

    né a conoscere impara il vecchio cuore
    i segni che m'irridono se vado.

  • 26 marzo 2006
    Ella piange su Rahoon

    La pioggia su Rahoon soffice cade, sofficemente cadendo,
    dove il mio scuro amatore giace.
    Triste la sua voce che mi chiama, tristemente chiamando,
    alla grigia alba di luna.

    Amore, ascolta,
    come lieve, come triste la sua voce sempre chiama,
    senza risposta mai, e la oscura pioggia che cade,
    allora come ora.

    Oscuri i nostri cuori pure, o amore, e freddi giaceranno,
    come triste il suo cuore giacque
    sotto le ortiche grige di luna, il nero terriccio
    e la pioggia che sussurra.

  • 26 marzo 2006
    Marea

    Brunodorati sul ricolino flutto
    i grappoli della vite di roccia alti s'àgitano,
    vaste le ali sopra le balenanti acque incombono
    dei giorno greve.

    Implacato un deserto d'acque
    agita e impenna la sua criniera d'alghe
    dove foriero il giorno incombe sopra il mare
    in cupo disdegno.

    Impenna e àgita, dorata vite,
    i grappoli di frutti sulla colma marea d'amore
    balenante e vasta e implacata quanto
    è l'incertezza tua!

  • 26 marzo 2006
    Notturno

    Smunte nella tenèbra
    entro a sudari, pallide stelle
    le loro torce agitano.
    Fatue luci dai più remoti cieli schiaran fioche,
    archi su archi svettanti,
    la navata della notte nera di peccato.

    Serafini,
    le osti perdute si svegliano
    a servire sino a che
    in illune tenèbra ognuna ricade, smorta,
    levato che abbia e agitato
    il suo turibolo.

    E a lungo e alto,
    per la notturna navata che si estolle
    bàttito di stelle rintocca,
    mentre squallido incenso gonfia, nube su nube,
    ai vuoti spazi dall'adorante
    deserto d'anime.

  • Udii quei giovan i cuori gridare
    all'amore sopra lo sfiorante remo,
    e udii- l'erbe del prato sospirare:
    più, mai più non torneremo!

    O cuori, o sospiranti erbe,
    vano il pianto dei vostri alfieri ebbri d'aniore!
    Mai vorrà il vento ribelle che trascorre
    tornare, più, mai più tornare.

  • 26 marzo 2006
    Preghiera

    Ancora! Vieni, dona, cedi tutta la tua forza a mei
    Da lungi una bassa parola àlita sul cervello scoppiante
    la sua calma crudele, angoscia della sommissione,
    addolcendo il suo terrore come ad anima predestinata.
    Cessa, silenzioso amore! Mio fato!

    Accècami con la tua cupa vicinanza, oh abbi pietà, adorato nemico del mio volere!
    Resistere non oso al freddo tocco che mi spaura.
    Trai da me ancora
    la mia torpida vita! Su me più basso chinati, minacciosa testa,
    tu del mio crollo fiera, rammemorante, pietosa,
    colui che è, colui che fu!

    Ancora!
    Insieme, avviluppati dalla notte, sulla terra giacciono. lo odo
    da lungi la sua bassa parola alitare sul mio cervello scoppiante.
    Vieni! lo cedo. Su me più basso chinati. Son qui.
    Soggiogatore, non mi abbandonare! Sola gioia, sola angoscia,
    prendimi, salvami, calmami, oh risparmiami!

  • Declamanco il linguaggio d'arnore. Digrigna
    i tredici denti
    con cui ridono le tue scarne mascelle. Staffìla
    le voglie e i tremori, nudo appetir della carne.
    Fiato d'amore è guasto in te, parole o canti,
    agro come fiato di gatto,
    scabro di lingua.

    Quel grigio che ti fissa
    non mente, bruto osso e pelle. Lascia
    viscide labbra ai loro baci. Non uno per lei sceglie
    quel che ora vedi, a declamarci sopra.
    Orrenda fame ha la sua ora.
    Stràppati il cuore, salso sangue, frutto di lagrime,
    strappa e divora!

  • 26 marzo 2006
    Semplici

     O bella bionda,
    sei come l'onda!
     

    Di dolce fresca rugiada e di mite fulgore
    tesse la luna un velo di silenzio
    nell'immoto giardino ove una bimba coglie
    le semplicette foglie di insalata.

    Brine di luna stellano i cadenti capelli
    e chiaro di luna bacia la sua giovane fronte
    mentre, cogliendo, un'aria ella canticchia:
    Bella come è fonda, bella, sei tu!

    Datemi, prego, un orecchio di cera
    che mi schermi dall'infantile cantilena
    e un corazzato cuore contro a lei
    che i semplici raccoglie della luna.

  • 26 marzo 2006
    Solitario

    Grigiodorate maglie di luna fanno
    tutta la notte un velo,
    lampioni a riva sul dormiente lago
    viticci di alburno tràmano.

    Maligne canne bisbigliano alla notte
    un nome - il suo nome -
    e l'anima mia tutta di delizia,
    di vergogna vien meno.

     

  • 26 marzo 2006
    Sulla spiaggia a Fontana

    Piange il vento e piangono le ghiaie,
    malfermi i pali della gettata gemono;
    un senile mare numera ogni singola
    pietra imbellettata di argento.

    Dal vento piangente e dal più freddo
    mare grigio io caldo lo avviluppo,
    e tocco la spalla tremante dall'osso sottile
    e il suo braccio infantile.

    Attorno a noi paura, calante
    dall'alto ombra di paura: e nel mio cuore
    quale interminata, fonda
    fitta d'amore!

  • 26 marzo 2006
    Tilly

    Cammina appresso a un invernale sole,
    sospingendo la mandra per fredda strada rossa:
    chiamandole, voce a loro nota,
    egli guida le sue bestie sopra a Cabra.

    Dice la voce che calda è la dimora.
    Muggiscono, e gli zoccoli fanno musica bruta.
    Con un ramo fiorito egli le spinge innanzi,
    e un pennacchio vapora dalle fronti.

    Villano, vincolo della mandra,
    allungati stasera accanto al fuoco!
    lo qui sànguino accanto all'acqua nera
    pel mio ramo strappato!

  • 26 marzo 2006
    Tutto è sciolto

    Ciclo vuoto d'uccelli, marina oscurità, e solitaria stella
    che fora l'occidente
    come tu, tenero cuore, il tempo d'amore, sì remoto, sì spento
    oggi rimembri.

    Dei giovani occhi chiari il mite sguardo, quella candida fronte,
    i fragranti capelli,
    cadenti come giù nel silenzio ora discende
    l'oscurità dall'aria.

    Dunque perché, nel ricordare quelle timide
    dolci lusinghe, dolersi
    se il caro amore che in un sospiro ella rendeva
    a volerlo, era tuo?

  • Amata, di quella sì dolce prigionia
    La mia anima è lieta...
    Tenere braccia che inducono alla resa
    E voglion esser strette.
    Sempre così mi trattenessero,
    Felice prigioniero sarei!

    Amata, quella notte mi tenta
    Che, nel tremante viluppo delle braccia,
    In alcun modo gli allarmi
    Possano turbarci ma il sonno
    A più sognante sonno si sposi e l'anima
    Con l'anima giaccia prigioniera.

  • A noi venne Amore nei tempi andati,
    Che l'una al crepuscolo schiva sonava
    E l'altro accanto stava pauroso...
    Che Amore in principio è tutto tremore.

    Fu grave amarsi. Finito è l'amore,
    Le sue dolci ore non rare.
    Salutiamo finalmente le strade
    Per cui dovremo andare.

  • 26 marzo 2006
    Ascolta amore

    Ascolta, amore,
    Il racconto del tuo amato;
    Quando gli amici l'han lasciato
    Un uomo avrà dolore.

    Poiché allora saprà
    Ch'essi son bugiardi
    E un mucchietto di cenere
    Le loro parole.

  • L'amor mio è vestita di luce
    In mezzo ai meli
    Dove i lieti venti più bramano
    Di correre insieme.

    Là dove i venti lieti restano un poco
    A corteggiare le giovani foglie,
    L'amor mio va lentamente, china
    Alla propria ombra sull'erba;

    Là, dove il cielo è una coppa azzurrina
    Rovescia sulla terra ridente,
    Va l'amor mio luminoso, sostenendo
    Con garbo la veste.