username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Jamie Ford

in archivio dal 19 set 2012

San Francisco - Stati Uniti

segni particolari:
Il mio romanzo Il gusto proibito dello zenzero è stato tradotto in 17 lingue.

mi descrivo così:
Sono un autore americano con discendenze cinesi. Oltre il romanzo, sono un appassionato del racconto.

19 settembre 2012 alle ore 7:52

Il gusto proibito dello zenzero

di Jamie Ford

editore: Garzanti Libri

pagine: 372

prezzo: 8,42 €

Acquista `Il gusto proibito dello zenzero`!Acquista!

Noi Europei non sappiamo che durante la seconda guerra mondiale è stato creato un campo di isolamento per i Giapponesi. Non sappiamo che i Cinesi indossavano un distintivo con la scritta "Io sono Cinese" affinché gli Americani non li confondessero con i Giapponesi, i nemici; e non sappiamo che sia i Giapponesi sia i Cinesi avevano fatto nascere in America i propri figli e americani si consideravano, e che dimostrarono obbedienza al Paese lasciandosi confinare in questi campi.
Jamie Ford, per metà cinese, ha messo insieme le sue origini e questa parte della sua Storia e ne ha fatto un romanzo. Protagonisti sono Henry e Keiko, cinese lui, giapponese lei. Due nemici, secondo la Storia e secondo la famiglia di Henry; due adolescenti che si innamorano, secondo il loro punto di vista. Ne viene fuori un racconto d'amore dolceamaro, come dolceamaro è il suo titolo originale: "Hotel on the Corner of Bitter and Sweet": perno di questa storia è infatti un hotel, il Panama, che per quarant'anni ha custodito i beni familiari dei Giapponesi sfollati, e la cui riapertura riporta Henry indietro nel passato.
La scrittura (o la traduzione? ho trovato un paio di refusi) non è il massimo del coinvolgimento: trattandosi della ricostruzione di un'epoca che non è stata realmente vissuta, in molti tratti si ha la sensazione di rimanere a pelo d'acqua quando invece ci si vorrebbe immergere. La fine forse è un po' brusca rispetto all'atmosfera creata in precedenza, ma vale la pena arrivarci. Il libro dal 2009 ha fatto strada con il passaparola e oggi è tradotto in 32 lingue.

"Un sospiro di rassegnato disappunto. Un premio di consolazione, perchè siamo arrivati secondi, ma non abbiamo niente in mano per dimostrarlo. Ci sentiamo vuoti, abbiamo solo perso tempo, perchè alla fin fine, quello che facciamo, quello che siamo, non conta. Niente conta davvero" (Jamie Ford)

recensione di Cristina Mosca

Commenti
  • Gino Centofante Questo libro ha il merito di presentarci alcuni aspetti poco noti della storia Americana. Il protagonista è Henry, un ragazzo cinese che conserva gelosamente le sue radici. La vicenda si svolge nel 1942 a Seattle, in pieno subbuglio, nella guerra. Il ragazzo frequenta una scuola per bianchi, grazie ad uno borsa studio, lui porta sul petto una spilla “io sono cinese”, ma qui dovrà fare i conti con il bullismo, con il razzismo, con gli occhi indagatori e accusatori degli altri suoi compagni. Tutto è una completa perdizione. Un giorno arriverà a condividere con lui questi stessi stati d’animo una ragazza, Keiko, anche lei ragazza giapponese che però delle sue origini ha mantenuto solo i tratti somatici, parla americano e si sente appartenente al Paese in cui è nata. Il legame tra i due diventerà, giorno dopo giorno, sempre più forte, e quando tutti i giapponesi, anche se americani d’adozione per generazioni, verranno trasportati nei campi di prigionia, spogliati di ogni singolo avere, abito, dignità, capiranno che la loro non è solo un’amicizia, ma è molto di più. La storia è narrata con il ricordo di Henry che ormai ha quarant’anni che ripensa al passato, all’adolescenza. Il libro di Ford si fa portavoce di un periodo della storia poco analizzato, tutti sappiamo delle discriminazione americane razziali, ma non molti sanno di quante angherie gli immigrati orientali hanno dovuto subire.

    01 luglio 2013 alle ore 21:49


Accedi o registrati per lasciare un commento